Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran Usa, Turchia emette mandato d'arresto per Netanyahu per la Flotilla

Ansa-Getty

La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano per il caso della Flotilla per Gaza: lo annuncia il governo di Ankara. "Rotta impunità che dura da troppo tempo", commentano dalla Flotilla. Netanyahu: "Erdogan dittatore antisemita, non ci faremo intimidire". "È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità", ha dichiarato il presidente iraniano. Intanto Trump rivendica il sopravvento su Teheran: "Abbiamo spazzato via l'Iran, presto avremo il pieno controllo di Hormuz"

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La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu per il caso della Flotilla, la spedizione di volontari che portava aiuti umanitari a Gaza. Lo annuncia il governo di Ankara. Il procedimento riguarda complessivamente 35 imputati, tra cui Netanyahu e Afek Moskovitch. Secondo le autorità turche, gli imputati, in relazione alle azioni di abbordaggio e respingimento della Flotilla, sono anche accusati di genocidio e crimini contro l'umanità. "Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l'illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un'impunità che dura da troppo tempo", ha commentato Maria Elena Delia, portavoce italiana della  Global Sumud Flotilla. Dura la replica di Israele. "Il tentativo patetico di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo", ha scritto in un post su X l'ufficio di Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano ha definito il presidente turco "un dittatore antisemita".

"È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l'America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo". Lo ha dichiarato, secondo l'agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

Intanto Trump rivendica il sopravvento su Teheran: "Abbiamo spazzato via l'Iran", ha detto in un'intervista telefonica a Michael Cohen. Teheran, ha proseguito il tycoon, "dispone di alcuni missili e droni ma ha una capacità produttiva limitata". Il capo della Casa Bianca ha poi rivendicato il controllo del corridoio strategico nel Golfo: "Gli Stati Uniti controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz e presto ne avranno il pieno controllo". Le parole dell'intervista arrivano nel giorno in cui Trump ha aperto anche il fronte economico contro l'Iran, con quello che Washington ha ribattezzato il "D-Day economico". 

Su Truth Social il presidente ha annunciato "l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese", minacciando "conseguenze economiche tremende" per qualsiasi governo che dovesse sostenere Teheran. Secondo quanto anticipato da Bloomberg, il pacchetto potrebbe spingersi fino alla confisca degli asset iraniani. La replica della Repubblica islamica è arrivata rapida: "Sarà un altro flop".

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno incontrato a Taranto il presidente libanese Joseph Aoun, a margine della cerimonia di inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo. Meloni "ha ribadito il sostegno dell’Italia alla sovranità e integrità territoriale del Libano e agli sforzi per giungere a una pace  giusta e duratura con Israele, confermando la disponibilità a ospitare in Italia ulteriori sessioni negoziali tra le due Nazioni”.

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Ucraina e Iran, rischia di nascere un unico grande fronte di guerra?

L'attacco attribuito a Kiev contro una nave iraniana nel Mar Caspio     potrebbe rappresentare un punto di svolta nei rapporti tra i  conflitti    in Est Europa e in Medioriente. Una saldatura dei due  fronti avrebbe    conseguenze militari, energetiche e politiche e il  Vecchio Continente    rischierebbe di pagarne il prezzo più alto.

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Media:"Israele lancia nuovi raid nel Libano meridionale"

Aerei da guerra israeliani hanno lanciato due raid nel sud del Libano vicino Ali al-Taher, nei pressi di al-Dabsha, alla periferia di Nabatieh al-Fawqa. Lo riporta Al-Jazeera citando l'Agenzia Nazionale di Stampa libanese secondo cui gli attacchi sono avvenuti a cinque minuti di distanza l'uno dall'altro. Sono stati inoltre segnalati un attacco nei pressi della città di Deir Siryan, un raid su Doha Kafr Rumman e un bombardamento nella zona di al-Mansouri.

Trump: Iran vuole accordo ma non pronto a un'intesa giusta

"L'Iran vorrebbe tanto raggiungere un accordo, ma non è pronto a concludere quello giusto". Lo ha detto Donald Trump, sottolineando che gli Stati Uniti hanno il totale controllo dell'intera regione. L'Iran "non ha soldi, non ha una marina, non ha un'aeronautica. Non paga i soldati e non paga la polizia. Ha un'inflazione del 350%", ha detto Trump. "Vedremo quello che succede. Se guardiamo al nostro blocco, abbiamo il controllo dell'intera regione che ha a che fare con lo Stretto di Hormuz", ha messo in evidenza.

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha paventato la possibilità di   fare arrestare il primo ministro israeliano – sul quale pende un  mandato  di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di  guerra e  contro l’umanità – qualora si recasse nella Grande Mela. Il  49% egli  statunitensi si dice d’accordo.

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

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Poco cibo e docce ammuffite: militari allo stremo sulla Uss Lincoln

Docce ammuffite, niente più sapone o dentifricio e pasti troppo scarsi.   Le condizioni dei militari americani impegnati sulla portaerei Uss   Lincoln sono arrivate allo stremo. Gli oltre 5mila soldati in missione   sulla nave impegnata al largo dell’Iran non sono più in condizione di   lavarsi, svolgono dei turni estenuanti e ricevono da mangiare solo  mezza  ciotola di riso e due tortillas a pasto. A denunciare lo stato in  cui  sono costretti a prestare servizio i marinai statunitensi sono i   familiari che hanno raccontato molte testimonianze alla tv Ms Now.

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Iran, i possibili successori di Motjaba Khamenei a nuova Guida Suprema

Secondo il portale IranWire, l'attuale Guida Suprema verserebbe    in gravi condizioni di salute. Il cinquantaseienne figlio di Ali    Khamenei, ucciso il 28 febbraio scorso durante la prima ondata di raid    israelo-americani, non è mai apparso in pubblico da quando, l'8  marzo, è   stato eletto dall'Assemblea degli esperti. Mentre da mesi si   rincorrono  le voci su un presunto ferimento durante lo stesso attacco   che ha  ucciso suo padre, in caso di decesso si aprirebbe la seconda   battaglia  per la successione in pochi mesi.

Iran, i possibili successori di Motjaba Khamenei a nuova Guida Suprema

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La guerra in Iran ha fatto sprofondare di nuovo la popolarità di Trump

Tutte le principali medie dei sondaggi statunitensi rilevano un nuovo   picco di impopolarità del tycoon, con percentuali di disapprovazione  mai  toccate nemmeno durante il primo mandato presidenziale. A pesare  sono  soprattutto la guerra in Iran e il caro benzina. Un calo che  coinvolge  anche fasce dell’elettorato che avevano rappresentato alcuni  dei suoi  principali punti di forza.

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Von der Leyen: inaccettabile Israele su Cisgiordania

"La decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. Da tempo ci opponiamo a questo passo. Esso mina la soluzione dei due Stati dividendo la Cisgiordania e  interrompendo la continuità territoriale dei Territori Palestinesi. Rimaniamo impegnati per una pace giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati". Lo scrive la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

Cisgiordania, palestinesi marchiati con il pennarello: bufera sull'Idf

Un numero scritto sulla fronte e sulle braccia dopo un fermo  dell'esercito israeliano. È la denuncia di alcuni palestinesi a  Qabatiyah. I vertici militari di Tel Aviv hanno ammesso che i soldati  hanno "esagerato". Ma il caso riaccende le polemiche sulla condotta  delle forze israeliane. Intanto continuano le violenze dei coloni e gli  attacchi anche a Gaza.

Cisgiordania, palestinesi marchiati con il pennarello: bufera sull'Idf

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Usa: "Non sosteniamo l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele"

"Come affermato chiaramente dal Presidente" Donald Trump, "gli Stati Uniti non sostengono l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Una Cisgiordania stabile garantisce la sicurezza di Israele ed è in linea con l'obiettivo di questa Amministrazione di raggiungere la pace nella regione". Lo ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato ad Axios in merito ai bandi del governo israeliano per un nuovo insediamento nell'area E1 in Cisgiordania.

Basi militari Usa in Italia e in Europa, dove sono e che ruolo hanno

Il conflitto scoppiato in Medio Oriente nel febbraio 2026 - che ha coinvolto a vario titolo Paesi come Israele, il Libano, l’Iran  e gli Stati Uniti - ha riacceso l’attenzione anche sulle basi militari  nella disponibilità degli Stati Uniti e dislocate nel territorio  europeo. In particolare il 19 agosto il Financial Times ha rivelato che Teheran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari Usa in Europa qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto. Ma dove si trovano queste basi e qual è la loro funzione?

Basi militari Usa in Italia e in Europa, dove sono e che ruolo hanno

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Libano, Aoun a Taranto: incontra Mattarella

Il presidente libanese, Joseph Aoun, a Taranto ha incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo rende noto la presidenza libanese su X. I due capi di Stato hanno discusso "delle relazioni libanesi-italiane e della situazione nella regione", si legge nel post.

Ankara replica a Netanyahu: "Accuse deliranti, usa Erdogan per la sua campagna elettorale"

E' scontro aperto tra Turchia e Israele dopo le accuse rivolte  dall'ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu, al presidente  turco, Recep Tayyip Erdogan. Ankara ha respinto le dichiarazioni  israeliane definendole "deliranti e sconsiderate" e ha accusato il  governo Netanyahu di usare la Turchia per la campagna elettorale.  "Queste dichiarazioni, prive di verità storiche e di serietà politica,  sono un ulteriore indicatore dell'impotenza in cui è caduto un governo  che cerca di sfuggire alle proprie responsabilità per crimini di guerra e  crimini contro l'umanità", ha affermato la presidenza turca in una  nota. La replica è arrivato  dopo che l'ufficio di Netanyahu aveva definito Erdogan un "dittatore  antisemita" e accusato il presidente turco di voler estendere alla Siria  la sua "aggressione contro Israele". "Il tentativo patetico di Erdogan  di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia  in Medio Oriente, non avrà successo", aveva scritto l'ufficio del  premier israeliano su X. Ankara  ha accusato ora il governo Netanyahu di strumentalizzare il confronto  con la Turchia per ragioni di politica interna. "La campagna elettorale  in Israele è caduta sotto l'influenza di un populismo securitario  irresponsabile e di una politica di minacce sempre più dura - si legge  nella nota - Questa politica di minacce e questo tentativo di escalare  le tensioni, perseguiti per il bene della competizione politica interna,  comportano seri rischi non solo per la società israeliana, ma anche per  la pace e la stabilità regionale e globale".

Il numero di militari Usa feriti in Iran sale a 756, 18 i morti

Il numero di militari americani segnalati come feriti o uccisi nella  guerra contro l'Iran è salito a 774. Lo riferisce il Washington Post  citando i dati del Pentagono. Ad oggi, 18 di questi militari sono  rimasti uccisi nel conflitto e 756 sono rimasti feriti. I numeri sono  stati aggiornati dal dipartimento della Difesa dopo che la tregua con  Teheran è scaduta, lunedì. Da allora non si è verificata una ripresa su  larga scala delle operazioni di combattimento da nessuna delle due  parti.

Libano, Banca mondiale prevede contrazione pil 6,4% quest'anno a causa guerra

La Banca mondiale prevede che l'economia del Libano si contrarrà del  6,4% quest'anno a causa della guerra tra Israele e Hezbollah, che ha  fatto deragliare gli sforzi di ripresa del Paese. Per questo "si prevede  che il pil reale si contrarrà del 6,4% nel 2026, riflettendo il crollo  del turismo, il consumo più debole, le catene di approvvigionamento  interrotte, l'aumento dell'insicurezza e lo sfollamento prolungato",  rileva l'istituto in un rapporto, prevedendo inoltre che l'inflazione  quest'anno salirà al 17,5%. Il  documento sottolinea come l'economia libanese, alle prese con una crisi  finanziaria senza precedenti dal 2019 e ancora scossa dalla guerra  Israele-Hezbollah del 2024, che secondo le autorità libanesi ha causato  4.300 morti, si fosse rafforzata prima dell'ultimo conflitto, con una  crescita stimata del pil reale del 4,2% nel 2025, "la più rapida"  dall'inizio della crisi. "L'avanzamento delle riforme, in particolare  sulla ristrutturazione del settore bancario e sulla gestione fiscale,  sarà fondamentale per ripristinare la fiducia, proteggere la stabilità e  mobilitare i finanziamenti necessari per la ricostruzione e la  ripresa", ha dichiarato Dahlia Khalifa, direttrice della Banca mondiale  per il Medio Oriente. La  comunità internazionale ha chiesto alle autorità libanesi di attuare  riforme finanziarie al fine di ottenere gli aiuti economici tanto  necessari. Settimana scorsa il Parlamento libanese ha approvato  emendamenti a una legge volta a ristrutturare le banche in difficoltà e  ad affrontare la crisi bancaria. Il Fondo monetario internazionale ha  accolto con favore la legislazione, descrivendola come "un ottimo passo  che riflette l'impegno del Libano ad allineare la sua legislazione con  le migliori pratiche internazionali".  Il Paese è in trattative con il  Fmi, che ha dichiarato che riprenderà i suoi incontri a Beirut il  prossimo mese.

Allarme pirati somali in Medio Oriente, due dirottamenti in 4 giorni

In un contesto di crescente instabilità in Medio Oriente, tornano i  pirati somali. Gli esperti parlano della più significativa ondata nella  regione da oltre un decennio, citando il conflitto che coinvolge l'Iran e  altre dinamiche nell'area. Come riferisce il New York Times, le  autorità locali hanno spiegato che due navi sono state dirottate nel  giro di quattro giorni e almeno sei risultano attualmente sequestrate.  L'ultimo obiettivo è la SIBU 1, una petroliera battente bandiera eritrea  - ritenuta parte della "flotta ombra" clandestina dell'Iran - che  giovedì è stata catturata da sette uomini armati a circa 130 miglia  dalle coste dello Yemen e costretta a dirigersi verso le acque somale.  Non è chiaro quale sia la sorte dei 20 membri dell'equipaggio, ma la  nave ha trasportato regolarmente carburante verso un terminale  petrolifero nel porto yemenita di Ras Isa, controllato dalla milizia  Houthi sostenuta da Teheran, ha fatto sapere TankerTrackers.com, società  che monitora il trasporto marittimo globale di greggio. Pochi giorni  prima, un cargo battente bandiera camerunese che trasportava armi e'  stato sequestrato al largo della regione somala semiautonoma del  Puntland, come riferito da Abshir Hashi Ali, direttore generale del  ministero dei Porti nel vicino Stato del Galmudug. La recrudescenza  della pirateria avviene in un momento in cui i blocchi navali e i  combattimenti lungo rotte commerciali cruciali, tra cui il Mar Rosso e  lo Stretto di Hormuz, hanno moltiplicato le occasioni per dirottamenti e  richieste di riscatto.

Iran, bin Salman lunedì da Macron: previsti diversi accordi

Il presidente francese Emmanuel Macron accogliera' lunedi' a Parigi il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per colloqui che si concentreranno sulla crisi in Libano, sulla ricostruzione della Siria e sulla nuova architettura di sicurezza regionale, dopo l'accordo di difesa firmato dall'Arabia Saudita con Turchia e Pakistan. Lo hanno riferito fonti dell'Eliseo alla vigilia della visita di due giorni del principe ereditario, che iniziera' domenica. L'incontro bilaterale servira' anche alla firma di diversi "accordi in vari settori", che potrebbero riguardare tra gli altri la cultura e la difesa. Sul Libano, Parigi e Riad condividono "la preoccupazione per la sovranita' del Libano e per il sostegno alle sue autorita'", hanno spiegato le fonti. Francia e Arabia Saudita avevano lavorato a una conferenza internazionale prevista per marzo, poi rinviata a causa della guerra e delle tensioni regionali. Nelle prossime settimane dovrebbe tenersi "una riunione preparatoria" in vista di un'eventuale nuova conferenza sul Paese. Un altro dossier centrale sara' la Siria. Francia e Arabia Saudita stanno lavorando "nel settore logistico ed energetico" per contribuire alla ricostruzione del Paese guidato da Ahmed al Sharaa, ricevuto da Macron a luglio. L'Eliseo ha inoltre sottolineato il ruolo dell'Arabia Saudita come "attore chiave" nella "diversificazione delle rotte di approvvigionamento tra Europa e Medio Oriente", diventata ancora piu' importante a causa dell'instabilita' nello Stretto di Hormuz. Macron e bin Salman discuteranno anche dell'accordo di sicurezza militare siglato il 7 agosto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Per la presidenza francese, l'intesa rappresenta "il riflesso di una ridefinizione delle alleanze nei Paesi della regione" e contribuisce alla formazione di una "nuova architettura" della sicurezza regionale. "Sara' interessante ascoltare la versione saudita su questo accordo", hanno osservato le fonti. Bin Salman arrivera' a Parigi domenica per partecipare alla cerimonia di chiusura della terza edizione della Coppa del Mondo di Esports, trasferita dall'Arabia Saudita alla Francia a causa della guerra nella regione. La visita si inserisce nel seguito del viaggio compiuto da Macron in Arabia Saudita nel dicembre 2024.

Dopo oltre vent'anni, coloni israeliani tornano a ripopolare insediamento di Kadim

Coloni israeliani hanno iniziato a trasferirsi nuovamente  nell'insediamento occupato di Kadim, in Cisgiordania, ultima di quattro  comunità da cui Israele si era ritirato più di vent'anni fa. Il ritorno a  Kadim è avvenuto una settimana dopo la riapertura ufficiale del vicino  insediamento di Ganim, una mossa emblematica della politica di rapida  espansione degli insediamenti nei territori palestinesi occupati,  perseguita dall'attuale governo di Benjamin Netanyahu. Il Consiglio  regionale della Samaria, che amministra gli insediamenti israeliani  nella Cisgiordania settentrionale, ha descritto il ritorno a Kadim come  una "pietra miliare storica", annunciando il ritorno delle famiglie del  nucleo iniziale dei coloni in quella che ha definito "una comunità che è  stata sradicata durante il disimpegno". Trenta famiglie si sono  trasferite per vivere permanentemente nell'insediamento, accompagnate  giovedì dal ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich e  dal capo del consiglio regionale della Samaria, Yossi Dagan. Kadim è uno  dei quattro insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata che  Israele ha evacuato nel 2005 nell'ambito del piano di disimpegno  promosso dall'ex primo ministro Ariel Sharon, che prevedeva anche  l'abbandono di tutti gli insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza.  La decisione fu dettata in parte dalla loro posizione isolata nel nord  della Cisgiordania, tra numerose città e villaggi palestinesi. Sotto il  governo di Netanyahu, la costruzione e l'espansione degli insediamenti  hanno subito un'impennata, con la ricostruzione di tutte e quattro le  comunità evacuate: Ganim, Sa-Nur, Homesh e ora Kadim. "Ventuno anni dopo  il crimine dell'espulsione dalla Samaria settentrionale, oggi abbiamo  completato la riparazione", ha dichiarato Smotrich in un comunicato  stampa. "Queste comunità costituiscono un vero e proprio cuscinetto di  sicurezza per l'intero Stato di Israele", ha aggiunto, promettendo di  costruire 19 insediamenti nella parte più settentrionale della  Cisgiordania. Israele occupa la Cisgiordania dal 1967. Più di 500.000  israeliani vivono negli insediamenti del territorio, illegali secondo il  diritto internazionale, insieme a circa tre milioni di palestinesi. La  violenza contro i palestinesi da parte dei coloni israeliani è aumentata  drasticamente dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele da parte  di Hamas.

Italia-Libano, Meloni vede Aoun a Taranto: "Sostegno a sforzi per pace giusta con Israele"

Giorgia Meloni, ha incontrato oggi a Taranto il Presidente della  Repubblica libanese, Joseph Aoun, a margine della cerimonia di  inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo. Nel corso del colloquio,  riferisce Palazzo Chigi, "i due leader hanno discusso della situazione  in Libano, dell’andamento dei negoziati con Israele e degli scenari  connessi al graduale ritiro di Unifil, previsto nel corso del 2027". Il  Presidente Meloni "ha ribadito il sostegno dell’Italia alla sovranità e  integrità territoriale del Libano e agli sforzi per giungere a una pace  giusta e duratura con Israele, confermando la disponibilità a ospitare  in Italia ulteriori sessioni negoziali tra le due Nazioni", conclude la  nota.

Iran, colloqui con Oman per intesa su Hormuz

L'agenzia di stampa omanita ha riferito che il ministro degli Esteri Badr Al Busaidi e il suo omologo iraniano Abbas Araqchi hanno discusso telefonicamente degli ultimi sviluppi regionali e delle condizioni per la ripresa del dialogo e dei negoziati. L'agenzia ha aggiunto che i due ministri hanno discusso della situazione nello Stretto di Hormuz e hanno ribadito il loro impegno a proseguire i colloqui per raggiungere un'intesa.

8 Paesi islamici respingono piani Israele in Cisgiordania

I ministri degli Esteri di Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui "respingono categoricamente" il piano di insediamento israeliano E1 e le relative attivita' a est di Gerusalemme Est occupata. I ministri hanno affermato di "condannare inequivocabilmente" le continue politiche di insediamento illegale di Israele e hanno ribadito la loro condanna della violenza dei coloni contro i palestinesi. Il piano di insediamento E1, che prevede la costruzione di 1.200 nuove unita' abitative negli insediamenti della Cisgiordania occupata, "costituisce una pericolosa escalation che promuove ulteriormente l'espansione e l'annessione degli insediamenti e mina la contiguita' geografica" della Palestina, hanno aggiunto. I ministri "sostengono tutti gli sforzi volti a garantire la responsabilita', anche attraverso misure e sanzioni internazionali appropriate contro entita' e individui responsabili di attivita' di insediamento illegali, incluso il piano di insediamento "E1", nonche' contro coloro che sostengono, facilitano o attuano politiche di espansione e annessione degli insediamenti". Hanno sottolineato che "la mancanza di responsabilita'" contribuisce a queste violazioni e mina le prospettive di una pace giusta e globale.

Iran, colloquio telefonico tra Araghchi e ministro Esteri Oman su Hormuz e negoziati

Colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri di Iran e Oman.  L'agenzia ufficiale dell'Oman, la Ona, riferisce della telefonata tra  Abbas Araghchi e Badr Albusaidi incentrata sugli ultimi sviluppi nella  regione, con l'obiettivo di "creare le condizioni favorevoli alla  ripresa del dialogo e dei negoziati". In cima all'agenda, anche gli  "sviluppi che interessano la navigazione nello Stretto di Hormuz".

Araghchi: "Il D-Day economico di Trump è destinato al fallimento"

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che la  campagna del presidente Donald Trump contro Teheran, denominata "D-Day  economico", è destinata al fallimento e che l'Iran aveva già subito  simili pressioni da parte degli Stati Uniti. Lo riporta Iran  International. "Quattordici anni fa: 'Le sanzioni più devastanti della  storia'. Fallito. 8 anni fa: 'Massima pressione'. Fallito. 5 mesi fa:  'Resa incondizionata'. Fallito. Oggi: 'L'operazione economica più  devastante di sempre'. Destinata al fallimento", ha scritto Araghchi su  X. Il ministro ha inoltre condiviso un post del 2012 in cui l'allora  vicepresidente Joe Biden affermava che le sanzioni contro l'Iran erano  "le sanzioni più devastanti nella storia delle sanzioni". "Abbiamo già  visto questo film. Stessa storia. Prepotenti diversi", ha aggiunto  Araghchi.

Gli Usa rischiano la 'sorpresa di ottobre' dall'Iran in vista delle midterm

L'Iran potrebbe lavorare a una 'sorpresa di ottobre' in vista delle  elezioni di metà mandato americane. E' l'avvertimento dell'esperto di  difesa Mark Dubowitz, numero uno della Foundation for Defense of  Democracies, sulle colonne del New York Post. Facendo riferimento ai  cartelloni affissi in Iran della famiglia di Donald Trump accanto a  delle bare e al presidente strangolato da diverse mani, Dubowitz nota  come il 27 ottobre andrà al voto Israele e il 3 novembre gli Stati  Uniti. L'Iran potrebbe attaccare Israele prima del voto provocando una  risposta decisa che farebbe tornare Teheran al centro del dibattito  internazionale, schizzare i prezzi del petrolio e creerebbe seri  problemi economici a Donald Trump e ai repubblicani in vista del voto.  Il colpo potrebbe causare la sconfitta dei conservatori americani e  regalerebbe all'Iran la narrativa che vuole, ovvero aiutare Isralele è  costato ai repubblicani il Congresso. L'espressione 'sorpresa di  ottobre' risale alla crisi degli ostaggi del 1980, che dominò la corsa  alla Casa Bianca fra Jimmy Carter e Ronald Reagan. Il manager della  campagna di Reagan, Bill Casey, ammise allora di fronte ai media di  temere che Teheran rilasciasse gli ostaggi alla vigilia del voto e  regalasse a Carter la vittoria. L'Iran però non liberò gli ostaggi prima  delle elezioni per 'punire' Carter, colpevole di aver accettato negli  Stati Uniti lo Scià. I tempi della liberazione influenzarono l'esito del  voto mostrando la capacità di Teheran di far leva sulle risorse a sua  disposizione, in quel caso gli ostaggi, per una 'sorpresa di ottobre' in  grado di decidere il voto.

Iran, Musumeci: "Asse Russia-Cina rappresenta preoccupazione seria e campanello allarme"

“L'accordo stretto tra Cina e Russia per utilizzare le rotte artiche  bypassando Hormuz e Suez rappresenta una preoccupazione seria e un  campanello d'allarme per la centralità commerciale del Mediterraneo.  L'asse tra i due Paesi comunisti evidenzia la necessità di confrontarsi  con le grandi potenze per proteggere il bacino mediterraneo, da cui  transita il venticinque percento delle merci mondiali”. Così il ministro  per la protezione civile e le politiche del mare dell'Italia, Nello  Musumeci, intervistato a ‘Bar Italia’. “La recente traversata mercantile  lungo la rotta artica, che ha trasportato otto milioni di barili di  petrolio, dimostra la validità del corridoio alternativo. Per coprire il  tragitto dall'Asia al Nord Europa attraverso Suez occorrono trentadue o  trentacinque giorni, mentre passando per il Mar del Nord ne bastano  appena diciotto o venti, riducendo drasticamente tempi e costi  logistici”, aggiunge.

Iran, Araghchi: "Da 14 anni Presidenti Usa sono bulli falliti"

"14 anni fa: 'Le sanzioni piu' paralizzanti della storia'. Fallite. 8 anni fa: 'Pressione massima'. Fallita. 5 mesi fa: 'Resa incondizionata'. Fallita. Oggi: 'L'operazione economica piu' schiacciante di sempre'. Destinata a fallire. Abbiamo gia' visto questo film. Stessa solfa. Bulli diversi". Lo scrive il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che riposta un tweet di Obama del 2012.

Otto Stati arabo-islamici condannano piano di insediamenti E1 di Israele

I ministri degli Esteri di Pakistan, Egitto, Turchia, Indonesia,  Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno rilasciato  una dichiarazione congiunta in cui condannano la continua espansione  degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, con  particolare attenzione al progetto di insediamento E1 a est di  Gerusalemme Est. I ministri hanno descritto il progetto E1 come una  "pericolosa escalation" che favorirebbe l'espansione degli insediamenti e  l'annessione, minerebbe la continuità territoriale dei territori  palestinesi occupati e minaccerebbe la fattibilità di uno Stato  palestinese indipendente basato sui confini del 1967 con Gerusalemme Est  come capitale. La dichiarazione condanna anche le violenze perpetrate  dai coloni israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà,  sostenendo che tali atti siano stati compiuti con il sostegno delle  autorità israeliane e che tali azioni violano il diritto internazionale e  le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite. I ministri hanno  affermato che il piano E1 mette in discussione gli sforzi internazionali  in corso per raggiungere la pace, citando l'iniziativa di pace globale  del presidente statunitense Donald Trump, che include il rifiuto  dell'annessione e degli sfollamenti forzati, i meccanismi di attuazione  previsti dal piano e l'impegno dichiarato di Trump a non consentire  l'annessione della Cisgiordania. Riaffermando il sostegno alla soluzione  dei due Stati, i ministri hanno dichiarato che essa rimane l'unica via  percorribile verso una pace giusta, globale e duratura, in conformità  con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni  Unite.

Iran, Araghchi sfida Trump: "Nuove sanzioni Usa sono destinate a fallire"

"Abbiamo già visto questo film. Stessa storia, bulli diversi". Il  ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, torna a sfidare la  strategia americana di pressione su Teheran, sostenendo che anche le  nuove misure economiche annunciate dagli Stati Uniti sono destinate a  fallire.  In un post su X,  Araghchi ha ripercorso le diverse campagne di pressione contro l'Iran  degli ultimi anni, ricordando le "sanzioni più paralizzanti della  storia" annunciate 14 anni fa dall'allora presidente Barack Obama, la  politica di "massima pressione" di otto anni fa e l'ultimatum per la  "resa incondizionata" di cinque anni fa. Tutte campagne "fallite", ha  scritto il ministro, prima di aggiungere che anche oggi, di fronte a  quella che è stata definita da Donald Trump "la più devastante  operazione economica di sempre" contro la Repubblica islamica, l'esito  sarà lo stesso: "E' destinata a fallire".

Mattarella: "Ponti contro guerre scellerate". E cita Leone XIV

Gettare ponti, spezzare la solitudine in un tempo segnato da egoismo e guerre scellerate. A distanza di poche ore, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rinnova il suo appello alla pace e alla solidarieta' tra i popoli. E, contemporaneamente, torna a condannare la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. Lo fa in due diversi interventi: prima, con il messaggio al Quotidiano di Puglia in occasione dell'apertura dei Giochi del Mediterraneo, alla quale il Capo dello Stato presenziera' questa sera, a Taranto. Poi con il messaggio al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. In questo, il Presidente della Repubblica definisce quello che viviamo "un tempo in cui si combattono guerre scellerate" e nel quale "crescono diseguaglianze mentre ristrettissime oligarchie accumulano poteri superiori a quelli di molti Stati sovrani". Un passaggio, quello sulle oligarchie, che sembra riprendere i contenuti offerti da Papa Leone XIV all'udienza concessa all'International Catholic Legislators Network. Il Pontefice avverte, infatti, che l'innovazione non puo' essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato o agli interessi geopolitici, ma richiede istituzioni democratiche forti, organismi indipendenti di vigilanza e una legislazione capace di proteggere i cittadini dall'abuso delle tecnologie emergenti. Temi su cui l'attenzione del Presidente della Repubblica e' sempre molto alta. "E' dall'umanita' delle donne e degli uomini che si possono trarre le energie per rifiutare l'omologazione, la passivita', l'odio, l'avversione al diverso, allo straniero, per educare alla pace", sottolinea il Presidente Mattarella nel messaggio al Meeting. Non sembra nemmeno un caso che in entrambi gli interventi, il Presidente abbia citato esplicitamente il Santo Padre. In quello al Meeting, sottolineando come "legare l'io al tu, al noi, spezza le solitudini e imprime direzioni ai percorsi umani. E' il contrario del falso realismo che conduce all'inerzia, alla sfiducia, alla rassegnazione, quando invece il destino delle comunita' e' quello di farsi protagoniste del proprio futuro. Lo ha richiamato il Pontefice Leone XIV nella sua 'Magnifica humanitas'. Un'umanita' non chiusa dentro illusori muri e condannata all'egoismo, bensi' aperta e sensibile alle ingiustizie e ai drammi di chi soffre, pronta a costruire ponti nuovi". Un'immagine utilizzata dal Santo Padre anche nel telegramma inviato a Taranto e nel quale sottolinea che i Giochi del Mediterraneo sono un'opportunita' per "costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l'accoglienza, la solidarieta' e la pace". Da ultimo, l'esigenza di gettare ponti tra popoli e culture torna nell'intervento offerto dal Capo dello Stato alla vigilia dell'apertura dei Giochi del Mediterraneo. E' proprio il Mare Nostrum, dice Mattarella, a dover tornare a essere un ponte fra Oriente e Occidente, fra Nord e Sud del Mondo: "Il Mediterraneo e' oggi attraversato da conflitti, violenze, crisi migratorie. L'impegno va rivolto all'obiettivo di farlo tornare a essere fonte di civilta', luogo del dialogo e del confronto, ambito di cooperazione internazionale e di solidarieta' tra i popoli". E la chiosa e', ancora una volta, un richiamo alle parole del Ponteficie: "I Giochi del Mediterraneo possono diventare, come si e' augurato di recente Papa Leone XIV, profezia di pace e fratellanza".

Siria, ministro esteri: "Valutiamo adesione a Patto Mecca, Turchia partner fondamentale"

"Stiamo valutando" l'adesione al Patto della Mecca che attualmente  riunisce l'Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan. "Non abbiamo ancora  deciso se aderire o meno": la Siria "prenderà una decisione in una fase  successiva". Ad affermarlo è il ministro degli Esteri siriano Asaad  Hassan Al-Shaibani che ha definito la Turchia un "partner fondamentale"  nella ricostruzione della Siria durante la sua visita ufficiale in  Pakistan. Al-Shaibani,  riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu, ha elogiato il ruolo del  Pakistan nel processo di dialogo tra Stati Uniti e Iran, ma ha affermato  che Islamabad non si è ancora offerta di mediare tra Siria e Iran.  Intanto Damasco, ha annunciato, rafforzerà la propria rappresentanza  diplomatica in Pakistan. Definendo la sua visita in Pakistan "un  successo", Al-Shaibani ha dichiarato che i due Paesi hanno concordato di  ristabilire una commissione ministeriale congiunta, di mantenere i voli  diretti e di istituire un consiglio d’affari. Parlando  di Israele, Al-Shaibani ha affermato che è ancora "troppo presto" per  discutere di un eventuale accordo strategico, sottolineando che la  priorità assoluta della Siria è la fine degli attacchi israeliani. "La  Siria è uno Stato sovrano", ha osservato Al-Shaibani sottolineando che  Israele non dovrebbe dettare a Damasco quali debbano essere le sue  alleanze o partnership. La nuova politica estera della Siria, ha  aggiunto, sarà incentrata sulla ricostruzione, sulla cooperazione  economica e sul rafforzamento dei rapporti con i partner regionali e  internazionali.

Netanyahu: "Erdogan dittatore antisemita, non ci faremo intimidire"

''Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà  rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un  numero record di giornalisti e oppositori politici. Ora sta cercando di  estendere in Siria la sua aggressione contro Israele. Israele non lo  tollererà. Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i  soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà  successo''. Lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in  una nota dopo che oggi il ministro della giustizia turco ha annunciato  un mandato di cattura nei suoi confronti.

Siria, ministro Esteri: "Valutiamo adesione a Patto Mecca"

La Siria sta valutando se aderire all'Accordo congiunto di difesa della Mecca, sottoscritto il 7 agosto da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, ma non ha ancora preso una decisione. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani. Parlando ai media locali durante una visita ufficiale in Pakistan, Shaibani ha spiegato che il governo di Damasco decidera' "sta studiando l'ingresso nell'accordo" e prendera' una decisione "al momento opportuno". Il ministro ha inoltre definito la Turchia un "partner chiave" per la ricostruzione della Siria, sottolineando i legami storici tra i due Paesi e la loro frontiera comune, lunga oltre 1.000 chilometri.

Netanyahu: "Erdogan è un "dittatore antisemita""

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, "un dittatore antisemita" dopo che il ministero della Giustizia di Ankara ha emesso un mandato di arresto nei confronti del capo del governo di Tel Aviv. "Erdogan e' un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, da' ospitalita' a terroristi di Hamas, occupa meta' di Cipro e imprigiona numeri record di giornalisti e politici che lo contrastano. Ora cerca di estendere la sua aggressione contro Israele in Siria", si legge in una dichiarazione del gabinetto di Netanyahu. "Israele non lo tollerera'. Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non portera' da nessuna parte", si legge ancora.

Iran, Centcom: "Da maggio oltre 660 mln di barili petrolio transitati attraverso Stretto Hormuz"

L’esercito statunitense ha aiutato le petroliere a trasportare oltre 660  milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz  dall’inizio di maggio. Lo ha riferito il Comando centrale delle forze  armate statunitensi (Centcom) alla Cnbc. Nello stesso periodo, spiega il  portavoce del Centcom e capitano della Marina statunitense Tim Hawkins,  gli Usa hanno assistito circa 1.300 navi commerciali nel transito  attraverso Hormuz. "Diverse rotte rimangono libere e aperte al traffico  commerciale", ha affermato Hawkins. Questo,  osserva Cnbc lascia pensare che almeno 160 milioni di barili, ossia  oltre 7 milioni di barili al giorno, siano transitati attraverso lo  Stretto di Hormuz nelle ultime tre settimane, sulla base delle  precedenti dichiarazioni dell’esercito. Il 29 luglio, il Centcom aveva  dichiarato che le forze statunitensi avevano assistito il passaggio di  500 milioni di barili attraverso Hormuz dall’inizio di maggio. I volumi  restano comunque molto inferiori alle esportazioni precedenti alla  guerra, quando attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili  al giorno di greggio e prodotti petroliferi. Tuttavia, i dati forniti  dall’esercito statunitense indicano che una quantità considerevole di  petrolio continua a transitare attraverso lo Stretto nonostante le  minacce e gli attacchi iraniani. Non  è chiaro quanto petrolio esca esattamente ogni giorno da Hormuz, poiché  il governo statunitense ha fornito stime differenti, generalmente  superiori a quelle elaborate dalle società indipendenti di monitoraggio  del traffico marittimo. Funzionari statunitensi hanno riferito mercoledì  ad Axios che nelle ultime settimane sarebbero usciti dallo stretto  circa 10 milioni di barili al giorno. Il segretario all’Energia Chris  Wright ha dichiarato l’11 agosto che la media su sette giorni era salita  a quasi 9 milioni di barili al giorno. La società di intelligence  marittima Windward stima invece che le esportazioni di greggio  attraverso Hormuz abbiano raggiunto una media di circa 5 milioni di  barili al giorno a luglio, rispetto ai circa 4 milioni di giugno e agli  1,6 milioni di maggio. Secondo Michelle Wiese Bockmann, analista senior  di intelligence marittima presso Windward, anche le esportazioni di  agosto dovrebbero aumentare rispetto a luglio. "La mia valutazione è che  il trend stia crescendo, e rapidamente, nonostante il fatto che l’Iran  stia esercitando un’enorme pressione sulla sicurezza marittima", ha  spiegato Bockmann. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale  (Imo), almeno 17 navi commerciali sono state attaccate nello Stretto o  nelle sue vicinanze nei mesi di luglio e agosto. Secondo Bockmann,  sempre citato da Cnbc, le petroliere che effettuano il transito  guadagnano circa 500.000 dollari al giorno.

Ufficio Netanyahu: "Da Erdogan tentativo patetico intimidire leader Israele"

"Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio  ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero  record di giornalisti e politici che gli si oppongono. Ora cerca di  allargare la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo  tollererà. Il tentativo patetico di Erdogan di intimidire i leader e i  soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà  successo". Lo scrive in un post su X l'ufficio di Benjamin Netanyahu,  dopo che la Turchia ha chiesto all'Interpol di emettere una 'red notice'  per il primo ministro israeliano nell'ambito del procedimento  giudiziario aperto a Istanbul sull'intervento contro gli attivisti della  Global Sumud Flotilla.

Turchia, Bahceli (Mhp): "Forza di pace islamica contro Israele"

Il leader del Partito Nazionalista (Mhp), Devlet Bahceli, stretto alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha proposto di trasformare un'iniziativa di difesa che coinvolge Turchia, Arabia Saudita e Pakistan in una "Forza di pace islamica", in risposta alle azioni di Israele nella regione. Bahceli ha avanzato le proposte in una dichiarazione scritta diffusa in seguito all'attacco israeliano contro l'aeroporto militare di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria. La base si trova nei pressi del confine con la Turchia. Israele ha sostenuto che una delegazione militare turca aveva recentemente visitato l'aeroporto, mentre un osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che la visita sarebbe stata legata agli sforzi per riattivare la base militare. Ankara ha negato qualsiasi presenza militare turca presso l'aeroporto e ha ribadito che continuera' a sostenere "con determinazione" la sovranita' della Siria. Bahceli ha definito i raid israeliani l'ennesimo esempio, a suo avviso, del disprezzo di Israele per il diritto internazionale. "Il nostro appello all'amministrazione israeliana, che sta intensificando sempre piu' la propria ostilita' nei confronti della Turchia, mentre perde progressivamente sostegno e legittimita' a livello internazionale, e' chiaro: Deve smettere di provocare la Turchia, di mettere alla prova la nostra pazienza, di intraprendere iniziative che potrebbero configurarsi come forme di interferenza, diretta o indiretta. Che si tratti di una manifestazione del suo storico espansionismo e del disprezzo per il diritto, oppure di un'iniziativa legata alle elezioni ormai prossime, quanto e' stato fatto costituisce un attacco inaccettabile al diritto, alla pace e alla stabilita' regionale", ha dichiarato Bahceli.

Madrid: "Ferma condanna decisione di Israele di avanzare negli insediamenti occupati"

"Condanno in maniera ferma la decisione del Governo di Israele di  avanzare negli insediamenti sul territorio occupato". Con questo  messaggio su X, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares,  ha espresso una "ferma condanna" alla decisione di Israele di pubblicare  il bando per la costruzione di oltre 1.200 nuove abitazioni nell'area  E1, territorio occupato della Cisgiordania, che "rompe la continuità  territoriale della Palestina e separa Gerusalemme Est dalla  Cisgiordania", come segnala una nota ufficiale del ministero degli  Esteri, rilanciata sul social dal capo della diplomazia spagnola. Madrid  ribadisce che "tutti gli insediamenti israeliani nei territori occupati  sono contrari al diritto internazionale, ostacolano l'attuazione della  soluzione dei due Stati e costituiscono un ostacolo alla pace". Il  governo spagnolo esorta quindi Israele a "revocare questa decisione",  che "viola il diritto internazionale", e a rispettare i propri obblighi  internazionali. Madrid invita inoltre "la comunità internazionale ad  assumersi le proprie responsabilità" per favorire l'attuazione della  soluzione dei due Stati, "l'unica che permetterà di avanzare verso una  pace giusta e duratura nella regione".

Yemen: 22 marinai a bordo delle navi dirottate nel Golfo di Aden

Ventidue marinai indiani si trovano a bordo di due navi sequestrate questa settimana da uomini armati nel Golfo di Aden, al largo dello Yemen. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri indiano, precisando che tutti risulterebbero incolumi. "Si tratta di due navi battenti bandiera straniera. Una aveva a bordo 16 cittadini indiani, mentre l'altra ne aveva sei", ha dichiarato il portavoce del ministero, Randhir Jaiswal. "Siamo in contatto con le autorita', tutti risulterebbero sani e salvi", ha aggiunto. La prima nave e' la petroliera Seamull, conosciuta anche come Sibu 1, con 16 indiani a bordo, che ieri ha lanciato una richiesta di soccorso nel Golfo di Aden. Uomini armati sono saliti a bordo e hanno costretto l'equipaggio a cambiare rotta verso la Somalia. La Seamull e' stata sanzionata dagli Stati Uniti a dicembre perche' considerata parte della "flotta fantasma" iraniana accusata di esportare petrolio di Teheran ricorrendo a pratiche di navigazione ingannevoli. Lunedi' era stato invece dirottato il Lutuf, cargo battente bandiera camerunense con sei marinai indiani a bordo. L'attacco era stato condotto da otto uomini armati partiti dalla MV Sward, nave di cui si erano impadroniti ad aprile. Dopo essere fortemente diminuita rispetto al picco del 2011, la pirateria al largo della Somalia e' tornata ad aumentare dalla meta' di aprile, in particolare nelle acque del Puntland, storicamente uno dei principali centri dell'attivita' dei pirati somali. L'India e' uno dei maggiori fornitori mondiali di personale per la marina mercantile, con oltre 320 mila marittimi in attivita' nel 2025.

Libano, Idf: "Colpito edificio nel sud, dentro sospetti"

Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver colpito un  edificio nel sud del Libano nella giornata di oggi, dopo che diversi  sospetti avevano attraversato la linea del cessate il fuoco e vi erano  entrati. Lo scrive il Times of Israel, dando conto di un comunicato  delle Idf secondo cui dei soldati hanno avvistato i sospetti mentre  attraversavano la zona cuscinetto militare nell'area del villaggio di  Baraashit ed entravano nell'edificio. Tali sospetti "costituivano una  minaccia per le truppe dell'Idf", afferma l'esercito israeliano.

Idf: "Eliminato terrorista, ha superato Linea Gialla nel sud della Striscia di Gaza"

''Le truppe israeliane operanti nel sud della Striscia di Gaza hanno  individuato un terrorista che aveva oltrepassato la 'Linea Gialla' e si  era avvicinato alle truppe rappresentando una minaccia immediata. Le  truppe hanno aperto il fuoco e neutralizzato il terrorista per eliminare  la minaccia''. Lo comunica l'Idf in una nota.

Libano, Hezbollah a Usa: "Sanzioni ingiuste, non ci scoraggeranno, fieri del rapporto con l'Iran"

Gli Stati Uniti "non scoraggeranno" la "resistenza" contro Israele. Così  gli Hezbollah libanesi dopo che ieri il Dipartimento del Tesoro Usa ha  modificato la classificazione di Hezbollah, precisando che "opera al  servizio del regime iraniano sotto il comando della Forze Quds dei  Guardiani della Rivoluzione", i Pasdaran iraniani. E ha annunciato  sanzioni contro dieci persone accusate di far parte di una rete che  trasferisce denaro a Hezbollah. "Tutte  queste sanzioni e classificazioni ingiuste non ci dissuaderanno dal  nostro attaccamento alla resistenza e dal diritto del Libano e dei  libanesi di difendere la propria terra, la sovranità e le risorse -  afferma Hezbollah in un comunicato riportato dall'agenzia libanese Nna -  Non cambieranno il fatto che la resistenza è stata, è e resterà parte  integrante della storia, del presente e del futuro del Libano". "Apprezziamo  e siamo fieri delle nostre relazioni strette e fraterne con la  Repubblica Islamica dell'Iran", aggiunge il gruppo sciita libanese, che  considera le decisioni Usa nulla di più che "un altro anello nella  catena delle politiche perseguite dalle amministrazioni americane per  colpire la resistenza, la sua comunità, il suo ambiente e coloro che la  sostengono, assediandoli e sottoponendoli a pressioni politiche,  finanziarie e militari con l'obiettivo di proteggere la sicurezza del  nemico israeliano, consolidare la sua occupazione del sud del Libano e  spianare la strada alla realizzazione dei suoi progetti e delle sue  ambizioni espansionistiche nella regione". E incalza Hezbollah, gli Usa,  "invece di costringere il nemico israeliano al ritiro dal sud del  Libano e allo stop agli attacchi", decidono di "assediare il popolo  libanese".

Idf: "Raid a Baraachit in sud Libano, nella zona di sicurezza"

L'Idf ha effettuato oggi un raid contro una struttura nell'area di  Baraachit, all'interno della 'Zona di Sicurezza' nel sud del Libano. Lo  comunica il portavoce dell'Idf in una nota, secondo cui ''i soldati  hanno identificato diversi sospetti che avevano oltrepassato la 'Zona di  Sicurezza' nell'area di Baraachit, si erano introdotti in una struttura  e rappresentavano una minaccia per i soldati. A seguito  dell'identificazione, l'Idf ha effettuato un attacco contro la  struttura''. ''L'Idf rimane impegnato a rispettare l'accordo tra Israele  e Libano'', aggiunge la nota. 

Borsa: Milano tiene con l'Europa dopo l'avvio di Wall Street, giù Mps e Mediobanca

Mercati azionari del Vecchio continente poco mossi dopo l'avvio in  leggero rialzo di Wall Street e i principali dati macroeconomici Usa di  giornata, tra i quali gli indici dei direttori degli acquisti di agosto.  La Borsa migliore è quella di Madrid che sale dello 0,8%, con  Francoforte in aumento dello 0,3%, mentre Londra, Parigi e Amsterdam  crescono dello 0,2%. Più cauta Milano (indice Ftse Mib +0,1%), frenata  da Mps che cede l'1,7% e Mediobanca l'1,4%. Bene Stellantis che sale del  3,3%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni resta stabile sugli  81 punti base, con l'euro solido in rialzo dello 0,1% attorno a quota  1,17 contro il dollaro. Sempre bene il Bitcoin che rimbalza del 7% oltre  i 77mila dollari, guadagnandone circa 10mila da mercoledì. Nel settore  energia petrolio in tenuta sugli 87 dollari al barile, mentre il gas è  in rialzo dell'1,5% a 66,2 euro al Megawattora.

Msf: "Arrestata in Cisgiordania la dottoressa Dima Mohammed Amin"

"Siamo profondamente turbati dalla notizia dell'arresto della dottoressa  Dima Mohammed Amin, specialista in ostetricia e ginecologia, prelevata  dalla sua casa in Cisgiordania. La dottoressa Dima è l'ultima vittima  della campagna di detenzione del personale medico palestinese". Così su X  Medici senza frontiere.

Gb, Canada e Australia: "Vergogna no indagine World Kitchen"

Regno Unito, Canada e Australia hanno definito "vergognosa" la decisione di Israele di chiudere senza avviare un'indagine penale il caso dell'attacco israeliano che nell'aprile 2024 uccise sette operatori umanitari di World Central Kitchen (Wck) nella Striscia di Gaza. "Da oltre due anni esortiamo Israele a esaminare questo caso con rapidita' e rigore e a chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni. L'annuncio delle Idf del 19 agosto 2026 secondo cui non sara' aperta alcuna indagine penale su questo attacco, senza alcuna spiegazione, e' vergognoso", hanno dichiarato i tre Paesi in un comunicato congiunto. "Le vittime di questo incidente e le loro famiglie hanno diritto alla giustizia e a che i responsabili rispondano delle loro azioni. Continueremo a chiedere risposte a loro nome", hanno aggiunto Londra, Ottawa e Canberra. I sette dipendenti della Wck, tre britannici, un cittadino con doppia nazionalita' americana e canadese, un polacco, un australiano e un palestinese, furono uccisi dopo aver supervisionato lo scarico parziale di una nave proveniente da Cipro con 300 tonnellate di aiuti alimentari. L'esercito israeliano ha riconosciuto una serie di errori a diversi livelli, ma mercoledi' un'indagine preliminare ha concluso che "non esisteva alcun ragionevole sospetto di condotta criminale". World Central Kitchen ha definito la decisione "incompatibile con la realta'" e "profondamente offensiva", chiedendo un'inchiesta affidata a una commissione indipendente e sostenendo che l'esercito israeliano non possa "indagare in modo credibile sulla propria condotta". L'Australia aveva gia' espresso ieri la propria "indignazione" per la decisione e convocato l'ambasciatore israeliano nel Paese.

Iran, Cina: "Sanzioni Usa senza fondamento; riprenda dialogo"

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito l'appello al dialogo tra Stati Uniti e Iran e riferendosi alle minacce di sanzioni da parte di Washington ha aggiunto che Pechino "si oppone alle sanzioni unilaterali prive di fondamento nel diritto internazionale e nel mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". "L'uso della forza militare e le tattiche di pressione non faranno altro che portare a un'escalation che non giovera' a nessuno. Esortiamo le parti ad agire responsabilmente e a risolvere le controversie attraverso il dialogo e il negoziato", ha aggiunto il portavoce di Pechino in un post sui social.

Il petrolio in calo a New York a 86,66 dollari

Il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,20% a 86,66 dollari al barile.

Ankara: "Governo Netanyahu non è intoccabile né impunibile"

"Non accettiamo in alcun modo l'idea che il governo Netanyahu, che porta  avanti una politica di genocidio a Gaza, sia intoccabile e impunibile.  Non consentiremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati, né  che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità. Utilizzeremo  con determinazione tutte le possibilità offerte dal diritto nazionale e  internazionale". Lo dichiara su X il ministro della Giustizia turco  Akin Gurlek, in merito al mandato di arresto internazionale spiccato nei  confronti del premier e di un altro cittadino israeliano nell'ambito  delle indagini sulla Flotilla per Gaza. "Sotto la guida del nostro  presidente Erdogan, continueremo a essere fermi e saldi al fianco del  popolo palestinese, degli oppressi e della coscienza dell'umanità.  Assumeremo con determinazione tutti i passi necessari affinché coloro  che commettono crimini contro l'umanità siano chiamati a rendere conto  davanti alla legge", conclude.

Flotilla: "Mandato di arresto turco per Netanyahu rompe l'impunità"

"Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca  l'illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la  Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un'impunità che dura  da troppo tempo". A dirlo Maria Elena Delia, portavoce italiana della  Global Sumud Flotilla, in merito al mandato di arresto per il premier  israeliano Benyamin Netanyahu emesso dalla Turchia. "Quello che abbiamo  subito - attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali,  sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze - è grave e deve avere  conseguenze sul piano della giustizia internazionale", ha aggiunto  Delia. Per Maria Elena Delia "è fondamentale ricordare che la vicenda della  Flotilla non può essere separata dal contesto in cui è avvenuta: ciò che  è stato fatto contro di noi - sottolinea - si aggiunge ad anni di  sistematiche violazioni dei diritti del popolo palestinese,  dell'occupazione e del blocco illegale imposto a Gaza. La nostra  missione nasce precisamente per denunciare questa impunità". "Per questo  - conclude - ogni passo verso l'accertamento delle responsabilità è  importante, purché al centro rimangano Gaza e i diritti del popolo  palestinese".

Turchia emette mandato d'arresto per Netanyahu per la Flotilla

La  Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale per Netanyahu e  per un altro cittadino israeliano, Afek Moskovitch, ha annunciato il  ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, nell'ambito di un'indagine  sull'intercettazione della Sumud Flotilla e sulla detenzione degli  attivisti da parte delle forze israeliane lo scorso maggio. "Nell'ambito  del procedimento legale relativo all'attacco in acque internazionali  contro gli attivisti della Flotilla e in conformità con i mandati di  arresto emessi il 14 luglio 2026 contro Benyamin Netanyahu e Afek  Moskovitch per 'genocidio', il ministero della Giustizia ha chiesto al  ministero dell'Interno di emettere una 'red notice' per il loro arresto  internazionale", ha dichiarato il ministro turco. In Turchia Netanyahu e  Moskovitch sono perseguiti per "crimini contro l'umanità, genocidio,  privazione aggravata della libertà, aggressione e percosse, tortura,  distruzione di proprietà, saccheggio aggravato e dirottamento di mezzi  di trasporto", ha specificato il ministero. A maggio circa 430 membri  dell'equipaggio delle cinquanta imbarcazioni intercettate dall'esercito  israeliano nel Mediterraneo, a ovest di Cipro, furono portati con la  forza in Israele e poi detenuti nel carcere di Ktziot, prima di essere  deportati. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar  Ben-Gvir, suscitò l'indignazione internazionale dopo aver diffuso un  video in cui si mostrava tra gli attivisti fermati costretti in  ginocchio e con le mani legate. 

Flotilla: Turchia emette mandato arresto per Netanyahu

La Turchia ha chiesto l'emissione di un codice rosso da parte dell'Interpol per garantire l'arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di un altro cittadino israeliano, Afek Moskovitch, nell'ambito del procedimento relativo il genocidio a Gaza e l'attacco contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla avvenuto in acque internazionali. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek. Il ministro ha precisato che il procedimento giudiziario sull'accaduto, che coinvolge attivisti impegnati nel tentativo di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, e' tuttora in corso davanti all'11 Corte penale di grado elevato di Istanbul. Il procedimento, registrato con il numero di fascicolo 2026/108, coinvolge 35 imputati, tra cui Netanyahu e Moskovitch. Gurlek ha poi ricordato che gia' lo scorso 14 luglio sono stati emessi mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Moskovitch con l'accusa di genocidio. A seguito dei due provvedimenti, il ministero della Giustizia ha chiesto al ministero dell'Interno di avviare la procedura per la richiesta di codice rosso Interpol, affinche' i due potessero essere ricercati a livello internazionale. La relativa documentazione e' stata inoltre trasmessa al ministero degli Esteri. Le accuse comprendono crimini contro l'umanita', genocidio, privazione aggravata della liberta' personale, lesioni intenzionali, tortura, danneggiamento di proprieta', rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto. Gurlek ha affermato che la Turchia respinge quella che ha definito la convinzione secondo cui il governo Netanyahu sarebbe immune da qualsiasi forma di responsabilita' per le proprie politiche nella Striscia di Gaza. "Non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati ne' che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunita'", ha dichiarato. Il ministro ha aggiunto che la Turchia continuera' a ricorrere ai meccanismi giuridici nazionali e internazionali e, ribadito che il presidente Recep Tayyip Erdogan continuera' a schierarsi al fianco del popolo palestinese e di quanti subiscono forme di oppressione. "Adotteremo con determinazione tutte le misure necessarie affinche' coloro che commettono crimini contro l'umanita' siano chiamati a risponderne davanti alla legge", ha concluso Gurlek.

Cisgiordania, due palestinesi uccisi: uno da Idf e uno da colono

Due palestinesi sono stati uccisi oggi nella Cisgiordania occupata: un uomo di 58 anni e' stato colpito dall'esercito israeliano a Jenin, mentre un ragazzo di 17 anni e' stato ucciso da un colono nella zona di Sa'ir, a nord di Hebron. Secondo il ministero palestinese della Salute, Fathi Ziadan Khazem, 58 anni, e' morto per le ferite riportate dopo essere stato colpito dalle forze israeliane a Jenin. L'esercito israeliano ha affermato che durante un'operazione "un terrorista armato di coltello che aveva tentato di accoltellare un soldato e' stato neutralizzato". Un testimone ha riferito all'Afp che i militari erano entrati nell'abitazione e avevano ordinato a Khazem di alzare le mani. L'uomo avrebbe poi attaccato i soldati con un coltello e sarebbe stato colpito piu' volte davanti al figlio di dieci anni. Khazem, ex ufficiale delle forze di sicurezza palestinesi, era ricercato da Israele dopo l'attacco compiuto a Tel Aviv nel 2022 dal figlio Raad Khazem, nel quale furono uccisi tre israeliani e feriti altri sei. Nel secondo episodio, un diciassettenne palestinese e' stato ucciso da un colpo sparato da un colono a Sa'ir. L'esercito israeliano ha riferito che nella zona erano scoppiati scontri dopo lanci di pietre contro civili israeliani e che un "responsabile della sicurezza", residente in una colonia, aveva aperto il fuoco contro i palestinesi ferendone diversi.

Idf: "Indagine su sparatoria Sa'ir, civili israeliani nell'area senza autorizzazione"

''Nella mattinata di oggi, i soldati dell'Idf sono intervenuti nella  zona di Sa'ir in seguito alla segnalazione di palestinesi che lanciavano  pietre contro un gruppo di civili israeliani presenti nell'area senza  autorizzazione preventiva. A seguito del lancio di pietre, alcuni civili  israeliani sono rimasti feriti. Un addetto alla sicurezza ha aperto il  fuoco, provocando vittime palestinesi''. Lo comunica il portavoce  dell'Idf in una nota in merito a quanto accaduto questa mattina nei  pressi della cittadina palestinese Sa'ir, a nord di Hebron, nel sud  della Cisgiordania. Gli spari dell'uomo hanno provocato la morte di un  ragazzo di 17 anni e il ferimento grave di un uomo di 70 anni. L'addetto  alla sicurezza a cui fa riferimento la nota è il capo della sicurezza  dell'insediamento adiacente Metzad, che è stato chiamato dai coloni che  si aggiravano senza autorizzazione nell'area di Sa'ir, dove l'ingresso  agli israeliani è vietato, provocando la reazione palestinese. Secondo  la nota, ''i soldati sono intervenuti per disperdere gli aggressori e  allontanare i civili israeliani dalla zona. Agenti della polizia  distrettuale si trovano ora sul posto insieme ai soldati per raccogliere  prove e testimonianze nell'ambito dell'indagine avviata'' L'Idf inoltre  conferma i report di un incendio appiccato a un edificio in costruzione  incendiato, senza attribuirne però la responsabilità, segnalando che i  vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere le fiamme. ''L'Idf  precisa che la presenza di civili israeliani nell'area senza previa  coordinazione e autorizzazione mette in pericolo la loro incolumità e  distoglie l'attenzione dei soldati dalle attività di difesa e  antiterrorismo'', aggiunge la nota.

Turchia emette mandato d'arresto per Netanyahu per la Flotilla

La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti  del premier israeliano Benyamin Netanyahu per il caso della Flotilla per  Gaza. Lo annuncia il governo di Ankara.

Iran: "Meglio porre fine alla guerra oggi da una posizione di forza"

"È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l'America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo". Lo ha dichiarato, secondo l'agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alla 31ª Assemblea Generale dell'Associazione Islamica della Società Medica Iraniana. 

Morto giovane palestinese in Cisgiordania, colpito dai coloni

Karim Shalaldeh, 17 anni, è morto a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito da spari di coloni nella zona del villaggio di Sa’ir, a nord di Hebron. Lo riferisce il ministero della Salute dell’Autorità Palestinese. Anche un altro palestinese è stato ferito.

Hilltop News, un organo di informazione affiliato al movimento dei coloni, aveva riferito in precedenza che alcuni escursionisti ultraortodossi erano arrivati nella zona e sarebbero stati bersagliati con pietre dagli abitanti di Sa’ir. Secondo la testata, le forze di sicurezza israeliane sono giunte sul posto e hanno aperto il fuoco contro una delle persone che stavano lanciando pietre. L’Idf ha dichiarato che l’incidente è attualmente oggetto di accertamenti.

Cisgiordania, due palestinesi feriti da colpi d'arma da fuoco vicino a Hebron

Due palestinesi sono rimasti feriti da spari nella zona di Sa'ir, a nord di Hebron. Uno di loro avrebbe 70 anni. Lo riferisce il Times of Israel, citando media palestinesi. Sull'episodio circolano ricostruzioni divergenti. Secondo Hilltop News, testata legata al movimento dei coloni, alcuni escursionisti ultraortodossi giunti nell'area sarebbero stati presi di mira con il lancio di pietre da parte di residenti di Sa'ir. Sempre secondo la stessa fonte, le forze di sicurezza israeliane arrivate sul posto avrebbero aperto il fuoco contro una delle persone che stavano scagliando le pietre. L'esercito israeliano ha fatto sapere che l'accaduto è oggetto di verifiche.

Idf: ucciso a Nuseirat comandante di Hamas coinvolto nei sequestri

L'esercito israeliano ha reso noto di aver colpito mercoledì un obiettivo nell'area di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. Nel raid, secondo quanto riferito dal portavoce dell'Idf, è stato ucciso Sabahi Sami Mahmoud Shahata, indicato come comandante di plotone dell'ala militare di Hamas. Israele sostiene che l'uomo si fosse infiltrato in territorio israeliano durante l'attacco del 7 ottobre, prendendo parte al rapimento di numerosi ostaggi, e che stesse ancora pianificando azioni contro le forze israeliane.

M.O., soldato aggredito con un coltello: l'Idf uccide un uomo a Jenin

L'esercito israeliano ha ucciso a colpi d'arma da fuoco un uomo a Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata, definendolo un "terrorista". Secondo la ricostruzione dell'Idf, diffusa sul proprio canale Telegram, nel corso di un'operazione nell'area l'uomo, armato di coltello, avrebbe tentato di accoltellare un soldato: "I soldati hanno risposto sparando al terrorista e uccidendolo". Le forze israeliane hanno riferito che nessun militare è rimasto ferito.

Sull'episodio l'agenzia palestinese Wafa fornisce una diversa lettura, parlando di un'"incursione" delle truppe israeliane. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che nel corso dell'azione un quattordicenne è stato colpito e ferito, riportando "ferite da arma da fuoco al petto", e trasportato in ospedale.

Trump: "Abbiamo spazzato via l'Iran, presto pieno controllo su Hormuz"

"Abbiamo spazzato via l'Iran". Sono le parole di Donald Trump nel corso di un'intervista telefonica concessa a Michael Cohen, un tempo suo avvocato e poi tra i principali accusatori nel procedimento sui rapporti tra il tycoon e la pornostar Stormy Daniels. Secondo il presidente statunitense, Teheran "dispone di alcuni missili e droni ma ha una capacità produttiva limitata". Trump ha inoltre sostenuto che gli Stati Uniti "controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz" e che a breve ne avranno "il pieno controllo".

Cisgiordania, esercito israeliano uccide un palestinese vicino a Jenin

Un palestinese è stato ucciso dalle forze armate israeliane in Cisgiordania nel corso di quello che l'esercito ha descritto come un tentativo di attacco. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, i militari israeliani hanno aperto il fuoco nelle prime ore di venerdì nei pressi di Jenin, nel nord del territorio occupato. L'uomo, stando alla ricostruzione dell'esercito, avrebbe cercato di accoltellare i soldati impegnati in un'operazione militare.

Mezzaluna Rossa: "Esercito israeliano blocca i soccorsi ai palestinesi feriti dai coloni"

Le ambulanze non riescono a raggiungere i palestinesi rimasti feriti negli assalti dei coloni nella Cisgiordania occupata, a causa dell'ostruzione delle forze israeliane. Lo riferisce Al Jazeera. Secondo quanto riportato dall'emittente, l'episodio si è verificato a Khirbet Deir Shams, località a sud di Hebron, dove tre palestinesi sono rimasti feriti dopo che alcuni coloni israeliani avevano preso di mira le loro abitazioni.

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