Condizionatore, la guerra di coppia tra caldo e freddo: come usarlo bene e fare pace

Cronaca
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Introduzione

Lui lo vuole a 20 gradi, lei si copre con il plaid: la battaglia estiva per il telecomando del condizionatore divide le coppie più di quanto si pensi. La buona notizia è che la soluzione esiste, e non passa dall'alzare e abbassare di continuo la temperatura. Dalla deumidificazione alla direzione del getto, fino agli errori che fanno consumare di più senza rinfrescare davvero, ecco come usare il climatizzatore per accontentare tutti, freddolosi compresi.

Quello che devi sapere

Chi ha caldo e chi ha freddo: la pace si fa così

È la tensione estiva più frequente sotto lo stesso tetto: una persona soffre l'afa, l'altra rabbrividisce sotto il getto. La soluzione non è inseguire il telecomando alzando e abbassando i gradi, ma agire sulla percezione del caldo. Spesso a dare fastidio non è la temperatura in sé, ma l'umidità: attivando la deumidificazione l'ambiente diventa più vivibile per chi ha caldo, senza congelare chi è freddoloso. Aiuta anche orientare le alette verso l'alto, in modo che il flusso non investa direttamente le persone e l'aria fresca si distribuisca scendendo in modo uniforme. Chi patisce il freddo, infine, dovrebbe evitare di sedersi sulla traiettoria diretta dell'aria.

 

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Il mito della temperatura bassissima: perché 18 gradi è un errore

Rientrati in casa con il caldo, la tentazione è spingere il termostato al minimo per rinfrescare in fretta. È un errore: l'apparecchio non raffredda più rapidamente impostando 18 gradi, semplicemente lavora più a lungo e consuma di più. In estate la temperatura interna non dovrebbe scendere sotto i 24-26 gradi, e nella maggior parte dei casi bastano due o tre gradi in meno rispetto a quella esterna. Un divario eccessivo tra dentro e fuori, oltre a pesare sulla bolletta, non porta benefici reali al comfort: è uno dei motivi principali per cui chi è freddoloso finisce per soffrire.

 

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Quando deumidificare batte raffreddare

Non sempre serve abbassare la temperatura: a volte il problema è l'umidità. L'aria umida fa percepire una temperatura ben più alta di quella reale, e spesso per togliere la sensazione di caldo opprimente è sufficiente attivare la funzione "deumidificazione", senza intervenire sui gradi. Il climatizzatore, del resto, raffresca e deumidifica l'ambiente trasferendo calore e umidità all'esterno. Ridurre l'umidità rende l'aria più respirabile con un dispendio energetico inferiore rispetto al raffreddamento spinto, ed è la strada ideale nelle giornate afose ma non torride, oltre che il miglior compromesso quando in casa convivono esigenze diverse.

 

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Dove va indirizzata l'aria fredda

La direzione del flusso non è un dettaglio, e diventa decisiva quando in casa convivono un freddoloso e chi ama l'aria fresca. L'aria fredda è più pesante e tende naturalmente a scendere: per questo le alette vanno orientate verso l'alto, così che l'aria si distribuisca in modo omogeneo mentre scende, invece di accumularsi a pavimento o di colpire direttamente chi è seduto sotto lo split. Per la stessa ragione, in fase di installazione conviene collocare l'unità interna nella parte alta della parete: scendendo, l'aria fredda si mescola più facilmente con quella calda e raffresca l'ambiente in modo uniforme, senza zone gelide che penalizzino uno dei due.

 

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La ventola: meglio "auto" che al minimo fisso

Tenere la ventola sempre al minimo per ridurre rumore o consumi è poco efficiente. La modalità automatica permette all'apparecchio di regolare la velocità in base alla differenza tra temperatura impostata e temperatura reale della stanza, spingendo quando serve e rallentando una volta raggiunto il comfort: così si evitano le raffiche fredde che danno fastidio al partner più sensibile. Lo stesso principio guida la tecnologia inverter, in cui la velocità del compressore viene regolata di continuo adeguando la potenza all'effettiva necessità: i modelli inverter consumano meno e sono più silenziosi rispetto a quelli on-off, e sono la scelta migliore quando l'impianto resta acceso per molte ore di seguito.

 

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Timer e funzione "notte": accendere solo quando serve

Spegnere e riaccendere di continuo, o lasciare l'impianto acceso a vuoto, sono entrambe abitudini da evitare. Il timer e la funzione "notte" permettono di ridurre al minimo il tempo di accensione, tenendo l'apparecchio in funzione solo quando serve davvero, anche comandandolo a distanza. In particolare, la modalità "notte" o "sleep" regola la temperatura nelle ore notturne assecondando la variazione della temperatura corporea durante il sonno: utile soprattutto in camera da letto, dove le esigenze di chi dorme accanto raramente coincidono.

 

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Una stanza, un climatizzatore: il corridoio non rinfresca la casa

Uno degli equivoci più diffusi è pensare che un solo apparecchio potente possa raffrescare l'intera abitazione. Installare un condizionatore in corridoio sperando che rinfreschi tutta la casa è inutile: l'unico risultato è prendersi un colpo di freddo ogni volta che lo si attraversa, perché sarà l'unico ambiente effettivamente raffrescato. Ogni stanza che si vuole climatizzare ha bisogno del proprio terminale, dimensionato sull'ambiente da servire: una soluzione che, tra l'altro, consente a chi ha caldo e a chi ha freddo di gestire in autonomia stanze diverse.

 

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Finestre chiuse e tende abbassate: lo split non lavora da solo

Anche il miglior climatizzatore è inefficace se l'ambiente non è isolato, e costringere l'impianto a lavorare di più significa spesso doverlo spingere su temperature che scontentano il partner freddoloso. L'ingresso di aria calda dall'esterno obbliga l'apparecchio a un lavoro supplementare per riportare temperatura e umidità ai livelli richiesti, con un consumo aggiuntivo di energia. Tenere finestre e porte chiuse durante il funzionamento è quindi fondamentale. Abbassare tapparelle o chiudere le persiane delle finestre esposte al sole nelle ore diurne riduce sensibilmente l'ingresso del calore: meglio invece aprire le finestre nelle ore più fresche della notte, a impianto spento.

 

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Filtri sporchi: il nemico nascosto di consumi e salute

La manutenzione è l'aspetto più trascurato e quello che incide di più, anche sulla pace domestica: un'aria pulita riduce i fastidi che spesso alimentano le discussioni sull'uso del climatizzatore. I filtri dell'aria e le ventole andrebbero puliti alla prima accensione stagionale e con regolarità, perché vi si annidano muffe e batteri dannosi per la salute, tra cui quello della legionella. Non è solo questione di benessere: un climatizzatore non manutenuto lavora sotto sforzo e arriva a consumare fino al 30% in più di energia elettrica rispetto ai parametri di fabbrica, con un'usura maggiore dell'apparecchio.

 

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Il colpo d'aria fa ammalare? Cosa c'è di vero

L'idea che il condizionatore "faccia venire il raffreddore" è in parte un mito: non è l'aria fredda in sé a far ammalare, ma l'esposizione diretta e prolungata al getto, gli sbalzi termici troppo bruschi tra interno ed esterno e, soprattutto, i filtri sporchi che diffondono muffe e batteri. La regola dei due o tre gradi di differenza rispetto all'esterno aiuta a evitare gli sbalzi, mentre orientare le alette lontano dalle persone e mantenere puliti i filtri elimina gran parte dei fastidi attribuiti all'aria condizionata, anche per il partner più freddoloso.

 

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