Un mese fa l’attacco Israele-Usa contro l’Iran, come e perché si è sviluppato il conflitto
MondoIntroduzione
Il conflitto iniziato il 28 febbraio scorso con l'Operazione “Epic Fury” (per gli Stati Uniti), o “Ruggito del Leone” (per l’Idf), affonda le radici in eventi come gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, la cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, le proteste dei giovani iraniani contro il regime e le trattative sul nucleare.
Quello che devi sapere
I raid del 28 febbraio
È la mattina del 28 febbraio 2026 quando i caccia israeliani e americani lanciano i primi raid su Teheran, uccidendo la Guida Suprema del regime degli ayatollah Ali Khamenei e diversi alti funzionari. Prende così il via l'Operazione “Epic Fury” per gli Usa, “Ruggito del Leone” per l’Idf. Esplosioni vengono segnalate anche in altre città dell’Iran tra cui Qom, Kermanshah, Isfahan e Karaj. In risposta, Teheran lancia missili balistici verso Israele e diversi Stati del Golfo fra cui Bahrein, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, colpevoli di ospitare basi e truppe americane. È l’inizio della guerra, che nel primo giorno vede anche la chiusura dello Stretto di Hormuz.
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L’attacco del 7 ottobre 2023
Ma che radici ha questo conflitto? Uno dei tasselli è l’attacco di Hamas (organizzazione sostenuta e finanziata da Teheran) a Israele del 7 ottobre 2023, nel quale vengono uccisi 1.200 civili e militari israeliani e altri 250 vengono rapiti. Israele decide che l’equilibrio delle forze in Medio Oriente deve cambiare, e un importante appoggio al premier Benjamin Netanyahu arriva anche dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025.
La guerra dei 12 giorni
Infatti la guerra scoppiata un mese fa ha un precedente recente, la cosiddetta “guerra dei 12 giorni”. Il 13 giugno 2025 Israele lancia un attacco a sorpresa contro l’Iran prendendo di mira installazioni militari, sedi governative e siti nucleari, ma anche uccidendo ufficiali di alto rango dell’esercito e scienziati nucleari. Teheran risponde con missili contro Israele che causano 31 vittime. Poi il 21 giugno gli Stati Uniti - in quella che è stata definita l’operazione “Midnight Hammer” - si uniscono al conflitto e bombardano i siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Isfahan. Il 24 giugno viene stabilito un cessate il fuoco.
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Le proteste dei giovani iraniani
Sei mesi dopo, fra la fine del dicembre 2025 e il gennaio 2026, l’Iran è teatro di una delle più grandi rivolte della storia del Paese: migliaia di persone scendono in piazza in moltissime città del Paese per contestare il regime. La repressione è durissima e migliaia di manifestanti vengono uccisi su ordine della Guida Suprema Ali Khamenei, con l’appoggio di alti funzionari statali e per mano principalmente del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Khamenei punta il dito contro Trump sostenendo che le proteste in Iran sono il frutto di “un complotto americano. L'obiettivo degli Stati Uniti è quello di fagocitare l'Iran, l'obiettivo è quello di riportare l'Iran sotto il dominio militare, politico ed economico”. Il presidente degli Stati Uniti, dal canto suo, promette un intervento per aiutare i giovani che protestano e attacca: “Khamenei è un uomo malato che dovrebbe governare il suo Paese in modo appropriato e smetterla di uccidere persone. Il suo Paese è il peggior posto al mondo in cui vivere a causa della sua pessima leadership”.
Le trattative sul nucleare e l’attacco del 28 febbraio
Nel febbraio 2026 entra nello scenario anche il negoziato fra Stati Uniti e Iran sul dossier nucleare, che era stato interrotto l’estate precedente. Il 27 febbraio il vicepresidente JD Vance incontra il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi, mediatore fra i due Paesi: se pubblicamente l’incontro sembra positivo, con il negoziatore che parla di pace a portata di mano, dietro le quinte invece la tensione è alta. Albusaidi avrebbe infatti ribadito a Vance quello che gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner già sanno, ovvero che le concessioni iraniane sono minime. È dopo aver ascoltato i suoi due inviati al rientro dalla Svizzera e aver sentito Vance che Trump rompe gli indugi e ordina l'attacco del 28 febbraio, al quale le forze americane e israeliane lavorano da mesi. “L'Iran non potrà mai avere l'arma nucleare: abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alle loro ambizioni nucleari”, dice il presidente Usa.
Gli sviluppi del conflitto
Israele contemporaneamente decide di provare a chiudere i conti anche con il principale alleato iraniano, i miliziani sciiti libanesi Hezbollah, e l’aviazione inizia una campagna di raid che - secondo le autorità libanesi - ha già causato oltre un milione di sfollati. Intanto il mondo subisce le conseguenze economiche della guerra legate alla chiusura da parte dell’Iran dello Stretto di Hormuz, con l’aumento dei prezzi dell’energia che sta mettendo in crisi il mercato globale e le economie europee. Il regime iraniano resiste, e nonostante sia stato decapitato di alcuni dei suoi uomini più importanti non dà segni di cedimento interno. Israele ha il chiaro obiettivo di far cadere gli ayatollah, o almeno di rendere l’Iran debole e inoffensivo, non più in grado di armare Hezbollah e Hamas. La Casa Bianca invece rimane ambigua sugli scopi del conflitto. La guerra quindi per ora va avanti con due alleati che non sanno quando dichiarare vittoria, l’Iran che ha deciso di resistere pur pagando un caro prezzo e la comunità internazionale in ansia per le conseguenze economiche e politiche del conflitto.
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