Il fondatore della Lega Nord è deceduto all'ospedale di Circolo di Varese. Figura complessa e contraddittoria, capace di grandi successi ma anche di profonde cadute. La sua eredità politica è ancora oggetto di dibattito, ma non c'è dubbio che abbia lasciato un segno indelebile nella storia della Repubblica italiana
Umberto Bossi è morto. Il fondatore della Lega Nord aveva 84 anni. Il decesso all'ospedale di Circolo di Varese. (LA FOTOSTORIA)
Chi è stato Umberto Bossi
“Uno strano personaggio a metà tra Lenin e Tex Willer”. Pierluigi Bersani, ex leader del Pd, descriveva così Umberto Bossi in occasione dei suoi 80 anni. Di certo è stato uno dei personaggi più iconici e controversi della politica italiana a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica, capace di incarnare per anni la voce di un Nord insoddisfatto e arrabbiato, trasformando il malcontento in un progetto politico. Fondatore e leader carismatico prima della Lega Lombarda e poi della Lega Nord, il Senatur, (come veniva chiamato) lo toglierei, ha cambiato radicalmente il panorama politico dell’Italia. Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, il 19 settembre 1941, Bossi ha rappresentato per decenni l'anima ribelle e autonomista del Nord Italia, divenendo una figura centrale nel dibattito sull'identità e il federalismo.
Gli inizi: dalla passione per la politica alla fondazione della Lega Nord
La carriera politica di Umberto Bossi inizia negli anni '70, quando, dopo aver abbandonato gli studi di Mediina e aver svolto diversi lavori tra cui quello di insegnante, infermiere e tecnico radiologo, entra in contatto con il mondo dell'attivismo politico. Nel 1982, insieme a Bruno Salvadori, fonda la Lega Autonomista Lombarda, che diventerà poi la Lega Lombarda, un movimento che si proponeva di rappresentare le istanze del Settentrione, in particolare della Lombardia, contro il centralismo di Roma. Nel 1989 dall’unione con altri movimenti autonomisti locali tra cui la Liga Veneta nasce la Lega Nord, di cui Bossi diviene il leader indiscusso. Il partito si caratterizza fin da subito per il suo linguaggio diretto e provocatorio, con Bossi che non esita a usare toni forti per difendere la "Padania" – un termine coniato per indicare il Nord Italia ma dai confini mai del tutto chiariti – e per criticare Roma e il Meridione, accusati di essere economicamente un fardello per la locomotiva settentrionale. La retorica incendiaria, che includerà anche espressioni volgari e insulti, riassumibili nel cosidetto “celodurismo” diventa insieme con il sigaro e la canottier bianca il suo marchio di fabbrica.
Gli anni '90: l’ascesa politica e la “discesa” su Roma
Il decennio degli anni '90 segna l'apice della carriera politica di Bossi. Alle elezioni politiche del 1992, la Lega Nord ottiene un successo clamoroso, diventando la quarta forza politica del paese, e Bossi viene eletto senatore. Da quel momento, la Lega diventa un attore chiave nelle dinamiche politiche. Nel 1994, Bossi è tra i principali artefici della vittoria di Silvio Berlusconi e della neonata Forza Italia, con la quale stringe un'alleanza strategica che porta la Lega Nord al governo. Tuttavia, l'accordo con Berlusconi si rompe presto, e Bossi stacca la spina al primo esecutivo del Cavaliere, guadagnandosi la fama di politico imprevedibile e spregiudicato. Dopo un periodo di distanza se non di aperto contrasto politico, in cui i due leader giurano di non voler più aver a che fare l’uno con l’altro, con Berlusconi che assicurava che non si sarebbe mai più seduto “a un tavolo con Bossi”, definendolo “completamente inaffidabile” e il Senatùr che attaccava l’ex alleato - Berluskaz o Berluskaiser a seconda delle occasioni - accusandolo di “aver preso i soldi da Cosa Nostra” e di essere un “nazistoide”, i due Bossi ritrovano l’intesa e nel 2001 la Lega torna al governo con Berlusconi, con il Senatur che ottiene il ruolo di ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione. È in questa veste che promuove il progetto di riforma costituzionale per il federalismo, che diventerà il suo cavallo di battaglia. Tuttavia, il progetto si scontrerà con numerose difficoltà e sarà infine bocciato nel referendum costituzionale del 2006.
Gli scandali giudiziari e la caduta
La carriera di Bossi è stata anche segnata da diversi scandali giudiziari, che ne hanno minato la credibilità e l'immagine pubblica. Nel 1994, Bossi viene coinvolto in Tangentopoli, l'inchiesta che ha sconvolto il mondo politico italiano. Sebbene non sia mai stato condannato, il suo nome viene accostato a episodi di corruzione e finanziamenti illeciti. Nel 2012, un nuovo scandalo segna la definitiva caduta di Bossi. Si scopre l'uso improprio dei fondi della Lega Nord, con Bossi e alcuni membri della sua famiglia (detta “The Family”) accusati di aver utilizzato denaro pubblico per scopi personali. Questo episodio lo costringe a dimettersi da segretario del partito, segnando la fine della sua leadership politica e l’inizio di una fase più marginale della sua carriera. Dopo le scope e le purghe di Roberto Maroni che nel Carroccio apriranno poi la strada all’attuale segretario Matteo Salini. Tuttavia, nonostante la caduta, Bossi rimane un simbolo per molti leghisti e continua a essere rispettato come il "padre fondatore" della Lega.
La vita privata, la malattia e gli ultimi anni
Sul fronte personale, Umberto Bossi è sempre stato una figura schiva e riservata. Sposato due volte, ha tre figli: Riccardo, Renzo e Roberto Libertà Umberto. Tra i suoi figli, Renzo Bossi, noto come "il Trota", ha tentato di seguire le orme del padre in politica, ma la sua carriera è stata breve e costellata da polemiche. Nel 2004, Bossi è stato colpito da un grave ictus che ne ha compromesso la salute, costringendolo a rallentare l'attività politica. Nonostante le difficoltà, ha continuato a partecipare agli eventi della Lega, mantenendo un ruolo di riferimento all'interno del partito. Negli ultimi anni, Bossi si è ritirato sempre più dalla scena politica attiva, lasciando spazio prima a Bobo Maroni, poi a Matteo Salvini, che ha portato il partito su posizioni nazionaliste, abbandonando in parte l'originaria vocazione federalista. Su questa evoluzione Bossi non ha mancato di far emergere il suo dissenso, cercando di portare il partito da lui fondato sulle istanze originarie. Il rapporto con l’erede Salvini tra alti e bassi si è ulteriormente irrigidito dopo la decisione del segretario di candidare Roberto Vannacci e le dichiarazioni di Bossi alla vigilia delle Europee di voler votare per l’ex leghista Marco Reguzzoni passato a Fi.