Introduzione
È passato quasi un mese dallo scoppio della guerra in Iran: il 28 febbraio le forze statunitensi e israeliane hanno dato il via alle operazioni militari, uccidendo nelle prime ore la Guida suprema Ali Khamenei e diversi alti funzionari del regime.
In queste quattro settimane di campagna aerea, molti sono stati i punti di svolta: dall’elezione del figlio di Khamenei, Mojtaba, a nuovo leader, fino alla chiusura dello stretto di Hormuz, passando per l’allargamento del conflitto ai Paesi del Golfo e all’uccisione dell’uomo che de facto governava l’Iran, Ali Larijani. E mentre il conflitto continua, si sta facendo strada la possibilità di un accordo tra le parti.
Quello che devi sapere
A che punto è il conflitto
La guerra, come detto, è iniziata il 28 febbraio con le forze degli Stati Uniti e di Israele che hanno iniziato a bombardare l’Iran. Teheran, nonostante l’uccisione nei primi giorni di diverse personalità di spicco nel regime, ha risposto fin da subito colpendo Tel Aviv e le basi americane nell’area con missili e droni. Il conflitto si è presto allargato a tutto il Golfo, con le forze armate dell'Iran che hanno colpito in molti Paesi limitrofi e di fatto chiuso lo stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del petrolio e del gas provenienti dal Medio Oriente, causando un’impennata del prezzo del greggio a livello globale e facendo salire i timori per una crisi energetica mondiale.
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Iniziate le trattative di pace
In questo scenario di apparente stallo - con da una parte le forze americane e israeliane che continuano a colpire l’Iran, mentre Teheran prosegue con la sua strategia di coinvolgimento regionale per mettere pressione economica sui suoi nemici - sembra si stiano aprendo spiragli per una trattativa di pace. Negli ultimi giorni infatti si sono susseguiti messaggi - per quanto contrastanti - da Washington e dall’Iran che fanno pensare all’inizio di una discussione per porre fine alla guerra.
L’apertura dei negoziati
A rivelare per primo l’apertura di questo spiraglio è stato Donald Trump, che nei giorni scorsi ha rivelato: “Stiamo trattando con l'Iran. E le trattative coinvolgono fra gli altri anche il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance. L'Iran vorrebbe un accordo". Per poi aggiungere che Teheran “ci ha fatto un grande regalo sul petrolio e il gas”, senza però specificare di cosa si trattasse. Poche ore dopo si è saputo che l’Iran ha fatto circolare una lettera fra i Paesi membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale in cui afferma che le navi "non ostili" possono transitare attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le autorità iraniane.
Il piano in 15 punti degli Stati Uniti
La trattativa, da parte statunitense, è incentrata su un piano in 15 punti: tra questi i più rilevanti prevederebbero lo smantellamento delle capacità nucleari esistenti che sono già state accumulate, un impegno da parte dell'Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari, nessun materiale arricchito sul suolo iraniano. Inoltre Teheran dovrebbe abbandonare la strategia dei proxy e cessare di finanziare e armare le milizie per procura nella regione. Lo Stretto di Hormuz rimarrà aperto, sarà una zona marittima libera e nessuno lo bloccherà. In cambio l’Iran otterrebbe la rimozione di tutte le sanzioni, l'aiuto a promuovere e sviluppare un progetto nucleare civile a Bushehr e sarebbe rimossa eliminata la minaccia dello 'snapback', ossia del ripristino automatico delle sanzioni.
La provocazione dell’Iran
Da parte sua l’Iran ha risposto sia con provocazioni sia con aperture: un portavoce militare iraniano ha infatti deriso nei giorni scorsi i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. ”Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi?. La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai".
I cinque punti per l’Iran
Dietro le quinte però la trattativa sembra stia davvero avvenendo. L’Iran infatti ha respinto la proposta Usa definendola "eccessiva”, e rilanciato le sue condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Secondo un alto funzionario “l’Iran porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni. Prima di allora non si terranno negoziati". Il funzionario ha delineato le richieste, tra cui "la cessazione degli attacchi e degli assassinii, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento dell'autorità iraniana sullo Stretto di Hormuz".
I timori di Teheran e le mosse di Washington
A complicare lo scenario ci sarebbe poi un timore di Teheran: l’Iran teme che le trattative per mettere fine al conflitto possano essere una trappola per puntare a uccidere Mohammad-Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano. Inoltre, a destare dubbi nella leadership del Paese è anche il dispiegamento di forze statunitensi. Secondo i media americani sarebbero in arrivo nell’area circa 7mila unità di rinforzo, inclusi 1.000-2.000 paracadutisti che opererebbero in sinergia con i marines per due possibili obiettivi di ampio respiro: prendere il controllo dell'isola di Kharg, centro nevralgico del petrolio iraniano, o bonificare Hormuz eliminando le postazioni missilistiche nemiche lungo la costa.
La reazione di Donald Trump
La freddezza di Teheran non è però stata accolta con soddisfazione a Washington, dove il presidente Trump ha rimarcato che “i negoziatori iraniani temono di essere uccisi”, per poi avvertire che gli stessi negoziatori “farebbero bene a comportarsi seriamente, presto, prima che sia troppo tardi”. Secondo l’inquilino della Casa Bianca - che ha anche minacciato di essere “pronto a scatenare l'inferno" se l'Iran non accetta la sconfitta - “ci stanno implorando per fare un accordo, cosa che dovrebbero fare visto che sono stati obliterati militarmente con zero chance di riprendersi, ma pubblicamente affermano che stanno solo visionando la nostra proposta. SBAGLIATO!!! Farebbero meglio a fare i seri presto, prima che sia troppo tardi", perché in questo caso "NON SI TORNA PIU' INDIETRO".
A che punto sono le trattative
Da parte sua l’Iran ha fatto sapere che la sua risposta alla proposta statunitense in 15 punti è stata ufficialmente inviata agli Stati Uniti tramite mediatori, spiegando che ora si attende la replica di Washington. E dalla Casa Bianca Trump ha rilanciato, dicendo che "l’Iran vuole parlare perché è sconfitto", "vedremo se riusciremo" a fare un accordo. Secondo l’inviato speciale statunitense, Steve Witkoff, ci sono "forti segnali" che l'Iran voglia trovare un accordo. Per adesso, però, la guerra continua: ieri Israele ha "eliminato" in un attacco il capo della Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Alireza Tangsiri.
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