Iran, Khamenei: "Un attacco Usa porterà a una guerra regionale"

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Iran in massima allerta. Voci di un imminente raid Usa e lo spettro di un'escalation sembrano mitigate dalle parole di Trump secondo il quale l'Iran sta parlando "con noi e lo sta facendo in modo serio. Mi auguro di negoziare qualcosa che sia accettabile". Secondo Khamenei, un eventuale attacco Usa porterebbe a una "guerra regionale". Anche il presidente iraniano Pezeshkian frena: “Una guerra non è nell'interesse di nessuno”

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Iran in massima allerta. Secondo la guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, un eventuale attacco Usa porterebbe a una "guerra regionale". Anche i Sauditi premono per l'intervento americano “per non permettere al regime di rafforzarsi”. Voci di un imminente raid Usa e lo spettro di un'escalation sembrano mitigate dalle parole di Trump secodno il quale l'Iran sta parlando "con noi e lo sta facendo in modo serio. Mi auguro di negoziare qualcosa che sia accettabile". Anche il presidente iraniano Pezeshkian frena: “Una guerra non è nell'interesse di nessuno”. 

L'ufficio presidenziale dell'Iran ha pubblicato oggi sui media statali un elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste, con il loro nome, cognome, nome del padre e parte del loro codice nazionale. "La pubblicazione dell'elenco, fornito dalla Polizia Scientifica dello Stato, è avvenuta su ordine del presidente Masoud Pezeshkian, in base ai principi di trasparenza, responsabilità e rendicontazione", ha dichiarato domenica l'ufficio, citato dall'Irna.

Il regime degli Ayatollah minaccia l'Ue: anche gli eserciti europei, come i pasdaran per i 27, sono considerati terroristi, afferma il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale. Teheran intanto annuncia esercitazioni militari congiunte con Russia e Cina. In corso invece manovre navali nello stretto di Hormuz dopo che gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln.

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Per il momento la Casa Bianca sembra aver congelato ogni ipotesi di intervento in Iran. Ma cosa potrebbe succedere qualora la situazione cambiasse?

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Iran, il blackout di Internet è il più lungo di sempre. Come si blocca il web?

L’Iran, da settimane alle prese con una forte ondata di proteste popolari contro il regime e con la brutale repressione che ne è seguita, potrebbe rimanere senza Internet almeno fino al Capodanno iraniano, il Nowruz, che cade il 20 marzo. A dirlo è stata la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani, come citata da IranWire. Il blackout del web nel Paese è ormai in vigore dallo scorso 8 gennaio: i cittadini faticano a comunicare con il resto del mondo.

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Arrestato co-sceneggiatore film Panahi candidato a Oscar

Mehdi Mahmoudian, co-sceneggiatore del film 'Un semplice incidente' del regista iraniano Jafar Panahi, è stato arrestato ieri a Teheran per aver firmato una dichiarazione che criticava la guida suprema Ali Khameni per la repressione delle recenti proteste. Lo riferisce Hollywood Reporter.

Iran, chi sono i guardiani della Rivoluzione: il corpo d'élite degli ayatollah

Difendere e preservare l'ideologia e l'integrità della Repubblica islamica è, sin dalla sua nascita, il compito centrale del Sepah-e Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica. L'organizzazione nasce nel 1979, insieme alla Repubblica islamica voluta dall'ayatollah Ruhollah Khomeini, e dopo il ruolo decisivo nel conflitto Iran-Iraq degli anni Ottanta continua a rappresentare il cuore del sistema khomeinista. Dall’Ue arriva intanto il primo sì a inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche,  dopo la spietata repressione delle ultime proteste.

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L'Armada di Trump che minaccia l'Iran: cos'è e da cosa è composta

La pressione degli Stati Uniti su Teheran cresce rapidamente, tra movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca. Washington segnala così di voler alzare il livello dello scontro, almeno sul piano strategico e politico.

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Media: verso incontro Usa-Teheran a Ankara in settimana

Turchia, Egitto e Qatar stanno lavorando per organizzare un incontro tra l'inviato della Casa Bianca Steve Whitkoff e funzionari iraniani ad Ankara alla fine di questa settimana. Lo riferisce l'emittente israeliana Canale 12.

Khamenei: "A Dio piacendo metteremo fine a molestie Usa"

L'ayatollah Ali' Khamenei e' tornato ad assicurare che l'Iran non cedera' alle pressioni e ai tentativi degli Stati Uniti di appropriarsi delle sue risorse. "L'Iran resta fermo e continuera' a restare fermo e, se Dio vuole, porra' fine ai danni e alle molestie degli Stati Uniti", ha scritto su X la guida suprema dell'Iran. "Qual e' il problema tra Stati Uniti e Iran? La questione puo' essere riassunta in due frasi: gli Stati Uniti vogliono divorare l'Iran; la nazione iraniana e la Repubblica islamica lo impediscono", ha spiegato. "L'Iran possiede numerose attrattive: il suo petrolio, il gas, le sue ricchezze minerarie e la sua posizione geografica sono attraenti. Gli Stati Uniti vogliono prendere il controllo di questo Paese proprio come lo controllavano prima", ha proseguito. "Per oltre 30 anni, gli americani sono stati presenti in Iran. Le risorse, il petrolio, la politica e la sicurezza dell'Iran erano nelle loro mani. Tutto era nelle loro mani. Ora che la loro presa e' stata spezzata, stanno cercando di trovare una via di ritorno. La nazione iraniana resiste fermamente e glielo impedisce", ha insistito.

Iran: Araghchi fiducioso su accordo con Usa su programma nucleare

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dice "di aver fiducia di poter raggiungere un accordo" con gli Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran. "Sfortunatamente abbiamo perso fiducia negli Usa come partner negoziale" ha aggiunto in un'intervista alla Cnn, precisando che gli scambi di messaggi attraverso Paesi amici della regione sta facilitando "colloqui positivi" con Washington. Il ministro ha preferito non garantire la disponibilità di Teheran a impegnarsi a negoziati diretti con gli Usa. E' meglio ora discutere della "sostanza delle trattative piuttosto che della forma". 

Msf, 'divieto d'Israele è un pretesto per impedire gli aiuti a Gaza'

Medici Senza Frontiere ha bollato la decisione di Israele di interrompere le due attività a Gaza. "Questo è un pretesto per ostacolare l'assistenza umanitaria. Le autorità israeliane stanno costringendo le organizzazioni umanitarie a una scelta impossibile tra esporre il personale a rischi o interrompere le cure mediche essenziali per persone in disperato bisogno", ha precisato Msf in una nota. Israele ha annunciato la cessazione delle operazioni umanitarie di Msf a Gaza, citando la mancata fornitura da parte dell'organizzazione di un elenco del suo personale palestinese, come richiesto dalle autorità. 

Un morto in un attacco israeliano nel sud del Libano

Il Libano ha annunciato che una persona è stata uccisa e diverse altre sono rimaste ferite negli attacchi odierni israeliani lanciati nel sud del Paese. Lo Stato ebraico, da parte sua lo Stato ebraico ha dichiarato di aver colpito obiettivi di Hezbollah. Nonostante la tregua annunciata a novembre del 2024 che mirava a porre fine a oltre un anno di ostilità, inclusi due mesi di guerra totale tra Israele e il gruppo sostenuto dall'Iran, Israele ha continuato a effettuare attacchi regolari sul Libano e ha mantenuto truppe in cinque aree che ritiene strategiche. Il ministero della Salute libanese ha precisato che una persona è stata uccisa e altre tre sono rimaste ferite, tra cui un ragazzo di 16 anni, nel corso dell'attacco israeliano a Ebba, nel distretto di Nabatiyeh, situato nel sud del Paese. L'agenzia di stampa statale National News Agency ha confermato il bilancio, precisando che l'attacco ha preso di mira un veicolo. 

Libero Erfan Soltani, si temeva fosse stato ucciso

Soltani è stato rilasciato su cauzione, ha dichiarato il suo avvocato, dopo che gli Stati Uniti avevano messo in guardia sull'uccisione sebbene Teheran avesse negato la sua condanna a morte. Il 26enne "è stato rilasciato ieri e gli sono stati restituiti tutti i suoi beni, compreso il cellulare", ha dichiarato l'avvocato Amir Mousakhani, aggiungendo che per il suo rilascio è stata pagata una cauzione di "due miliardi di toman" (poco più di 10.000 euro). 

Il giovane simbolo della protesta in Iran Erfan Soltani liberato su cauzione

Il manifestante simbolo delle proteste delle scorse settimane in Iran Erfan Soltani è stato rilasciato su cauzione: lo fa sapere l'avvocato. Il 26 enne era stato arrestato l'8 gennaio e subito condannato a morte con l'accusa di propaganda contro lo Stato. 

Da Egitto e Giordania nuovo 'no' a sfollamento palestinesi

Egitto e Giordania hanno ribadito il loro rifiuto di qualsiasi tentativo di sfollare i palestinesi, mentre Israele annuncia la riapertura parziale del valico di Rafah tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. Durante un incontro al Cairo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il re di Giordania Abdullah II "hanno ribadito la ferma posizione di Egitto e Giordania nel respingere qualsiasi tentativo di sfollare il popolo palestinese dalla propria terra", si legge in una dichiarazione della presidenza egiziana. 

Teheran pubblica l'elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste

L'ufficio presidenziale dell'Iran ha pubblicato oggi sui media statali un elenco di 2.986 persone uccise nelle proteste, con il loro nome, cognome, nome del padre e parte del loro codice nazionale. "La pubblicazione dell'elenco, fornito dalla Polizia Scientifica dello Stato, è avvenuta su ordine del presidente Masoud Pezeshkian, in base ai principi di trasparenza, responsabilità e rendicontazione", ha dichiarato domenica l'ufficio, citato dall'Irna.

Media: "Nessuna esercitazione dell'Iran nello stretto di Hormuz"

Le forze navali delle Guardie rivoluzionarie iraniane non hanno in programma di svolgere oggi esercitazioni con armi da fuoco vere nello Stretto di Hormuz, come riportato da alcuni organi di stampa: lo dichiara un funzionario iraniano alla Reuters sul sito. L'emittente statale iraniana Press TV ha riferito giovedì che la forza avrebbe effettuato le esercitazioni nello Stretto di Hormuz il 1 e il 2 febbraio. "Non c'è alcun piano per le Guardie di tenere esercitazioni militari lì e non c'è stato alcun annuncio ufficiale al riguardo. Solo resoconti dei media, che erano errati", afferma il funzionario. 

Khamenei: "Manifestazioni tentativo di colpo di stato"

L'Ayatollah Ali Khamenei, ha paragonato le proteste antigovernative a un tentativo di colpo di stato. I manifestanti, ha detto la Guida Suprema dell'Iran, "hanno attaccato la polizia, gli edifici governativi, le caserme delle Guardie Rivoluzionarie, le banche, le moschee e hanno bruciato il Corano. E' stato un vero e proprio colpo di stato, ma è fallito". "La recente rivolta non è stata la prima a Teheran e non sarà l'ultima. Incidenti simili potrebbero ripetersi", ha aggiunto Khamenei. Gli americani "vogliono riprendere il controllo di questo Paese" come facevano sotto la monarchia, ha aggiunto "Controllavano le risorse. Controllavano il petrolio. Controllavano la politica, tutto apparteneva a loro".

Media: "Attacchi a Iran non imminenti, Usa devono preparare le difese aeree"

Gli attacchi americani contro l'Iran non sono imminenti, poiché il Pentagono sta attualmente spostando i sistemi di difesa aerea nella regione per fornire una protezione completa a Israele, alle basi militari statunitensi e ai suoi alleati regionali. Lo riporta il Wall Street Journal, scrive Haaretz. Citando funzionari statunitensi, il media americano afferma che il dispiegamento ha lo scopo di proteggere da potenziali ritorsioni da parte di Teheran e da un potenziale conflitto prolungato. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe ordinare immediatamente attacchi aerei limitati, hanno affermato i funzionari. Tuttavia, secondo il Wsj, Trump ha richiesto al Pentagono di preparare un "attacco decisivo". Un'operazione del genere provocherebbe probabilmente una risposta iraniana paragonabile, rendendo necessario il dispiegamento di ulteriori sistemi di difesa aerea per proteggere Israele e le basi statunitensi nella regione. Alti funzionari statunitensi hanno dichiarato la scorsa settimana al Wall Street Journal che sono in programma il dispiegamento di ulteriori batterie di difesa missilistica Thaad e Patriot in Medio Oriente, per proteggere le principali strutture statunitensi nell'area del Golfo. 

Media: "Attacco Usa all'Iran potrebbe attendere la mediazione turca"

La minaccia statunitense all'Iran potrebbe attendere un altro round diplomatico, questa volta guidato dalla Turchia. Lo scrive il israeliano Haaretz. Nell'analisi si spiegha che, in assenza di una giustificazione immediata per un attacco, Trump potrebbe attribuire alla Turchia il merito di aver risolto la crisi in Iran, consapevole che il Paese potrebbe essere un mediatore più efficace dell'Arabia Saudita. Un alto funzionario turco ha dichiarato ad Haaretz che Istanbul potrebbe proporre il trasferimento di uranio arricchito alla Turchia, impegnandosi a non restituirlo mai all'Iran. Il presidente, Recep Tayyip Erdoğan, ricorda il media, parla spesso con Trump e il presidente iraniano Pezeshkian. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, che ha incontrato venerdì a Istanbul il suo omologo iraniano Abbas Araghchi. Erdoğan si è persino offerto di ospitare un incontro video a tre con Pezeshkian e Trump, anche se un evento del genere sembra improbabile. Secondo fonti turche, è stato proprio Erdogan a suggerire a Trump di suddividere la discussione con l'Iran in diversi "capitoli" da discutere separatamente piuttosto che come un unico pacchetto. Riguardo alla questione nucleare, per l'alto funzionario turco citato anonimamente da Haaretz, la Turchia potrebbe proporre che l'uranio arricchito in Iran - inclusi circa 440 kg arricchiti al 60% - venga trasferito alla Turchia, con la promessa che non verrà mai restituito all'Iran. 

Media: "Il capo di Stato maggiore dell'Idf negli Usa per colloqui su Iran" (2)

Zamir ha trascorso due giorni a Washington nel fine settimana, scrive anche Haaretz. Nella capitale statunitense ha incontrato il Capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine, e altri alti ufficiali militari statunitensi. Gli incontri si sono concentrati sul coordinamento degli accordi di difesa tra Israele e Stati Uniti in vista di un possibile attacco americano al regime di Teheran. Tra le altre questioni, Zamir ha discusso i potenziali scenari derivanti dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran, nonché le loro implicazioni regionali e operative. La settimana scorsa, anche il capo dell'intelligence militare Shlomi Binder si era recato a Washington per motivi simili. 

Media: "Il capo di Stato maggiore dell'Idf negli Usa per colloqui su Iran"

Il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, si trovava a Washington per una serie di colloqui con funzionari della difesa americana in merito all'Iran. Lo scrive il Times of Israel. 

Gaza, Israele riapre il valico di Rafah per prove tecniche. VIDEO

Wsj, Usa puntano a rafforzare difese aeree prima di attaccare

Prima di poter attaccare l’Iran, gli Stati Uniti vogliono rafforzare le difese aeree in Medio Oriente per poter proteggere Israele, gli alleati arabi e le proprie forze da eventuali rappresaglie di Teheran. Lo hanno riferito al Wall Street Journal funzionari americani, precisando che raid aerei contro Teheran non sono imminenti, poiché il Pentagono sta ancora dispiegando sistemi di difesa aggiuntivi per far fronte a possibili rappresaglie iraniane con missili e droni. Secondo le stesse fonti, un rafforzamento della copertura aerea e missilistica è considerato cruciale per limitare i danni e prevenire un’escalation in caso di ritorsione.

Negli ultimi giorni Washington ha inviato in Medio Oriente quella che il presidente Donald Trump ha definito un’"armata", comprendente il gruppo d’attacco della portaerei Uss Abraham Lincoln e velivoli F-35, senza tuttavia chiarire se intenda effettivamente ricorrere alla forza. Gli Stati Uniti dispongono già nella regione di distruttori navali in grado di intercettare minacce aeree, e la loro presenza è stata ulteriormente rafforzata per garantire una difesa più solida in caso di escalation.

L'Armada di Trump che minaccia l'Iran: cos'è e da cosa è composta

La pressione degli Stati Uniti su Teheran cresce rapidamente, tra movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca. Washington segnala così di voler alzare il livello dello scontro, almeno sul piano strategico e politico

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Iran, alta tensione con gli Usa: le opzioni di Teheran in caso di attacco. Gli scenari

Consapevole di non poter competere con la superiorità militare statunitense, l'Iran sta lavorando da decenni a un sistema di ritorsione fondato su strumenti asimmetrici, pensati per imporre costi elevati e destabilizzare non solo il Medio Oriente, ma anche l'economia globale. Oggi, con nuove minacce da Washington e un'armada "imponente" in arrivo nella regione, quelle opzioni tornano al centro dello scenario.

Alta tensione Iran-Usa, le opzioni di Teheran in caso di attacco

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Ahmad Rafat: "La strategia Usa per l'Iran non è ancora chiara, vari scenari"

"La strategia statunitense" riguardo la possibilità di un intervento in Iran "non è ancora chiara. Quattro sono gli scenari possibili, e tutti hanno bisogno di una presenza militare nella regione". Così l'attivista iraniano Ahmad Rafat in un'intervista a La Stampa. Se ci sia spazio per un cambiamento radicale? "Lo scenario resta incerto. Cresce - osserva - il consenso verso un ritorno monarchico attorno a Reza Pahlavi, ma questo solleva dubbi su un reale rinnovamento. Parte della società civile guarda alle prese di posizione di Trump, temendo però che punti più a un compromesso con il regime, sul modello Venezuela, che a una rottura netta. Circolano, dentro e fuori dal Paese, anche alcuni nomi", spiega. Tra questi, "l'ex presidente Hassan Rouhani e i settori militari e paramilitari a lui ancora legati. Si tratterebbe - dice - per usare il linguaggio del web, di una "Repubblica Islamica 2.0" che non porterebbe all'instaurazione della democrazia ma semplicemente a migliori rapporti con l'Occidente e a un lieve miglioramento per l'economia, in quanto, nel caso, alcune sanzioni verrebbero meno, come accaduto in Siria". 

Khamenei: "Le recenti proteste sono paragonabili a golpe, lo abbia represso"

Il leader iraniano Ali Khamenei ha dichiarato che le recenti proteste contro il governo sono state paragonabili a un colpo di Stato, poiché "hanno attaccato la polizia, le banche, le basi delle Guardie Rivoluzionarie, gli edifici governativi e le moschee, e hanno bruciato il libro sacro Corano". "Abbiamo represso il colpo di Stato", ha aggiunto, citato da Mehr. 

Khamenei: "Un attacco Usa porterà a una guerra regionale" (2)

"L'Iran non attaccherà alcun Paese, ma infliggerà un duro colpo a chiunque lo attacchi", ha aggiunto Khamenei, citato da Mehr. "Non è una novità che a volte si parli di guerra, di aerei, navi e tutto il resto. In passato, gli americani hanno ripetutamente minacciato e affermato che tutte le opzioni sono sul tavolo, compresa quella della guerra", ha detto, parlando in occasione dell'inizio dei dieci giorni di celebrazioni statali per l'anniversario della Rivoluzione Islamica del 1979, l'11 febbraio.

Pasdaran: "Oggi più pronti rispetto a guerra 12 giorni con Israele"

La prontezza delle forze armate iraniane è superiore rispetto alla guerra di 12 giorni con Israele dello scorso giugno. Lo ha assicurato il vicecomandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica, Ahmad Vahidi, citato dai media di Stato.

Parlando delle manovre militari statunitensi nella regione, Vahidi ha affermato che "i nemici stanno cercando di imporre un clima di guerra, e questo fa parte delle loro operazioni psicologiche". Ma "non dobbiamo cadere in questa trappola, e le attività del Paese non devono essere influenzate in alcun modo da queste operazioni", ha aggiunto. Secondo il vicecomandante dei pasdaran, tutti i movimenti nemici sono "completamente sotto il controllo dell’Iran". 

Khamenei: "Un attacco Usa porterà a una guerra regionale"

La guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha lanciato l'allarme su una "guerra regionale" in caso di attacco da parte degli Usa. "Gli Stati Uniti devono essere consapevoli che qualsiasi attacco contro l'Iran porterà sicuramente a una guerra nella regione", ha affermato. 

Khamenei avverte Usa: "Guerra sarebbe conflitto regionale"

"L’America deve sapere che se inizia una guerra, questa volta sarà una guerra regionale". Questo l'avvertimento lanciato dal leader supremo iraniano Ali Khamenei, riportato dai media di Stato.

Khamanei ha definito le recenti minacce statunitensi "niente di nuovo", e ha ricordato come i funzionari americani abbiano più volte parlato di guerra, mostrando portaerei e aerei, e affermando che "tutte le opzioni sono sul tavolo", compresa l’azione militare. "Il popolo iraniano non si lascerà influenzare da queste minacce e non sarà spaventato dalla postura militare degli Stati Uniti", ha assicurato la guida suprema iraniana.

Pezeshkian: "Necessario avviare processi diplomatici con Usa"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invocato una soluzione pacifica alle tensioni con Washington dopo le rinnovate minacce militari del presidente statunitense Donald Trump. Nel corso di una telefonata con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, Pezeshkian ha sottolineato la "necessità di avviare processi diplomatici", secondo quanto riferito dall’agenzia statale Irna. Il capo di Stato iraniano ha ribadito che Teheran non ha mai cercato la guerra e non intende farlo ora: la Repubblica islamica "crede profondamente che la guerra non porterà benefici né all’Iran, né agli Stati Uniti, né alla regione", ha affermato, sempre secondo l’agenzia.

Trump: "Stanno parlando seriamente, speriamo accordo senza nucleare"

Il presidente americano Donald Trump ha detto che l’Iran sta "parlando in modo serio" con Washington e si è detto fiducioso che possa accettare un accordo per rinunciare al nucleare. Lo ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, ricordando di aver inviato "significative risorse militari" nella regione. "Spero che negozino qualcosa di accettabile", ha affermato Trump. Interrogato sulle dichiarazioni del ministro della Difesa saudita, secondo cui un mancato attacco statunitense rafforzerebbe l’Iran, il presidente ha risposto che "alcuni lo pensano, altri no". "Si potrebbe fare un accordo negoziato soddisfacente senza armi nucleari. Dovrebbero farlo, ma non so se lo faranno. Stanno parlando con noi, parlando seriamente", ha aggiunto il capo della Casa Bianca. 

Wall Street Journal: "Trump ha chiesto opzioni per attacchi rapidi a Iran per evitare lunga guerra"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incaricato il suo team di elaborare opzioni per un'azione militare rapida contro l'Iran, che sia decisiva senza trascinare gli Stati Uniti in una guerra prolungata in Medio Oriente. Lo riporta il Wall Street Journal rilanciato dai media internazionali. Secondo le fonti del quotidiano, Trump si aspetta scenari di attacchi che potrebbero infliggere danni tangibili al regime iraniano tali da costringere Teheran a fare concessioni: ciò riguarda principalmente l'accettazione delle richieste di Washington in merito al suo programma nucleare, nonché il rilascio di oppositori politici e dissidenti. Secondo quanto riferito, tra le opzioni più drastiche prese in considerazione ci sono una serie di attacchi aerei su larga scala contro obiettivi del governo iraniano e dei pasdaran, tali da dimostrare la forza e la determinazione Usa senza ricorrere a una guerra su vasta scala. Parallelamente, si sta lavorando anche a un approccio meno radicale: attacchi mirati su obiettivi simbolici. Questi lascerebbero spazio a un'ulteriore escalation se l'Iran si rifiutasse di concludere un accordo a condizioni accettabili per l'amministrazione Trump. 

L'Iran dichiara ufficialmente gli eserciti europei come "terroristi"

Il presidente del parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf ha dichiarato che gli eserciti dei Paesi europei sono ufficialmente considerati terroristi dall'Iran, in una mossa di ritorsione contro la designazione delle Guardie della Rivoluzione islamica come organizzazione terroristica da parte dell'Unione europea. Nei giorni scorsi, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran Ali Larijani aveva annunciato che "sulla base di una risoluzione dell'assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella recente risoluzione Ue" contro i pasdaran "sono considerati terroristi" da Teheran. "La decisione dell'Iran è stata presa sulla base dell'articolo 7 della legge sulle contromisure contro la dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie come organizzazione terroristica", ha affermato Ghalibaf, sottolineando che "l'Unione Europea è responsabile delle conseguenze della sua mossa, poiché ha obbedito ciecamente agli ordini del presidente degli Stati Uniti (Donald Trump) e dei leader israeliani e, con un atto così irresponsabile, di fatto, si è fatta del male da sola". 

Trump: "Teheran sta trattando seriamente"

L'Iran sta trattando "seriamente" con gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato ai cronisti sull'Air Force One il presidente Usa, Donald Trump, che nei giorni scorsi ha minacciato la Repubblica Islamica con un vasto dispiegamento di forze in Medio Oriente. Interpellato sulle critiche di Riad, secondo cui il mancato attacco non fara' che "incoraggiare l'Iran", Trump ha risposto che "alcuni la pensano cosi', altri no. Potremmo giungere a un accordo negoziato che sia soddisfacente, senza armi nucleari, e dovrebbero accettarlo ma non so se lo faranno".

Trump: "L'Iran sta parlando con noi, vedremo"

"L'Iran sta parlando con noi e vedremo se possiamo fare qualcosa, altrimenti vedremo cosa succede". Lo ha detto Donald Trump a Fox, ribadendo che una "grande flotta" si sta dirigendo nell'area, una "più grande di quella che avevamo in Venezuela". "Non posso dire il piano" americano per l'Iran agli alleati del Golfo: "se lo dicessi a loro sarebbe come dirlo a lei", ha detto Trump nel corso di un'intervista a Fox, sottolineando che l'Iran sta negoziando e "vedremo cosa succede". 

Trump: "Stanno negoziando, ma ultima volta non è andata bene"

Gli iraniani "stanno negoziando, quindi vediamo che succede". Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump in un'intervista a Fox News, ricordando tuttavia che "l'ultima volta che hanno negoziato, abbiamo dovuto distruggere il loro nucleare perché non ha funzionato".  "Non possiamo rivelare il piano ai nostri alleati nel Golfo. Se lo facessi, sarebbe quasi come rivelarlo a voi (giornalisti, ndr), anzi, potrebbe essere anche peggio - ha detto Trump - Il piano è che l'Iran sta dialogando con noi e vedremo se riusciremo a fare qualcosa, altrimenti vedremo cosa succederà... Abbiamo una grande flotta diretta lì, più grande di quella che avevamo, e che abbiamo tuttora, in Venezuela".

Pezeshkian: "Guerra non è nell'interesse di Teheran né degli Usa"

"La Repubblica islamica dell'Iran non ha cercato e non cerca la guerra in alcun modo ed è profondamente convinta che una guerra non sia nell'interesse né dell'Iran, né degli Stati Uniti né della regione". E' quanto ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una conversazione telefonica con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, secondo quanto riferisce una nota della presidenza. Pezeshkian ha ribadito che per il suo Paese "risolvere i problemi attraverso la diplomazia è sempre stata una priorità rispetto alla guerra e speriamo che anche l'altra parte abbia capito che l'Iran non può essere costretto a negoziare attraverso minacce e forza".

Pezeshkian: "Priorità a soluzione diplomatica, ma se attacco risposta decisa"

"Per la Repubblica Islamica dell'Iran, risolvere i problemi attraverso la diplomazia è sempre stata una priorità rispetto alla guerra, e speriamo che anche la controparte abbia compreso che l'Iran non può essere costretto a negoziare con minacce e forza". E' quanto ha riaffermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una nota, nella quale riferisce del colloquio telefonico avuto con il collega egiziano Abdel Fatah al Sisi, nell'ambito dei contatti per evitare un nuovo attacco americano contro l'Iran. "Ovviamente - avverte Pezeshkian - qualsiasi aggressione o attacco al territorio della Repubblica islamica dell'Iran incontrerà una risposta decisa. Tuttavia, l'Iran continua a perseguire la risoluzione dei problemi attraverso la diplomazia".

Premier Qatar a Teheran per "ridurre le tensioni"

Il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, è stato oggi in visita in Iran, dove ha avuto colloqui con l'obiettivo di "una de-escalation delle tensioni nella regione". Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Doha, secondo cui al-Thani ha parlato con il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, al quale ha ribadito il sostegno del Qatar "per tutti gli sforzi tesi a ridurre le tensioni nella regione".

Trump: "Iran parla con noi seriamente, speriamo negoziare qualcosa di accettabile"

L'Iran sta parlando "con noi e lo sta facendo in modo serio. Mi auguro di negoziare qualcosa che sia accettabile". Lo ha detto Donald Trump rifiutando di dire se abbia deciso o meno come procedere con l'Iran. 

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