Strasburgo, Mattarella a Consiglio europeo: "Guerra mostro vorace, Russia sappia fermarsi"

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Il capo dello Stato ha tenuto un discorso e ha citato Schuman e - più volte - Pertini. "La cultura del popolo russo fa parte del patrimonio europeo e si cerca di tenerlo all'oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina", ha detto il presidente della Repubblica, ribadendo che "l'Italia è pronta a eventuali altre sanzioni, senza alcuna esitazione". E ha aggiunto: "L'aggressione della Russia sollecita ancor di più la spinta all'unità dei Paesi e popoli europei che credono nella pace e nella democrazia"

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"La guerra è un mostro vorace, mai sazio. La tentazione di moltiplicare i conflitti è sullo sfondo dell'avventura bellicista intrapresa da Mosca. La devastazione apportata alle regole della comunità internazionale potrebbe propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermare subito questa deriva”. A dirlo è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando a Strasburgo al Consiglio europeo, che oggi voterà una relazione sulle azioni anti-russe da intraprendere contro Mosca per la guerra in Ucraina. "Non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli - aggiunge - La ferma e attiva solidarietà nei confronti del popolo ucraino e l'appello al Governo della Federazione Russa perché sappia fermarsi, ritirare le proprie truppe, contribuire alla ricostruzione di una terra che ha devastato, è conseguenza di queste semplici considerazioni. Alla comunità internazionale tocca un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace". "L'aggressione della Russia - osserva - sollecita ancor di più la spinta all'unità dei Paesi e popoli europei che credono nella pace, nella democrazia, nel rispetto del diritto internazionale e nello Stato di diritto". E dice: "Non è più il tempo di una visione tardo-ottocentesca, e poi stalinista, che immagina una gerarchia tra le nazioni a vantaggio di quella militarmente più forte. Non è più il tempo di Paesi che pretendano di dominarne altri" (GUERRA IN UCRAINA: LO SPECIALE - GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA)

“Russia ha scelto di collocarsi fuori dalle regole”

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"Di fronte a un'Europa sconvolta dalla guerra nessun equivoco, nessuna incertezza è possibile. La Federazione Russa, con l'atroce invasione dell'Ucraina, ha scelto di collocarsi fuori dalle regole a cui aveva liberamente aderito, contribuendo ad applicarle”, dice Mattarella. "La deliberazione di questa Assemblea parlamentare di prendere atto della rottura intervenuta è coerente con i valori alla base dello Statuto dell'organizzazione, che indica la strada di una unione più stretta delle aspirazioni comuni ai popoli europei - aggiunge il capo dello Stato - La responsabilità della sanzione adottata (l'esclusione del Consiglio d'Europa, ndr) ricade interamente sul Governo della Federazione Russa. Desidero aggiungere: non sul popolo russo, la cui cultura fa parte del patrimonio europeo e che si cerca colpevolmente di tenere all'oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina".

“Per stare insieme occorre rispettare le regole”

"Naturalmente, per stare insieme occorre rispettare le regole che ci si è dati. Si giustifica per questa ragione la parentesi della Grecia dopo il colpo di stato militare", ricorda Mattarella. “Decenni dopo, i popoli centro-europei, baltici e del Caucaso poterono scegliere, a loro volta, di aderire al Consiglio d'Europa e, con questa decisione, di schierarsi per la salvaguardia dei diritti umani, la vigenza dello Stato di diritto, lo sviluppo della democrazia". "Come ha sottolineato il presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini - intervenendo dinanzi a questa assemblea giusto 39 anni fa, il 27 aprile 1983 - occorre talora saper esercitare il ‘coraggio della rinuncia’, quando la separazione di un Paese membro dal Consiglio d'Europa appare necessaria per non tradire l'ispirazione che ha dato vita a questa istituzione", conclude.

“Dialogo, non prove di forza. Helsinki, non Yalta”

"Distensione: per interrompere le ostilità. Ripudio della guerra: per tornare allo statu quo ante. Coesistenza pacifica, tra i popoli e tra gli Stati. Democrazia come condizione per il rispetto della dignità di ciascuno. Infine, Helsinki e non Jalta: dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali”, dice Mattarella invitando a "prendere a prestito" le "parole della guerra fredda" per vedere se ci possono aiutare a riprendere un cammino, per faticoso che sia". "Prospettare una sede internazionale che rinnovi radici alla pace, che restituisca dignità a un quadro di sicurezza e di cooperazione, sull'esempio di quella Conferenza di Helsinki che portò, nel 1975, a un Atto finale foriero di positivi sviluppi. E di cui fu figlia la Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa - prosegue - Si tratta di affermare con forza il rifiuto di una politica basata su sfere di influenza, su diritti affievoliti per alcuni popoli e Paesi e, invece, proclamare, nello spirito di Helsinki, la parità di diritti, la uguaglianza per popoli e persone. Secondo una nuova architettura delle relazioni internazionali, in Europa e nel mondo, condivisa, coinvolgente, senza posizioni pregiudizialmente privilegiate".

"Sostegno a negoziati nel rispetto della sovranità di Kiev"

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"Noi siamo convinti che occorre sostenere e incoraggiare tutte le possibilità di negoziato - che vi sono anche se allo stato non c'è ottimismo - sperando che si aprano anche se ciò finora non è avvenuto. Nel rispetto della sovranità e dell'indipendenza dell'Ucraina - spiega Mattarella - In questo quadro l'Italia ha offerto la sua disponibilità per essere garante. Speriamo che si possano realizzare le condizioni".

"Italia pronta a nuove sanzioni senza esitazioni"

"L'impianto sanzionatorio è pienamente operativo in Italia. Nel rispetto dei principi dello Stato dei diritto e dell'economia di libero mercato, che in Italia vigono e sono rispettate, le imprese in autonomia si regolano di conseguenza, così come avviene nei Paesi che hanno un'economia di mercato", dice il presidente della Repubblica rispondendo poi a una domanda di un delegato conservatore britannico che gli faceva osservare come non tutte le imprese italiane rispettino le sanzioni. "L'Italia è pronta ad eventuali altre sanzioni, senza alcuna esitazione,", ha aggiunto.

“Serve cooperazione, chi rifiutava la Corte Penale Internazionale la invoca”

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"Mentre il conflitto ha ulteriormente indebolito il sistema internazionale di regole condivise - e il mondo, come conseguenza, è divenuto assai più insicuro - la via di uscita appare, senza tema di smentita, soltanto quella della cooperazione e del ricorso alle istituzioni multilaterali", osserva Mattarella. "Sembrano giungere a questa conclusione anche quei Paesi che, pur avendo rifiutato sin qui di riconoscere la giurisdizione della Corte Penale Internazionale, ne invocano, invece, oggi, l'intervento, affinché vengano istruiti processi a carico dei responsabili di crimini, innegabili e orribili, contro l'umanità, quali quelli di cui si è resa colpevole la Federazione Russa in Ucraina, riconoscendo in tal modo il necessario ruolo di quella Corte”. "Un grande intellettuale, Paul Valery - passato attraverso le due guerre mondiali - richiamava i concittadini europei a prendere coscienza di vivere in un mondo ‘finito’. ‘Non c'è più terra libera’ - scriveva - nessun lembo del globo è più da scoprire - dice ancora Mattarella - Se nessuno è più estraneo a nessuno, si interrogava il presidente Pertini, non è giunto il tempo che gli uomini apprendano a essere in pace con se stessi?".

“Voce Onu è chiara ma purtroppo inefficace”

"Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita - osserva poi Mattarella - Significa che iniziative, come quella promossa dal Liechtenstein e da altri 15 Paesi, per evitare la paralisi del Consiglio di Sicurezza dell'Onu vanno prese in seria considerazione”. "La sicurezza, la pace - è la grande lezione emersa dal secondo dopoguerra - non può essere affidata a rapporti bilaterali - aggiunge - Tanto più se questo avviene tra diseguali, tra Stati grandi e Stati più piccoli. Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell'intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace”.

"La pace non è automatica, è frutto della volontà degli uomini"

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La pace, dice Mattarella, "è frutto di una ostinata fiducia verso l'umanità e di senso di responsabilità nei suoi confronti". "L'obiettivo hitleriano che condusse alla Seconda guerra mondiale era quello di fare della Germania la potenza prevalente con un ruolo dominante su altri popoli e altri Paesi - osserva Mattarella - Fu un disegno che coinvolse regimi di numerose altre nazioni - il Regno d'Italia fra queste - e che fu battuto dalla coscienza civile internazionale." "Ma il registro della storia ci ricorda come stabilità e pace non siano garantite una volta per sempre - avverte - La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini".

Mattarella cita Schuman: "Sforzi creativi a tutela della pace"

"Quanto la guerra ha la pretesa di essere lampo - e non le riesce - tanto la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione", dice Mattarella che, citando Robert Schuman, poi aggiunge: "La pace non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Se perseguiamo obiettivi comuni, per 'vincere' non è più necessario che qualcun altro debba perdere. Vinciamo tutti insieme".

“Il compito del fondatori Consiglio non è finito”

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"La Repubblica Italiana ha convintamente contribuito alla nascita di questa nostra Organizzazione - dice ancora Mattarella - alla sua crescita e alla sua piena affermazione, quale punto di riferimento imprescindibile nel sistema multilaterale di tutela dei valori di libertà e di affermazione dei principi dello Stato di diritto”. "È una funzione che continua a manifestarsi preziosa, alla quale tutti gli organi del Consiglio d'Europa, e gli Stati membri, sono chiamati a concorrere. È quanto abbiamo puntato a ribadire responsabilmente in occasione di questa ottava presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa - prosegue il capo dello Stato - La generazione dei fondatori ha saputo edificare, su cumuli di macerie materiali, morali e giuridiche, questa comunità multilaterale, guardando al futuro. Confidiamo di avere custodito fedelmente questo patrimonio; di averlo difeso come un bene prezioso. Ma se il compito non è esaurito, tocca proprio a noi corrispondere alle sfide di oggi, sviluppandone e attuandone i principi".

“Covid c'è ma abbiamo imparato a combatterlo”

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Mattarella ha poi parlato anche della pandemia: "Abbiamo vissuto una lunga fase di difficoltà a causa della pandemia, con momenti drammatici. Il virus non è ancora debellato, ma abbiamo imparato a combatterlo”. “Desidero - aggiunge - in questa sede, rendere omaggio a tutti coloro che, a costo di rischi personali, che talvolta hanno comportato il sacrificio della vita, hanno contribuito a conseguire i risultati di cui oggi ci possiamo giovare”. Non dimentichiamo, in merito alla pandemia, dice il presidente della Repubblica, "che, se oggi possiamo sperare che il peggio sia ormai alle nostre spalle, è grazie al civismo dei nostri concittadini, al loro senso di responsabilità, alla loro collaborazione nelle misure di attenuazione della diffusione del virus e nel garantire il successo delle campagne vaccinali. Senza il loro contributo non sarebbe stato possibile sconfiggere, oltre al Covid-19, il pernicioso virus della disinformazione e della sfiducia nella scienza". E, sottolinea, “una volta di più abbiamo avuto conferma di quanto valga la cooperazione internazionale".

“Una casa comune europea”

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"Il Consiglio d'Europa ha sempre avuto la vocazione a essere la "casa comune europea" e ha saputo svilupparla nei decenni che hanno fatto seguito alla sua istituzione. Una casa che, se è stata specchio fedele delle divisioni e delle difficoltà manifestatesi fra le diverse comunità nazionali, ha saputo essere anche espressione del coraggio di unità dell'Europa, spesso prefigurando quanto si è potuto successivamente costruire, sotto altri profili e in altri ambiti, come la Unione Europea", dice Mattarella. "Sono lieto di potermi indirizzare a questa Assemblea che esprime nel modo più largo il sentimento dei popoli d'Europa. È motivo di grande soddisfazione per me effettuare a Strasburgo - sede di molteplici istituzioni europee - il primo viaggio all'estero da quando il Parlamento italiano e i rappresentanti delle Regioni hanno voluto nuovamente conferirmi l'incarico di Presidente della Repubblica Italiana".

“Grazie alla Cedu possiamo dire che c'è un giudice a Strasburgo”

"Il Consiglio d'Europa ha saputo consolidare le prerogative dei cittadini, aggiungendo alla tutela dei singoli ordinamenti statali quella derivante dalla applicazione della convenzione, in casi di violazione di diritti da parte degli Stati - osserva Mattarella - Perché non c'è ragion di Stato che tenga nel caso di violazioni dei diritti della persona. Più liberi, più sicuri, più coesi. E penso alla Carta Sociale Europea contro le disuguaglianze e le povertà, lanciata in Italia, a Torino, nel 1961". “Questi - aggiunge -  sono impareggiabili risultati della costruzione tenace di una casa comune quale il Consiglio d'Europa. Progresso per centinaia di milioni di cittadine e di cittadini europei, fieri di ritrovarsi sempre più in un unico demos". "Tanti i traguardi di civiltà conseguiti dal Consiglio d'Europa - ricorda il capo dello Stato - Sul terreno della abolizione della pena di morte, della lotta al razzismo, della libertà di espressione, della tutela della diversità culturale, della protezione dei diritti dei bambini, dello sviluppo di politiche per la gioventù. Inoltre, parafrasando il mugnaio di Potsdam, nel nostro Continente si può dire: ‘c'è un giudice a Strasburgo’, frutto della Convenzione europea dei Diritti dell'uomo - sottoscritta a Roma - con l'attività sviluppata dalla Cedu".

“La collaborazione contrasta sempre i conflitti”

"Il Consiglio d'Europa è figlio di quella spinta al multilateralismo che caratterizzò gli anni successivi al Secondo conflitto mondiale, insieme al sistema delle Nazioni Unite - dice ancora Mattarella - Una spinta basata su una considerazione elementare: la collaborazione riduce la contrapposizione, contrasta la conflittualità, aumentando le possibilità di composizione positiva delle vertenze”. “Non fu facile imboccare la via della riconciliazione - aggiunge - Così come non è stato facile giungere alla condivisione di una comune eredità; avere il coraggio di passare, nel rapporto tra gli Stati, dal diritto della forza alla forza del diritto".

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