Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, Nyt: Usa e Israele elaborano piani di attacco a Teheran dopo le midterm. LIVE

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"Non credo che stiamo negoziando con l'Iran. In un modo o nell'altro, qualcosa accadrà molto presto”, ha detto Donald Trump. Intanto, i Pasdaran iraniani riferiscono di aver colpito nella notte quattro navi impegnate nel trasferimento di petrolio "da nave a nave" nel Golfo. Altre tre imbarcazioni avrebbero urtato delle mine a ovest dello Stretto di Hormuz

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Le forze armate statunitensi e israeliane stanno elaborando "piani specifici" per riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato americane del 3 novembre: lo riporta il New York Times, citando funzionari statunitensi e altre fonti informate a riguardo. Mentre prosegue la pianificazione di un'operazione "breve ma intensa", le forze armate statunitensi e israeliane "hanno intensificato le esercitazioni, facendo volare aerei sopra l'Iraq per simulare manovre d'attacco", aggiunge il Nyt.

"Non credo che stiamo negoziando con l'Iran. In un modo o nell'altro, qualcosa accadrà molto presto. La maggior parte delle persone pensa che succederà dopo le elezioni di midterm e vedremo cosa accadrà". Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti.

Intanto, nella notte, la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha  colpito quattro navi impegnate in trasferimenti di petrolio "da nave a nave" nel Golfo. Le imbarcazioni hanno preso fuoco. Lo riporta Al Jazeera sottolineando che, secondo le Guardie Rivoluzionarie Islamiche, altre tre navi si sono scontrate con delle mine a ovest dello Stretto di Hormuz e hanno preso fuoco. 

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Nyt: "Usa e Israele elaborano piani di attacco all'Iran dopo le midterm"

Le forze armate statunitensi e israeliane stanno elaborando "piani specifici" per riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato americane del 3 novembre: lo riporta il New York Times, citando funzionari statunitensi e altre fonti informate a riguardo. Stando a questa testata, i probabili obiettivi di questa potenziale nuova offensiva comprenderebbero infrastrutture energetiche iraniane, impianti nucleari e arsenali di missili e droni. Tuttavia, aggiunge il Ny Times, ad ora non è certo che il presidente Usa Donald Trump autorizzerà tali nuovi attacchi. Mentre prosegue la pianificazione di un'operazione "breve ma intensa", le forze armate statunitensi e israeliane "hanno intensificato le esercitazioni, facendo volare aerei sopra l'Iraq per simulare manovre d'attacco", aggiunge il Ny Times. Che ricorda anche come, lunedì scorso, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth abbia incontrato questa settimana in Israele il premier Benjamin Netanyahu proprio "per discutere di nuovi attacchi", secondo quanto riferito da funzionari statunitensi. Gli Usa, riporta ancora il giornale americano, in queste settimane stanno radunando in Medio Oriente un "enorme arsenale", che dovrebbe essere pienamente operativo entro inizio novembre. Anche se nel frattempo continuano i movimenti diplomatici, con negoziatori Usa che puntano a "fare leva" sulla minaccia di nuovi attacchi per portare l'Iran a cedere rispetto alle richieste statunitensi riguardanti la questione nucleare. Tra coloro che stanno pianificando le prossime mosse in questo conflitto lato Usa, spiega il Times, c'è chi è convinto che una campagna militare breve ma intensiva, di tre giorni, potrebbe infliggere danni economici sufficienti a modificare la posizione iraniana. D'altro canto, il precedente delle conseguenze degli attacchi di Stati Uniti e Israele tra febbraio e aprile scorsi introduce "ragioni per dubitare che una ripresa della guerra possa avere più successo della prima fase" Funzionari iraniani, spiega ancora il Ny Times, hanno pronosticato che Teheran potrebbe rispondere a nuovi raid sul proprio territorio "ampliando gli obiettivi al di là di navi commerciali e infrastrutture energetiche della regione" e mettendo nel mirino anche "centri di elaborazione dati e i cavi sottomarini per Internet".

Yemen, media: "Usa hanno ordinato a diplomatici e dipendenti governo di lasciare A.Saudita"

Il Dipartimento di Stato americano ha ordinato ad alcuni diplomatici e ai familiari dei dipendenti del governo statunitense di lasciare l'Arabia Saudita, poiché il regno del Golfo è bersagliato da una serie di attacchi quasi quotidiani, con almeno tre persone uccise ieri sera in un aeroporto e in un giacimento petrolifero. Lo riporta il Guardian, spiegando che gli attacchi contro "aeroporti civili e altre infrastrutture critiche" da parte degli Houthi sostenuti dall'Iran, nello Yemen, sono stati indicati come la ragione del ritiro. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha dichiarato: "La sicurezza del personale del Dipartimento e delle loro famiglie rimane la nostra massima priorità". Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che l'ordine riguarda la sua ambasciata a Riad e i suoi consolati. L'ambasciata è stata gravemente danneggiata all'inizio della guerra degli Stati Uniti contro l'Iran e per mesi ha operato con il personale ridotto all'osso, sebbene nelle ultime settimane alcuni diplomatici siano rientrati.

Arabia Saudita: riprese le operazioni all'aeroporto di Dammam dopo l'attacco

L'Autorità generale per l'aviazione civile saudita ha annunciato la ripresa delle operazioni all'aeroporto internazionale Re Fahd di Dammam. Nella notte un attacco contro lo scalo ha provocato un morto e otto feriti.

Media: "Attacchi israeliani hanno ferito 5 palestinesi nel sud di Gaza"

Quattro membri della stessa famiglia sono rimasti feriti in seguito a un bombardamento israeliano che ha colpito un rifugio nella zona occidentale di Khan Younis, nella Striscia di Gaza. Lo hanno riferito ad Al Jazeera fonti mediche locali, aggiungendo che anche un altro palestinese è rimasto ferito da colpi d'arma da fuoco sparati dalle forze israeliane al di fuori delle loro aree di controllo, nel nord di Khan Younis.

Siria, media: "Forze israeliane entrano nella periferia di Quneitra"

Le forze israeliane sono avanzate nel villaggio di Taranga, nella campagna di Quneitra, nel sud della Siria, con un gran numero di veicoli militari e personale. Lo riporta la televisione di Stato siriana.

Idf: "Risultato elettorale potrebbe peggiorare violenze coloni"

Le Forze di difesa israeliane hanno avvertito della possibile escalation di violenza da parte dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania dopo le prossime elezioni, spiegando che attivisti di estrema destra cercheranno di stabilire nuovi avamposti e attaccare i palestinesi per impedire a un futuro governo di sgomberare gli insediamenti illegali. Lo riporta Haaretz, citando fonti a conoscenza delle valutazioni militari, che affermano che l'esercito sta rafforzando le truppe nel territorio. I funzionari hanno riconosciuto che l'esercito, il servizio di sicurezza Shin Bet e la polizia stanno faticando a contenere la violenza. Secondo fonti della difesa, le prossime settimane metteranno alla prova la capacità dello Stato di far rispettare la legge in Cisgiordania. Gli addetti alla sicurezza temono quella che definiscono una "offensiva lampo" di azioni coordinate, tra cui l'occupazione di ulteriori territori, la creazione di avamposti e attacchi contro i palestinesi.  Alla luce di queste valutazioni, le Forze di Difesa Israeliane stanno rafforzando le proprie truppe in Cisgiordania e chiedendo un aumento della presenza della Polizia di Frontiera, soprattutto nei punti critici dove operano gruppi di coloni violenti. Allo stesso tempo, le Idf e lo Shin Bet cercano di estendere l'uso di ordinanze che impediscono l'ingresso in Cisgiordania agli attivisti identificati come incitatori di disordini e fomentatori di violenza. Ma, parallelamente ai preparativi operativi, fonti della difesa descrivono un crescente senso di impotenza di fronte alla violenza dei coloni. Affermano che le Forze di Difesa Israeliane, lo Shin Bet e la polizia faticano a gestire la portata degli incidenti e la capacità dei rivoltosi di agire simultaneamente in diverse località, mentre le forze di sicurezza sono costrette a correre da un luogo all'altro cercando di fermare la violenza dopo che è già iniziata.

Israele, Katz: "Pronti a respingere attacco Iran durante voto"

L'esercito israeliano è "pronto a intraprendere azioni preventive e difensive contro l'Iran e i suoi alleati", alla luce della possibilità di un attacco iraniano durante le elezioni nazionali previste per martedì. Lo ha garantito il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz. "È fondamentale che i nostri nemici comprendano che restiamo vigili, determinati e pronti a qualsiasi scenario, del tutto indipendentemente da qualsiasi processo politico", ha affermato il ministro, secondo una nota diffusa dal suo ufficio. Katz ha aggiunto che le forze armate israeliane sono pronte ad agire "immediatamente", sia sul piano dell'intelligence che su quello operativo. La sua dichiarazione giunge in un clima di crescente tensione tra Israele, Stati Uniti e Iran. Ieri, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver dato mandato all'esercito, al Mossad e agli altri servizi di sicurezza del Paese di "rovesciare il regime iraniano", accusandolo di tentare di far risorgere una minaccia terroristica contro l'Occidente. Secondo il 'Financial Times', Netanyahu avrebbe spinto per riprendere attacchi su larga scala contro l'Iran, arrivando a preparare un piano in tal senso dieci giorni fa; l'iniziativa non ha avuto seguito a causa dell'opposizione del presidente statunitense Donald Trump. Lunedi', il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, si e' recato in Israele per incontrare Netanyahu. La visita non era stata annunciata in precedenza e, secondo un portavoce dell'ufficio del primo ministro israeliano, i due hanno discusso della situazione in Medio Oriente. In questo contesto, Yair Golan, leader del partito di sinistra israeliano 'I Democratici', ha messo in guardia contro il rischio di campagne militari intraprese "per fini politici", che potrebbero essere ordinate dal primo ministro a pochi giorni dalle elezioni generali di martedi' prossimo. "Qualsiasi critica o retorica che suggerisca come le nostre decisioni siano dettate da moventi occulti riflette un profondo scollamento e un'agenda politica meschina da parte di chi muove tali accuse", ha replicato Katz, in un messaggio rivolto ai principali esponenti dell'opposizione israeliana.

Prezzo del petrolio in rialzo, Wti scambiato a 99,00 dollari

Prezzo del petrolio in rialzo questa mattina sui mercati delle materie prime: il Wti con consegna a dicembre passa di mano a 99,00 dollari con un avanzamento dell'1,90% mentre il Brent con consegna a dicembre passa di mano 111,12 dollari con una crescita del 2,11%.

Media: "Civile con disabilità ucciso dalle forze israeliane nel sud della Siria"

Un civile affetto da una "disabilità specifica" è stato ucciso oggi da colpi delle forze israeliane durante una loro incursione nel villaggio di Jamla, nel sud-ovest della Siria: lo riporta l'agenzia ufficiale siriana Sana. Il corpo dell'uomo è stata trasportato all'ospedale nazionale di Daraa. Un corrispondente della Sana dalla zona ha riferito che le forze israeliane, dopo aver fatto irruzione a Jamla, si sono dispiegate nella zona orientale del villaggio e hanno posizionato cecchini sui tetti delle abitazioni, mentre altri soldati si muovevano all'interno della località.

Petrolio: prezzi salgono su mercati asiatici, Brent a 110 dlr

I prezzi del petrolio sono in rialzo sui mercati asiatici con gli investitori che guardano ai possibili progressi nella guerra tra Russia e Ucraina, al calo delle scorte di greggio negli Stati Uniti e all'assenza di dialogo tra Washington e Teheran. I futures sul greggio Brent salgono (+2%) a 110,98 dollari al barile, quelli sul Wti dell'1,85% a 99 dollari.

Pasdaran: "Abbiamo attaccato 4 navi petroliere che percorrevano rotta illegale a Hormuz"

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno reso noto di aver attaccato quattro navi che "hanno commesso violazioni, utilizzato una rotta illegale nello Stretto di Hormuz e trasferito petrolio da una nave all'altra nel Golfo Persico". Secondo l'Iran, le navi sono ora avvolte dalle fiamme. Le Guardie Rivoluzionarie hanno anche minacciato gli Stati Uniti: "L'esercito americano deve capire che se questa tendenza continua, la portata del conflitto si espanderà e raggiungerà le basi degli stessi aggressori nella regione".

Yemen, Onu: "Quasi 260 mila sfollati dall'inizio di agosto"

I combattimenti in Yemen hanno costretto quasi 260 mila persone a lasciare le proprie case dall'inizio di agosto. Lo ha riferito il portavoce della segreteria generale dell'Onu, Stephane Dujarric. Quasi la meta' degli sfollati ha cercato rifugio nel governatorato di Taiz. I partner umanitari dell'Onu, ha aggiunto Dujarric, sono riusciti a raggiungere circa 174 mila sfollati, fornendo cibo, kit igienici e assistenza economica d'emergenza. L'inviato speciale Hans Grundberg, dopo visite a Londra e Berlino, ha ribadito l'importanza del sostegno internazionale e regionale a una soluzione negoziata del conflitto.

Guardie rivoluzionarie Iran: "Colpito quattro navi nel Golfo"

La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha  colpito quattro navi impegnate in trasferimenti di petrolio "da nave a nave" nel Golfo. Le imbarcazioni hanno preso fuoco. Lo riporta Al Jazeera sottolineando che, secondo le Guardie Rivoluzionarie Islamiche, altre tre navi si sono scontrate con delle mine a ovest dello Stretto di Hormuz

Trump: "Non stiamo negoziando con l'Iran, qualcosa accadrà e piuttosto presto"

"No, non credo che stiamo negoziando. In un modo o nell'altro, accadrà qualcosa, e succederà piuttosto presto. Molti pensano avverrà dopo le elezioni. Staremo a vedere. Quello che abbiamo fatto con l'Iran è straordinario. Abbiamo neutralizzato il loro apparato militare, la loro marina, la loro aeronautica, praticamente tutto. Non hanno più denaro. Sapete una cosa? Hanno una sola cosa: l'inflazione. Hanno il tasso di inflazione più alto che un Paese abbia visto negli ultimi 50 anni". Così Donald Trump, parlando con i media di ritorno dalla South Carolina in merito all'Iran. "Vogliamo anche porre fine alla guerra, ma vogliamo anche tenere la situazione com'è, dato che la Russia non è stata molto coinvolta, o comunque lo è stata in misura davvero minima, per quanto riguarda l'Iran", ha aggiunto.

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