Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, Trump: abbiamo controllo di Hormuz. Teheran: chiuso fino ok a nostre richieste

©Getty

L'Iran "non diventerà il bullo del Medio Oriente", ha detto il presidente Usa parlando con i giornalisti. Su Truth Social ha poi ribadito: "Abbiamo il controllo dello Stretto di Hormuz e lo manterremo. Il nostro blocco navale viene definito da tutti un 'Muro D'acciaio' e l'Iran non può farci nulla". L'Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico ha replicato su X che "Hormuz non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le sue richieste"

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"Non mi fido dell'Iran e siamo noi a controllare lo Stretto di Hormuz, non loro". Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parlando con i giornalisti al suo ritorno a Washington dall'Ohio. Teheran "non diventerà il bullo del Medio Oriente", ha aggiunto il capo della Casa Bianca. Su Truth Social, il presidente Usa ha ribadito: "Gli Stati Uniti hanno il controllo totale dello Stretto di Hormuz. Credo che lo manterremo! Il nostro blocco navale viene definito da tutti  un 'Muro D'acciaio' e l'Iran non può farci nulla". L'Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico ha replicato su X che "lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finchè non saranno soddisfatte le sue richieste". Sul volo dalla Turchia cambiato per ragioni di sicurezza il mese scorso, Trump ha dichiarato parlando con i giornalisti: "Faccio semplicemente quello che mi dicono i Servizi Segreti". Il Nyt: "Secondo l'intelligence c'era il rischio di un attacco con un missile terra-aria contro l'aereo presidenziale". 

Spiragli per un'intesa si intravedrebbero però secondo alcuni mediatori. Gli Stati Uniti e l'Iran sarebbero vicini a "una sorta di accordo" ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, in un'intervista a Bloomberg. I media israeliani riferiscono però, citando un funzionario iraniano, che "non ci sono discussioni con gli Stati Uniti riguardo a una proroga" del periodo di cessate il fuoco di 60 giorni previsto dal memorandum d'intesa.

Intanto, l'Italia, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e una trentina di Paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta per esprimere la loro "ferma condanna per la prosecuzione delle esecuzioni dei manifestanti e il ricorso alla pena di morte da parte della Repubblica Islamica dell'Iran".

Israele ha effettuato mercoledì il primo attacco aereo su Gaza da oltre una settimana. La Protezione Civile palestinese riferisce di un morto e diversi feriti. Idf: "Abbiamo colpito un comandante di Hamas che stava pianificando un attacco contro le  truppe dell'esercito israeliano". 

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Una farfalla può far rimanere il mondo senza benzina

Basta un battito d'ali. La teoria del caos spiega perché oggi un uragano  sulla Gulf Coast (o un banale guasto tecnico) può mettere in ginocchio  la raffinazione mondiale: con Hormuz chiusa, Suez a rischio e gli  impianti russi bombardati, le raffinerie americane sono l'ultimo  baluardo dei carburanti globali. Viaggiano al 96% della capacità, le  riserve strategiche Usa sono ai minimi dal 1983, e da agosto comincia la  stagione degli uragani.

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Ucraina e Iran, rischia di nascere un unico grande fronte di guerra?

L'attacco attribuito a Kiev contro una nave iraniana nel Mar Caspio  potrebbe rappresentare un punto di svolta nei rapporti tra i conflitti  in Est Europa e in Medioriente. Una saldatura dei due fronti avrebbe  conseguenze militari, energetiche e politiche e il Vecchio Continente  rischierebbe di pagarne il prezzo più alto.

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Dallo stallo Usa-Iran al conflitto più ampio: 4 segnali da monitorare

I droni sull'Egitto, i raid in Giordania, il blocco di Bab al-Mandeb da  parte degli Houthi, la partecipazione saudita ai bombardamenti contro  gli alleati di Teheran in Iraq. Il quadro è sempre più complesso e la  ripresa della tregua tra Usa e Iran appare sempre più lontana.

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Nyt: "Da big Golfo mld di investimenti per aggirare Hormuz"

I colossi petroliferi del Golfo stanno spendendo miliardi per costruire canali che servono ad aggirare lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il New York Times, aggiungendo che anche se dovesse concretizzarsi un cessate il fuoco tra Usa e Iran, gli esportatori del Golfo sono consapevoli che fare affidamento esclusivamente sullo Stretto di Hormuz e' un rischio che non possono piu' correre. I paesi del Golfo, che per decenni hanno prodotto gran parte del petrolio mondiale, sono ora determinati a liberarsi dalla dipendenza da questo stretto braccio di mare, scrive il Nyt. "Stanno costruendo o ampliando oleodotti e altre infrastrutture che possano aggirarlo, e stanno aumentando notevolmente la capacita' di stoccaggio in aree come l'Asia". Gli sforzi dimostrano come la guerra stia cambiando il settore petrolifero nel Golfo Persico. Costeranno miliardi di dollari e richiederanno anni per essere completati, ma aziende e governi li considerano strumenti di copertura essenziali in una regione sempre piu' instabile. Anche se si dovesse concretizzare un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, gli esportatori del Golfo sono consapevoli che dipendere eccessivamente da un'unica rotta di transito e' un rischio che non possono piu' permettersi di correre. Inoltre, nel tempo, queste iniziative potrebbero ridurre l'influenza dell'Iran nella regione, aggiunge il Nyt.

Israele arresta in Cisgiordania un giornalista palestinese

Soldati israeliani hanno arrestato oggi in Cisgiordania un giornalista  palestinese - che aveva lavorato, tra gli altri, per l'Afp - secondo  quanto riferito dalla sua famiglia. Mohammed Awad, 38 anni, autore di  video per l'agenzia di stampa francese in Cisgiordania, è stato  arrestato nella sua abitazione vicino a Ramallah questa mattina, ha  dichiarato la moglie, Iman Shalash. I soldati israeliani "gli hanno  bendato gli occhi, lo hanno ammanettato e portato via" a bordo di un  veicolo militare, ha aggiunto la donna. L'esercito israeliano non ha  risposto nell'immediato alle ripetute richieste di commento dell'Afp in  merito alle motivazioni dell'arresto di Awad. Non è stato possibile  contattare il giornalista. La Palestinian Prisoners' Society,  un'organizzazione non governativa che tutela i detenuti palestinesi, ha  affermato che il suo arresto porta a 40 il numero di giornalisti  palestinesi attualmente detenuti da Israele, che occupa la Cisgiordania  dal 1967. Il Sindacato dei giornalisti palestinesi, che rappresenta i  professionisti dell'informazione, ha condannato l'arresto. Secondo il  sindacato, si tratta di un "tentativo in atto di mettere a tacere la  voce della stampa, ostacolare la diffusione della verità e impedire di  portare alla luce i crimini e le violazioni a cui è sottoposto il popolo  palestinese".

Tutti i dubbi sul disarmo di Hamas annunciato da Trump

Il presidente Usa ha promesso un imminente passo avanti del piano in  venti punti per la pace a Gaza. Ma i nodi da sciogliere restano ancora  molti e lo scetticismo rimane alto.

Tutti i dubbi sul disarmo di Hamas annunciato da Trump

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Iran, Teheran: "Hormuz chiuso finché non accettano nostre condizioni"

"Le affermazioni e i ripetuti post di funzionari statunitensi secondo  cui lo Stretto di Hormuz non è più bloccato non cambiano la realtà: lo  Stretto di Hormuz rimane bloccato e non verrà riaperto finché non  saranno accettate le condizioni dell'Iran". Lo ha dichiarato l'Autorità  dello Stretto del Golfo Persico in un comunicato stampa diffuso via  social, riporta la Cbs, in risposta alle affermazioni del presidente  degli Usa Donald Trump. L'Autorità  dello Stretto del Golfo Persico è l'agenzia istituita per gestire il  transito attraverso lo stretto e riscuotere un pedaggio, subito dopo  l'inizio della guerra. Il traffico nello stretto si è ridotto  drasticamente nelle ultime settimane.

Katz: "No a ritiro da Libano, Siria e Gaza in nessuna circostanza"

Israele "in nessuna circostanza" si ritirera' dai territori occupati in Libano, Siria e Gaza. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz secondo il notiziario israeliano i24 rilanciato da Al Jazeera. Durante la visita alle posizioni dell'esercito israeliano in prima linea nel Libano meridionale, Katz ha dichiarato che le IDF rimarranno a tempo indeterminato in quelle che Israele definisce "zone di sicurezza" in Libano, Siria e Gaza.

Libano, premier: "Da Israele sistematica distruzione sud Paese"

Il primo ministro libanese Nawaf Salam condanna la "distruzione sistematica" da parte di Israele nel sud del Paese, definendola una violazione del diritto internazionale. Salam afferma che "gli attacchi, le incursioni, le demolizioni e la distruzione sistematica di case", infrastrutture, edifici governativi e luoghi di culto da parte di Israele "rappresentano una grave violazione dei principi e delle norme del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario".Affermare che villaggi e citta' "siano interamente 'strutture militari' non regge ad alcuna logica e non puo' essere usato come scusa per distruggerli, sfollare i loro abitanti e impedire loro di farvi ritorno", ha detto Salam.

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha paventato la possibilità di  fare arrestare il primo ministro israeliano – sul quale pende un mandato  di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e  contro l’umanità – qualora si recasse nella Grande Mela. Il 49% egli  statunitensi si dice d’accordo.

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

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Iran a Trump: "Hormuz chiuso finche' non ok a nostre richieste"

L'Iran ha ribadito che lo Stretto di Hormuz non verra' riaperto finche' non saranno soddisfatte le sue richieste. Lo scrive l'Autorita' iraniana per lo Stretto del Golfo Persico su X dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha parlato di "controllo totale" degli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz grazie al blocco del "Muro d'Acciaio". "Le affermazioni e i ripetuti post dei funzionari statunitensi secondo cui lo Stretto di Hormuz non e' piu' bloccato non cambiano la realta': lo Stretto di Hormuz rimane bloccato e non verra' riaperto finche' non saranno accettate le condizioni dell'Iran", scrive l'Autorita' di Teheran. 

Petrolio: chiusura live calo. Greggio poco sopra 83 dollari

Chiudono in leggero calo le quotazioni del greggio, che chiude a 83,13 dollari al barile con un ribasso dello 0,08%. Il Brent archivia le contrattazioni a 88,80 dollari al barile, perdendo lo 0,12%

Katz: "Israele non si ritirerà dai territori in Libano, Siria e Gaza"

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che il  Paese "in nessuna circostanza" si ritirerà dai territori occupati in  Libano, Siria e Gaza. Lo scrive Al-Jazeera, citando la testata  israeliana i24. Durante una visita alle posizioni dell'esercito in prima  linea nel Libano meridionale, Katz ha affermato che le forze rimarranno  a tempo indeterminato in quelle che Israele definisce "zone di  sicurezza" in Libano, Siria e Gaza. Israele, ricorda Al-Jazeera, occupa  territori nel Libano meridionale, più della metà della Striscia di Gaza e  diverse posizioni strategiche in Siria, tra cui parte del Jabal  al-Sheikh, la montagna più alta del Paese.

La guerra in Iran ha fatto sprofondare di nuovo la popolarità di Trump

Tutte le principali medie dei sondaggi statunitensi rilevano un nuovo  picco di impopolarità del tycoon, con percentuali di disapprovazione mai  toccate nemmeno durante il primo mandato presidenziale. A pesare sono  soprattutto la guerra in Iran e il caro benzina. Un calo che coinvolge  anche fasce dell’elettorato che avevano rappresentato alcuni dei suoi  principali punti di forza.

La guerra in Iran ha fatto sprofondare di nuovo la popolarità di Trump

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Che conseguenze avrà il no di Netanyahu al piano di Trump per Gaza?

L'avvio della seconda fase dei piani per la Striscia è stato bruscamente  rigettato dal premier israeliano. Non un semplice rifiuto all'accordo  con Hamas, ma un messaggio diretto all'alleato americano. E sebbene  nelle ultime ore trapelino dai media potenziali spiragli di un'apertura,  tutta da definire, allo stato attuale gli obiettivi dei due leader,  influenzati dalle rispettive opionioni pubbliche interne, sembrano  inconciliabili.

Che conseguenze avrà il no di Netanyahu al piano di Trump per Gaza?

Che conseguenze avrà il no di Netanyahu al piano di Trump per Gaza?

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Ex ambasciatore tedesco su Israele: "Ragion di Stato non vale per le colonie"

La politica degli insediamenti di Israele è "un'espulsione attuata con  mezzi di violenza psicologica e reale", e non può rientrare  nell'affermazione della Germania che riconosce la sicurezza del Paese  come ragione di Stato. È quello che afferma l'ex ambasciatore tedesco in  Israele, Steffen Seibert, in un'intervista a die Zeit. Di ritorno dal  suo mandato da diplomatico, l'ex portavoce di Angela Merkel muove  critiche insolitamente aspre nei confronti del governo israeliano.  Riferendosi alla frase "la sicurezza di Israele fa parte della ragion di  Stato tedesca" pronunciata dall'ex cancelliera, Seibert precisa che  l'impegno della Germania vale per Israele entro i suoi confini  riconosciuti a livello internazionale. "Ma ciò non vale nei confronti  dei coloni nella Valle del Giordano. Secondo il diritto internazionale  si tratta di insediamenti illegali che seguono l'ideologia: 'Questa è  solo la nostra terra, Dio ce l'ha donata'. La ragion di Stato non si  riferisce a questo, non sostiene il senso di superiorità nei confronti  di un'altra popolazione", afferma Seibert. È altrettanto necessario,  aggiunge, dire ai palestinesi che il diritto del popolo israeliano di  vivere nel proprio Stato deve essere rispettato. Seibert chiede un  cambiamento nella politica tedesca nei confronti di Israele: "Dobbiamo  in ogni caso chiarire cosa intendiamo quando affermiamo, a ragione, che  siamo al fianco di Israele".

Alla Veglia per la pace in Terra Santa il "grido" della Cisgiordania

Dalla crisi economica e dall'isolamento crescente dei villaggi  palestinesi alle difficoltà quotidiane dei cristiani della Cisgiordania.  È quanto hanno raccontato alcuni testimoni nel corso della veglia di  preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa guidata  dall'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo  Zuppi a Monte Sole. A raccontare la situazione dei cristiani palestinesi  è stato Abuna Firas Abedrabbo, parroco latino di Ain Arik, villaggio  della Cisgiordania vicino a Ramallah. Il sacerdote ha descritto le  conseguenze economiche della guerra, dalla perdita dei permessi per  molti palestinesi che lavoravano in Israele alla crisi delle attività  locali, fino al sostanziale arresto del turismo e dei pellegrinaggi. La  parrocchia, ha spiegato, cerca di aiutare le famiglie sostenendo in  alcuni casi le spese per scuola e università, medicine, cure sanitarie,  affitti e bollette, ma "le necessità sono molto superiori alle risorse  disponibili". Una situazione che rende più difficile la vita quotidiana e  contribuisce all'emigrazione dei cristiani palestinesi. Anche due  giovani cristiani di Ain Arik hanno raccontato come "in Cisgiordania non  sia facile essere una persona normale. Il lavoro può diventare un  pericolo, la fede un rischio, la quotidianità un miraggio". I due hanno  raccontato la paura degli agricoltori per gli attacchi dei coloni, le  difficoltà negli spostamenti e l'incertezza ai checkpoint. "Non possiamo  lasciare solo il popolo palestinese. Ricordare ciò che tante famiglie  vivono ogni giorno significa rifiutare l'indifferenza", hanno detto.  Alla veglia è intervenuto anche Giorgio Canaruzza, della comunità  ebraica di Torino e membro del Laboratorio Ebraico Antirazzista e di Mai  Indifferenti, che ha raccontato di tensioni e scontri con i coloni e  interventi dell'esercito.

Iran, fuoriuscite petrolio da nave incagliata raggiunge coste Oman

Le fuoriuscite di petrolio da una petroliera incagliata al largo  dell’Oman, all’interno di una riserva marina naturale protetta, hanno  raggiunto le coste del Paese. Lo ha annunciato l’autorità ambientale. Le  condizioni meteorologiche stanno complicando le operazioni per  contenere la chiazza. Una recente inchiesta dell’Afp ha rivelato che la  petroliera Caroline Bezengi, sospettata di far parte della cosiddetta  "flotta fantasma" russa, si era incagliata alla fine di giugno nei  pressi dell’arcipelago di al-Hallaniyat, un patrimonio di biodiversità  nel Mar Arabico, dopo essere stata colpita da esplosioni di origine  sconosciuta. "I risultati delle analisi mostrano che l’inquinamento da  petrolio interessa alcune spiagge della regione di Ras Madrakah",  sottolinea l’autorità ambientale, citata dall’agenzia di stampa  ufficiale omanita Ona. La  chiazza potrebbe contaminare fino a 40 chilometri di costa nella zona e  tra 10 e 20 chilometri delle spiagge meridionali dell’isola di Masirah.  Le autorità hanno invitato pescatori e popolazione a prestare  attenzione. L’Organizzazione marittima internazionale (Imo) ha  dichiarato di "monitorare attentamente" la situazione, aggiungendo che  "i monsoni hanno ostacolato l’accesso alla nave e ritardato le  operazioni". Un funzionario del ministero dei Trasporti, citato  dall’Ona, ha confermato che le "difficili condizioni meteorologiche  hanno complicato le operazioni tecniche". Mascate  aveva dichiarato lunedì di essere impegnata nel contenimento della  chiazza di petrolio, che secondo le autorità si estendeva allora su  circa 390 chilometri quadrati. Nel 2025, l’Oman ha istituito una riserva  naturale intorno all’arcipelago, con l’obiettivo di proteggere i  fragili ecosistemi della regione, caratterizzata dalla presenza di una  fauna diversificata e rara. La scorsa settimana, Greenpeace e la Ong  olandese Pax avevano lanciato l’allarme su una possibile imminente  catastrofe ambientale regionale e chiesto un intervento urgente. Le  autorità omanite non hanno ancora individuato le cause della  fuoriuscita. Tuttavia, la società di sicurezza marittima Vanguard ha  dichiarato all’Afp che la petroliera aveva subito tre esplosioni di  origine sconosciuta il 6 giugno, che avevano provocato falle nello scafo  e immobilizzato la nave. Gli esperti mettono regolarmente in guardia  dal rischio di maree nere legato alla cosiddetta "flotta fantasma"  russa, composta spesso da navi obsolete che Mosca utilizza per aggirare  le sanzioni occidentali imposte dopo l’inizio della guerra in Ucraina e  continuare a esportare il proprio petrolio. In un altro incidente, una  fuoriuscita di petrolio ha raggiunto le vicine isole iraniane di Qeshm e  Hengam, nello Stretto di Hormuz, contaminando alcune spiagge e una zona  di mangrovie, hanno riferito i media iraniani. Secondo il sito di  monitoraggio marittimo TankerTrackers, "la marea nera sembra provenire  dall’attacco iraniano contro la Minoan Pioneer", avvenuto nelle acque  omanite il 3 agosto. "La marea nera è poi andata alla deriva attraverso  lo Stretto fino a raggiungere l’Iran", ha precisato TankerTrackers.

Iran, media: "Marinai Usa della Lincoln volevano suicidarsi"

Numerosi marinai americani hanno tentato di gettarsi in mare dalla portaerei nucleare Abraham Lincoln, secondo un nuovo e allarmante rapporto pubblicato da una rivista militare. Se confermato, il documento mostra un quadro totalmente diverso da quello celebrativo presentato finora dal Pentagono e dalla Casa Bianca riguardo alla guerra con l'Iran. La Marina non ha fornito un numero preciso dei militari che hanno tentato di gettarsi in mare o di farsi del male, ma ha confermato che il comando della nave sta monitorando costantemente il benessere del personale a bordo. La notizia arriva mentre la nave della classe Nimitz, con i suoi 5 mila tra marinai e Marines, e' entrata nel nono mese di missione, che inizialmente avrebbe dovuto durare sette mesi prima che l'equipaggio fosse inviato a combattere in Medio Oriente nella guerra contro l'Iran. Con il passare del tempo i disagi per i militari, secondo alcune testimonianze, sono aumentati, molti si sono ritrovati "prigionieri" delle proprie navi, con scorte ridotte di alimenti, bevande, e condizioni igieniche messe a dura prova. Il presidente Donald Trump aveva dichiarato che la guerra sarebbe durata soltanto "poche settimane", ma cinque mesi dopo diversi rapporti hanno indicato che le condizioni a bordo della nave sono peggiorate, con i familiari dei marinai che hanno denunciato le condizioni fatiscenti dei bagni e le lavanderie chiuse. Non potendolo fare i militari, sono stati i parenti a rendere pubblico il caso, che getta un'ombra sulla trasparenza nella comunicazione adottata dal Pentagono. Parlando con la rivista online Military Times, i partner dei marinai a bordo della nave hanno raccontato diversi episodi in cui militari avrebbero tentato di togliersi la vita. Annabelle Loma ha raccontato alla testata che l'ombudsman - la figura incaricata di assistere le famiglie dell'equipaggio - le aveva riferito che suo marito aveva tentato di gettarsi in mare. Ha detto di essere riuscita a parlargli solo poche volte da allora e che ora si trova sotto osservazione medica. "Ha paura", ha raccontato. "Pensa che ricevera' un congedo con disonore e che, solo perche' era completamente esausto, i suoi tredici anni di carriera siano stati rovinati cosi', da un momento all'altro. Non e' giusto, non e' corretto. Non e' questo di cui dovrebbe preoccuparsi in questo momento". La missione era cominciata a novembre e avrebbe dovuto concludersi a maggio, facendo di questo dispiegamento il piu' lungo mai effettuato da una portaerei statunitense nell'era moderna. Maria Rodriguez, un'altra parente, ha raccontato che suo marito le aveva detto di aver visto un altro marinaio mentre si preparava a gettarsi in mare. La donna ha raccontato che il marito era poi riuscito a bloccare il compagno e a portarlo in salvo. "Ha detto di non aver mai provato in vita sua un'adrenalina simile e che era felice di aver salvato quel ragazzo", ha aggiunto. La rivista Stars and Stripes ha raccontato episodi simili. Le famiglie di piu' di duecento membri della Lincoln hanno partecipato la scorsa settimana a San Diego, in California, a un incontro con il segretario ad interim della Marina Hung Cao. Durante un altro incontro fatto in remoto, le famiglie hanno parlato di problemi mentali per i marinai, di sicurezza a rischio e di personale esausto. I marinai della Lincoln, secondo i familiari, sono stati impegnati in una missione di combattimento non-stop durata cinque settimane, un ritmo che ha lasciato il segno sul morale. "Mia madre - ha raccontato Shelby Sanders - e' a bordo della Lincoln. Ormai comunica con me solo via email, e io so che quando lo fa vuol dire che e' molto giu'. Non so quando la rivedro'".

Medio Oriente, Zuppi: "Guai a chi semina morte e pronuncia parole d'odio"

"Guai a chi semina morte! Guai a chi pronuncia parole di disprezzo dell'altro, di odio, di violenza e prevaricazione, che arrivano a calpestare il diritto o lasciano impunita la violenza, de facto legittimandola". Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell'omelia pronunciata alla veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa, che ha guidato ai ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta a Casaglia, nel Parco storico regionale di Monte Sole.    La celebrazione è stata promossa dalla Chiesa di Bologna insieme alla Piccola Famiglia dell'Annunziata per chiedere la fine delle violenze in corso. Zuppi ha messo in guardia dalla "terribile logica del vortice della violenza" e anche dalla 'sordità' alla "voce del sangue", che sia di Abele o Caino. "Quando si perde la proporzione nell'uso della difesa si generano nemici", ha osservato, fino a "disprezzare gli strumenti indispensabili per costruire il futuro di pace e giustizia, come la diplomazia e il diritto". Per il presidente della Cei, "i credenti, i figli di Abramo, devono essere uniti nel condannare la violenza, qualsiasi essa sia", liberandosi "da ideologie e visioni che non hanno niente a che fare con la fede". Devono, ha aggiunto, "cercare la via dell'unità e della riconciliazione", garantendo i diritti dei due popoli. "Questa sera abbiamo ascoltato voci di tanta sofferenza - ha aggiunto -. Le ricordiamo tutte, ad iniziare da quelle disperate del 7 ottobre e tutte quelle che da quel giorno sono salite al cielo. L'unica risposta è la pace, contro tutte le violenze che tolgono all'altro il diritto a esistere".    "Non siano deluse le scintille di speranza per le legittime aspirazioni del popolo israeliano e del popolo palestinese", ha proseguito Zuppi. "Non c'è pace duratura senza giustizia, ma non c'è vera giustizia se l'altro non è riconosciuto come persona, non come strumento o ostacolo". "Uccidere, anche con le parole, è bestemmiare Dio", ha concluso il presidente della Cei, invitando a essere "operatori di pace".

Con amnistia, famiglie membri delle milizie libanesi in Israele possono tornare a casa

L'amnistia approvata dal Parlamento libanese riguarda anche le famiglie  dei membri dell'Esercito del Libano del Sud (Els) fuggiti in Israele  dopo il ritiro delle truppe israeliane dal Paese nel 2000, dopo averle  aiutate a combattere Hezbollah. Lo riferiscono i media israeliani. In  base alla legge, i cittadini libanesi senza un passato militare che si  sono rifugiati in Israele potranno beneficiare dell'amnistia, mentre i  miliziani non ne avranno diritto. Una volta entrata in vigore la legge,  spiega Haaretz, coloro che ne hanno diritto potranno tornare in Libano  senza incorrere in sanzioni penali. L'Associazione degli ex membri  dell'Els in Israele, ha criticato la decisione come riporta la tv Kan:   "La legge approvata riguarda solo le donne e i bambini che si sono  trasferiti in Israele con il ritiro dell'Idf dal Libano meridionale nel  maggio 2000 e non comprende i nostri padri, eroi che hanno combattuto  per la patria e che, qualora tornassero, verrebbero arrestati e  processati. I nostri genitori meritano una legge specifica che comprenda  le scuse ufficiali dello Stato libanese, non una legge che li equipari  ai terroristi dell'Isis e ai trafficanti di droga". Migliaia di membri  dell'Esercito del Libano del Sud e le loro famiglie hanno attraversato  il confine con Israele al momento del ritiro. Nel 2020, circa 3.000 di  loro vivevano ancora in Israele. L'esercito era una milizia libanese  fondata nel 1977 durante la guerra civile ed era sostenuta da Israele,  che le permetteva di controllare una striscia di territorio nel sud del  Libano, che gli israeliani chiamavano zona di sicurezza del Libano  meridionale. La disposizione esclude dall'amnistia i cittadini fuggiti  in Israele per reati come spionaggio, tradimento e contatto con il  nemico. "Si tratta di cittadini libanesi e il Libano non abbandona i  suoi figli", ha scritto su X la parlamentare Ghada Ayoub, che si è  battuta per la disposizione. La sua approvazione, ha affermato, "aprirà  finalmente le porte al ritorno in patria" dei cittadini "che non si sono  arruolati nell'esercito o nelle forze di sicurezza e hanno cercato  rifugio in Israele dopo la liberazione del Sud nel 2000". In  un'intervista rilasciata alla tv libanese Mtv prima del voto, Ayoub ha  affermato che la questione era stata considerata "un tabù per molti  anni, ma che ora non lo è più".

Idf: "Colpito comandante di Hamas nel nord Striscia Gaza, stava pianificando attacchi"

L’Idf ha colpito un comandante di Hamas nel nord della Striscia di  Gaza. Secondo l’esercito israeliano, il militante stava pianificando  attacchi terroristici contro le truppe israeliane impegnate nelle  operazioni nella Striscia di Gaza. Il militante, riferisce Tsahal in un  post su 'X', "è stato colpito in un attacco aereo, con l’obiettivo di  eliminare la minaccia alle truppe dell’Idf".

Libano, premier: "Attacchi e operazioni di demolizione di Israele grave violazione diritto internazionale"

"Quello che Israele sta compiendo a Mansouri, Zawtar al-Sharqiya,  Kfartabnit e in altri villaggi e località del sud del Libano, tra  attacchi, incursioni, operazioni di demolizione e la sistematica  distruzione di abitazioni, quartieri residenziali, infrastrutture,  edifici governativi e luoghi di culto, costituisce una grave violazione  dei principi e delle norme del diritto internazionale e del diritto  internazionale umanitario". Ad affermarlo in un post su 'X' è il premier  libanese, Nawaf Salam. Quanto  alla giustificazione delle operazioni di demolizione e distruzione con  il pretesto della presenza di strutture militari, sottolinea il premier  libanese, "è smentita dalla natura degli obiettivi che vengono  effettivamente colpiti sul terreno. Sostenere che interi villaggi e  località, con le loro abitazioni, i quartieri, gli edifici governativi, i  servizi pubblici, i luoghi di culto e le infrastrutture, siano nel loro  complesso 'strutture militari' è un’affermazione priva di fondamento e  non può in alcun modo costituire una giustificazione per distruggerli,  sfollare i loro abitanti e impedire loro di farvi ritorno. La sovranità  del Libano, la sicurezza della sua popolazione e il diritto degli  abitanti del sud a tornare alle proprie terre e a ricostruire i propri  villaggi non sono questioni negoziabili".

Teheran: "Oggi 77 anni da Convenzioni Ginevra e criminali Usa le violano"

"Oggi,  12 agosto, ricorre l'anniversario dell'adozione delle Convenzioni di  Ginevra nel 1949. Gli artefici di questi trattati difficilmente  avrebbero potuto immaginare che, nel 2026, 77 anni dopo l'adozione di  questi strumenti, gli Stati Uniti avrebbero ripetutamente minacciato di  attaccare le infrastrutture, i ponti e le centrali elettriche di un  altro paese, e avrebbero effettivamente commesso tali crimini". Lo  scrive su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail  Baghaei. "La comunità internazionale, gli Stati Parte delle Convenzioni  di Ginevra e la Svizzera, in quanto depositaria di questi strumenti -  aggiunge - non possono rimanere indifferenti a tali violazioni senza  precedenti, che costituiscono chiari crimini di guerra". "Il silenzio di  fronte a minacce esplicite contro obiettivi civili non è mera passività  politica, bensì l'erosione di una delle conquiste civili e giuridiche  più fondamentali dell'era postbellica. Se la minaccia di distruggere le  infrastrutture civili si normalizzasse negli affari internazionali,  nessuno Stato potrebbe più sentirsi al sicuro circa l'inviolabilità dei  propri ospedali, reti elettriche, ponti, impianti idrici. Non si tratta  solo di una minaccia contro un singolo governo; è una regressione  dell'intero ordinamento giuridico". "Per noi iraniani - conclude Baghaei  - la risposta rimane chiara: nessuna tempesta può smuovere una montagna  dal suo posto". 

Borsa, Europa frena sul finale con i timori per la guerra Usa-Iran

L'Europa frena sul finale e le Borse chiudono in rosso sulle rinnovate  preoccupazioni per il conflitto in Iran che oscurano il dato positivo  dell'inflazione negli Stati Uniti. L'indice Stoxx Europe 600 è scivolato  dello 0,2%, interrompendo una serie positiva di sette giorni, Londra ha  perso lo 0,1%, Francoforte lo 0,23%, Parigi lo 0,46% e Milano ha perso  tutti i suoi guadagni (-0,01%). Il petrolio Brent si è attestato intorno  agli 88 dollari al barile e il gas ha ripreso a salire dopo che  Washington e Teheran hanno irrigidito le proprie posizioni e i colloqui  per porre fine alla guerra rimangono in una fase di stallo. Tra i  peggiori i titoli del lusso su cui ha pesato il taglio dei target price  da parte degli analisti di Deutsche Bank, Hermès ha perso il 2,5%, LVMH  il 2,9% e a Piazza Affari Cucinelli il 2,78% e Moncler il 2,28 percento.  Si avvia a chiusura invece la stagione delle trimestrali con "utili  solidi sono necessari, ma non sufficienti a generare la prossima fase di  rialzo" commenta un analista.

Gas: chiusura in forte rialzo , +3% a 60,49 euro

Forte rialzo per il prezzo del gas naturale sul mercato di riferimento europeo, che si attesta a 60,495 euro a Megawattora. In chiusura si registra un progresso del 3,00%, pari a 1,76 euro in piu'.

Erdogan: "Israele punta a rimuovere la Palestina da agenda globale"

Recep Tayyip Erdogan accusa il governo israeliano di Benjamin Netanyahu  di cercare di "rimuovere la Palestina' dall'agenda globale. "L'obiettivo  del governo Netanyahu è di rimuovere la Palestina dall'agenda comune  dell'umanità approfittando del caos e dei nuovi conflitti nella  regione", ha detto il presidente turco in una conferenza stampa insieme  al presidente palestinese Mahmoud Abbas.  "Non  importa quello che fanno, non avranno successo. La causa palestinese  continuerà a crescere nei cuori delle persone mentre loro cercano di  distruggerla", ha aggiunto Erdogan, affermando che la Turchia combatterà  per la creazione dello stato palestinese. Riguardo all'incontro con  Abbas, Erdogan ha lodato la decisione di convocare le elezioni  legislative per il prossimo 28 novembre seguite all'inizio del prossimo  anno da quelle presidenziali. "Spero  che la decisione di svolgere le elezioni legislative e presidenziali in  Palestina dopo molto tempo porti buona fortuna e faccia avanzare il  processo di riconciliazione", ha detto.

Libano, media: "Israele demolisce edificio scolastico nel sud del paese"

Israele ha distrutto un edificio scolastico nel sud del Libano. Si  tratta dell'ultima di una serie di demolizioni che colpiscono  infrastrutture civili e che prosegue nonostante il cessate il fuoco. Lo  riferisce la 'Cnn' che cita l’esercito libanese. Secondo l’esercito  libanese, le forze israeliane hanno fatto esplodere l’edificio di  quattro piani della scuola Sheikh Naim Mahdi, nel centro di Zawtar  al-Sharqiya. La Cnn ha chiesto un commento alle Forze di difesa  israeliane (Idf), che in precedenza hanno dichiarato che le loro  operazioni sono finalizzate a contrastare i militanti di Hezbollah. Il  sindaco di Zawtar al-Sharqiya, Muhammad Ismail, ha dichiarato alla  'Cnn' che si è trattato del "colpo più duro" di una serie di  bombardamenti che si sono intensificati nell’ultimo mese, comprendendo  la distruzione di un asilo, edifici comunali e abitazioni, tra cui anche  la sua. "Ogni giorno le persone aspettano che vengano distrutte le loro  case, i loro mezzi di sostentamento e le abitazioni delle loro  famiglie. Non abbiamo speranza. Viviamo in una condizione di ansia  costante per il futuro, chiedendoci se domani avremo ancora una casa  ancora in piedi", ha dichiarato il sindaco. I  bombardamenti sono avvenuti una settimana dopo che l’agenzia di stampa  nazionale libanese Nna aveva riferito che le forze israeliane avevano  appiccato il fuoco a frutteti e terreni agricoli in diversi villaggi.  Organizzazioni locali per i diritti umani hanno definito questi incendi  parte di un fenomeno più ampio di "ecocidio". In una dichiarazione alla  'Cnn', l’Idf non ha risposto in modo diretto alle accuse di aver  appiccato deliberatamente incendi in Libano, affermando invece di essere  "consapevole del potenziale impatto ambientale delle proprie operazioni  nella regione" e aggiungendo che le operazioni vengono condotte  "adottando misure precauzionali".

Medio Oriente, Zuppi: "Non dobbiamo smettere di cercare la pace"

"La pace non dobbiamo smettere di cercarla, per far nostro quel grido di  dolore di tutti coloro che sono vittime". Lo ha detto il cardinale  Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, a margine  della veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa ai  ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta a Casaglia, nel Parco storico  regionale di Monte Sole. Lo scorso anno alla veglia per la pace, il  cardinale Zuppi ha letto i nomi di tutti i bambini morti nel conflitto a  Gaza e quest'anno, di fronte a una pace che appare ancora lontana, ha  spiegato che l'iniziativa di oggi  "è una veglia di preghiera, in  comunione con i cristiani e, attraverso il dolore, ovviamente in  comunione con tutti".    "La pace non dobbiamo smettere di cercarla - ha  aggiunto il presidente della Cei - per far nostro quel grido di dolore  di tutti coloro che sono vittime e ci deve spingere ad essere operatori  di pace e anche a spingere perché si scelga la via della pace".

Il ministro degli Esteri turco vede sia Dbeibah che Haftar in Libia

Fidan, che ieri ha incontrato a Tripoli il capo del governo di Unità nazionale Abdulhamid Dbeibah, ha sottolineato "la solidità e lo sviluppo delle relazioni tra Libia e Turchia, esemplificate dalla partecipazione di aziende turche ai progetti di ricostruzione in Libia e dal crescente volume degli scambi commerciali tra i due Paesi", riferiscono i media libici.    Ha quindi auspicato "che questa visita possa ulteriormente rafforzare le relazioni tra Turchia e Libia", ribadendo gli sforzi "per l'unificazione delle istituzioni in Libia, nonché la sua aspirazione a svolgere un ruolo significativo nel coordinamento degli sforzi internazionali e nel supporto all'iniziativa statunitense per l'unificazione delle istituzioni libiche al fine di stabilire una stabilità duratura".

Future sul gas in rialzo a 60,5 euro al megawattora

I future sul gas naturale in Europa (Ttf) guadagnano il 3% a 60,5 euro  al Megawattora mentre si affievoliscono le speranze di un accordo tra  Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz.

Erdogan: "Israele mira a eliminare la Palestina dall'agenda mondiale"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato oggi il governo  israeliano di Benyamin Netanyahu di voler "cancellare la Palestina"  dall'agenda mondiale. "L'obiettivo del governo Netanyahu è rimuovere la  Palestina dall'agenda comune dell'umanità, approfittando del caos e dei  nuovi conflitti nella regione", ha dichiarato Erdogan durante una  conferenza stampa congiunta con il suo omologo palestinese Abu mazen  (Mahmoud Abbas), aggiungendo: "Non ci riusciranno".

Erdogan: "Netanyahu genocida, inaccettabili situazione West Bank"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e' tornato ad accusare di genocidio il premier israeliano Benjamin Netanyahu e a denunciare il silenzio della comunita' internazionale dinanzi "i crimini inaccettabili" che Israele compie in Cisgiordania (West Bank) e Gerusalemme. Erdogan ha accolto nella capitale turca Ankara il presidente palestinese Mahmoud Abbas. "Il governo genocida di Netanyahu continua con le accuse proprie azioni illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme, crimini umanitari inaccettabili che avvengono sotto gli occhi del mondo che resta in silenzio. L'esistenza di uno Stato palestinese sovrano viene minata. Una situazione intollerabile e impossibile da ignorare", ha detto Erdogan.

Erdogan: "Ricostruire Gaza al più presto"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan auspica un rapido inizio della seconda fase del piano di pace a Gaza e una ricostruzione che parta "il prima possibile". "Le condizioni necessarie per avviare il processo di ricostruzione a Gaza e garantire la sicurezza devono essere create al piu' presto. Far partire la prossima fase e' una priorita' che deve essere rispettata e deve essere attivata il prima possibile", ha detto Erdogan in presenza del presidente palestinese Abu Mazen, giunto oggi in visita nella capitale turca Ankara.

Erdogan accoglie Abu Mazen: "Palestinesi avranno uno Stato"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accolto oggi nella capitale turca Ankara il presidente palestinese Mahmud Abbas e ribadito la determinazione della Turchia alla creazione di uno Stato palestinese e alla difesa dello status di Gerusalemme. "Combatteremo con fermezza per la creazione di uno Stato palestinese indipendente e geograficamente integro, con Gerusalemme Est come capitale, sulla base dei confini del 1967.l e ci opporremo con forza alle provocazioni volte a modificare lo status quo nella moschea di Al-Aqsa, la nostra prima qibla, e in altri luoghi sacri".

Turchia, Abu Mazen da Erdogan "patto Mecca porterà stabilità"

Il Presidente palestinese Mahmoud Abbas si augura che l'Accordo di difesa congiunta della Mecca, siglato lo scorso venerdi' dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dai capi di Stato di Pakistan e Arabia Saudita, porti sicurezza e stabilita' in Medio Oriente. "Questo accordo e' molto importante. Spero che possa essere un punto di partenza per garantire stabilita' e sicurezza nella regione." Abbas ha poi espresso parole di gratitudine nei confronti del leader turco: "Ringrazio il Presidente Erdoan e i nostri fratelli turchi per il sostegno alla causa del popolo palestinese."

"Hormuz resta sostanzialmente bloccato", allarme Gb per impatto su economia

L'impatto della guerra innescata dagli attacchi di Usa e Israele  all'Iran sullo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per i commerci  globali, resta in prospettiva pesante a dispetto delle ultime  dichiarazioni dell'amministrazione Usa e minaccia potenzialmente quasi  di azzerare le stime sulla crescita dell'economia britannica nel 2027.  Lo sottolinea un rapporto del Tesoro filtrato in parte sui media e  presentato in questi giorni al nuovo premier Andy Burnham, ipotizzando  un tracollo delle previsioni sul Pil dell'anno prossimo ad appena un  +0,3% annuale se la situazione in Medio Oriente resterà invariata sino  alla fine di quest'anno. Un autentico incubo per un quadro economico  come quello del Regno Unito: che nei primi mesi dell'anno ha dato  qualche segnale positivo e che nel secondo trimestre dovrebbe far  segnare ancora uno +0,4% (il dato ufficiale è atteso domani), ma che  resta lontano da un rilancio robusto della crescita. Rilancio necessario  a sostenere i piani di riforma e di progresso sociale evocati da  Burnham. Il rapporto del Tesoro, consegnato al premier succeduto a Keir  Starmer e al neocancelliere dello Scacchiere, John Healey (incaricato di  definire entro ottobre i contenuti della manovra d'autunno, la prima  finanziaria della nuova compagine laburista) illustra come scenario  peggiore quello con cui il governo e il Paese dovrebbero fare i conti  nel caso in cui lo Stretto di Hormuz "rimanesse effettivamente chiuso  nei prossimi 5 mesi". E non entrasse in vigore prima d'inizio 2027 "un  accordo di pace permanente" fra Washington e Teheran.

Idf: "Colpito comandante di Hamas nel nord di Gaza con un attacco aereo"

L'Idf rende noto di aver colpito con un attacco aereo nel nord di Gaza  un comandante di Hamas che stava pianificando un attacco contro le  truppe dell'esercito israeliano

Borsa Milano: chiude debole, male titoli lusso

La Borsa di Milano chiude debole, in linea con gli altri listini europei. Il Ftse Mib termina le contrattazioni con un -0,01% a 53.693,55 punti. L'attenzione degli investitori si e' focalizzata sulla situazione internazionale in Medio Oriente che sta spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Sul listino, brillano Prysmian +3,02%, Unipol (+1,93%), Avio +1,73%, Unipol +1,93%. Vendite su Diasorin (-3,32%), Brunello Cucinelli (-2,79%), Stellantis (-2,56%) e Moncler (-2,28%).

Borse europee: chiusura in cauto ribasso, male Parigi(-0,46%)

Chiusura all'insegna della cautela per i principali listini europei, che terminano la seduta in territorio prevalentemente negativo. La maglia nera della giornata spetta a Parigi, con il Cac 40 che cede lo 0,46%. In flessione anche Francoforte, dove il Dax registra un calo dello 0,23%, e Londra che arretra dello 0,07%. Piazza Affari archivia la seduta invariato con -0,01%.

Italia, Ue e oltre 30 Paesi condannano esecuzioni in Iran

L'Italia, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e una trentina di Paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta per esprimere la loro "ferma condanna per la prosecuzione delle esecuzioni dei manifestanti e il ricorso alla pena di morte da parte della Repubblica Islamica dell'Iran". La dichiarazione congiunta sull'esecuzione di manifestanti da parte dell'Iran e' stata firmata da Canada, Albania, Australia, Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e dall'Alto Rappresentante dell'Unione Europea. I firmatari "condannano con la massima fermezza la prosecuzione delle esecuzioni dei manifestanti e il ricorso alla pena di morte da parte della Repubblica Islamica dell'Iran. L'uso della pena capitale per mettere a tacere il dissenso, intimidire le comunita' e punire chi esercita i propri diritti umani non puo' mai essere giustificato. Il popolo iraniano deve essere libero di esercitare i propri diritti di liberta' di espressione e di riunione pacifica senza paura. Esortiamo l'Iran a interrompere immediatamente il ricorso alla pena di morte e a rilasciare tutti coloro che sono detenuti in maniera arbitraria. Esortiamo inoltre l'Iran ad ascoltare la voce del proprio popolo, che chiede un cambiamento, e ad adottare passi concreti volti a garantire il rispetto dei diritti umani".

Primo raid Israele a Gaza da una settimana, "un morto"

Israele ha effettuato oggi il suo primo attacco aereo su Gaza in oltre una settimana, secondo quanto riferito dall'esercito israeliano e dalla Protezione Civile palestinese. "Abbiamo condotto un attacco per eliminare una minaccia", ha dichiarato un portavoce dell'esercito israeliano all'AFP, senza fornire ulteriori dettagli. La Protezione Civile, che opera sotto l'autorita' di Hamas, ha riportato un morto e diversi feriti.

Capo Idf ordina arrivo di un battaglione a Qusra, dove i coloni assediano case

Il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha tenuto un'ulteriore  valutazione della situazione sui fatti di Qusra, il villaggio a sud di  Nablus dove un gruppo di coloni estremisti sta assediando da domenica le  abitazioni di famiglie palestinesi.  "Il capo di Stato Maggiore ha  ordinato di proseguire le attività volte a rafforzare l'ordine e il  controllo operativo nell'area e a impedire il protrarsi dei gravi  episodi. A tal fine, ha disposto il rafforzamento del settore con un  ulteriore battaglione di fanteria regolare", rende noto l'esercito. "Il  battaglione, attualmente impegnato in un periodo di riposo e recupero,  sarà trasferito rapidamente nel settore con l'obiettivo di rafforzare il  controllo operativo. Inoltre, saranno mantenute ulteriori forze in  riserva, pronte a essere impiegate qualora necessario", aggiunge il  comunicato.

Iran, Fassino: "Appello Ue contro esecuzioni Teheran. E Italia?"

"26 Paesi europei insieme a Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno chiesto alle autorita' iraniane di sospendere le esecuzioni di condanne a morte e di liberare i prigionieri politici. Tra i Paesi firmatari non compare l'Italia. Quale e' la ragione di una scelta cosi' grave? A chiederlo e' Piero Fassino (Pd), vicepresidente della commissione Difesa della Camera. "Il governo - insiste Fassino - dia conto di un atto cosi' incomprensibile e in ogni caso rimedi immediatamente unendosi a quanti chiedono che - conclude - in Iran cessino le impiccagioni di chi ha soltanto manifestato per la propria liberta'".

Media: "Raid dell'aeronautica israeliana a Gaza"

Secondo il sito di notizie Ynet, "l'aeronautica israeliana ha condotto  un attacco insolito per eliminare una minaccia immediata a Gaza". Una  fonte della sicurezza ha precisato che l'attacco non ha richiesto  l'approvazione del capo di stato maggiore dell'Idf.

Iran, a Teheran ministro Interni Pakistan vede nuovo capo Consiglio supremo Sicurezza nazionale

Il ministro pakistano degli Interni, Mohsin Naqvi, ha incontrato a  Teheran il nuovo numero uno del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale  dell'Iran, Mohsen Rezaei. Lo riferisce l'agenzia iraniana Tasnim,  secondo cui Naqvi ha parlato di "un livello di relazioni" tra Islamabad e  Teheran "che non esisteva in passato". Rezaei, da parte sua, ha  espresso apprezzamento per il ruolo "crescente" del Pakistan - che porta  avanti la difficile mediazione tra Iran e Usa - di fronte agli sviluppi  nella regione e ha sottolineato la "natura strategica" delle relazioni  bilaterali. Rezaei, alla guida  dei Guardiani della Rivoluzione dal 1981 al 1997, è da domenica ai  vertici del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale dell'Iran,  organo con un ruolo cruciale nella definizione della 'linea' iraniana.  Ha preso il posto di Mohammad Bagher Zolghadr, che aveva assunto  l'incarico a marzo a seguito dell'uccisione di Ali Larijani dopo l'avvio  lo scorso 28 febbraio di raid di Usa e Israele contro l'Iran.

Iran, Teheran: "Nessuna discussione con Usa su estensione cessate il fuoco"

"Non ci sono discussioni con gli Stati Uniti riguardo a una proroga" del  periodo di cessate il fuoco di 60 giorni previsto dal memorandum  d'intesa. Lo scrivono i media israeliani, citando un funzionario  iraniano che, parlando con Reuters, ha aggiunto: "Dal punto di vista  dell'Iran, non c'è una data di inizio per il cessate il fuoco, quindi  non c'è nulla da prorogare. Gli Stati Uniti hanno violato l'accordo e si  sono ritirati. Una delle questioni in discussione è il ritorno degli  Stati Uniti al memorandum d'intesa e la definizione di tempistiche per  l'attuazione degli impegni, un aspetto su cui non sono stati fatti  progressi".

Iran, Kpler: "Martedì solo 14 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz"

Solo 14 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz ieri. E' quanto  riferisce la 'Cnn' che cita la società di intelligence marittima Kpler.  Si tratta di un leggero aumento rispetto al fine settimana ma ancora  lontano dai livelli pre-bellici. Nonostante le ripetute affermazioni del  presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui gli Stati Uniti  controllano lo stretto, la maggior parte delle navi ha utilizzato la  rotta approvata dall'Iran che gli Stati Uniti hanno avvertito le navi di  non prendere. Sebbene il traffico attraverso lo stretto sia leggermente  aumentato, quei "volumi più alti non si sono tradotti in  normalizzazione", ha aggiunto Kpler. Undici delle 14 navi hanno seguito  la rotta approvata dall'Iran, e nessuna ha utilizzato la rotta  tradizionale attraverso il centro dello stretto che la maggior parte  delle navi seguiva prima della guerra, ha detto Kpler. Il traffico  marittimo rimane ben al di sotto delle circa 120 navi che navigavano  quotidianamente prima della guerra.

Petrolio, in lieve calo: Brent a 88,74 dollari

Seduta all'insegna della debolezza per le quotazioni del greggio dopo la diffusione dei dati sulle scorte. Il Brent si attesta a 88,74 dollari al barile, in calo dello 0,19%.In flessione anche il Greggio, scambiato a 82,91 dollari al barile con una perdita dello 0,35%.

Il Board of peace smentisce che ci sia un accordo per pagare i debiti di Hamas

"Le affermazioni secondo cui vi sarebbe un accordo finanziario tra il  Board of Peace e Hamas sono false. Una simile proposta non è stata  discussa, non è stata oggetto di negoziati, non è stata presa in  considerazione e non sarà presa in considerazione neppure in futuro". Lo  ha scritto in un post su X  Nickolay Mladenov, alto rappresentante del  Comitato per la Pace per Gaza, aggiungendo che negli ultimi giorni ha  iniziato a operare un meccanismo per il monitoraggio delle violazioni.  "Ogni violazione che verrà confermata sarà affrontata. Il Consiglio  della Pace è stato istituito nell'ambito del piano del presidente Trump  per Gaza e in conformità con la Risoluzione 2803 del Consiglio di  Sicurezza delle Nazioni Unite. Entrambi i documenti sono pubblici e  chiari: Hamas non avrà alcun ruolo nel governo di Gaza e non avrà alcun  accesso ai fondi". "I fondi del Board non vengono trasferiti attraverso  Hamas. Ogni contratto è sottoposto a verifiche e approvazioni, ogni  lavoro viene verificato prima del pagamento e tutti i conti sono aperti a  un controllo completo da parte dei governi donatori". Mladenov aggiunge  che la Forza internazionale di stabilizzazione è destinata a sostenere  il disarmo e la costituzione di un'amministrazione civile nella quale  Hamas non avrà alcun ruolo: "Questa è stata la nostra posizione fin  dall'inizio e non è cambiata. La roadmap costituisce il quadro per un  accordo tra il Consiglio della Pace e Hamas, mentre i colloqui con  Israele proseguono. Israele non è tenuto a fare affidamento sulla  fiducia né a compiere passi irreversibili prima che vengano adottate e  verificate misure concrete sul terreno: l'obiettivo rimane il completo  smantellamento delle armi e la garanzia che Gaza non torni mai più a  rappresentare una minaccia del tipo di quella che Israele ha subito il 7  ottobre". Nel lungo post l'alto rappresentante chiarisce che le  alternative sono che Hamas rimanga al potere e ricostruisca le proprie  capacità militari, oppure che Israele torni a controllare l'intera  popolazione di Gaza, con un costo umano, militare ed economico  estremamente pesante. "Il Consiglio della Pace propone una terza  possibilità: completo disarmo, amministrazione civile, presenza  internazionale di sicurezza sotto comando americano e meccanismi di  supervisione e verifica. Ci sono già abbastanza sfide reali in questo  sforzo; non c'è alcun bisogno di inventarne altre".

Cambi: euro chiude poco mosso sopra 1,15 dollari

L'euro chiude poco mosso sopra quota 1,15 dollari, vicino ai massimi degli ultimi due mesi, mentre gli operatori cercano di orientarsi tra gli sviluppi mutevoli in Medio Oriente e i segnali contrastanti sulle prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran, valutando al contempo il conseguente aumento dei prezzi del petrolio e il suo impatto sull'inflazione. La moneta unica passa di mano a 1,1544 dollari (+0,02%) e 183.78 yen (-0,04%). Dollaro/yen a 159,21 (-0,04%).

Trump: "Abbiamo controllo di Hormuz e lo manterremo"

"Gli Stati Uniti hanno il controllo totale sullo Stretto di Hormuz.  Credo che lo manterremo!". Lo ha detto il presidente americano Donald  Trump in un post su Truth Social. "Il nostro blocco navale viene  definito da tutti 'un muro d'acciaio' e l'Iran non può farci nulla - ha  aggiunto - Non hanno una Marina, non hanno un'Aeronautica, i soldati  rimasti non vengono pagati, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie  Islamiche è decimato e in fuga, e la loro 'leadership' è, nella migliore  delle ipotesi, incerta!".  Secondo  il presidente Usa,a Teheran rimangono solo "notizie false e  un'inflazione del 300%,  e la situazione sta peggiorando! L'Iran è tutto  chiacchiere e niente fatti, non è più il bullo del Medio Oriente".

Iran, 26 paesi condannano esecuzioni manifestanti e pena morte

Un ampio gruppo di Paesi occidentali ha condannato con fermezza le esecuzioni di manifestanti e l'uso sistematico della pena di morte da parte della Repubblica islamica dell'Iran, chiedendo la fine immediata delle esecuzioni e la liberazione di tutte le persone detenute arbitrariamente. Lo si legge in una dichiarazione congiunta diffusa oggi dal Ministero francese degli Esteri e sottoscritta da Francia, Canada, Albania, Germania, Australia, Belgio, Cipro, Danimarca, Spagna, Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Lituania, Macedonia del Nord, Montenegro, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Regno Unito, oltre che dalla Alta rappresentante dell'Ue. Secondo la dichiarazione, il ricorso alla pena capitale per silenziare dissidenti, intimidire comunita' o punire persone che esercitano diritti fondamentali "non puo' essere in alcun modo giustificato". I firmatari sottolineano che il popolo iraniano deve poter esercitare liberta' di espressione e di riunione pacifica senza timore di repressioni. Gli Stati aderenti sollecitano Teheran a interrompere immediatamente l'uso della pena di morte, a liberare i detenuti arbitrariamente e a "ascoltare la voce del suo popolo, che chiede cambiamento", adottando misure concrete per garantire il rispetto dei diritti umani.

Iran, Erdogan punta a allargare 'Patto Mecca': "Soluzioni dall'estero portano solo disastri"

"Non è circoscritta" a Turchia, Arabia Saudita e Pakistan la "visione"  dell' "Accordo della Mecca" annunciato venerdì scorso dai tre Paesi,  frutto delle "nuove circostanze imposte dagli sviluppi nella nostra  regione". Insiste su questo il leader turco, Recep Tayyip Erdogan, che  punta ad allargare l'intesa. "La nostra visione non è circoscritta ai  tre Paesi - ha detto in un'intervista al giornale Asharq Al-Awsat -  Auspichiamo cresca". Con la speranza di coinvolgere, un giorno, "tutti i  Paesi della regione". Sarebbe, per Erdogan, "il passo più importante  verso una stabilità duratura nella regione". Le  parole di Erdogan arrivano alla vigilia della missione in Egitto del  capo della diplomazia turca, Hakan Fidan, che ha già detto di auspicare  l'adesione del Cairo. Ankara, ha ribadito, "ha sempre preferito  soluzioni diplomatiche a escalation, il dialogo al conflitto e una  maggiore cooperazione nella regione alle divisioni". "Sappiamo molto  bene che le soluzioni importate dall'estero portano solo disastri - ha  incalzato - I problemi della regione dovrebbero essere risolti dagli  attori della regione stessa". E, ha insistito, "il futuro della regione  non può essere definito indipendentemente dalla volontà dei suoi Paesi".

Il ministro degli Esteri turco vede sia Dbeibah che Haftar in Libia

Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha incontrato a Tripoli il  primo ministro dell'amministrazione libica riconosciuta dalle Nazioni  Unite, Abdul Hamid Mohammed Dbeibah, e a Bengasi il comandante delle  forze armate legate al governo di Tobruk, Khalifa Haftar, che controlla  la Cirenaica. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri di Ankara,  pubblicando fotografie degli incontri, nell'ambito di una visita  ufficiale di Fidan in Libia in corso da ieri. Da tempo Ankara coltiva  relazioni non solo con il governo nell'ovest ma anche con quello  dell'est e mantiene una presenza militare in Libia mentre nel corso  della visita Fidan ha incontrato anche il capo della task force  dell'Esercito turco in Libia. Secondo fonti del ministero degli Esteri  turco, dopo la Libia il capo della diplomazia di Ankara ha in programma  da domani una visita ufficiale di due giorni in Egitto, dove oltre alle  relazioni bilaterali, discuterà con l'omologo Badr Abdelatty anche di  questioni internazionali, come il conflitto civile in Sudan, la  situazione a Gaza e la messa in pratica del piano di pace per la  Striscia, il conflitto tra Stati Uniti e Iran e la situazione dello  Stretto di Hormuz.

Board of Peace: "Nessun accordo finanziario con Hamas"

Il Board of Peace ha smentito l'esistenza di un accordo finanziario con  Hamas, dopo che l'emittente pubblica israeliana Kan aveva riferito di  un'intesa per coprire 400 milioni di dollari di debiti del movimento  verso soggetti esterni. "Le affermazioni secondo cui esisterebbe un  accordo tra il Board of Peace e Hamas sono false. Nessuna proposta del  genere è stata discussa, negoziata o presa in considerazione e non sarà  sul tavolo neppure in futuro", ha scritto in ebraico Nickolay Mladenov,  principale rappresentante dell'organismo per Gaza. "Hamas non avrà alcun  ruolo nel governo di Gaza e non avrà accesso ai fondi", ha assicurato,  precisando che "i fondi del Board of Peace non vengono trasferiti  attraverso Hamas" e che contratti, progetti e conti sono sottoposti a  verifiche e controlli. "Ci sono già più che sufficienti sfide reali in  questo sforzo. Non c'è bisogno di inventarne altre", ha aggiunto. Mladenov  ha inoltre esortato Israele ad appoggiare la roadmap per il disarmo di  Gaza, sostenendo che rappresenti la migliore alternativa a disposizione  dello Stato ebraico. "L'obiettivo resta il completo smantellamento delle  armi e garantire che Gaza non possa mai più rappresentare il tipo di  minaccia che Israele ha subito il 7 ottobre", ha affermato, spiegando  che il Board of Peace propone una "terza opzione: disarmo completo,  governo civile, una presenza internazionale di sicurezza sotto il  comando americano e meccanismi di supervisione e verifica". La Forza  internazionale di stabilizzazione, ha ribadito, dovrà "sostenere il  disarmo e l'istituzione di un governo civile nel quale Hamas non abbia  alcun ruolo. Questa è stata la nostra posizione fin dall'inizio e non è  cambiata".

Iran, domani ministro Esteri turco in Egitto, previsto anche colloquio con al-Sisi

Visita in Egitto, domani e venerdì, per il capo della diplomazia turca  Hakan Fidan. In programma, riferisce l'agenzia turca Anadolu, colloqui  con Badr Abdelatty e anche un faccia a faccia con il presidente egiziano  Abdel Fattah al-Sisi. In cima all'agenda dei colloqui con gli  interlocutori egiziani, le relazioni bilaterali, la cooperazione in vari  settori, ma soprattutto lo Stretto di Hormuz e i difficili negoziati  tra Usa e Iran. Fidan  confermerà il "sostegno al lavoro diplomatico" per "ripristinare il  cessate il fuoco" tra i due Paesi e per la riapertura dello Stretto di  Hormuz. Tra i temi, anche la situazione nella Striscia di Gaza e il  piano Gaza. Fidan, riporta la Anadolu, insisterà anche sulla necessità  di proseguire il lavoro per garantire stabilità e sicurezza in Libia. Abdelatty  era in Turchia lo scorso novembre. Fidan era stato al Cairo a giugno  per la quarta riunione dei ministri degli Esteri di Turchia, Egitto,  Arabia Saudita e Pakistan e, secondo la Anadolu, ora insisterà sulla  "determinazione a continuare il lavoro insieme". Venerdì scorso  Islamabad, Riad e Ankara hanno annunciato l' 'Accordo della Mecca'. La  Turchia punta ad allargare l'alleanza.

Ankara: "Piano omicidio Trump un falso di Israele"

 Ankara sospetta che il rapporto dell'intelligence israeliana, secondo cui l'Iran avrebbe pianificato di assassinare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante il vertice Nato di Ankara del mese scorso, fosse in realta' un espediente per compromettere i negoziati con Teheran. Lo riferisce il portale Middle East Eye. La ricostruzione di quanto accaduto risale alle ore 14 dell'8 luglio quando la stampa riporto' la notizia secondo cui le forze di sicurezza turche stavano schierando ulteriori unita' all'aeroporto di Ankara, dove era parcheggiato l'Air Force One di Trump. L'informativa, secondo cui gli iraniani avrebbero colpito con dei razzi 'Manpads', capaci di agire nel raggio di un chilometro, giunse in un contesto gia' caratterizzato da misure di sicurezza capillari. Nella capitale in occasione del vertice della Nato, svoltosi il 7 e 8 luglio, le strade erano state bloccate, i marciapiedi chiusi, ai dipendenti pubblici era stata concessa una settimana di congedo amministrativo, la citta' appariva in gran parte deserta. A far scattare l'allarme il fatto che il governo turco avesse riconvertito per l'occasione una base dell'Aeronautica militare turca, la base aerea di Etimesgut, ufficialmente denominata Ankara Airport, consentendo ai capi di Stato di raggiungere la sede del vertice in appena dieci minuti. Quest'ultimo, pero', a differenza dell'aeroporto di Esenboga, lo scalo internazionale della capitale turca, e' circondato da edifici civili, alcuni dei quali si trovano a soli 500 metri dalla pista. La vicinanza delle strutture ha spinto le autorita' turche ad adottare ulteriori precauzioni. In un primo momento, i funzionari americani spostarono la partenza di Trump dall'Ankara Airport all'aeroporto di Esenboga, dove gli edifici civili sono piu' distanti dal perimetro dello scalo. Successivamente, fecero nuovamente ricorso al vecchio Air Force One, dotato di sistemi di difesa aerea di cui il nuovo velivolo era sprovvisto. Il Secret Service prese il rapporto cosi' sul serio che, secondo quanto riferito dal Washington Post, Trump venne trasferito segretamente dopo essere salito a bordo del vecchio Air Force One. Il presidente sarebbe stato fatto salire su un veicolo per il trasporto dei pasti e trasferito su un altro aereo del governo statunitense, un C-32. Un funzionario turco ha confermato che le autorita' americane avevano richiesto permessi supplementari per l'atterraggio del C-32 nell'ambito del piano e avevano insistito per apportare modifiche all'ultimo momento, lasciando ad Ankara la sensazione che qualcosa non quadrasse. Il rapporto dell'intelligence israeliana, fanno tuttavia notare i turchi, arrivo' in un momento particolarmente delicato. Trump stava negoziando con l'Iran un accordo per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. "Naturalmente abbiamo preso il rapporto molto sul serio e abbiamo cercato di assistere i nostri interlocutori americani nel modo piu' ampio possibile", ha dichiarato a Middle East Eye una persona informata sui fatti. "Eppure, per noi era evidente che non poteva essere un rapporto attendibile". Un attacco di questo tipo avrebbe richiesto una conoscenza approfondita del territorio, oltre a case sicure, percorsi clandestini per entrare e uscire da Ankara e il trasporto di Manpads attraverso numerosi posti di blocco e controlli di sicurezza predisposti in vista del vertice. Un tentativo del genere avrebbe inoltre potuto portare la Turchia a uno scontro diretto con l'Iran, con cui Ankara e' riuscita a mantenere relazioni relativamente stabili dall'inizio della guerra. L'informativa ha fatto scattare comunque indagini da parte delle forze dell'antiterrorismo di Ankara, che gia' in passato avevano colpito cellule iraniane su suolo turco sventando operazioni di intelligence di portata comunque non paragonabile all'assassinio di un presidente Usa. I funzionari turchi non hanno trovato alcun riscontro all'informativa e ora affermano che il rapporto dell'intelligence fosse probabilmente un depistaggio orchestrato dal governo Netanyahu per presentarsi come protettore di Trump, far saltare i negoziati con l'Iran e compromettere il rapporto apparentemente stretto tra Trump e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Durante l'incontro con il presidente turco, avvenuto il giorno prima del presunto complotto per assassinarlo, Trump aveva inoltre lasciato intendere di essere disposto a revocare le sanzioni imposte alla Turchia per l'acquisto, nel 2019, del sistema missilistico russo S-400 e a vendere ad Ankara i caccia F-35. Netanyahu si oppone con forza alla vendita degli F-35 alla Turchia, sostenendo che modificherebbe gli equilibri di potere nella regione e indebolirebbe il cosiddetto "vantaggio militare qualitativo" di Israele.

Wall Street, apre in rialzo dopo inflazione in linea attese

Wall Street apre in rialzo sulla scia dei solidi risultati delle societa' operanti nel settore dell'intelligenza artificiale e del dato sull'inflazione in linea con le attese. L'indice Dow Jones guadagna lo 0,32%, il Nasdaq sale dello 0,89% e l'S&P 500 avanza dello 0,49%. I nuovi dati hanno mostrato che l'inflazione ha subito un leggero rallentamento negli Stati Uniti nel mese di luglio, attestandosi al 3,4% su base annua, in linea con le aspettative degli analisti. Questo rallentamento deriva principalmente dal calo dei prezzi dell'energia, legato alla tregua delle ostilita' in Medio Oriente tra giugno e l'inizio di luglio, prima che i prezzi del petrolio tornassero a salire a causa della ripresa del conflitto nelle ultime settimane. La stima dovrebbe rassicurare i mercati, dato che la Federal Reserve statunitense aveva deciso di adottare un approccio attendista durante la sua ultima riunione, alla fine di luglio, poiche' la maggior parte dei membri del suo comitato di politica monetaria (Fomc) riteneva che l'attuale picco di inflazione fosse transitorio. La Fed preferisce pero' basarsi sull'indice Pce per determinare la propria politica monetaria. Il suo obiettivo e' un'inflazione limitata al 2%, obiettivo mancato da oltre cinque anni. Tale target sembrava a portata di mano all'inizio del 2025. La situazione si e' poi gradualmente deteriorata, in particolare a causa dei dazi doganali introdotti dal presidente Donald Trump.

Msf: "A Gaza blocco israeliano delle forniture essenziali, migliaia di vite a rischio"

"A Gaza i limiti che le autorità israeliane continuano a imporre  sull’ingresso di olio motore e pezzi di ricambio mettono a rischio la  vita di migliaia di persone". E' l'avvertimento che arriva da Medici  Senza Frontiere (Msf), che in un comunicato sottolinea come queste  forniture siano necessarie per mantenere in funzione i generatori degli  ospedali, le ambulanze, le pompe per l’acqua e le autocisterne. "Il  blocco di questi servizi essenziali è emblematico della sistematica  distruzione, da parte di Israele, delle condizioni indispensabili alla  vita a Gaza", prosegue la nota. In  alcune strutture a Msf resta a malapena olio motore sufficiente per un  mese e alcune delle apparecchiature stanno già risentendo delle carenze.  Msf è costretta a cercare scorte sul mercato locale, a prezzi  esorbitanti. La disponibilità di olio motore è così limitata che, negli  ultimi sei mesi, il suo prezzo è aumentato di 20 volte. Alla fine di  luglio aveva superato i 1.300 dollari al litro. Non sono garantite né la  qualità né la disponibilità del prodotto. Il  5 agosto, uno dei generatori dell’ospedale da campo di Msf a Deir Al  Balah si è guastato. Le équipe, costrette a fare affidamento su un  generatore di riserva più piccolo, hanno dovuto razionare drasticamente  l’elettricità e hanno potuto tenere in funzione la sala operatoria solo  per le persone in condizioni più critiche; gli infermieri non hanno  potuto sterilizzare le apparecchiature essenziali, i servizi di  radiografia si sono fermati e le persone con ustioni hanno sofferto per  il caldo estremo senza aria condizionata.

Il petrolio è stabile a New York, a 83,27 dollari

Il petrolio è poco mosso a New York, nel mezzo delle incertezze sugli  sviluppi delle tensioni in Medio Oriente: il Wti, il riferimento  americano, segna un rialzo dello 0,08%, a 83,27 dollari al barile,  mentre il Brent, il benchmark internazionale, cede un frazionale 0,04% e  scivola a quota 88,87.

MO, Fidan al Cairo: si rafforza asse Turchia-Egitto

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan si rechera' in visita ufficiale in Egitto il 13 e 14 agosto, lo hanno riferito fonti del ministero degli Esteri turco. La visita arriva pochi giorni dopo la firma, venerdi' scorso nella citta' saudita della Mecca, dell'Accordo congiunto di difesa siglato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Dopo la firma dell'intesa, sabato scorso Fidan aveva lasciato intendere che anche l'Egitto potrebbe aderire all'accordo, sottolineando che Ankara punta ad ampliare il nuovo patto di sicurezza regionale oltre i tre Paesi fondatori. Una prospettiva che pero' sembra trovare al momento l'opposizione dei sauditi. Nel corso della visita, Fidan sara' ricevuto dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e incontrera' altri esponenti di alto livello delle autorita' egiziane; i colloqui riguarderanno le opportunita' di cooperazione in diversi settori, con particolare attenzione agli idrocarburi, all'integrazione delle reti elettriche, alle infrastrutture energetiche e all'industria mineraria. L'agenda comprendera' anche iniziative per sviluppare ulteriormente la cooperazione gia' esistente nei settori militare e dell'industria della difesa. Secondo fonti turche, Ankara considera lo sviluppo multidimensionale delle relazioni con l'Egitto un contributo alla pace, alla stabilita' e alla prosperita' dell'intera regione. I colloqui affronteranno anche l'importanza di gestire le questioni regionali attraverso il dialogo e la diplomazia, sulla base della titolarita' regionale e della responsabilita' condivisa. Tra le principali questioni regionali figurano lo Stretto di Hormuz, Gaza, Siria, Libia Mediterraneo orientale e Sudan. Fidan esprimera' il sostegno della Turchia agli sforzi diplomatici volti a ristabilire il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e a garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz nel piu' breve tempo possibile. Per quanto riguarda Gaza, Fidan dovrebbe ribadire la necessita' di porre fine agli attacchi in corso, dare piena attuazione al cessate il fuoco e garantire la consegna ininterrotta e senza ostacoli degli aiuti umanitari. Le due parti discuteranno inoltre dell'attuazione della seconda fase del Piano di pace per Gaza. Sempre in base a quanto viene riferito dai media turchi i colloqui riguarderanno le misure necessarie affinche' la comunita' internazionale assuma una posizione piu' ferma di fronte agli sviluppi in Cisgiordania e Libano. Per quanto riguarda la Libia, la Turchia mira a ribadire la necessita' di uno sforzo congiunto per assicurare una stabilita' di lungo periodo, ponendo al centro l'unita' politica del Paese. Obiettivi per raggiungere i quali Ankara ha intensificato i contatti con il Cairo negli ultimi 2 anni. Le discussioni comprenderanno infine una valutazione del ruolo che Turchia ed Egitto possono svolgere nella costruzione di una pace duratura nel Mediterraneo orientale e nel rafforzamento delle opportunita' di prosperita' per la regione. Fidan ribadira' anche il pieno sostegno della Turchia alla sovranita', all'unita' e all'integrita' territoriale del Sudan. Il ministro intende richiamare l'attenzione sul ruolo cruciale del dialogo e degli sforzi diplomatici per riportare stabilita' nel Paese.

Ankara: "Patto militare turco-pachistano-saudita aperto ad altri Paesi islamici"

Il patto militare di difesa reciproca firmato di recente alla Mecca da  Turchia, Pakistan e Arabia Saudita "non è limitato a questi soli tre  Paesi nella visione" di Ankara. Lo ha sottolineato il presidente Recep  Tayyip Erdogan in un'intervista ad Aharq al-Awsat, giornale  internazionale turco che si pubblica a Londra, aggiungendo che esso   "aspira a crescere e magari, un giorno, a raccogliere sotto il suo  ombrello tutti i Paesi della regione". Le parole di Erdogan arrivano  dopo che il il suo ministro degli Esteri, Hakan Fidan, ha indicato come  "prossimo passaaggio" iniziale un possibile coinvolgimento dell'Egitto,  già stretto alleato militare della Turchia, una volta definite "poche  questioni tecniche". Stando al punto di vista di Ankara, che fa parte  anche della Nato, ma non senza mantenere il suo profilo autonomo in  Medio Oriente, segnato fra l'altro sotto l'attuale leadership da una  marcata ostilità a Israele, i Paesi islamici e "le potenze regionali"  devono diventare più autonomi e decisivi nella "soluzione dei problemi  della regione" e rendersi più indipendenti nella tutela della loro  "stabilità e sicurezza". In un quadro di "circostanze nuove", secondo le  parole di Fidan: il quale è sembrato riferirsi - implicitamente - alla  prospettiva di nuovi rapporti meno condizionanti con Washington, sullo  scia dell'attuale situazione d'instabilità legata al blocco dello  Stretto di Hormuz e al conflitto innescato dagli attacchi di Usa e  Israele all'Iran. Il patto della Mecca è stato interpretato da alcuni  ambienti occidentali come una risposta delle tre potenze sunnite  all'Iran sciita. Ma sia la Turchia, sia il Pakistan - unico Paese  musulmano dotato di un arsenale nucleare - hanno lasciato intendere di  volergli dare una dimensione più strategica, anche e soprattutto in  chiave di contenimento d'Israele e di sostegno alla causa palestinese.  Mentre una delegazione di ministri pachistani s'è affrettata nei giorni  scorsi a recarsi a Teheran per illustrare direttamente alle controparti  iraniane l'iniziativa e - apparentemente - rassicurarle.

Media: "Impegno a saldare i debiti di Hamas fino a 400 milioni di dollari"

Secondo fonti della tv pubblica israeliana Kan News, nell'ambito  dell'accordo in 15 punti tra il Board of peace, i mediatori e Hamas, è  stato raggiunto un impegno a saldare i debiti dell'organizzazione  terroristica fino a 400 milioni di dollari. Si tratta di una  formulazione nella sezione 5 del documento, secondo la quale il denaro  verrà trasferito a fornitori e titolari di contratti. Una fonte del  Board ha confermato la notizia all'emittente israeliana spiegando che il  denaro verrà trasferito ai dipendenti pubblici "che non hanno ricevuto  il pagamento, oppure ai fornitori e agli appaltatori che hanno prestato  servizi alla popolazione e hanno ancora diritto al denaro". Il Consiglio  assicura che ogni richiesta di pagamento sarà esaminata individualmente  e che questo non costituisce un impegno a coprire "la corruzione di  Hamas, altre irregolarità finanziarie legate al suo governo a Gaza o  qualsiasi altra questione relativa al passato di terrorismo e  oppressione dell'organizzazione". La scorsa settimana si è appreso che  il Board sta anche elaborando un piano secondo il quale chi consegna le  armi a Gaza e si impegna ad abbandonare il terrorismo riceverà un  compenso. Secondo la bozza,  sarebbe stata offerta una politica di  "riacquisto delle armi" a coloro che si rendono disponibili a deporre le  armi, a impegnarsi ad abbandonare la violenza e ad essere sottoposti a  futura supervisione. Secondo le stime, la consegna delle armi comporterà  un pagamento di migliaia di dollari e l'inserimento in un programma di  riabilitazione. Il piano è principalmente volto al sequestro dei fucili  tipo Kalashnikov. Il Consiglio per la pace prevede di ricevere sostegno  finanziario internazionale, principalmente dagli Stati del Golfo, per  finanziare il progetto di raccolta delle armi.

Il gas si assesta sopra i 60,5 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam

Si assesta sopra quota 60,5 euro il gas naturale sulla piazza Ttf di  Amsterdam. I contratti future sul mese di settembre guadagnano il 3,2% a  60,62 euro. Un valore inferiore al balzo segnato nella vigilia fino a  63 euro, per scendere poi a 58,8 euro con le attese di un accordo tra  Iran e Oman sulla navigazione attraverso lo stretto di Hormuz. Lo  scenario appare diverso oggi, dopo le nuove minacce del presidente Usa  Donald Trump all'Iran, facendo svanire lo spiraglio di ottimismo che si  era creato.

Iran, Pezeshkian a Takaichi: "Mai agito al di fuori del diritto internazionale"

"L'Iran non ha mai agito al di fuori del diritto internazionale e ha sempre lavorato per rafforzare i rapporti con i Paesi vicini". Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un colloquio telefonico con la premier giapponese, Sanae Takaichi, secondo quanto riferito dalla presidenza di Teheran e riportato dall'agenzia Irna. Pezeshkian ha ringraziato il Giappone per la sua posizione a favore della fine della guerra e ha ribadito che Teheran non intende alimentare l'instabilità nella regione. Secondo il presidente iraniano, invece, sono stati gli Stati Uniti e "il regime sionista" a compromettere pace e stabilità attraverso gli attacchi contro l'Iran, l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, la strage delle studentesse a Minab e la distruzione di infrastrutture civili. Pezeshkian ha infine espresso l'auspicio che "gli sforzi diplomatici del Giappone siano fruttuosi" e contribuiscano a ristabilire la pace e la stabilità nella regione.

Media: "Houthi annunciano nuovo attacco a porto yemenita al Makha, sul Mar Rosso"

I ribelli Houthi hanno sferrato nuovi attacchi con missili balistici contro lo strategico porto di al-Makha (Mocha), situato nei pressi dello stretto di Bab al-Mandeb, nel sud-ovest dello Yemen, controllato dalle forze governative. Lo annunciano i media del movimento sciita filo-Iran.

Unicef: "Oltre 170 bambini palestinesi uccisi in Cisgiordania dal 2024"

Almeno 174 bambini palestinesi ovvero “più di un bambino ogni settimana” sono stati uccisi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est occupata, dal gennaio 2024. Lo rende noto il vicedirettore esecutivo dell'Unicef, Hannan Sulieman, intervenendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, aggiungendo che oltre 1.500 bambini palestinesi sono rimasti feriti in quel periodo, quasi la metà dei quali da proiettili. Sulieman ha affermato che l'agenzia delle Nazioni Unite ha documentato episodi in cui bambini palestinesi "sono stati colpiti da proiettili pur non rappresentando una minaccia imminente", anche mentre cercavano di scappare. "I bambini sono stati colpiti da proiettili, picchiati, accoltellati e aggrediti con spray al peperoncino", ha aggiunto. Sono state colpite, inoltre, case, mezzi di sussistenza e infrastrutture idriche.

Secondo i dati del Servizio penitenziario israeliano citati da Sulieman, almeno 355 bambini palestinesi provenienti dalla Cisgiordania sono attualmente detenuti in carceri militari israeliane: il numero più alto degli ultimi otto anni. "Quasi la metà, ovvero 164 bambini, sono detenuti in regime di detenzione amministrativa senza accusa né processo", ha affermato. “I bambini della Cisgiordania hanno gli stessi diritti dei bambini di tutto il mondo: vivere, imparare, essere protetti e immaginare un futuro al di là della violenza e della paura”.

Politico: "Usa disposti a tollerare il rifiuto di Netanyahu al piano per Gaza se riduce gli attacchi"

La Casa Bianca è disposta, almeno per il momento, a tollerare il rifiuto pubblico del premier israeliano Benjamin Netanyahu al piano americano per Gaza in 15 punti, concentrandosi più sulle azioni di Israele sul terreno che sulle dichiarazioni del suo leader. "Riconosciamo le complessità legate alle elezioni israeliane e ovviamente daremo a Bibi lo spazio per cercare di gestirle", ha spiegato a Politico un funzionario americano, sottolineando però che Israele deve a sua volta "darci un po' di spazio, evitando le uccisioni mirate, per permetterci di provare ad arrivare alla fase successiva". Washington, inizialmente "delusa" dall'intensificarsi degli attacchi israeliani dopo la presentazione della proposta, si dice ora soddisfatta della successiva riduzione delle operazioni. 

Il piano prevede il disarmo di Hamas e la rinuncia del movimento al governo della Striscia, in cambio del ritiro delle forze israeliane. I negoziati restano però bloccati sulla sequenza delle due misure: Hamas non intende deporre le armi prima del ritiro israeliano, mentre Israele non vuole ritirarsi prima del disarmo. "Nessuno era mai arrivato al punto di ottenere l'accordo di Hamas su questo, quindi è un passaggio necessario prima di arrivare effettivamente al disarmo", ha sostenuto la fonte americana. Un funzionario del Board of Peace ha assicurato che "le discussioni separate con Israele stanno continuando" e che "abbiamo visto importanti elementi di cooperazione negli ultimi giorni e stiamo intensificando gli sforzi per accelerare i progressi".  

Il villaggio assediato dai coloni

Video e filmati mostrano che dopo lo smantellamento della tenda montata da coloni israeliani estremisti davanti all'ingresso di un'abitazione palestinese nella zona di Qusra, in Cisgiordania, non sono ancora stati portati via un divano, sedie e alcune suppellettili degli ultraortodossi. Le immagini mostrano in diretta alcuni di loro che si aggirano intorno alla casa palestinese. In precedenza, dopo l'inizio dello sgombero, avviato nella notte dalle forze di sicurezza israeliane, ci sono stati momenti di caos, con i coloni che si sono scontrati con i militari, bloccando la strada sterrata con pietre. La zona è stata chiusa e dichiarata area militare dall'Idf proprio per impedire che gli estremisti si avvicinino alle abitazioni palestinesi. L'operazione è in corso. I media israeliani scrivono titoli critici contro l'esercito per non avere ancora liberato la zona completamente dai coloni. 

Idf nel villaggio assediato dai coloni a Qusra, evacuazione non è ancora iniziata

Le forze di sicurezza israeliane sono di nuovo nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus, dove un gruppo di coloni estremisti israeliani sta assediando abitazioni palestinesi. Nei video diffusi dal posto la situazione sembra tranquilla e l'evacuazione vera e propria degli ultraortodossi rimasti nella zona non è ancora iniziata. 

Media Turchia: "Accordo con Usa per prorogare cessate fuoco in scadenza 17 agosto"

Stati Uniti e Iran hanno "concordato" di prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni che, sulla base del memorandum di Islamabad, scadrà il 17 agosto. Lo hanno indicato fonti del governo pakistano citate dall'agenzia di stampa turca Anadolu. "Entrambe le parti hanno comunicato ai mediatori il proprio consenso a prorogare la deadline - ha affermato una fonte vicina al processo di mediazione - Tuttavia, le due parti si stanno scambiando messaggi per decidere la durata della proroga". 

Gli Stati Uniti e l'Iran, con la mediazione anche del Pakistan, hanno firmato un memorandum d'intesa lo scorso 17 giugno, concordando di avviare negoziati per un accordo definitivo. Tuttavia, i colloqui si sono arenati a causa di divergenze in particolare sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, una delle rotte strategiche per l'approvvigionamento energetico e il commercio globali. Tra l'8 ed il 24 luglio, la tregua è rimasta sostanzialmente solo sulla carta, mentre Stati Uniti e Iran hanno continuato a scambiarsi attacchi militari. Washington ha condotto raid contro obiettivi all'interno dell'Iran e Teheran ha risposto colpendo obiettivi militari statunitensi in diversi Paesi arabi, tra cui Giordania, Bahrein e Kuwait.

Naqvi ha trasmesso messaggio di Sharif e Munir ai vertici di Teheran

Il ministro dell'Interno pakistano, Mohsin Naqvi, durante la sua visita a Teheran ha trasmesso alla leadership iraniana un messaggio speciale del primo ministro, Shehbaz Sharif, e del capo delle forze armate pakistane, il feldmaresciallo Asim Munir, sulla situazione regionale. Lo riferisce Al-Arabiya, mentre una fonte diplomatica, citata dall'emittente Dawn, ha spiegato che l'obiettivo principale della missione è dare seguito al memorandum d'intesa di Islamabad e agli sforzi di mediazione del Pakistan tra Iran e Stati Uniti.

Il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi, ha ribadito che Islamabad continua a lavorare, insieme a "Paesi fratelli", per cercare una soluzione alla crisi tra Washington e Teheran. "Il Pakistan sta compiendo tutti gli sforzi possibili per portare le due parti al tavolo negoziale e dare seguito al memorandum di Islamabad", ha dichiarato, sottolineando l'obiettivo di favorire pace e stabilità nella regione.

Nel corso degli incontri, Naqvi ha informato le autorità iraniane anche sul recente accordo di difesa tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia, mettendole al corrente dei contenuti dell'intesa. Il ministero degli Esteri pakistano ha precisato che la visita di Naqvi è stata incentrata sulle relazioni bilaterali, su questioni legate alla sicurezza, con particolare attenzione alle iniziative per promuovere pace, stabilità e dialogo tra le parti. Stando ai media della Repubblica islamica, Naqvi è stato ricevuto dal suo omologo iraniano, Eskandar Momeni, e ha successivamente incontrato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ed il presidente, Masoud Pezeshkian.

Idf: "Hamas interroga e tortura civili a Gaza, inclusi minori e civili"

La portavoce in lingua araba dell'Idf ha diffuso un messaggio urgente per i residenti di Gaza affermando che l'esercito e i servizi interni israeliani hanno osservato che "l'organizzazione terroristica Hamas ha intensificato le attività di interrogatorio e tortura nei confronti della popolazione". Secondo l'Idf e lo Shin Bet, le torture e gli interrogatori condotti da Hamas colpirebbero civili di tutti i settori della società, inclusi minori e donne, e verrebbero effettuati sfruttando strutture pubbliche. "Hamas usa edifici civili, tra cui scuole, ospedali, moschee e istituzioni governative per arresti arbitrari e torture sistematiche, non solo contro oppositori politici, ma anche contro normali cittadini convocati periodicamente per interrogatori. In questi casi, sarebbero impiegati metodi che includono violenza fisica grave, maltrattamenti, ricatti, minacce psicologiche, isolamento prolungato e abusi psicologici". 

Media: "Israele colpisce edificio scolastico nel sud del Libano"

Le forze israeliane hanno colpito un edificio scolastico nel villaggio di Zawtar al-Sharqiyah, nel sud del Libano: lo riporta riporta l'agenzia di stampa nazionale libanese Nna. Il consiglio del villaggio ha fatto appello al presidente libanese Joseph Aoun e al primo ministro Nawaf Salam affinché intervengano per fermare la distruzione degli edifici nella zona. Parlando all'emittente televisiva Al Araby, con sede in Qatar, una fonte delle Forze Armate libanesi ha affermato che l'esercito israeliano ha distrutto il municipio, una clinica, un asilo e diverse abitazioni. 

Trump, volo segreto dopo vertice Nato in Turchia per minacce di attentato dall'Iran

Una minaccia di attentato iraniano contro il presidente Donald Trump ha dato origine, lo scorso mese di luglio, "a un'operazione straordinaria durante la quale egli è partito segretamente dalla Turchia a bordo di un aereo militare alternativo, mentre la Casa Bianca dichiarava che si trovava sull'Air Force One". È quanto emerso da informazioni ottenute in esclusiva dal Washington Post.

Trump, volo segreto dopo vertice Nato in Turchia per minacce attentato

Trump, volo segreto dopo vertice Nato in Turchia per minacce attentato

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Libano, diversi feriti dopo che un drone israeliano ha colpito un raduno religioso a Tiro

Diverse persone sono rimaste ferite dopo che un drone israeliano ha colpito un raduno religioso a Tiro, nel sud del Libano: lo riporta l'agenzia di stampa ufficiale libanese National News Agency.

Libano: media: drone israeliano ha colpito un raduno religioso a Tiro

Un drone israeliano ha colpito un raduno religioso a Tiro, nel sud del Libano. Lo riporta l'Agenzia di stampa nazionale libanese. Intanto, citando residenti e funzionari della protezione civile, il Guardian scrive che l'esercito israeliano sta appiccando incendi in tutto il Libano meridionale, prendendo di mira oliveti e terreni agricoli.

Islamabad conferma: ministro dell'Interno pachistano in visita a Teheran

Il ministro dell'Interno del Pakistan, Mohsin Naqvi, "è in visita a Teheran in questi giorni": lo ha confermato un portavoce del ministero degli Esteri di Islamabad in un video pubblicato online. Stando alla narrazione del portavoce del dicastero pachistano, Naqvi discuterà con "alti funzionari" iraniani di "relazioni bilaterali, sicurezza, questioni correlate e sviluppi regionali, con particolare attenzione agli sforzi volti a promuovere la pace, la stabilità e un impegno costruttivo tra le parti nella regione". 

Iran, poco cibo e docce ammuffite: militari allo stremo sulla portaerei Uss Lincoln

Poco cibo e docce ammuffite: militari allo stremo sulla Uss Lincoln

Poco cibo e docce ammuffite: militari allo stremo sulla Uss Lincoln

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Raid Idf vicino Ramallah,arrestato giornalista palestinese

Secondo l'agenzia di stampa Wafa, l'esercito israeliano ha arrestato tre palestinesi, tra cui un giornalista, durante dei raid nella zona di Ramallah, in Cisgiordania. Citando fonti della sicurezza, Wafa ha affermato che le Forze israeliane (Idf) hanno fatto irruzione nella città di Beitunia, a ovest di Ramallah, all'alba e hanno arrestato il giornalista Muhammad Awad dopo aver perquisito la sua abitazione. Le Idf hanno anche arrestato altri due palestinesi dopo aver perquisito le loro case nella vicina città di el-Bireh, ha aggiunto Wafa.

Media Libano: bombardamenti israeliani con fosforo bianco vicino Nabatiye

L'artiglieria israeliana ha colpito questa mattina con munizioni al fosforo bianco le alture di Ali Taher, nel distretto di Nabatiye, nel Libano meridionale. Lo riferisce l'agenzia governativa di notizie libanese Nna, secondo cui il bombardamento è seguito ad altri bombardamenti notturni. L'artiglieria israeliana aveva colpito nelle ultime ore anche Wadi Hujeir, Doha, Kfar Remman e l'area tra Talussa e Bani Hayyan, nel distretto di Marjayun, con tiri di mitragliatrice. Ieri sera l'aviazione aveva già colpito la zona di Ayn al-Tfura, alla periferia di Qantara verso Wadi Hujeir. Nuove demolizioni sono state effettuate a Haddatha, distretto di Bint Jbeil, con boati uditi fino a Tiro e Nabatiye, mentre mezzi militari israeliani si muovevano dentro Beit Yahun. Dopo mezzanotte un'altra demolizione a Beit Yahun e nei pressi di Qantara è stata udita fino alla regione dello Zahrani; tiri di mitragliatrice sono stati segnalati anche a Mansuri, distretto di Tiro. All'alba due forti esplosioni sono state udite fino a Sidone, di natura non ancora chiarita. Le alture di Ali Taher, circa 600 metri, dominano da est la città di Nabatiye e un'ampia fascia del sud del Libano, tra la Bekaa occidentale, Marjayun e il confine con lo Stato ebraico, con visuale diretta su alcuni insediamenti della Galilea settentrionale. Secondo l'esercito israeliano l'area ospiterebbe una struttura sotterranea del partito di Dio, centro operativo della divisione Badr, con gallerie di comando e deposito di armamenti, tra cui il tunnel denominato "Imad 4". Le forze israeliane hanno finora tentato senza successo di conquistarla.

Islamabad: tre cittadini pachistani morti in attacco Houthi a nave sul Mar Rosso

Il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, afferma che "tre cittadini pachistani hanno perso la vita e uno è rimasto ferito" in "un attacco degli Houthi contro una nave commerciale non combattente" nel Mar Rosso. L'annuncio arriva dopo che ieri la guardia costiera dello Yemen ha dichiarato che sei persone sono morte in attacchi attribuiti ai ribelli Houthi contro una nave mercantile nei pressi dello stretto di Bab el-Mandeb. "Tali attacchi mettono in pericolo vite innocenti, violano il diritto internazionale e costituiscono una grave minaccia per la libertà di navigazione, la sicurezza marittima e l'incolumità del traffico commerciale nel Mar Rosso", ha dichiarato il ministro di Islamabad in un post sui social media. 

Scontri tra Idf e coloni in avamposto Cisgiordania

Sono in corso scontri tra i coloni che hanno stabilito un avamposto all'ingresso di due abitazioni palestinesi alla periferia del villaggio di Qusra, in Cisgiordania, e le forze di sicurezza israeliane (Idf) arrivate per sgomberarli. Da domenica, i coloni assediano le case alla periferia del villaggio, impedendo alle persone di entrare o uscire, e hanno anche tagliato le linee elettriche. Diversi alti ufficiali, tra cui il comandante del Comando Centrale, il generale di divisione Avi Bluth, sono giunti sul posto. Secondo un residente locale, citato da Haaretz, due veicoli militari sono arrivati nella zona durante la notte e hanno pattugliato l'area, ma non è stata effettuata alcuna evacuazione dei coloni. Altri coloni sono arrivati dopo che si è diffusa la notizia del tentativo di evacuazione e si stanno scontrando con gli uomini dell'Idf. I soldati hanno utilizzato misure antisommossa per disperdere i manifestanti. L'area è stata dichiarata zona militare chiusa. 

Ankara condanna Bogotà per il riconoscimento della sovranità di Israele sul Golan

La Turchia ha condannato la Colombia per avere riconosciuto la sovranità di Israele sulle Alture del Golan, altopiano siriano occupato dallo Stato ebraico dal 1967. "Condanniamo fermamente la dichiarazione rilasciata dalla Colombia volta a legittimare l'occupazione israeliana delle Alture del Golan, che costituiscono parte integrante della Siria", si legge in un comunicato del ministero degli Esteri turco, che definisce la decisione come "una grave violazione del diritto internazionale" e la ritiene priva di valore giuridico. "Cogliamo l'occasione per ribadire il nostro appello alla comunità internazionale affinché adempia alle proprie responsabilità per porre fine all'occupazione israeliana nel sud della Siria, comprese le alture del Golan, nonché agli attacchi che minacciano la sovranità e la stabilità della Siria", si legge nella nota del ministero degli Esteri di Ankara. 

Cina rilancia la Via della seta polare: cos'è la "Ice Silk Road" per aggirare Hormuz

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La "fuga" di Trump da Ankara: "Mi affido al Secret Service e ai militari"

Trump, volo segreto dopo vertice Nato in Turchia per minacce di attentato dall'Iran

Una minaccia di attentato iraniano contro il presidente Donald Trump ha dato origine, lo scorso mese di luglio, "a un'operazione straordinaria durante la quale egli è partito segretamente dalla Turchia a bordo di un aereo militare alternativo, mentre la Casa Bianca dichiarava che si trovava sull'Air Force One". È quanto emerso da informazioni ottenute in esclusiva dal Washington Post.

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Trump: "Non mi fido dell'Iran, Hormuz lo controlliamo noi"

 "Non mi fido dell'Iran e siamo noi a controllare lo Stretto di Hormuz, non loro". Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalisti al suo ritorno a Washington dall'Ohio. L'Iran "non diventera' il bullo del Medio Oriente", ha aggiunto il presidente.

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