La verità sulla Dolce Vita, la recensione: racconto appassionato di un mito italiano

Cinema

Giuseppe Pastore

Fuori concorso, il documentario di Giuseppe Pedersoli racconta la complicata genesi del capolavoro di Fellini dal punto di vista del produttore Peppino Amato

La genesi e la lavorazione de La Dolce Vita di Federico Fellini dal punto di vista del produttore Peppino Amato, che per completare e difendere uno dei più grandi capolavori della storia del cinema (non solo italiano) ci rimise soldi e salute. (LO SPECIALE FESTIVAL DI VENEZIA - I VIDEO).

approfondimento

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Presentato fuori concorso e accolto da applausi sinceri da spettatori di ogni età, il documentario di Giuseppe Pedersoli, nipote di Amato e figlio di Carlo Pedersoli alias Bud Spencer (che compare in un paio di vecchie interviste) funziona perché non cerca lo svolazzo o il virtuosismo, ma si pone in posizione di deferente rispetto verso la gigantesca opera di Fellini. Ha una struttura molto semplice e lineare, a volte anche un po' ingenua - come del resto è ingenuo affermare che questa sia "la verità" indiscussa, come in tutte le opere dell'ingegno in cui è stato coinvolto quel geniale bugiardo patologico di Federico Fellini; ma è l'ingenuità giusta, perché è l'ingenuità che ci permette da sessant'anni di rimanere ancora una volta stregati davanti alla magia. Perché soprattutto questo è La Dolce Vita nel 2020: un gioco di prestigio di tre ore in cui è tutto finto, è posticcia persino la spettacolare Via Veneto interamente ricostruita a Cinecittà "in pianura", eliminando la caratteristica pendenza della strada originale; e in cui, come dice a un certo punto Bernardo Bertolucci, Fellini è capace di inventare una realtà che prima non c'era davvero, ma iniziò a esistere da quel film in avanti. Un incanto in bianco e nero (anzi, "in argento e nero": Fellini girò il film su una pellicola trattata in modo particolare) in cui continuiamo a smarrirci volentieri ancora oggi, come fa Anita Ekberg per i vicoli di Roma prima che le si pari davanti la Grande Bellezza della Fontana di Trevi. 

 

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