Coronavirus, Science: pericoloso il “nazionalismo” dei vaccini

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Lo sottolinea un articolo apparso sulle colonne della rinomata rivista scientifica, secondo cui l’ingerenza dei Paesi più ricchi rischia di non far arrivare il vaccino a chi ne ha più bisogno. Ma per impedirlo, l’Oms insieme ad altre organizzazioni ha messo a punto il sistema “Covax”

Testare i vaccini, svilupparli e distribuirli nel mondo, lasciando da parte i cosiddetti “nazionalismi” che possono minacciarne una distribuzione equa e globale degli stessi, specie in quei Paesi dove la necessità sarà più urgente. E’ quando sottolinea un articolo pubblicato sulla rinomata rivista scientifica “Science”, secondo cui nel momento in cui i primi vaccini anti Covid-19 saranno stati approvati, superando tutti gli step previsti, sarà fondamentale affrontare il problema legato alle modalità di distribuzione delle forniture limitate di vaccini, a fronte di un bisogno che sarà globale.

L’ordine di priorità

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Secondo gli esperti sanitari, un ordine di priorità nella somministrazione del vaccino è già ipotizzabile: operatori sanitari innanzitutto, poi le persone più a rischio di contrarre il coronavirus in forma grave, poi le aree del mondo dove il Sars-Cov-2 si sta diffondendo in maniera più capillare e veloce ed infine il resto delle persone. E se Stati Uniti ed Europa hanno già chiuso accordi per centinaia di milioni di dosi legate ai vaccini anti Covid-19, è possibile che per i Paesi più poveri nascano delle difficoltà. Proprio per ovviare a questo potenziale pericolo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità insieme ad altre organizzazioni del settore, ha predisposto un sistema particolare che possa garantire una distribuzione rapida ed equa dei vaccini, denominato “Covax” (COVID-19 Vaccines Global Access).

Il sistema “Covax”

Il sistema “Covax” prevede la possibilità di investe su circa 12 diversi vaccini, per poi potersi assicurare sin da subito l'accesso ad essi, una volta che saranno disponibili. "L'obiettivo è avere 2 miliardi di dosi per la fine del 2021: 950 milioni per i Paesi ricchi e a medio reddito, 950 milioni per quelli poveri e 100 milioni per le situazioni umanitarie ed epidemie fuori controllo", ha raccontato Seth Berkley, direttore del progetto Gavi (l'Alleanza per i vaccini) e partner di “Covax”. In questo senso, la notizia positiva è che un primo accordo del valore di 750 milioni di dollari è stato già siglato con AstraZeneca, azienda biofarmaceutica protagonista della produzione dei vaccini, per un totale di 300 milioni di dosi. Tra l’altro, ha aggiunto Berkley, entrare a far parte di “Covax” avrebbe un tornaconto anche per i Paesi più ricchi, dal momento che "se i vaccini su cui hanno investito per i propri cittadini non dovessero andar bene, potranno averne altri tramite Covax. Ma i loro soldi garantiranno prezzi più bassi per i Paesi poveri".

I Paesi interessati

Attualmente sono 70 i Paesi nel mondo che hanno manifestato il loro interesse per il progetto “Covax”, sebbene ci siano alcuni stati del continente europeo che hanno già annunciato che doneranno denaro senza ordinare i vaccini tramite “Covax” stesso. Fondamentale in quest’ottica, come sostiene Alexandra Phelan, dell'Università di Georgetown, “un grande sforzo internazionale a livello di Nazioni Unite o G20”, senza il quale sarà complicato che “le prime dosi di vaccino siano destinate a chi ne ha maggiormente bisogno".

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