Referendum, No al 53% con bassa affluenza. Testa a testa con Sì se è alta
Il fronte dei favorevoli e quello dei contrari alla riforma sarebbero in perfetto equilibrio in caso di partecipazione alta alla consultazione referendaria sulla riforma della Giustizia del 22 e 23 marzo, in caso contrario è avanti il No. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24. Il "NO" sale al 53,1% in caso di bassa partecipazione
"SÌ" E "NO" APPAIATI CON ALTA AFFLUENZA
- "SÌ" e "NO" in perfetto equilibrio per il referendum costituzionale sulla Giustizia in caso di alta affluenza. È quanto emerge dal sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24 secondo cui il "SÌ" e il "NO" alla riforma sono appaiati al 50%, con un’affluenza potenziale stimata al 55,4%.
CON BASSA AFFLUENZA AVANTI IL "NO"
- Nello scenario di bassa affluenza, invece, il "NO" è avanti con il 53,1% contro il 46,9% del ‘SÌ’, con un’affluenza al 46,0%.
IL VOTO IN BASE ALLO SCHIERAMENTO POLITICO
- La frattura è nettamente politica: tra gli elettori di centrodestra oltre il 92% voterebbe "SÌ" (in entrambi gli scenari), mentre nel Campo Largo circa nove su 10 si schierano per il "NO". In particolare, il fronte del "SÌ" è quasi unanime tra gli elettori FdI (97% ad alta affluenza, 98% a bassa), compatto fra Lega/FI/NM (81%-77%, ma con affluenza piuttosto ridotta) e più sfumato fra gli elettori M5S, dove il "NO" è prevalente ma una quota rilevante (circa il 23%) voterebbe "SÌ".
IL VOTO UNDER 35
- Sul piano demografico, i giovani tra 18 e 34 anni sono il segmento più orientato verso il "NO" (56% ad alta affluenza, 63% a bassa), mentre fra gli over 55 il "SÌ" è leggermente in vantaggio (53%). L’affluenza potenziale (scenario alto) è più alta al Nord (63%) e tra i laureati (58%) e più bassa al Sud (45%).
VIOLENZA POLITICA È DI DESTRA O DI SINISTRA?
- Alla domanda se la violenza politica sia più una caratteristica della destra o della sinistra, la risposta prevalente è che questo tema non ha colore politico (47%), mentre il 20% la attribuisce più alla destra, il 16% più alla sinistra e il 17% non si esprime.
POSSIBILI EPISODI GRAVI IN ITALIA?
- Dopo l’omicidio di un attivista di estrema destra da parte di alcuni attivisti di estrema sinistra in Francia, il 62% degli italiani ritiene probabile che episodi di violenza politica così gravi possano verificarsi anche in Italia, mentre il 21% li considera improbabili e il 17% non si esprime. La percezione del rischio è elevata in tutti gli elettorati, ma particolarmente tra gli elettori di FdI (82% probabile, di cui il 26% “molto”) e di AVS (72% probabile).
LA GRAVITÀ DEL CASO EPSTEIN
- L’82% degli italiani giudica il 'caso Epstein grave’ (64% “molto grave”, 18% “abbastanza grave”), con una quota quasi irrilevante di chi lo considera poco o per nulla grave (2% in totale) e un 16% che non si esprime. La percezione di gravità è trasversale a tutti gli elettorati: particolarmente elevata tra gli elettori AVS (87% “molto grave”) e PD (77%), ma molto alta anche tra quelli di FdI (70%) e M5S (68%).
CASO EPSTEIN, QUAL È L'ASPETTO PIÙ GRAVE?
- Per il 55% degli intervistati, l'aspetto più grave emerso dalla vicenda di Jeffrey Epstein è quello legato agli abusi sessuali. Seguono il coinvolgimento del potere politico e lo spionagio.
DAZI USA, COSA DOVREBBE FARE L'ITALIA?
- Dopo il braccio di ferro fra Trump e la Corte Suprema Usa, la risposta prevalente degli italiani è quella di imporre dazi equivalenti sulle aziende statunitensi e cercare nuovi partner commerciali (33%). Il 31% preferirebbe che l’Italia assumesse un ruolo di mediatore fra Usa e Ue, mentre il 16% vorrebbe un negoziato bilaterale diretto con Trump. Rispetto alla precedente rilevazione, calano nettamente le opzioni più diplomatiche, cresce l’area degli indecisi (+8%). Stabile la linea dura della ritorsione commerciale.
INTENZIONI DI VOTO
- Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 28,7% (+0,1% rispetto al 20 febbraio), mantenendo un vantaggio di quasi 7 punti sul Partito Democratico, che sale al 21,8% (+0,3%). Il distacco fra i due principali partiti resta sostanzialmente invariato. Il Movimento 5 Stelle registra la crescita più significativa della rilevazione, salendo al 12,3% (+0,6%), e consolida la posizione di terza forza a circa 9,5% dal PD. Fra i tre partiti maggiori, è l’unico a mostrare un avanzamento rilevante. Nel centrodestra Forza Italia arretra all’8,4% (-0,7%).
GLI ALTRI PARTITI
- La Lega è stabile al 6,1%. Futuro Nazionale è al 4,1% (-0,2%), confermando una presenza ormai strutturale. A sinistra Alleanza Verdi-Sinistra scende al 6,6% (-0,6), mentre nell’area centrista-liberale Azione è stabile al 4,3% e Italia Viva arretra all’1,6% (-0,3%).
INTENZIONI DI VOTO PER ALTRI PARTITI
- PiùEuropa è all’1,5% (-0,1%) e Noi Moderati all’1,1% (+0,1%).
GIUDIZIO SULL'OPERATO DEL GOVERNO
- Il giudizio complessivo sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni registra un miglioramento: i giudizi positivi salgono al 34% (+2%), quelli negativi al 57% (+1%), mentre la quota di indecisi scende al 9% (-3%). Il saldo resta comunque negativo, con 23 punti di differenza tra valutazioni critiche e favorevoli.
NOTA METODOLOGICA
- Sondaggio svolto con metodologia CAWI tra il 24 e il 25 febbraio 2026 su un campione di 809 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagati per quote di genere ed età incrociate, stratificate per titolo di studio e ripartizione ISTAT di residenza. Il margine d’errore è del +/- 3,4% con un intervallo di confidenza del 95%.