Chi è Jair Bolsonaro, il presidente del Brasile

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66 anni, origini italiane, si è insediato il primo gennaio 2019. Un passato da ex militare di estrema destra, è apertamente omofobo. Nell'agosto 2019 è stato protagonista di accuse internazionali per gli incendi in Amazzonia. E negli ultimi due anni ha ricevuto numerose critiche per la sua gestione della pandemia di Covid

Jair Bolsonaro è il presidente brasiliano dall'1 gennaio 2019. 66 anni, un passato da ex militare di estrema destra, è apertamente omofobo ed è un forte sostenitore delle politiche nazionaliste, di estrema destra e populiste. Nell’agosto 2019 è stato accusato dall’opinione pubblica mondiale in seguito ad un’ondata di incendi che ha colpito l’Amazzonia. E negli ultimi anni ha ricevuto numerose critiche per la sua gestione della pandemia di Covid nel Paese.

La carriera militare e politica

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Jair Messias Bolsonaro è nato il 21 marzo 1955 a Campinas, nello Stato di San Paolo, da una famiglia di origini italiane. Diplomato all'Academia Militar das Agulhas Negras (principale accademia militare del Brasile), ha servito per un breve periodo nelle unità di paracadutismo dell'esercito. I suoi ufficiali superiori lo hanno descritto come “ambizioso e aggressivo”. Nel 1988, dopo una lunga carriera militare, è entrato in politica conquistandosi un seggio da consigliere comunale a Rio de Janeiro. Poi è entrato alla Camera dei deputati nel 1991 ed è membro del Partito social liberale, con cui si è candidato alla guida del Paese. È stato sposato tre volte e ha 5 figli. La moglie attuale è Michelle de Paula Firmo Reinaldo. Mentre lavorava al Congresso, Bolsonaro l'ha assunta come segretaria e nei successivi due anni la donna ha ricevuto insolite promozioni e il suo stipendio è più che triplicato. Bolsonaro ha dovuto licenziarla dopo che la Corte Suprema Federale ha stabilito che il nepotismo è illegale nella pubblica amministrazione.

La campagna elettorale

Durante la campagna elettorale per le presidenziali, alcune sue dichiarazioni hanno fatto molto discutere. Ad esempio quelle sulla “mano dura” nella lotta contro il crimine. “Se un poliziotto uccide 20 delinquenti non lo metto sotto inchiesta, gli do una medaglia”, ha detto proponendo che siano abolite le norme che puniscono le forze dell'ordine in caso di eccessi nello svolgimento delle loro funzioni. E ancora: “La violenza va combattuta con una violenza più forte”. Polemiche anche per le sue uscite contro le donne (ha chiesto per loro uno stipendio più basso) o i diritti delle minoranze (“Preferisco avere un figlio morto che gay”). Bolsonaro è riuscito a diventare presidente anche grazie al suo attivismo sui social: la Arko Advice lo dava come il candidato più popolare su internet e tra Facebook, Twitter, YouTube e Instagram avrebbe circa 8,5 milioni di sostenitori. Durante le campagne elettorali un suo gesto - pollice e indice della mano destra che simulano una pistola -  è diventato popolare tra i suoi sostenitori. Il 6 settembre 2018 è stato accoltellato durante un comizio in piazza nella città di Juiz de Fora. L'aggressione non ha fermato la sua corsa. Alle elezioni del 7 ottobre 2018 al primo turno ottiene il 46% dei voti e va al ballottaggio con Fernando Haddad, del Partito dei Lavoratori. Al secondo turno, il 28 ottobre ottiene il 55,13% dei voti validi e viene eletto 38esimo presidente della Repubblica Federale del Brasile. È entrato in carica il 1 gennaio 2019.

La sua squadra

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Bolsonaro ha più volte dichiarato di apprezzare la dittatura militare degli anni Sessanta-Ottanta. Nel suo governo un ruolo di spicco è stato riservato a Sérgio Moro e Paulo Guedes; il primo, procuratore capo nell'inchiesta giudiziaria Lava Jato che ha fortemente condizionato la politica brasiliana, è stato nominato ministro della Giustizia, mentre il secondo, ideatore dell'agenda economica di Bolsonaro, è entrato in carica come ministro dell’Economia. Moro è stato successivamente travolto da uno scandalo che ha riguardato proprio l’inchiesta che lo ha reso popolare: è stato infatti accusato di aver interferito nelle indagini e agito come una sorta di coordinatore in diverse fasi, svolgendo una funzione che non è permessa dall'ordinamento giuridico. Il 24 aprile 2020 Moro ha rassegnato le dimissioni da Ministro della giustizia, per i tentativi inaccettabili di interferenze del Presidente nella sua attività giuridica, tra cui alcune inchieste su tre figli di Bolsonaro.

La politica di Bolsonaro, da Battisti all’Amazzonia

Da subito, il presidente brasiliano si è allineato alla politica estera statunitense: è stato tra i primi a riconoscere Juan Guaidó come capo di Stato Venezuelano. Non appena insediato, ha promosso azioni volte a diminuire i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Bolsonaro si è poi impegnato per l’arresto e l’estradizione in Italia di Cesare Battisti. “Finalmente giustizia sarà fatta per l'assassino italiano e compagno di ideali di uno dei governi più corrotti che siano mai esistiti al mondo”, ha detto in occasione della sua cattura. Nell’agosto del 2019 è stato invece protagonista di uno scontro con le organizzazioni ambientaliste e l’opinione pubblica internazionale in merito all’emergenza incendi in l’Amazzonia: Bolsonaro ha duramente attaccato le Ong, definendole i "sospetti principali" come autori dei roghi (L'APPELLO DELLE STAR).

La gestione della pandemia

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Dopo lo scoppio della pandemia di Covid, la linea di Bolsonaro è sempre stata quella di minimizzare e negare la gravità della situazione. All’inizio definì il virus “una febricciuola”. Per mesi ha evitato di imporre misure di distanziamento, ottenendo critiche feroci dall’opposizione, andando anche contro molti governatori federali che a livello locale avevano deciso di attuare una linea di contenimento dei contagi. Bolsonaro ha anche destituito il ministro della Salute Mandetta. A luglio 2020 il presidente è risultato positivo al coronavirus. Nell’ottobre 2021, una Commissione d'inchiesta sulla pandemia di Covid del parlamento brasiliano (Cpi) ha approvato le conclusioni di una indagine in cui raccomanda l'incriminazione del presidente Jair Bolsonaro per nove reati legati alla sua gestione dell'emergenza, tra cui "crimini contro l'umanità". Sono 606mila i brasiliani morti di Covid al momento.

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