Covid, Locatelli: una sola dose di vaccino per i soggetti già infettati

Salute e Benessere
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Lo ha riferito il presidente del Consiglio Superiore di Sanità in attesa, oggi, di una circolare del dipartimento generale della prevenzione del Ministero della Salute. “Per i soggetti già infettati ci sarà una sola dose in quanto l'infezione sostanzialmente svolge un ruolo di priming che viene svolto dalla prima dose”, ha spiegato Locatelli. Per gli immunodepressi restano valide le due dosi

“Per i soggetti già infettati ci sarà una sola dose in quanto l'infezione sostanzialmente svolge un ruolo di priming che viene svolto dalla prima dose. E quindi la sola somministrazione farà l'affetto boost che invece nei vaccinati, senza pregressa storia d'infezione, viene svolto dalla seconda dose”. Con queste parole Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha annunciato la decisione di utilizzare una sola dose di vaccino per chi è già risultato positivo al coronavirus. A certificare la scelta, verrà diffusa proprio in data odierna una circolare del dipartimento generale della prevenzione del Ministero della Salute, "per la quale c'è stato un parere sia dell'Aifa sia del Css", ha sottolineato Locatelli. “Questo con la sola eccezione dei soggetti immunodepressi", ha poi aggiunto nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Palazzo Chigi.

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Cresce nel nostro Paese, intanto, la preoccupazione per il diffondersi delle varianti del virus Sars-Cov-2 che, più contagiose, rappresentano una nuova minaccia. Le mutazioni si stanno espandendo sul territorio italiano sempre più rapidamente e lo dimostrano i risultati dell'ultima indagine dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss): il 54% delle infezioni per Covid-19 In Italia è dovuto proprio alla variante inglese, il 4,3% a quella brasiliana e lo 0,4% alla sudafricana. "Abbiamo evidenze chiare sul fatto che la variante inglese sia più trasmissibile, nelle fasce di età comprese tra i 10 e i 19 anni, ma anche tra i 6 e 10 anni", nelle quali "vi è un aumento del numero di casi infetti", ha spiegato ancora Locatelli, precisando tuttavia come questo maggiore potere infettante "non si associa ad una patologia più grave".

L’efficacia dei vaccini sulle varianti

Quanto all'efficacia dei vaccini, la variante inglese non mostra resistenza, mentre per la brasiliana sono stati segnalati casi di reinfezione che, ha concluso Locatelli, "non dovrebbero però connotarsi con forme di particolare gravità". Resta valido, ha confermato il numero uno del Css, che “qualsiasi valutazione rispetto alle varianti deve tener conto che il virus con un meccanismo di pressione selettiva tende a mutare e tendono emergere alcune varianti. Ma sul fatto di dire che tale variante possa sfuggire all'effetto dei vaccini andrei straordinariamente cauto", ha precisato.

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