Hamnet - Nel nome del figlio, arriva al cinema il nuovo film di Chloé Zhao: 5 curiosità
CinemaEsce il 5 febbraio nelle sale italiane l’adattamento dell'omonimo pluripremiato bestseller di Maggie O'Farrell. L’ultimo lavoro della regista premio Oscar per "Nomadland" - con protagonisti Paul Mescal e Jessie Buckley - ha già vinto due Golden Globe e conquistato otto candidature ai prossimi Academy Awards
Otto nomination agli Oscar (tra cui Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista) e due Golden Globe già vinti (Miglior Film Drammatico e Miglior Attrice Protagonista in un Film Drammatico): il 5 febbraio arriva al cinema Hamnet - Nel nome del figlio, con Paul Mescal e Jessie Buckley. Ecco 5 curiosità sul nuovo film della regista Chloé Zhao.
Il libro di Maggie O'Farrell
Il film, coprodotto da Steven Spielberg e Sam Mendes, porta sul grande schermo l'omonimo pluripremiato bestseller del 2020 (in Italia è edito da Guanda con il titolo Nel nome del figlio: Hamnet) scritto da Maggie O'Farrell, cosceneggiatrice con Chloé Zhao. La storia trae spunto da elementi reali come la morte, a soli 11 anni, di Hamnet, unico figlio maschio di William Shakespeare (aveva anche due figlie: la maggiore, Susanna, e la gemella di Hamnet, Judith). Il libro rielabora in parte la storia personale del Bardo e immagina un giovane William che, a Stratford-upon-Avon, incontra e si innamora di Agnes, ragazza leggermente più grande di lui, solitaria, abile falconiera che vive un rapporto simbiotico con la natura. Quando la giovane rimane incinta i due si sposano. Tuttavia l'ambizioso William parte, incoraggiato da Agnes, per Londra, dove si afferma come drammaturgo. Qualche anno dopo Susanna, nascono i gemelli Hamnet e Judith, ma l'epidemia di peste causa la morte del bambino. Un lutto che devasta i due genitori e porta William a trarre da quel dolore l'ispirazione per una delle sue opere più famose, Amleto. Il romanzo di Maggie O'Farrell ha vinto il Women's Prize for Fiction e il National Book Critics Circle Award, oltre a ricevere una candidatura al Walter Scott Prize nel 2021.
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Le location del film
Le riprese di Hamnet - Nel nome del figlio sono iniziate il 29 luglio 2024 in Galles. La maggior parte delle scene sono state girate nell'Herefordshire, in Inghilterra, nel villaggio di Weobley. A Londra invece è stata utilizzata la Charterhouse, un complesso storico di edifici a Clerkenwell risalente al XIV secolo. Le immagini ambientate al Globe Theatre sono invece state realizzate in una replica dell'edificio costruita negli Elstree Studios.
L'Old English Nine Herbs Spell
Nel film di Chloé Zhao viene citato più volte l'Old English Nine Herbs Spell nelle traduzioni del filologo Joseph S. Hopkins e dello scrittore Stephen Pollington. Si tratta di un antico incantesimo inglese che risale al decimo secolo d.C e fa parte del Lacnunga, una raccolta di testi medici e preghiere anglosassoni di vario tipo, scritti principalmente in inglese antico e latino. "È una grande gioia svolgere un ruolo nella presentazione dell’Old English Nine Herbs Spell a un pubblico così vasto nel periodo contemporaneo - ha detto Hopkins -, fornendo sicuramente la maggiore visibilità che l'incantesimo abbia ricevuto dai tempi dell'Inghilterra anglosassone".
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Jessie Buckley non conosceva il romanzo
Jessie Buckley, che nel film interpreta Agnes, ha raccontato che quando la regista premio Oscar per Nomadland l’ha cercata per il ruolo lei non conosceva ancora il romanzo di Maggie O’Farrell da cui è tratto il film. "Quando l’ho letto, mi ha attraversata come un oceano. Non sono riuscita a posarlo finché non l'ho finito. Sono rimasta sveglia tutta la notte - ha spiegato Buckley alla conferenza stampa per i critici a Los Angeles - C’era così tanto in quella donna che riconoscevo. Ma anche così tanto che restava insondabile. Se qualcuno mi chiedesse: chi è Agnes? Risponderei: non lo so. La sua connessione profonda con il corpo, i sentimenti, la natura, è qualcosa di così viscerale da renderla effimera. Vive al di là del tempo".
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Da Kiev al Galles
Secondo Zhao "anche se sembra inimmaginabile visto ciò che sta accadendo nel mondo, le divisioni e tutto il resto, c'è qualcosa che ci unisce tutti. Qualcosa che passa anche attraverso il coraggio di affrontare le nostre emozioni, quelle che spesso teniamo represse, di cui abbiamo paura. Ciò che temiamo di più, in un modo rassicurante, ci unisce tutti. È ciò che ci rende umani". E una guerra, in qualche modo, è entrata anche nel film: "Poco prima di andare a cercare delle location per la foresta del film, ero a Kiev, in Ucraina. Mi trovavo con qualcuno che stava girando un documentario ambientato in una striscia di foresta in prima linea - ha raccontato la regista - E mentre ero già nella mia foresta in Galles, questa persona mi ha mandato alcune riprese della sua foresta, dove in buche naturali del terreno c'erano mine antiuomo. Sono rimasta colpita, perché anche camminando nella mia foresta vedevo quel tipo di buchi naturali. Ho iniziato a piangere, perché anche in quello ho trovato un senso di unione, di vicinanza".