Lo speciale sul ciclone Harry
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Polizze catastrofali per imprese, a rischio i rimborsi dopo il ciclone Harry: ecco perché

Economia
©Ansa

Introduzione

Dopo i danni causati dal ciclone Harry e dai recenti eventi calamitosi che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna, si è riaperto il dibattito sulle polizze catastrofali obbligatorie per le imprese. Chi è assicurato, infatti, rischia comunque di non essere rimborsato perché le mareggiate non rientrano nelle coperture previste.

Quello che devi sapere

La polizza assicurativa

Dato il verificarsi sempre più frequente di fenomeni naturali estremi, la legge di Bilancio 2024 ha introdotto l'obbligo di stipulare una polizza assicurativa per i danni causati da sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni per tutte le imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia, tenute all'iscrizione al Registro delle imprese. Sono escluse dall’obbligo le imprese agricole.

 

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In caso di mancata stipula

In caso di accertamento di violazione o elusione dell'obbligo a contrarre da parte delle imprese di assicurazione, l’Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) provvede a irrogare una sanzione amministrativa pecuniaria da 100mila a 500mila euro. Non solo: la legge di Bilancio 2024 prevede che senza la stipula della polizza contro eventi catastrofali, le aziende rischiano di perdere l'accesso a contributi pubblici, agevolazioni e incentivi fiscali.

 

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Quali beni vanno assicurati

I beni oggetto della copertura assicurativa sono: terreni, fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali (si tratta delle immobilizzazioni indicate all'articolo 2424, primo comma, sezione Attivo, voce B-II, numeri 1, 2 e 3, del codice civile) a qualsiasi titolo impiegati per l'esercizio dell'attività di impresa. 

 

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Per le grandi imprese

Per le grandi imprese (oltre 250 dipendenti) l'obbligo di stipulare la polizza è già scaduto il 31 marzo 2025. È stato comunque introdotto, per questa tipologia di imprese, un periodo transitorio di 90 giorni, fino al 30 giugno 2025, per consentire alle aziende prive di contratto di adeguarsi all’obbligo, mantenendo comunque l’accesso a eventuali incentivi o contributi.

 

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Per le medie e piccole imprese

Per le medie aziende (da 50 a 250 dipendenti) il termine era previsto il 30 settembre 2025, mentre per tutte le micro e piccole imprese l'obbligo era stato posticipato al 31 dicembre 2025. È stato tuttavia stabilito che per le imprese della pesca e dell'acquacoltura la scadenza è il 31 marzo 2026, così come per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, nonché per le imprese turistico ricettive.

 

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Le parole del ministro Musumeci

A scatenare la polemica sono state le parole del ministro della Protezione civile Nello Musumeci dopo i danni del ciclone Harry. “Bisogna capire quante sono le attività danneggiate, quali quelle coperte con assicurazione. Ricordo che da qualche mese in Italia l'assicurazione contro le catastrofi è obbligatoria, quindi la ricognizione va fatta attentamente", aveva affermato.

 

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L'intervento di Assoutenti

Parole che non sono piaciute ad Assoutenti, che è intervenuta nel dibattito dopo alcune “dichiarazioni istituzionali che rischiano di trasformare uno strumento ancora sperimentale in un fattore di disuguaglianza sociale ed economica”. Come spiega l’associazione, “il sistema delle polizze catastrofali è ancora in una fase chiaramente sperimentale, e utilizzarlo oggi per discriminare tra imprese 'meritevoli' o meno di ristori pubblici è profondamente sbagliato, soprattutto quando l'obbligo assicurativo non corrisponda a una copertura reale ed efficace dei rischi che colpiscono il territorio", ha dichiarato Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti. 

 

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La polemica sulle coperture

"Da un lato si impone un obbligo alle imprese, dall'altro si escludono dalla copertura proprio quegli eventi che oggi producono i danni più rilevanti, realizzando una contraddizione evidente", ha sottolineato Melluso. La normativa, ricorda Assoutenti, prevede come rischi assicurabili obbligatori alluvioni, inondazioni, esondazioni, terremoti e frane. Restano invece esclusi altri fenomeni ricorrenti e devastanti, quali, tra gli altri, mareggiate, penetrazione di acqua marina, allagamenti causati da piogge brevi e di intensità eccezionale, le cosiddette 'bombe d'acqua'. "È un paradosso evidente. Eventi che oggi vengono definiti 'estremi' ma che in realtà sono diventati ordinari, restano fuori dalla copertura assicurativa", ha ribadito Melluso.

 

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Il tavolo di confronto col governo

Secondo Assoutenti, dunque, il pericolo concreto è che le polizze catastrofali diventino una scusa surrettizia per ridurre l'intervento pubblico e spostare sui privati il costo dell'inerzia politica. "Le assicurazioni non fermano frane, alluvioni o mareggiate: le fermano le scelte politiche. Se le polizze obbligatorie servono solo a esentare il decisore pubblico dall'investire seriamente nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, allora è meglio sospenderle o ripensarle radicalmente. Per questo chiediamo un tavolo di confronto tra governo, assicurazioni, associazioni dei consumatori e rappresentanze delle imprese".

 

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Niente copertura per le mareggiate

Nel dibattito è intervenuta anche Confesercenti. "Le dichiarazioni del ministro Musumeci, che invita a verificare quanti esercizi fossero assicurati, pongono un punto che va chiarito subito: la polizza 'cat nat' obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry alle zone costiere di Sicilia, Sardegna e Calabria”.

 

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Rimborsi a rischio

“Chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l'evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno. Un sistema che non tutela nessuno in modo coerente e che, anziché accelerare la ripartenza, aggiunge confusione", spiega Confesercenti.

 

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Le scadenze differenziate

"A complicare ulteriormente le cose - aggiunge Confesercenti - c'è il regime delle proroghe e delle scadenze differenziate per categorie, con il rischio di creare trattamenti diversi tra attività colpite dallo stesso evento: bar e attività ricettive, che hanno avuto la proroga dell'obbligo al 30 marzo, potranno avere contributi pubblici anche se non assicurati. Gli altri no. Un pasticciaccio che va corretto subito. Gli aiuti devono seguire il danno e la necessità di ripartenza dei territori: non si lasci indietro nessuno".

 

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