Flash ci accompagna al piccolo Teatro Strehler di Milano dove è stato presentato il nuovo progetto SR Explorer con al centro la nuova collezione del brand fiorentino
Dall’Uttar Pradesh, con la maestosità del Taj Mahal, ai sontuosi palazzi del Rajasthan. Il nuovo viaggio di Stefano ricci Explorer ci porta in India, Paese dalle forti contraddizioni e ispiratore della nuova collezione del brand di lusso fiorentino.
Nella collezione Stefano Ricci P/E 2026 c’è infatti un parallelismo stilistico, oltre che culturale, tra l’impero Moghul e l’eredità del sublime Rinascimento. Firenze si riflette nella maestosità delle Fortezze e nella gentilezza delle pietre ricamate nei palazzi reali, nella grandiosità del Taj Mahal immacolato, nel verde del Mandore Garden, nel blu di Jodhpur, nella maestosità del lago Pichola.
È la terra dei re e dei maharaja il settimo capitolo di SR Explorer. “È un viaggio di ricerca nel cuore di un’India che vive di atmosfere sospese, palazzi imperiali, natura selvaggia, mercati di sete e spezie, diplomazie e cenotafi, soprattutto di profonda spiritualità”, spiega Filippo Ricci, direttore creativo del brand. “Un richiamo ancestrale, in un parallelo tra la nostra Firenze del sapere rinascimentale e le antiche capitali Moghul. Non senza alcune sorprese che hanno caratterizzato questa missione.
Fu nel sedicesimo secolo che l’Europa conobbe, grazie alle relazioni commerciali con queste terre, pepe, noce moscata, chiodi di garofano e tessuti orientali, ai quali si aggiunsero, nel tempo, tè, caffè e zucchero. Parallelamente alla via della Seta.
Mentre scrivo, riaffiorano alla mente le prime immagini che hanno segnato la mia giovinezza. Le fotografie di tigri ed elefanti, gli scatti di architetture che fondono induismo e islam, in quelli che ho sempre fantasticato esser “merletti” in pietra. È una cultura di vecchi numeri di National Geographic che consentivano a me e a mio fratello Niccolò di crescere osservando un mondo esotico. Incontrando poi a Firenze clienti che arrivavano da quelle terre lontane, che sarebbero diventati amici di famiglia”.
Un viaggio raccontato attraverso gli occhi di Steve McCurry.
Dopo il progetto in Cambogia, il grande fotografo Steve McCurry torna a collaborare con Stefano Ricci per questo nuovo viaggio in India.
“Così, col nostro team affiatato, siamo partiti affidando gli scatti della nuova campagna a un amico, Steve McCurry, che proprio in questi luoghi ha realizzato alcuni dei suoi scatti iconici più apprezzati a livello internazionale", racconta Filippo Ricci.
“Siamo partiti dal Taj Mahal. Il Taj è il “Palazzo della corona” o “corona del palazzo”, voluto dall’imperatore indiano Shah Jahan, per realizzare una promessa fatta alla moglie. Visitando prima dell’alba, in solitaria, quella che il poeta indiano Rabindranath Tagore definì “una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”, sono rimasto colpito dalla straordinaria capacità degli artigiani che attorno alla metà del 1600 seppero impreziosire questa imponente architettura, con l’utilizzo di 28 tipi di pietre preziose, incastonate nel candore della costruzione.
I portali, le otto torri ottagonali, le cupole, i minareti e i riferimenti all’architettura islamica e induista che ne fanno una nuova meraviglia del mondo. Una storia nata sulle rive del fiume Yamuna, nello Uttar Pradesh. La storia d’amore di Shah Jahan e della moglie Mumtaz Mahal, la promessa, al termine dell’esistenza terrena di lei, per realizzare la quale occorsero 22 anni di lavori, mille elefanti e bufali per trasportare le merci, ventimila lavoratori. E pietre come giada, cristallo, turchese, corallo e madreperla, che annoto come ispirazione per i colori della nuova collezione. Ma siamo andati oltre. Abbiamo voluto realizzare fotografie dal fiume sacro, condividendo con Steve la ricerca dell’angolo di luce che rasenta la perfezione della natura. Ci siamo spinti fino a Fatehpur Sikri, la fortezza in arenaria, dove il re Akbar il Grande volle unire le tre più importanti religioni del mondo, all’interno di mura che per oltre un decennio simboleggiarono una sorta di rinascimento indiano. E da lì siamo arrivati a Ranthambore Park, per andare a individuare, in una natura allo stato brado, l’animale più amato, la Tigre del Bengala, che abbiamo messo al centro del nostro piano legato alla sostenibilità, come spieghiamo più avanti.
Questa è la terra di città come la “Rosa Jaipur” dove abbiamo vissuto una giornata nel City Palace, con le sue sale ricche di bassorilievi, specchi e pietre incastonate, e dove siamo scesi lungo le scale concentriche di Panna Meena al fianco delle donne che da secoli raccolgono l’acqua dei monsoni con i loro vasi di terracotta.
Prima di lasciare questa città-gioiello, abbiamo voluto vivere il risveglio al Amber Fort passeggiando con gli elefanti, mentre le prime luci del giorno superavano le antiche mura illuminando di rosa la porta d’accesso di questa fortezza, sotto la quale passavano i maharaja.
Ci siamo quindi spostati fino a Jodhpur, la Città Blu, per incontrare un guru tra i cenotafi del Mandore Garden, prima di immergerci tra i vicoli dell’antica residenza brahamina alle porte del deserto del Thar.
Qui Steve ha incontrato un uomo che gli mostrava festante una vecchia fotografia, scattata da McCurry quaranta anni fa, con un bambino che corre: quel bambino era l’uomo che ci ha accolto. La nostra mission Rajasthan si è conclusa sul lago di Udaipur con un tramonto emozionale e con l’accesso esclusivo al Palazzo del Maharana.
Un legame profondo, quello che unisce Firenze a questa regione del mondo, una riscoperta anche della figura del Maharaja Rajaram Chuttraputti di Kolhapoor che, come spieghiamo nel nostro volume, dà il nome al Ponte all’Indiano della città”.
La collezione p/e 2026
Camicie di seta ispirate ai disegni dei palazzi dei maharaja, colori, grande ricerca dei tessuti. L’india Moghul è in questa nuova collezione, sartoriale ma nello stesso tempo leggerissima, mostrata sul palco del piccolo teatro Strehler di Milano durante una presentazione esclusiva.
Una collezione dove la tradizione permane ma è libera da ogni accenno etnico. Il guardaroba diventa moderno e raffinato.
La direzione creativa si spinge alla ricerca della perfezione cromatica mentre
le forme si muovono per dare comfort ad ogni movimento.
Trionfano i completi con pantacargo eleganti e poi maglieria finissima, giubbotti
di nabuk, camicie di lino trattato con aloe per una mano gentile, le field jacket nell’esclusivo tessuto Alpha Yarn.
E poi i capisaldi Stefano Ricci: i borsoni da viaggio in coccodrillo color marmo, filtrati da una rete di dettagli chic.
Il sartoriale si fa decostruito in una leggerezza senza confini. Per la gran sera torna l’allure dei tessuti dell’Antico Setificio Fiorentino, con smoking di velluto liscio bordati di seta e collo indiano.
I futuri investimenti
In un momento congiunturale pieno di incertezze, soprattutto per i mercati della moda e del lusso, Stefano Ricci conquista oriente ed occidente, continuando ad investire.
“La società continua ad investire”, spiega Niccolò Ricci, CEO di Stefano Ricci, “e lo fa negli Stati Uniti dove, dopo l’apertura di Houston del dicembre scorso, a settembre apriremo a Washington DC. Parallelamente abbiamo inaugurato da poco la boutique di Ho Chi Minh City in Vietnam che esprime un ulteriore sviluppo dei nostri progetti nel sudest asiatico. Manteniamo una fiducia che si basa su un andamento generale in sostanziale allineamento con i dati dello scorso anno. Dopo aver chiuso il 2024 a 233 milioni di Euro, le vendite dei negozi diretti nel primo quadrimestre 2025 registrano un incremento del 3%, nonostante una flessione del 3% del fatturato totale, al netto di un importante progetto estero di interior che aveva nfluito in questo periodo sul precedente esercizio”.
Un gruppo che continua a crescere come dimostra il completamento del piano di sviluppo produttivo che vede oggi l’azienda presente con la nuova logistica di 4.400 mq nell’area aeroportuale di Firenze e con il completato trasferimento della sartoria dalla sede originaria di via dei Niccoli a Firenze, nei nuovi spazi di 1200 mq presso lo stabilimento di Caldine, vicino a Fiesole, dove oggi lavorano 45 sarti per migliorare la capacità del “su misura”.
E poi i futuri investimenti con le aperture di Almaty e Roma, in aggiunta alla nuova location di Porto Cervo in apertura a giugno, portando così il brand a 82 boutique monomarca nel mondo.
Investire nella bellezza
Investire anche nella bellezza, è questa la mission di Stefano Ricci, come dimostra l’accordo di mecenatismo culturale siglato dal brand con Gallerie degli Uffizi o quello con il Centre for Wildlife Studies per la sopravvivenza della tigre in occasione di quest’ultima tappa del progetto Explorer, progetto che è valso al brand fiorentino importante riconoscimento, come l’appartenenza all’Explorer Club di New York.