Proteste Iran, centinaia di morti. Casa Bianca: "Trump valuta anche attacchi aerei"

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Donald Trump "ha dimostrato di non avere paura di utilizzare le opzioni militari, nessuno lo sa meglio dell'Iran". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Sono più di 600 i manifestanti uccisi dalle autorità iraniane secondo l’organizzazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia.  Le autorità hanno provato a diffondere il messaggio che la situazione sia tornata "sotto controllo", ma il blocco totale di Internet e delle comunicazioni telefoniche continua ininterrotto da giovedì

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Sono almeno 648 i manifestanti uccisi dalle autorità iraniane nel corso delle proteste contro il regime che durano da settimane. Lo ha riferito l’organizzazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, che avverte che il bilancio reale potrebbe essere molto più alto. Video mostrano decine di cadaveri ammassati in strada. Teheran è "pronta alla guerra e al dialogo", ha dichiarato il  ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto, a bordo dell'Air Force One, che "i leader iraniani hanno chiamato. Vogliono negoziare, una riunione  è  in corso di preparazione". Per Teheran comunque la situazione "è sotto controllo".

Il Parlamento europeo vieta l'accesso ai suoi locali a tutti i diplomatici e rappresentanti iraniani. Lo ha annunciato la presidente Roberta Metsola. "Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare l'accesso a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell'Iran da tutti i locali dell'Europarlamento", ha scritto su X.

Donald Trump "valuta sempre aperte tutte le opzioni e gli attacchi aerei sono una delle tante, moltissime opzioni a disposizione del 'commander-in-chief'". Lo ha ribadito la portavoce della Casa Bianca parlando con i giornalisti. La diplomazia è sempre la prima opzione per il presidente. Ma ha dimostrato di non avere timore di ricorrere a opzioni militari qualora lo ritenga necessario e nessuno lo sa meglio dell'Iran", ha aggiunto Leavitt. 

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Perché in Iran si è tornati a protestare in piazza

Nuove proteste scuotono l’Iran, questa volta spinte dal caro vita: inflazione al 40%, valuta svalutata e stipendi ridotti. Lo sciopero del bazar, storicamente cruciale, segnala una rabbia sociale diffusa che il regime, oggi più debole, fatica a contenere.

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Da Gaza all'Iran, tutte le incognite che incombono sul Medio Oriente

La tregua nella Striscia, il piano di pace di Trump, le mire della destra israeliana sulla Cisgiordania. E poi la fragilità del Libano, le sfide della Siria, la crisi politica di Teheran. La regione è attesa da un anno ricco di interrogativi.

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Iran, personale diplomatico non essenziale Francia lascia Paese

Il personale non essenziale dell'ambasciata francese in Iran ha lasciato il Paese, hanno riferito all'Afp due fonti a conoscenza della situazione, mentre le autorita' della Repubblica islamica aumentano il livello della repressione delle proteste. Il personale se n'e' andato ieri e oggi, hanno aggiunto le fonti, senza specificare quante persone se ne fossero andate. L'ambasciata a Teheran conta solitamente circa 30 dipendenti espatriati, oltre a qualche decina di membri del personale locale.

Onu, gli iraniani possano manifestare senza paura

Il portavoce del segretario generale dell'Onu ha dichiarato che "tutti gli iraniani devono poter esprimere le proprie lamentele in modo pacifico e senza paura. I diritti alla liberta' di espressione, alla liberta' di associazione e alla liberta' di riunione pacifica, cosi' come sanciti dal diritto internazionale, devono essere pienamente rispettati e protetti". "Il segretario generale - ha aggiunto il portavoce, Stephane Dujarric - invita le autorita' iraniane a esercitare la massima moderazione e a astenersi dall'uso di forza non necessario o sproporzionato. Esorta inoltre a prendere provvedimenti per garantire l'accesso alle informazioni nel Paese, incluso il ripristino dei collegamenti di comunicazione". 

Proteste in Iran, chi è Reza Pahlavi erede dello scià deposto

Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla Rivoluzione del 1979, si prepara a tornare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che vanno avanti da giorni. Lo ha annunciato lo stesso Pahlavi con un post su X. "Avete ispirato l'ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza", ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, "la vostra, ancora una volta, gloriosa presenza nelle strade dell'Iran venerdì sera è stata una risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale della Repubblica Islamica". Ecco chi è.

Proteste in Iran, chi è Reza Pahlavi erede dello scià deposto

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Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

Il presidente degli Stati Uniti ha coinvolto a vari livelli il Paese in crisi internazionali talvolta già aperte ma anche ‘battezzate’ dallo stesso tycoon. Se in Venezuela gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare per catturare il dittatore Nicolas Maduro e adesso si discute del futuro del Paese, la Groenlandia è finita al centro dell’attenzione di Trump che la considera “fondamentale” per la sicurezza a stelle e strisce. Sullo sfondo restano le proteste in Iran, con il regime degli ayatollah che sembra in bilico, ma non solo. Un clima di tensione tale che, secondo il commissario Ue Andrius Kubilius, per l'Europa "adesso è il momento di realizzare" quanto prefissato sulla difesa, "perché, come ha detto di recente il cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti".

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Iran, Wsj: "Trump propenso ad attaccare, Vance preme per colloqui diplomatici"

La Casa Bianca sta valutando l'offerta iraniana di avviare negoziati diplomatici sul suo programma nucleare, anche se il presidente Trump è attualmente propenso ad autorizzare attacchi militari contro l'Iran. Ad affermarlo sono funzionari statunitensi citati dal Wall Street Journal.

Alcuni alti funzionari dell'amministrazione, guidati dal vicepresidente JD Vance, stanno esortando Trump a tentare la via diplomatica prima di reagire contro l'Iran, scrive il giornale. Parlando ieri ai giornalisti sull'Air Force One, Trump ha detto che Teheran ha comunicato a Washington  la disponibilità ad avviare negoziati sul contenimento del suo programma nucleare. Trump ha detto che "è in fase di organizzazione un incontro", anche se gli Stati Uniti stanno ancora valutando "opzioni molto forti" che potrebbe autorizzare prima dei colloqui. 

Secondo i funzionari, Trump non ha ancora preso una decisione definitiva su cosa fare e domani incontrerà i suoi collaboratori più stretti per determinare la sua linea d'azione. Le opzioni potrebbero includere l'ordine di attacchi militari contro siti del regime o attacchi informatici, o l'approvazione di nuove sanzioni. 

Proteste Iran, vandalizzata e incendiata moschea Abuzar a Teheran

Un video di sorveglianza mostra atti di vandalismo all’interno della moschea Abuzar di Teheran, avvenuti il giorno prima dell’incendio segnalato dai media. Nelle immagini si vedono persone distruggere arredi e telecamere di sicurezza.

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Proteste in Iran, decine di vittime chiuse nei sacchi neri. VIDEO

Familiari si sono radunati fuori dal centro di medicina legale di Kahrizak, a Teheran, per identificare i corpi delle vittime delle proteste. La tv di Stato ha mostrato sacchi mortuari parlando di morti causate da “terroristi armati”.

Proteste in Iran, decine di vittime chiuse nei sacchi neri. VIDEO

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Portavoce Casa Bianca: attacco aereo sull'Iran tra le opzioni di Trump

Proteste in Iran: cinque fattori per il crollo del regime

La repressione e blackout di internet non spaventano chi è sceso in piazza in Iran. Crisi economica, debolezza politica e malcontento sociale creano una congiuntura rara che potrebbe rendere il regime vulnerabile al crollo.

Proteste in Iran: cinque fattori per il crollo del regime

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Casa Bianca: "Trump valuta tutte le ipotesi sull'Iran, anche i raid"

Sull'Iran Donald Trump "valuta sempre aperte tutte le opzioni e gli attacchi aerei sono una delle tante, moltissime opzioni a disposizione del 'commander-in-chief'". Lo ha ribadito la portavoce della Casa Bianca parlando con i giornalisti. La diplomazia è sempre la prima opzione per il presidente. Ma ha dimostrato di non avere timore di ricorrere a opzioni militari qualora lo ritenga necessario e nessuno lo sa meglio dell'Iran", ha aggiunto Leavitt.

Chi auspica il ritorno del figlio dello Scià in Iran?

Con il regime iraniano in difficoltà, il nome di Reza Pahlavi torna a circolare come possibile guida della transizione. Pur sostenuto da esuli e media internazionali, la sua influenza reale in Iran resta limitata e controversa.

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La Casa Bianca: "Trump non ha paura di usare i militari, Teheran lo sa bene"

Donald Trump "ha dimostrato di non avere paura di utilizzare le opzioni militari" qualora ritenuto necessario. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parlando ai giornalisti. "Nessuno lo sa meglio dell'Iran", ha aggiunto. "Penso che una cosa in cui il presidente Trump eccelle sia quella di tenere sempre aperte tutte le opzioni, e gli attacchi aerei sarebbero una delle tante, tantissime opzioni sul tavolo - ha spiegato Leavitt, chiarendo tuttavia che - la diplomazia è sempre la prima opzione". 

Governo Gb condanna "l'orribile repressione in Iran" e ne chiede la fine

Il governo britannico di Keir Starmer ha alzato oggi i toni della accuse alle autorità iraniane, denunciando "la brutale e orribile repressione" delle proteste in corso da due settimane a Teheran e in altre città, "l'uccisione di manifestanti pacifici" e sollecitando "la cessazione immediata delle violenze". Lo scrive su X la ministra degli Esteri, Yvette Cooper, sottolineando di aver rivolto un messaggio in questi termini al collega iraniano Abbas Araghchi nel corso di una telefonata, non senza invocare il rispetto "dei diritti e delle libertà fondamentali" in Iran, nonché "la sicurezza dei cittadini britannici". 

Iraniano alla Bbc: "Il mondo deve sapere cosa ci sta accadendo"

"Non voglio neanche pensare a cosa mi potrebbe accadere. Potrei essere accusato di spionaggio", un'accusa per cui si rischia la pena di morte. Ma "questo dolore e questa rabbia non dovrebbero essere nascosti. Il mondo dovrebbe sapere cosa ci sta succedendo". E' la testimonianza alla Bbc Persian di un iraniano che è riuscito a mettersi in contatto con il mondo esterno tramite Starlink. In Iran la connessione Internet è interrotta da giovedì, ma alcune persone possono accedervi tramite il servizio Internet satellitare rischiando di essere identificati dal regime, ricorda nella sua sezione persiana il media britannico che è riuscito a mettersi in contatto. 

Iran

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Iran, tentativo di de-escalation con Washington

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha contattato nel fine settimana l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, sullo sfondo delle minacce del presidente Donald Trump di un possibile uso della forza militare contro Teheran in sostegno alle proteste in corso in Iran da settimane. Lo hanno riferito ad Axios due fonti informate, secondo cui l’iniziativa iraniana sembra indicare un tentativo di de-escalation con Washington, o quantomeno a guadagnare tempo prima di eventuali decisioni statunitensi per indebolire ulteriormente il regime. Si tratta del primo segnale che il canale diretto di comunicazione tra Stati Uniti e Iran resta aperto, nonostante lo stallo nei negoziati sul nucleare e lo scambio di minacce tra i due Paesi. Le stesse fonti riferiscono che Araghchi e Witkoff avrebbero discusso la possibilità di un incontro nei prossimi giorni.

Araghchi conferma contatti con Witkoff: "Stiamo esaminando proposte"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato di aver parlato nel fine settimana con l'inviato statunitense Steve Witkoff, e che i due hanno discusso della possibilità di un incontro. "Sono state proposte idee che stiamo esaminando", ha detto il capo della diplomazia iraniana ad Al Jazeera, ribadendo che Teheran non negozierà sotto minacce militari. 

Khamenei: "Le manifestazioni odierne monito per i politici Usa"

La Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha elogiato le manifestazioni filogovernative che si sono tenute nella Repubblica islamica, parlando di "giornata storica" e di "monito per i politici americani", in riferimento al presidente Donald Trump. 

"Questi imponenti raduni hanno vanificato i piani dei nemici stranieri che avrebbero dovuto essere attuati attraverso mercenari interni", ha affermato Khamenei in una nota, sottolineando che "la grande nazione dell'Iran ha mostrato la sua determinazione e la sua identità davanti ai suoi nemici. Questo è stato un monito ai politici americani affinché cessino i loro inganni e si astengano dal fare affidamento su mercenari traditori".

"La nazione iraniana è forte e potente, consapevole e in grado di riconoscere i propri nemici", ha concluso l'ayatollah.

Proteste Iran, si temono centinaia di morti tra i manifestanti. VIDEO

Mosca: "Coordinamento con l'Iran per garantire la sicurezza"

In una conversazione telefonica avvenuta oggi tra il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Serghei Shoigu, e il suo omologo iraniano, Ali Larijani, "le parti hanno concordato di continuare i contatti e di coordinare le loro posizioni per garantire la sicurezza". Lo rende noto il Consiglio di sicurezza russo ripreso dall'agenzia Ria Novosti.

Macron condanna la "violenza di Stato indiscriminata contro i manifestanti"

Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato la "la violenza di Stato che colpisce indiscriminatamente le donne e gli uomini iraniani che rivendicano con coraggio il rispetto dei propri diritti". Lo ha affermato in un post su X, ricordando che "il rispetto delle libertà fondamentali è un requisito universale e noi siamo al fianco di coloro che lo difendono".

Mosca condanna "i tentativi di ingerenza in Iran"

Mosca condanna quelle che definisce i "tentativi di ingerenza negli affari interni dell'Iran". Lo ha detto il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Serghei Shoigu, in una conversazione telefonica con il suo omologo iraniano, Ali Larijani, con il quale ha parlato le proteste che scuotono la Repubblica islamica.

Pahlavi: "Trump può portare pace più grande mai vista dal mondo"

"Il presidente Trump non è Obama. Le sue parole di sostegno ai manifestanti in Iran lo dimostrano. Ora è il momento di agire. Il presidente è un uomo d'azione e un uomo di pace. Ora può agire per portare la più grande pace che il mondo abbia mai visto: aiutando gli iraniani a porre fine a questo regime criminale". Lo ha affermato su X Reza Pahlavi, figlio maggiore dell'ultimo Shah di Persia. 

"Il regime è debole e in difficoltà. Il popolo è pronto a rovesciarlo. Non ha bisogno di truppe sul campo. Tutto ciò di cui ha bisogno è l'azione del leader del mondo libero - ha aggiunto - Negoziare con questo regime criminale che continua a minacciare l'America e il presidente non porterà la pace. Ma un'azione immediata a sostegno di questi coraggiosi manifestanti salverà migliaia di vite e porterà una pace duratura nella regione". "Questa sarà l'eredità del presidente Trump", ha concluso.

Herzog: "I nostri cuori rivolti agli iraniani, il regime la radice del male"

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso la sua solidarietà ai manifestanti antigovernativi in Iran. "I nostri cuori sono rivolti al popolo iraniano che sta marciando coraggiosamente per la propria libertà in questo momento", ha detto il presidente durante un ricevimento per i leader cristiani in onore del nuovo anno. Lo scrive Haaretz. Herzog ha descritto il regime come la "radice di tanto male nel mondo" e ha aggiunto che prega affinché "tutte le donne e tutti gli uomini possano godere della stessa preziosa libertà di cui noi siamo benedetti".

Herzog

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Media: "Per Teheran 10 persone tra gli arrestati sono terroristi"

L'Iran afferma che 10 persone sono state arrestate per omicidio e violenza a Teheran e che sono "terroristi". Lo scrive Tasnim, riportata da Al Jazeera. L'agenzia di stampa semiufficiale iraniana, citando il ministero dell'Intelligence iraniano, afferma che i 10 fanno parte di una squadra entrata a Teheran da una provincia di confine e responsabile dell'uccisione di due membri dei Basij, la forza paramilitare volontaria del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, in piazza Heravi della capitale il 7 gennaio. Il Ministero dell'Intelligence afferma che le persone arrestate "hanno rilasciato importanti confessioni sull'incendio di moschee, banche e proprietà private". La posizione del governo iraniano è che gran parte della violenza verificatasi durante le proteste, comprese le uccisioni dei membri delle forze di sicurezza, sia stata perpetrata da "terroristi" aiutati da attori esterni. 

Ong: "Sale a 648 il bilancio dei manifestanti uccisi, ma potrebbero essere oltre 6mila"

Sono almeno 648 i manifestanti uccisi dalle autorità iraniane nel corso delle proteste contro il regime che durano da settimane. Lo ha riferito l’organizzazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, che avverte che il bilancio reale potrebbe essere molto più alto.

"La comunità internazionale ha il dovere di proteggere i manifestanti civili dai massacri compiuti dalla Repubblica islamica", ha dichiarato il direttore di Ihr  Mahmood Amiry-Moghaddam, commentando i nuovi dati raccolti dall'ong. Ihr ha aggiunto che "secondo alcune stime potrebbero essere state uccise oltre 6.000 persone", precisando però che il quasi totale blackout di Internet imposto per quattro giorni dalle autorità iraniane rende "estremamente difficile verificare in modo indipendente queste informazioni".

Ex capo degli 007 Gb avverte: "Capacità di repressione in Iran resta forte"

Il governo iraniano è stato "indebolito" dalle proteste delle ultime due settimane, ma resta ancora in grado di reprimere il dissenso con "crudeltà". Lo sostiene Richard Moore, capo dei servizi segreti esteri britannici dell'MI6 fino all'anno scorso, interpellato al riguardo dal Mirror online. Secondo Moore, "è significativo" il fatto che il movimento di protesta abbia ormai "un'estensione geografica" vasta in Iran e sia presente "in ogni parte di Teheran", a fronte di "un regime" che gli appare "più debole  rispetto al passato, a causa di un'accentuazione della sua incompetenza". La contestazione, afferma l'ex numero uno degli 007 di Sua Maestà, "è stata alimentata inizialmente da fattori economici", oltre che dalla stanchezza per "i cosiddetti 12 mesi di guerra" segnati dai raid condotti da Israele e poi anche dagli Usa in Iran nel giugno scorso. Moore si dice quindi convinto che la Repubblica Islamica abbia perduto "peso a livello internazionale" e stia "perdendo alleati nella regione". Avverte che "tuttavia il suo potenziale di repressione e di crudeltà non è esaurito". E prevede che "sarà usato fino in fondo per tentare di schiacciare" la ribellione. 

Teheran convoca i diplomatici di Italia, Francia, Gb e Germania

Gli ambasciatori o gli incaricati d'affari di Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, di stanza a Teheran, oggi sono stati convocati dalle autorità iraniane, che hanno deplorato il sostegno espresso da questi Paesi ai manifestanti iraniani. Lo riporta un comunicato del Ministero degli Esteri iraniano e reso noto dalla televisione di Stato. Ai diplomatici è stato mostrato un video dei danni causati dai "rivoltosi" ed è stato chiesto ai governi di "ritirare le dichiarazioni ufficiali a sostegno dei manifestanti". "Confermiamo la convocazione degli ambasciatori europei", ha poi fatto sapere il Ministero degli Esteri francese. 

Ong: sale a 572 bilancio morti nelle proteste, oltre 10.600 arresti

Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime nelle proteste in corso in Iran. Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Stati Uniti, sono finora 572 i morti confermati, anche se la cifra reale potrebbe essere significativamente più alta.

In base ai dati diffusi, tra le vittime si contano 503 manifestanti e 69 membri delle forze di sicurezza. L’organizzazione, considerata affidabile anche in occasione di precedenti ondate di protesta nel Paese, elabora le proprie stime attraverso una rete di sostenitori presenti in Iran che verificano le informazioni. Hrana riferisce inoltre che oltre 10.600 persone sono state arrestate dall’inizio delle manifestazioni, giunte ormai alla terza settimana.

Proteste Iran, decine di vittime chiuse nei sacchi neri. VIDEO

Metsola bandisce diplomatici Teheran da Europarlamento

"Mentre il coraggioso popolo dell'Iran continua a lottare per i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica Islamica dell'Iran l'accesso a tutti i locali del Parlamento europeo". Lo annuncia via social la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, sottolineando che la situazione è tale per cui "non si può più andare avanti come se nulla fosse". "Questa Camera non aiuterà a legittimare questo regime che si è sostenuto attraverso la tortura, la repressione e l'omicidio", aggiunge Metsola.

Media: "Araghchi ha contattato Witkoff nel weekend"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è messo in contatto nel fine settimana con l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Lo riferisce Axios citando due fonti informate. Scopo del contatto, tentare di disinnescare gli Stati Uniti, o almeno guadagnare più tempo prima che il presidente Donald Trump ordini qualsiasi azione per indebolire ulteriormente il regime. I due si sarebbero accordati per una riunione nei prossimi giorni. Non è chiaro se i due si siano sentiti al telefono o si siano scambiate email, ma è la prova che il canale diretto di comunicazione tra Washington e Teheran e' ancora aperto, nonostante la situazione di stallo nei negoziati sul nucleare e gli scambi di minacce tra i due Paesi, sottolinea Axios. E del resto lo aveva riferito già in mattinata il portavoce dei Araghchi, Esmail Baqaei. "Messaggi vengono scambiati ogni volta che è necessario", ha detto. La comunicazione avviene con la mediazione della Svizzera, ha spiegato.

Università Tehran chiude dormitori studenti per 10 giorni

L'Università di Teheran ha annunciato la chiusura di tutti i dormitori degli studenti per almeno 10 giorni. L'agenzia di stampa Tasnim, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha riferito che la chiusura iniziera' domani. Secondo quanto riportato, agli studenti è stato chiesto di lasciare i loro dormitori il prima possibile. I verti dell'ateneo hanno, inoltre, annunciato che a breve saranno varati nuovi regolamenti e orari per l'ingresso e l'uscita degli studenti. I campus universitari, fa notare Radio Farda, sono stati i principali centri delle proteste anti-governative delle ultime due settimane e, secondo fonti ufficiali, la decisione della loro chiusura è stata presa in coordinamento con il ministero della Scienza e le Agenzie di sicurezza.

Intelligence, trovato carico armi su camion straniero

Il ministero iraniano dell'intelligence ha reso noto di aver sequestrato un carico di armi su un camion straniero. Nel veicolo c'erano 273 pezzi di varie armi, riferisce Iribnews. 

Herzog: "Regime ayatollah radice di tanti mali del mondo"

Il regime iraniano è "la radice di tanti mali del mondo". Lo ha detto il presidente israeliano Isaac Herzog, esprimendo solidarietà ai manifestanti antigovernativi in Iran. "I nostri cuori sono vicini al popolo iraniano che in questo momento sta marciando coraggiosamente per la propria libertà - ha affermato i durante un ricevimento con i leader cristiani, aggiungendo di pregare affinché - tutte le donne e tutti gli uomini possano godere della stessa preziosa libertà di cui noi siamo benedetti". Lo riporta Haaretz. 

Premier olandese: "Manifestanti meritano nostro sostegno"

"Il regime iraniano sta reprimendo duramente ogni forma di protesta. Molte persone sono state uccise a causa di ciò. Gli uomini e le donne coraggiosi nelle strade delle città iraniane meritano il nostro sostegno". Lo scrive su X il premier olandese, Dick Schoof. "Stanno lottando contro la tirannia e facendo sentire le loro forti richieste di libertà. I Paesi Bassi esortano il regime iraniano a porre fine alla violenza, a rilasciare coloro che sono stati ingiustamente arrestati e a ripristinare l'accesso a internet. Resteremo fermi nel sostenere i diritti del popolo iraniano", aggiunge. 

Iran, vandalizzata e incendiata moschea Abuzar a Teheran

Olanda: "L'Ue inserisca nella lista dei terroristi i Pasdaran iraniani"

"E' tempo di agire. L'Ue inserisca le Guardie della Rivoluzione iraniane nella lista nera delle organizzazioni terroristiche e imponga sanzioni a chi viola i diritti umani e a chi sta mettendo in atto la repressione attraverso la chiusura dei canali di comunicazione". E' quanto scrive su X il ministro degli Esteri olandese David van Weel sottolineando lo "sconcerto" de L'Aja di fronte alle immagini di ciò che sta accadendo in Iran. "La violenza deve fermarsi ora", aggiunge il ministro. 

Iran: "Stiamo conducendo una guerra contro i terroristi"

L'Iran sta conducendo "una guerra contro i terroristi", ha affermato il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf durante un comizio a Teheran. Il presidente del parlamento ha anche dichiarato che se Trump attaccherà il Paese Teherano gli infliggerà una "lezione indimenticabile". 

Migliaia a Teheran manifestano per la Repubblica islamica

La tv di Stato iraniana ha trasmesso immagini di grandi manifestazione a sostegno della Repubblica islamica, dopo due settimane di proteste anti governative, e le immagini mostrano qualche migliaio di persone affollare piazza Enghelab nella capitale iraniana. Anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, è stato visto alla manifestazione a Teheran, riferisce la versione inglese della tv iraniana, Press Tv, pubblicando su X una sua foto tra la folla, dove i dimostranti sventolano bandiere della Repubblica islamica ed espongono ritratti della Guida suprema Ali Khamenei. Mentre la rete internet è bloccata nel Paese da giorni e la ong Hrana ha denunciato l'uccisione di almeno 544 persone nelle proteste anti governative, anche in mattinata si erano tenute manifestazioni a sostegno della Repubblica islamica in varie città del Paese, e la tv di Stato ha definito i partecipanti come "iraniani uniti contro il terrorismo", bollando le proteste anti governative come "rivolte in Iran appoggiate da Usa e Israele". 

Ghalibaf a Trump: "Vieni a vedere come ti distruggiamo"

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è tornato a sfidare il presidente americano Donald Trump. "Dico al delirante e arrogante presidente degli Stati Uniti: noi, la nazione iraniana, siamo tuoi nemici", ha scandito in un discorso trasmesso da diverse emittenti, mentre una folla si radunava a Teheran contro le rivolte anti-regime delle ultime due settimane. "Ti stiamo aspettando. Gli uomini del campo di battaglia ti aspettano. Vieni, così potrai vedere tutte le tue capacità nella regione distrutte. Sappi che i difensori dell'Iran ti daranno una lezione indimenticabile", ha assicurato. 

Ue: "Inaccettabile uccisione e arresto manifestanti"

"E' inaccettabile che persone che manifestano in modo assolutamente pacifico per la loro libertà vengono arrestate e uccise". Lo ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa, rispondendo a una domanda sulla situazione in Iran. "Permettetemi di esprimere la nostra solidarietà ai cittadini iraniani estremamente coraggiosi: donne, uomini, giovani che protestano per la loro libertà. Hanno tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà, perché stanno mettendo a rischio la loro vita", ha aggiunto. "La presidente von der Leyen ha già espresso il suo pensiero in proposito, chiedendo l'immediato rilascio di tutti i manifestanti incarcerati e il ripristino del pieno accesso a Internet, perché ovviamente, il fatto che non ci sia accesso a internet ha lo scopo di rendere più difficile per tutti i manifestanti pacifici far valere il loro diritto di manifestare e chiedere azioni", ha concluso Pinho.

Tajani a Iran: "Non usare la pena di morte contro i manifestanti"

"Per quanto riguarda l'Iran abbiamo lanciato un appello affinché non si utilizzi la pena di morte come strumento per reprimere le manifestazioni dei giovani e delle donne in Iran". Lo ha detto il ministro Antonio Tajani. "Lavoriamo per la pace in Medio Oriente, lavoriamo per la pace in Ucraina"

Anche presidente Pezeshkian a contro-corteo Teheran

Anche il presidente Massoud Pezeshkian ha partecipato alla manifestazione a Teheran contro le rivolte che vanno avanti da oltre due settimane in Iran. Lo riporta il Tehran Times, con la foto del Presidente tra la folla, circondato dalla sua scorta. 

"Per gli iraniani impossibile il silenzio, il mondo ci aiuti"

"Ciò che sta accadendo oggi in Iran ha un filo diretto con la ferita aperta nell'autunno del 2022, quando fu uccisa Mahsa Amini. Quella rivolta non fu semplicemente una protesta contro un singolo atto di violenza; fu il momento in cui una società capì che il problema non era la riforma di un comportamento o di una legge, ma l'intero sistema. 'Donna, Vita, Libertà' ha rimodellato la memoria collettiva del Paese: ha spezzato la paura e reso impossibile il silenzio. Tre anni dopo, la stessa società è tornata in piazza, questa volta sotto la pressione combinata della repressione politica e del collasso economico". A dirlo all'Ansa è Hasti Diyè, 43 anni, insegnante di francese iraniana fuggita dal suo paese dopo essere finita piu' volte in carcere. Oggi vive ad Istanbul. "L'Iran oggi non ha bisogno di un'altra guerra che arrivi dall'estero, né di nuove sanzioni. L'esperienza ha dimostrato che le sanzioni hanno schiacciato la gente comune molto più di chi detiene il potere", prosegue. "Avevo programmato di tornare la scorsa settimana in Iran" - racconta - "ma i voli sono stati cancellati; sto cercando anche in queste ore di tornare nel mio paese. Internet è completamente interrotto e da oltre una settimana non ho notizie della mia famiglia, di mia sorella, dei miei amici. La preoccupazione è insopportabile. Nelle prossime ore proverò di nuovo, a qualunque costo, a tornare in Iran".

Ong: nelle proteste in Iran ucciso ex campione di culturismo

C'è anche la storia di Mehdi Zatparvar, ex campione del mondo di culturismo e allenatore, tra le tante che stanno emergendo di manifestanti uccisi nelle proteste in Iran. L'uomo, riporta l'organizzazione per i diritti umani con sede in Norvegia Hengaw, è stato ucciso venerdì durante le proteste nella città di Rasht, nella provincia di Gilan, nell'Iran nordoccidentale.   Zatparvar era sceso in piazza con l'anelito di tanti iraniani. Nel suo ultimo post su Instagram aveva scritto: "Vogliamo solo i nostri diritti, la voce che è stata soffocata per quarant'anni deve essere gridata", secondo l'organo riformista IranWire. Il suo account Instagram è stato ora chiuso nell'ambito del blackout di Internet e dei social del regime.   L'atleta trentanovenne è stato due volte campione del mondo di bodybuilding classico, secondo la Federazione Internazionale di Fitness e Bodybuilding. Zatparvar aveva un master in fisiologia dello sport ed era ampiamente considerato un allenatore esperto a Gilan, ha detto Hengaw.

Tv iraniana mostra dimostranti a favore del regime

La tv di Stato iraniana ha trasmesso immagini di manifestazioni a cui hanno partecipato centinaia di persone a favore della Repubblica islamica in varie città del Paese.    Mentre la rete internet è bloccata nel Paese da oltre 84 ore e ci sono state due settimane di proteste anti governative dove le ong denunciano l'uccisione di almeno 544 persone, la versione in lingua inglese della tv di Stato iraniana, Press TV, ha pubblicato sul suo account X immagini in diretta dove si sono viste centinaia di persone sfilare con la bandiera della Repubblica islamica in città come Zahedan, Rasht, Ilam, Arak e nella provincia settentrionale dell'Azerbaigian.    Press Tv ha descritto i partecipanti alle dimostrazioni a favore della Repubblica islamica, che mostrano immagini della guida suprema Ali Khamenei, come "iraniani uniti contro il terrorismo" e ha bollato come "rivolte in Iran appoggiate da Usa e Israele" le proteste anti governative. Secondo il sito della tv di Stato iraniana, altre manifestazioni a favore della Repubblica islamica in varie città del Paese, tra cui Teheran, sono in programma alle 14 ora locale, le 11:30 in Italia.

Madrid: "L'Iran non ha bisogno di nessuna forza esterna"

"L'Iran è un paese dove confluiscono molti mondi, molte tensioni e dove stando convergendo diversi grandi poteri del mondo. Teheran non ha bisogno di nessun tipo di forza esterna". Lo ha detto il ministro spagnolo degli Esteri José Manuel Albares, intervenendo a un incontro informativo all'Ateneo di Madrid.    Secondo il capo della diplomazia iberica, l'Iran "è uno di questi punti dove si sta trasformando l'ordine mondiale". "In questo momento tutto è connesso,", ha rilevato Albares, in relazione alla recente operazione militate statunitense in Venezuela, alla minaccia di Donald Trump di annettere Groenlandia, alle pressioni su Cuba e all'annuncio che l'esercito Usa valuta "azioni molto concrete" per l'Iran.    Sulla repressione da parte del regime degli ayatollah delle proteste nel Paese, dove sono morte oltre 500 persone, il ministro ha fatto appello "cessare la violenza contro i manifestanti, gli arresti arbitrari". "Deve essere ristabilito il contatto delle comunicazioni e, soprattutto, il contatto via internet", ha detto Albares, nel ricordare che "La libertà a una comunicazione libera è anche un diritto fondamentale di ogni essere umano".    Per Madrid, un'ingerenza esterna in Iran non è la soluzione: "Da molti anni dalla Spagna che dalle istituzioni dell'Unione europea privilegiamo la via del negoziato per Iran, sia sul dossier nucleare che in ogni altro dossier", ha evidenziato Albares. "L'uso della forza esterna su Iran od ogni altro Paese non può che portare più caos. La pace, la democrazia, il rispetto dei diritti umani non vengono mai da pressioni esterne ma sempre attraverso il dialogo, la diplomazia e il negoziato", ha concluso.

Polizia Iran manda sms a famiglie: "Tenete figli lontani dalle rivolte"

La polizia iraniana sta inviando messaggi di testo ai residenti di Teheran per avvertire i genitori di tenere i figli lontani dai "rivoltosi". Lo scrive Al-Jazeera.     "Data la presenza di gruppi terroristici e individui armati in alcuni raduni di ieri sera e i loro piani di causare vittime, e la ferma decisione di non tollerare alcun atteggiamento di pacificazione e di affrontare con decisione i rivoltosi, si consiglia vivamente alle famiglie di prendersi cura dei loro giovani e adolescenti", si legge nei messaggi.

Azizi: "Sul tavolo di Usa e Israele ci sarebbe un piano per uccidere Khamenei"

"È molto probabile" che gli Stati Uniti attaccheranno, "Trump non bluffa e sta valutando opzioni. Non solo raid. Fonti iraniane affidabili mi hanno detto che sul suo tavolo e quello di Netanyahu ci sarebbe anche un piano per uccidere Khamenei. Lo ritengo credibile, in questa fase. Ma Khamenei potrebbe anche fare la fine di Ceausescu in Romania nel 1989, ucciso da membri del suo stesso partito". A diro in un'intervista a Il Fatto Quotidiano è il ricercatore a Yale e voce della diaspora iraniana di sinistra, Arash Azizi.     Secondo lo storico, "la Repubblica islamica per come la conosciamo è finita. È lampante. Qualunque cosa accadrà nei prossimi giorni, qualunque sarà l'esito della mobilitazione, è certo che la struttura di potere del regime cambierà". E aggiunge: "le rivoluzioni sono imprevedibili, ma non è detto che i manifestanti vinceranno vista la mancanza di una rete organizzata e di una leadership per la transizione. Magari avverrà un cambio di regime interno, ma lo status quo non può durare".     Azizi osserva che il regime dopo la guerra dei 12 giorni "ha perso l'opportunità di rifondare il suo consenso dopo essere sopravvissuto alla guerra. Khamenei avrebbe potuto cercare di pacificare la società. Invece è rimasto com'era, l'unica concessione è stata smettere di imporre con la forza l'obbligo dell'hijab".     Quanto al dopo, nel caso di un attacco esterno, "lo scenario migliore è la transizione democratica e quello peggiore la disintegrazione del Paese e la guerra civile su basi etniche". Per il ricercatore, "la sinistra iraniana è divisa in rivoli, incapace di unità. Reza Pahlavi è di fatto l'unico front runner, ma solo perché gli altri non riescono a organizzarsi. Il movimento di Pahlavi è formato da persone con idee di estrema destra, revanscisti che odiano gli altri gruppi di opposizione". "La realtà - conclude - è che le figure di opposizione più forti sono in prigione in Iran, come Narges Mohammadi".

Iran: "Aperti canali di comunicazione con un emissario americano"

Il ministero degli Esteri iraniano afferma che i canali di comunicazione con un emissario americano sono "aperti". Donald Trump nella notte ha detto che l'Iran aveva chiesto di negoziare e che un incontro era in preparazione.     "Questo canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri (Abbas Araghchi) e l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti è aperto", ha dichiarato il portavoce del ministero Esmaeil Baghaei in un commento trasmesso dalla televisione di Stato. L'inviato speciale di Trump è Steve Witkoff, scrive Iran International, visto che Witkoff ha tenuto i canali aperti anche in passato.   Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha aggiunto che l'Iran ha mantenuto il suo impegno diplomatico: "Abbiamo sempre aderito al principio della diplomazia e della negoziazione, ovviamente una negoziazione bilaterale", ha affermato.

Media: "Gli Usa preparano cyberattacchi contro il regime in Iran"

Gli Stati Uniti si stanno preparando possibili attacchi informatici contro l'Iran in risposta alla repressione dei manifestanti antigovernativi da parte di Teheran. Lo scrive il Telegraph citando funzionari statunitensi secondo cui sarebbero in corso operazioni informatiche volte a punire la leadership iraniana per la violenza usata contro chi protesta.

Iran, regime chiama suoi sostenitori in piazza in diverse città

Mentre il blocco di Internet in Iran ha superato le 84 ore, ma non ha fermato completamente la diffusione di notizie che parlano di una repressione intensa delle proteste, la televisione di Stato e altri organi di informazione ufficiali stanno diffondendo il messaggio che la situazione e' tornata alla "calma" e lanciano appelli alla popolazione a mostrare unita'. L'Iran incolpa gli Stati Uniti e Israele di fomentare le piazze e il governo ha invitato i cittadini a esprimere sostegno alla leadership del Paese con delle contro-manifestazioni in programma oggi. Da questa mattina, diverse reti radiofoniche e televisive iraniane stanno diffondendo appelli a unirsi alle marce, come riferisce il servizio in farsi della Bbc. Oltre al presidente Massoud Pezeshkian, al presidente del Parlamento e al capo della magistratura, anche diverse personalita' politiche, tra cui Hassan Khomeini, nipote dell'ayatollah Khomeini, hanno invitato i connazionali a manifestare. Irib ha iniziato a trasmettere le immagini delle marce pro-governative in diverse citta', comprese Hamedan e Ilam, che sono state teatro di alcune delle manifestazioni anti-governative piu' partecipate, ma anche piu' sanguinose di queste due settimane. Sono trascorsi 16 giorni dallo scoppio di questa nuova ondata di proteste in Iran e negli ultimi quattro giorni, con la chiusura di Internet, l'informazione indipendente sugli sviluppi dall'interno del Paese e' stata quasi azzerata rendendo difficile valutare la dimensione sia della protesta che della repressione. Prima del blocco di Internet, le manifestazioni interessavano quasi tutte le province e almeno 70 citta'. Nonostante i mezzi brutali messi in campo per sopprimere le piazze, le proteste non si stanno fermando: l'agenzia di stampa Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, riporta di manifestazioni tenutesi ieri sera in alcuni quartieri di Teheran e in altre tre province definendole come "limitate", ma sempre sottolineando la "massiccia" presenza delle forze di sicurezza. Il regime sta cercando di dipingere i manifestanti come "terroristi", fomentati da "elementi stranieri" e attribuisce loro la responsabilita' delle morti in strada: sempre Irib ha mostrato le immagini dei funerali degli agenti delle forze di sicurezza e dei civili uccisi in almeno 10 province.

Citrinowicz: "Difficile che l'Iran cada come la Siria"

"Le cadute dei regimi sono difficili da prevedere. Detto questo, posso dire che finché la dittatura mantiene coesione, rimane senza defezioni, senza crepe nella leadership, e finché questi manifestanti non avranno un leader, potrebbe sopravvivere anche a queste proteste". A dirlo in un'intervista a il Corriere della Sera è Danny Citrinowicz, membro dell'Atlantic Council con un passato nell'intelligence militare israeliana e a capo della sua divisione iraniana.    Su come potrebbe andare avanti il regime, "non sono in grado di soddisfare le richieste della popolazione sull'economia, ma sono abbastanza stabili. L'Iran non è la Siria. Perché la situazione cambi davvero, dobbiamo vedere qualcosa di drammatico", come "improvvise crepe interne, oppure un reale coinvolgimento degli Usa. Se la situazione rimane così, gli ayatollah troveranno un modo per superare le proteste". L'analista ricorda che "il regime ha il sostegno di 13 milioni di persone, che non superano il 20% della popolazione, ma ci sono".      Se poi "i manifestanti resistessero, aumentando la presenza in strada e creando crepe nella teocrazia, potremmo assistere a un cambiamento di rotta degli ayatollah. Ma non sarebbe automaticamente la loro fine", fa sapere ancora Citrinowicz.    Sui cambiamenti interni che potrebbero avvenire, "l'Ircg potrebbe prendere il potere e cacciare il presidente Masoud Pezeshkian. Oppure, in uno scenario estremo, destituire Khamenei, permettendo a qualcun altro di diventare leader supremo - osserva - L'altra possibilità è un clamoroso ribaltamento della loro politica estera, che li spinga a negoziare davvero con gli Stati Uniti".    Però, "dobbiamo essere cauti su cosa gli Usa possano e vogliano fare. Anche perché, come si è visto in Venezuela, il presidente americano ha preferito lavorare con il regime, piuttosto che con l'opposizione - continua - Per questo penso che non stia investendo davvero su Reza Pahalavi". Su quest'ultimo, "la sua capacità di influenzare gli eventi è limitata - dice Citrinowicz - Israele prova a spingerlo, ma mi pare una causa persa".

Netblocks: "Il blackout di Internet in Iran dura da 84 ore"

La chiusura di Internet a livello nazionale da parte del regime iraniano durante le proteste resta in vigore e dura ormai da più di 84 ore: lo afferma l'osservatorio della rete Netblocks.     Netblocks suggerisce che gli attivisti cercano di trovare un modo per utilizzare la radio a onde corte, le torri cellulari alle frontiere, i terminali Starlink o i satelliti diretti alle cellule per aggirare il blocco che secondo gli attivisti serve a oscurare la repressione delle proteste in corso.

Teheran: "Siamo pronti alla guerra ma non la stiamo cercando"

L'Iran "non cerca la guerra ma è pienamente preparato alla guerra", ed è pronto per negoziati basati sul "rispetto reciproco". Lo afferma il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araqchi a una conferenza degli ambasciatori stranieri a Teheran trasmessa dalla TV di Stato. "Siamo anche pronti ai negoziati, ma questi negoziati dovrebbero essere equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco"

Iran, Albanese: "Al fianco popolo contro regime repressivo"

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha dichiarato che "la Repubblica Islamica e' repressiva" e ha ribadito il sostegno del suo Paese al popolo iraniano. "Siamo fermamente al fianco del popolo iraniano, che si batte per i propri diritti umani, per la propria dignita' umana e per il cambiamento necessario", ha affermato Albanese, sottolineando che "non conosciamo il numero effettivo di persone uccise o ferite semplicemente per aver espresso i propri diritti umani fondamentali". Alla domanda sul coinvolgimento dell'Australia in un possibile attacco degli Stati Uniti all'Iran, il primo ministro australiano ha risposto che "non stiamo valutando una questione del genere". In dichiarazioni sulle proteste contro il carovita in corso da 16 giorni in Iran, il premier australiano ha aggiunto che "quello che sappiamo e' che il regime [della Repubblica Islamica] e' un regime repressivo che ha svolto un ruolo negativo non solo per il proprio popolo, ma anche sulla scena internazionale. Per questo motivo ho espulso l'ambasciatore iraniano a causa del coinvolgimento delle sue entita' affiliate negli attacchi perpetrati sul suolo australiano". Lo scorso agosto, all'ambasciatore Ahmad Sadeghi e ad altri tre funzionari iraniani e' stato ordinato di lasciare l'Australia, che ha ritirato i propri diplomatici da Teheran. L'Iran aveva "respinto categoricamente" le accuse.

Kallas: "Pronta a proporre sanzioni in risposta alla repressione in Iran"

"Sono pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta alla brutale repressione dei manifestanti da parte del regime". Lo ha sottolineato l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Kaja Kallas in alcune dichiarazioni inviate a Politico e al quotidiano tedesco Die Welt in merito alle proteste in corso in Iran.      "Il regime ha una lunga tradizione di repressione delle proteste e assistiamo a una risposta pesante da parte delle forze di sicurezza. I cittadini stanno lottando per un futuro che sia scelto da loro e rischiano tutto per farsi ascoltare", ha spiegato Kallas. La presidente della Commissione, nelle scorse ore, è sembrata avere un atteggiamento più prudente rispetto all'eventualità di nuove sanzioni contro i Pasdaran, limitandosi a spiegare che la Commissione sta "monitorando" la situazione in Iran.

Iran, Araghchi: situazione "tornata sotto controllo totale"

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che "la situazione e' tornata sotto controllo totale" in Iran. Le sue dichiarazioni, rilasciate durante un incontro con diplomatici stranieri a Teheran, si riferiscono alla sanguinosa repressione delle proteste in corso nel Paese da 16 giorni, con un bilancio di oltre 500 persone uccise, in maggioranza manifestanti. Araghchi, che non ha fornito prove a sostegno della sua affermazione, ha anche affrontato la questione del blocco di internet nel Paese, assicurando che "i servizi internet saranno ripristinati in coordinamento con le autorita' di sicurezza".

Capo della magistratura: "Tolleranza zero per chi incita a manifestare"

Non ci sarà alcuna tolleranza per chi incita a manifestare contro il  regime in Iran. Lo ha scritto il capo della magistratura iraniana Mohsen  Ejei su 'X'. "Ci sarà tolleranza zero nei confronti di coloro che hanno  incitato e incitano la gente alle rivolte, così come nei confronti di  coloro che hanno provocato individui attraverso dichiarazioni ambigue",  ha scritto Mohsen Ejei su X.

Cina: "Contrari alle interferenze straniere in Iran"

La Cina ha espresso la sua piena "contrarietà alle "interferenze straniere" in Iran, interessato da giorni da proteste di massa anti-regime, sollecitando allo stesso tempo che il Paese asiatico possa ritornare a una fase di "pace". La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, dopo che il presidente amenicano Donald Trump ha riferito che i militari Usa stanno valutando "opzioni molto concrete" contro Teheran, ha aggiunto nel briefing quotidiano che Pechino sollecita "tutte le parti coinvolte a fare più sforzi capaci di portare alla pace e alla stabilità in Medio Oriente". "Ci opponiamo all'uso della forza o alla minaccia dell'uso della forza nelle relazioni internazionali e invitiamo tutte le parti a fare di più per favorire la pace e la stabilità in Medio Oriente", ha affermato Mao, ricordando che Pechino si è "sempre opposta all'ingerenza negli affari interni di altri Paesi".    Per altro verso, "abbiamo sempre sostenuto che la sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi debbano ricevere piena tutela dal diritto internazionale" e, per questo motivo, la Cina "spera che il governo e il popolo iraniani possano superare le attuali difficoltà e mantenere la stabilità nazionale".   Il Dragone segue con molta attenzione le vicende in corso a Teheran: dal Venezuela, il cui presidente Nicolas Maduro è stato catturato e arrestato dagli Usa con il blitz militare di poco più una settimana, Pechino importa il 4-5% del petrolio totale, mentre dall'Iran la quota è ancora più importante ed è pari al 13-15%

Iran, Araghchi: "Siamo pronti alla guerra e al dialogo"

Teheran è "pronta alla guerra e al dialogo". Lo ha dichiarato il  ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dopo che il presidente  degli Stati Uniti Donald Trump ha detto, a bordo dell'Air Force One, che  "i leader iraniani hanno chiamato. Vogliono negoziare, una riunione è  in corso di preparazione". Araghchi  ha anche parlato del blackout di Internet in Iran, affermando che "i  servizi Internet saranno ripristinati in coordinamento con le autorità  di sicurezza".

Iran, Cina contro "interferenze" straniere, chiede pace in M.O

La Cina ha dichiarato di opporsi alle "interferenze" straniere in altri Paesi, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di intervenire militarmente se Teheran avesse ucciso i manifestanti. "Ci opponiamo sempre alle interferenze negli affari interni di altri Paesi", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning in conferenza stampa ordinaria, rispondendo alle domande sui commenti di Trump. "Invitiamo tutte le parti a fare di piu' per favorire la pace e la stabilita' in Medio Oriente", ha aggiunto.

Iran, Pahlavi: "Non siamo soli, il sostegno internazionale arriverà presto"

"Non siamo soli, il sostegno internazionale arriverà presto". Lo ha  scritto su X Reza Pahlavi, figlio in esilio dello Scià deposto e uno dei  principali leader delle proteste in Iran. Rivolgendosi al popolo  iraniano, ha aggiunto: "Presto chiederemo la restituzione del nostro  Paese alla Repubblica Islamica. Khamenei e il suo regime hanno subito  duri colpi da voi e non dobbiamo permettere loro di riprendersi".  Pahlavi ha anche chiesto alle ambasciate e ai consolati iraniani in  tutto il mondo di "decorarli con la bandiera nazionale dell'Iran invece  che con l'imbarazzante bandiera della Repubblica islamica".

Iran, Merz: violenza leader contro popolo è "segno debolezza"

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha condannato "fermamente" la violenza dei leader iraniani contro il popolo in protesta, definendola "un segno di debolezza". La presa di posizione di Merz e' giunta dall'India, nel corso di una visita di stato di due giorni, durante una conferenza stampa ad Ahmedabad (nord), mentre in Iran le proteste sono al 16mo giorno. "Invito la leadership iraniana a proteggere il proprio popolo invece di minacciarlo... Questa violenza non e' un segno di forza, ma di debolezza. Deve cessare immediatamente", ha affermato Merz.

Iran, Netblocks: "Blocco internet dura da oltre 84 ore"

In Iran, il blocco di internet a livello nazionale ha superato le 84 ore. A riferirlo e' Netblocks, un'organizzazione indipendente che monitora lo stato di internet nel mondo. Il protrarsi del blocco di internet, evidenziato anche dai media iraniani indipendenti, si verifica nel pieno delle proteste contro il carovita e contro il regime, oggi al 16mo giorno. L'oscuramento della rete e' un tentativo - chiaramente fallito - di bloccare le manifestazioni e di non far arrivare informazioni dal Paese in subbuglio e dai cittadini scesi in piazza, duramente repressi dal regime. Netblocks ha proposto soluzioni per combattere la censura nella situazione attuale, tra cui la radio a onde corte e radioamatoriali, l'uso di ripetitori per la telefonia mobile nelle zone di confine, terminali Starlink e comunicazione satellitare diretta con i telefoni cellulari. Il blocco di internet in Iran ha scatenato un'ondata di proteste all'interno del Paese e in tutto il mondo. Molti calciatori iraniani che lavorano all'estero hanno pubblicato post su Instagram esprimendo preoccupazione per la disconnessione dell'Iran dal resto del mondo. Alireza Jahanbakhsh, capitano della nazionale di calcio, ha scritto in una storia su Instagram che "internet in Iran e' stato interrotto, ma le voci si sentono ancora". Anche Mehdi Ghaedi, Sardar Azman e Mohammad Ghorbani, tre giocatori della UAE League, hanno pubblicato un post simile. Su Instagram, Farhad Majidi, ex capitano e allenatore dell'Esteghlal, ha protestato contro il blocco totale di internet da parte della Repubblica Islamica per reprimere la rivoluzione nazionale iraniana, scrivendo: "Internet in Iran e' stato bloccato, ma le voci continuano a essere ascoltate".

Teheran: "Situazione sotto controllo totale, presto tornerà internet"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sostiene che le proteste a livello nazionale "sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa" a Trump per intervenire. Lo scrive Al-Jazeera. Ha dichiarato a un incontro con diplomatici stranieri che la violenza è aumentata nel fine settimana, ma che "la situazione è ora sotto controllo totale". Araghchi ha affermato che Internet verrà presto ripristinata in Iran, aggiungendo che il governo si sta coordinando con le autorità di sicurezza per compiere progressi in tal senso. La connettività, dice, verrà ripristinata anche per le ambasciate e i ministeri. Il ministro, si legge su SkyNews, afferma che i servizi internet nel Paese, finora interrotti per circa 86 ore, saranno ripristinati, ma che ciò avverrà "in coordinamento con le autorità di sicurezza".    Non fornisce alcuna tempistica per il ripristino, il che - scrive la testata - potrebbe fornire un quadro molto più chiaro di quanto accaduto in Iran nelle ultime due settimane.    Su Al-Jazeera è riportata inoltre un'altra dichiarazione di Araqchi: l'Iran, dice il ministro, sarebbe in possesso di filmati che mostrano la distribuzione di armi ai manifestanti, aggiungendo che le autorità pubblicheranno presto le confessioni dei detenuti.    Afferma che le autorità stanno "seguendo da vicino" gli eventi in corso nelle strade. Araghchi afferma che le manifestazioni sono state "alimentate e fomentate" da elementi stranieri. Le forze di sicurezza "daranno la caccia" ai responsabili, ha aggiunto.

Araghchi: "'La situazione è tornata sotto controllo''

''La situazione è tornata sotto controllo'' in Iran dopo le proteste  scoppiate lo scorso 28 dicembre, che ''sono diventate sanguinose e  violente per fornire un pretesto'' agli Stati Uniti per attaccare  Teheran. Lo sostiene il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi,  senza fornire alcuna prova delle sue affermazioni. Il  discorso di Araghchi ai diplomatici stranieri a Teheran è stato diffuso  dalla rete satellitare al Jazeera, autorizzata a trasmettere nonostante  l'interruzione di Internet in Iran.

Iran, Araghchi giustifica violenza: "Elementi armati infiltrati"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha attribuito la violenza ai danni dei manifestanti ad "elementi armati infiltrati che hanno aperto il fuoco". Le sue dichiarazioni di fatto ignorano le accuse rivolte da piu' parti al regime di reprimere con le armi le proteste contro il carovita, entrate nel 16mo giorno. Il capo della diplomazia di Teheran ha affermato che le proteste "sono iniziate con i commercianti ed erano pacifiche", ma secondo lui, "dal 1 gennaio si sono aggiunti altri elementi e sono iniziate le proteste accompagnate da violenza. Le forze di sicurezza hanno gestito le manifestazioni in modo pacifico". Araghchi ha sottolineato, per giustificare la dura repressione del regime, che "elementi armati hanno preso parte alle manifestazioni e hanno aperto il fuoco sia contro le forze di sicurezza che contro i manifestanti".

Iran, Netblocks: "Blocco di Internet da oltre 84 ore"

Il blocco di Internet a livello nazionale in Iran dura ormai da più di  84 ore, mentre continuano le proteste contro il regime scoppiate il 28  dicembre. Lo afferma il monitor Netblocks affermando che gli attivisti  stanno cercando di trovare un modo per utilizzare la radio a onde corte,  le torri cellulari alle frontiere, i terminali Starlink o i satelliti  diretti alle cellule. Gli  attivisti hanno lanciato un allarme affermando che il regime iraniano  sta sfruttando il blackout delle comunicazioni come copertura per  l'uccisione di massa dei manifestanti.

Iran, Cina: “Il governo e il popolo superino le difficoltà attuali”

Il ministero degli Esteri cinese, sulle proteste in Iran: la Cina auspica che il governo iraniano e il popolo possano superare le difficoltà attuali. Lo riporta Reuters.

Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

Il presidente degli Stati Uniti ha coinvolto a vari livelli il Paese in crisi internazionali talvolta già aperte ma anche ‘battezzate’ dallo stesso tycoon.  Se in Venezuela gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare  per catturare il dittatore Nicolas Maduro e adesso si discute del futuro  del Paese, la Groenlandia è finita al centro dell’attenzione di Trump che la considera “fondamentale” per la sicurezza a stelle e strisce. Sullo sfondo restano le proteste in Iran, con il regime degli ayatollah che sembra in bilico,  ma non solo. Un clima di tensione tale che, secondo il commissario Ue  Andrius Kubilius, per l'Europa "adesso è il momento di realizzare"  quanto prefissato sulla difesa, "perché, come ha detto di recente il  cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti".

Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

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Media: "Camion contro folla pro-Iran a Los Angeles, autista arrestato"

Una persona è stata investita dopo che un camion della U-Haul (una azienda di noleggio automezzi, ndr) ha travolto la folla durante una protesta a Los Angeles a sostegno dei manifestanti anti-regime in Iran. L'autista è stato arrestato, hanno riferito le autorità. La notizia appare sui media statunitensi.    L'incidente, scrive Fox News è avvenuto intorno alle 15:30 di domenica (ora locale). "L'autista di un camion U-Haul si è scontrato con alcune persone che marciavano lungo Veteran Avenue, nella zona del Federal Building", ha dichiarato il dipartimento di polizia in un comunicato.    La polizia ha affermato che l'autista, un uomo adulto, è stato arrestato in attesa di ulteriori indagini: "Al momento, una persona è stata confermata investita dal veicolo (un uomo adulto); tuttavia, non sono state segnalate ferite gravi. Un'ambulanza di soccorso ha soccorso l'individuo sul posto. Nessuno è stato trasportato in ospedale per cure mediche".    Centinaia di persone si erano radunate nel quartiere di Westwood per una marcia a sostegno dei manifestanti in Iran, ha riportato l'emittente locale NBC4 Los Angeles. I video che circolano sui social media sembrano mostrare un camion U-Haul che si muove rapidamente tra una folla densa, mentre la gente urla. In un video, una persona sembra aggrapparsi al lato del veicolo e battere contro un finestrino mentre continuava a muoversi. Uno striscione esposto sul lato del camion recita, in lettere maiuscole, "No scià. no regime. Usa: non ripetere il 1953. No mullah", insieme a un altro striscione scritto in una lingua straniera. Un altro video sembra mostrare l'autista preso a pugni mentre diverse persone cercano di tirarlo fuori dal camion. Anche i finestrini del veicolo sono stati rotti, secondo NBC4 Los Angeles. Le forze dell'ordine non hanno ancora reso pubblica l'identità dell'autista.

Iran, Araqchi: “Violenza aumentata nel fine settimana”

Il ministro degli Esteri iraniano Araqchi afferma che la violenza è aumentata nel fine settimana. Lo riporta Reuters.

Iran, Trump valuta ogni possibile risposta alla represssione in atto del governo di Teheran. VIDEO

Iran, Trump valuta ogni possibile risposta alla represssione in atto del governo di Teheran | Video Sky - Sky TG24

Iran, Trump valuta ogni possibile risposta alla represssione in atto del governo di Teheran | Video Sky - Sky TG24

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Ong: "544 morti in Iran, indagini su altri 579 decessi segnalati"

La ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) nel suo ultimo comunicato di questa sera ha dichiarato che il bilancio delle vittime in Iran ha raggiunto quota 544, ma ha anche affermato di aver ricevuto altre 579 segnalazioni di decessi, ancora in fase di indagine.    Delle vittime segnalate finora, 483 erano manifestanti, mentre 47 erano membri dell'esercito o delle forze dell'ordine iraniane. In totale sono stati uccisi anche otto ragazzini. Il numero di persone arrestate finora è ora di 10.681.

Trump: 'Iran ha chiesto di negoziare, incontro in preparazione'

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che i leader iraniani hanno chiesto di "negoziare" dopo le sue minacce di un'azione militare, mentre la Repubblica Islamica è alle prese con massicce proteste antigovernative. "La leadership iraniana ha chiamato" sabato, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, aggiungendo che "si sta organizzando un incontro: vogliono negoziare". Il presidente ha tuttavia avvertito che gli Usa potrebbero "dover agire prima di un incontro". 

Trump: 'esercito valuta opzioni molto forti'

L'esercito americano sta valutando "opzioni molto forti" per un intervento in Iran, dove nelle ultime ore si è intensificata la repressione violenta contro i manifestanti. Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, confermando le indiscrezioni secondo cui al presidente sono state presentate diverse opzioni di piani di intervento. "Esaminiamo la questione molto seriamente - ha affermato -Stiamo valutando alcune opzioni molto concreto. Prenderemo una decisione".

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