Umberto Bossi, morto il fondatore della Lega Nord: aveva 84 anni. La fotostoria
Il 19 marzo 2026 si è spento il fondatore della Lega Nord, movimento politico nato nel 1984 per rappresentare le istanze del Settentrione contro "Roma ladrona". In Parlamento dal 1987, Bossi sale al governo con l’arrivo di Silvio Berlusconi nel 1994 grazie al quale diventa ministro delle Riforme. Noto il suo impegno per la Padania, si è opposto alla svolta nazionalista di Matteo Salvini, che negli ultimi anni ha portato il movimento da lui fondato a conquistare voti anche al Sud
ADDIO A UMBERTO BOSSI
- Le istanze federaliste, "Roma ladrona" e la Lega Lombarda, il successo elettorale e poi il governo. Il 19 marzo 2026 è morto Umberto Bossi, 84 anni, uno dei personaggi politici protagonisti della stagione che va dagli anni Ottanta sino ai Duemila: un periodo contrassegnato dal successo delle istanze del Nord e da Tangentopoli, ma anche dai ruoli di governo e dai ribaltoni.
I PRIMI PASSI NEL MONDO DELLA POLITICA
- Dopo una carriera universitaria mai conclusa (iscritto a medicina all’Università di Pavia, non si laureerà mai) e un primo matrimonio finito, Umberto Bossi entra in politica: un inizio giovanile a sinistra, tra i ranghi del PCI, poi si avvicina ai movimenti autonomisti e conosce Bruno Salvadori, leader dell’Union Valdôtaine, nel 1979. Nello stesso anno incontra anche Roberto Maroni (in foto), con cui avvierà un lungo sodalizio politico.
LA FONDAZIONE DELLA LEGA E L’ASCESA
- Dopo i primi tentativi di federazione con gli altri movimenti autonomisti del Nord Italia, nel 1984 fonda la Lega Autonomista Lombarda, poi Lega Nord, di cui diviene segretario nazionale. L’ascesa è inarrestabile: elegge i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate nel 1985 e alle elezioni politiche del 1987 Bossi viene eletto sia alla Camera, dove rinuncia, che al Senato per il collegio di Varese. Da qui il soprannome che gli resta per sempre: Senatùr.
PREFERENZE SU PREFERENZE
- Mentre i partiti tradizionali affondano, la Lega macina preferenze su preferenze: Bossi nel 1989 è eletto a Bruxelles con 68.519 preferenze raccolte nella circoscrizione Italia nord-occidentale. Alle elezioni politiche del 1992 viene rieletto, questa volta alla Camera dei deputati, con 239.798 preferenze, una delle cifre più alte di tutta Italia. Mentre il Nord cerca di far sentire la sua voce, intorno a lui e alla Lega il mondo inizia a cambiare.
GLI ANNI DI TANGENTOPOLI
- Il 1992 è anche l'anno di Tangentopoli, evento che ridisegna il quadro politico e che vede Bossi fra i più convinti sostenitori del pool di Milano, che però nel 1993 lo accusa di aver ricevuto un finanziamento illecito di duecento milioni di lire dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison. Nel processo Enimont Bossi ammette il finanziamento illecito e viene per questo condannato a 8 mesi, pena poi confermata successivamente.
L’ALLEANZA CON FORZA ITALIA
- Nel frattempo, però, la Lega Nord si prepara ad andare al governo: nel marzo 1994 grazie all’alleanza con Forza Italia, movimento politico appena nato e guidato dall’imprenditore Silvio Berlusconi, la Lega Nord e Bossi vincono le elezioni e vanno al governo insieme agli azzurri e ad Alleanza Nazionale, partito che prende il posto del MSI. È un governo che dura poco: a dicembre Bossi stesso stacca il suo partito dalla maggioranza e fa cadere il governo.
IL RAPPORTO CON GIANFRANCO MIGLIO
- È di questi anni il noto rapporto tra Bossi e Gianfranco Miglio, professore di scienza politica all’Università Cattolica di Milano e convinto federalista. Nel 1992 il profesùr Miglio viene eletto senatore come indipendente nelle file della Lega e nel 1993 elabora un progetto di riforma federale fondato sul ruolo costituzionale dell'autorità federale e delle macroregioni o cantoni. Il progetto però non decolla e così il rapporto tra Miglio e Bossi finisce già nel 1994, con Miglio che passa tra gli indipendenti.
ALL’OPPOSIZIONE E DI NUOVO AL GOVERNO
- Durante gli anni a guida del centrosinistra, la Lega si presenta regolarmente da sola alle elezioni: il rapporto con il centrodestra e Berlusconi è quasi inesistente, con quest’ultimo accusato sulle colonne del quotidiano La Padania di avere rapporti con la mafia. Eppure, dal 2000, torna il sereno: si presentano prima insieme alle elezioni regionali e poi alle politiche dell’anno successivo, nel nuovo contenitore della Casa della Libertà. Bossi è ministro delle Riforme nei governi Berlusconi II e III.
L’ICTUS
- La mattina dell'11 marzo 2004 Bossi viene colpito da un ictus cerebrale. Ricoverato in ospedale, le sue condizioni destano notevoli preoccupazioni sin da subito. Alcune complicazioni, come l’emiparesi, non si sono mai del tutto risolte nonostante una lunga convalescenza, durata oltre un anno e che lo riporterà sulla scena politica soltanto sul finire del 2005.
IL RITORNO IN POLITICA
- Eppure, Bossi non lascia la politica: si ripresenta alle elezioni del 2006, quando viene eletto ma resta a Bruxelles, e nel 2008 quando con la nuova vittoria di Berlusconi torna a essere ministro delle Riforme, ruolo con il quale nel 2009 presenta la cosiddetta "riforma del federalismo fiscale". Resta in carica fino al 2011.
LE DIMISSIONI E IL RAPPORTO CON SALVINI
- Bossi si dimette da segretario della Lega Nord, nel 2012, per "tutelare la famiglia", travolta da alcune indagini. Appena diciotto mesi dopo, però, ritorna in politica, quando sfida alla carica di segretario della Lega Matteo Salvini, che vince. Inizia così un rapporto difficile con l’attuale leader del Carroccio, fatto soprattutto di critiche alla svolta nazionalista degli ultimi anni e di consigli e appoggi agli avversari interni, in un’ottica di generale ritorno alle istanze autonomiste del Nord.
IL SOSTEGNO ALL’AUTONOMIA PADANA E LE CRITICHE ALL’ITALIA
- Nel corso della sua lunga attività politica, Umberto Bossi non ha mai lesinato frasi e gesti spesso coloriti su immigrazione, diritti civili e simboli nazionali, sempre in un’ottica di autonomia della Padania. "Il federalismo non basta più, la Padania un giorno sarà uno Stato libero, indipendente e sovrano; saremo liberi con le buone o con le meno buone!", ha dichiarato nel 2007.
I FIGLI
- Nella carriera politica di Bossi hanno avuto un ruolo importante anche i figli, da Riccardo a Renzo fino a Roberto Libertà e Eridiano Sirio. Il secondo è certamente il più noto: soprannominato "Trota" dopo una celebre battuta del padre, è diventato consigliere regionale giovanissimo, a soli 22 anni, e sembrava l'erede politico del Senatùr. Oggi è titolare di un'azienda agricola e si occupa di formaggi (in foto la prima apparizione pubblica di Bossi dopo l'ictus: con lui c'è Renzo).
I SIMBOLI, DALL’ACQUA DEL PO ALLA CANOTTIERA
- La sua carriera politica è racchiudibile anche in una serie di simboli, spesso legati all’autonomia come ad esempio l’acqua del Po dei raduni di Pontida. A identificarlo però è soprattutto la canottiera, capo indossato e con cui è stato fotografato durante molte delle sue vacanze estive che spesso riservavano novità politiche. Una tendenza che ha fatto a suo modo scuola.