Il presidente Usa incita gli iraniani a continuare la protesta: 'Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari di Teheran, l'aiuto è in arrivo'. Per Mosca le minacce sono 'inaccettabili'. Secondo Axios, Rubio ha dichiarato, che in questa fase Trump sta valutando risposte non militari a sostegno dei manifestanti. Lo ha riferito ad Axios una fonte informata. Iran International stima 'almeno 12mila' vittime della repressione. Per il regime sarebbero 2mila. L'Italia convoca l'ambasciatore per protesta
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Trump incita gli iraniani a continuare a manifestare e a 'prendere il controllo delle istituzioni': 'Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani, l'aiuto è in arrivo', annuncia il capo della Casa Bianca. Per Mosca le minacce Usa a Teheran sono 'inaccettabili' e un nuovo attacco all'Iran avrebbe 'conseguenze disastrose'. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato, in incontri a porte chiuse tenutisi nei giorni scorsi, che in questa fase Trump sta valutando risposte non militari a sostegno dei manifestanti in Iran. Lo ha riferito ad Axios una fonte informata. Continua a salire il bilancio delle vittime della repressione. Iran International stima 'almeno 12.000' morti, molti dei quali sotto i 30 anni. Per il regime sarebbero duemila. E per domani si teme l'esecuzione di un 26enne arrestato assieme ad altre migliaia di persone. L'Onu 'inorridito' dalle violenze, l'Ue annuncia nuove sanzioni agli ayatollah. L'Italia convoca l'ambasciatore per protesta.
Approfondimenti:
- Proteste Iran, regime: "Manifestanti rischiano la pena di morte"
- Proteste Iran, Trump: se uccidete manifestanti interverremo
- Proteste Iran, Trump: “Pronti ad aiutare i manifestanti”. I possibili obiettivi degli Usa
- Proteste Iran, Reza Pahlavi si dice “pronto a tornare”. Chi è l’erede dello scià deposto
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Trump: "Ora esamineremo la situazione alla Casa Bianca"
"Ora torno alla Casa Bianca, esamineremo l'intera situazione che sta accadendo in Iran... è una cosa davvero brutta... Otterremo dei dati precisi su cosa sta succedendo in merito agli omicidi".Lo afferma il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo viaggio di ritorno a Washington da Detroit.
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Trump: 'I leader di Teheran dimostrino umanità, non uccidano i manifestanti'
I leader dell'Iran "devono dimostrare umanità". Lo ha detto Donald Trump. "Spero che non uccidano persone. Mi sembra che si siano comportati molto male", ha aggiunto.
Iran, Trump sulla reazione di Teheran? "Lo dissero anche l'ultima volta"
L'Iran afferma che reagirà in caso di attacchi statunitensi? Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, risponde così ai giornalisti: "Sì, l'Iran lo ha detto anche l'ultima volta quando feci esplodere la loro capacità nucleare, che non hanno più... Quindi, è meglio che si comportino bene".
Dal Venezuela all’Iran fino alla Groenlandia, tutti i fronti aperti da Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti ha coinvolto a vari livelli il Paese in crisi internazionali talvolta già aperte ma anche ‘battezzate’ dallo stesso tycoon. Se in Venezuela gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare per catturare il dittatore Nicolas Maduro e adesso si discute del futuro del Paese, la Groenlandia è finita al centro dell’attenzione di Trump che la considera “fondamentale” per la sicurezza a stelle e strisce. Sullo sfondo restano le proteste in Iran, con il regime degli ayatollah che sembra in bilico, ma non solo. Un clima di tensione tale che, secondo il commissario Ue Andrius Kubilius, per l'Europa "adesso è il momento di realizzare" quanto prefissato sulla difesa, "perché, come ha detto di recente il cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti".
Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump
Vai al contenutoTrump: "Rischio rappresaglia dell'Iran? Meglio che si comporti bene"
L'Iran "farebbe meglio a comportarsi bene". Lo ha detto Donald Trump rispondendo ad una domanda sul rischio di rappresaglia di Teheran in caso di attacco americano. "L'Iran ha detto la stessa cosa l'ultima volta che li ho colpiti, quando avevano ancora la capacità nucleare, che ora non possiedono più. Farebbe meglio a comportarsi bene", ha aggiunto.
Gli Usa avvertono: 'Gli americani lascino immediatamente l'Iran'
Il Dipartimento di Stato americano ha chiesto ai cittadini americani di lasciare subito l'Iran e "se possibile valutare la possibilità di partire via terra, dirigendosi verso l'Armenia o la Turchia". Il dipartimento ha raccomandato agli americani di "cercare mezzi di comunicazione alternativi" a causa delle "continue interruzioni di internet" e di "avere un piano di partenza che non dipenda dall'assistenza del governo Usa".
Trump partecipa ad una riunione sull'Iran: 'Agirò di conseguenza
Donald Trump è arrivato alla Casa Bianca da Detroit per partecipare ad una riunione sull'Iran. "Si tratta di una situazione davvero brutta", ha affermato il presidente. "Riceverò tra poco dati precisi su quanto sta accadendo in termini di vittime. Sembra che il numero delle vittime sia significativo. Lo saprò entro 20 minuti e agirò di conseguenza", ha aggiunto.
Fratelli Musulmani a Usa: "Non siamo terroristi"
I Fratelli Musulmani hanno detto che "respingono categoricamente" la loro classificazione da parte di Washington come organizzazione terroristica, affermando di rifiutare la violenza e di non rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti. "Questa designazione è sia scollegata dalla realtà sia priva di prove", hanno detto in un comunicato pubblicato online.
Iran, Tajani: se c'èsterminio, qualcuno deve intervenire
"Se c'e' uno sterminio di 20 mila morti, qualcuno deve intervenire. Il problema va affrontato". Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a 'Cartabianca'.
Proteste Iran, vandalizzata e incendiata moschea Abuzar a Teheran
Un video di sorveglianza mostra atti di vandalismo all’interno della moschea Abuzar di Teheran, avvenuti il giorno prima dell’incendio segnalato dai media. Nelle immagini si vedono persone distruggere arredi e telecamere di sicurezza.
Trump: 'Il mio obiettivo finale in Iran è vincere'
L'obiettivo finale di Donald Trump in Iran è "vincere". "Mi piace vincere", ha detto il presidente americano rispondendo ad una domanda di Cbs news. Quando gli è stato chiesto cosa intendesse per "vincere" il tycoon ha elencato una serie di operazioni militari condotte durante il suo primo e secondo mandato. "Quello che sta succedendo in Iran non va bene. Un conto è protestare, un altro è uccidere migliaia di persone. Vedremo come andrà a finire per loro. Non andrà a finire bene", ha aggiunto.
Trump: "Misure severe" se ci saranno impiccagioni di manifestanti
Gli Stati Uniti intraprenderanno "azioni molto forti" se l'Iran impiccherà i manifestanti. Lo ha ribadito Donald Trump in un'intervista a Cbs. "Non ho sentito parlare di impiccagioni. Se li impiccheranno, vedrete delle conseguenze... Intraprenderemo azioni molto forti se faranno una cosa del genere", ha detto il presidente americano.
Procuratore Iran: "Manifestanti rischiano pena di morte". Trump: "Pronti ad aiutare"
Per il 14esimo giorno consecutivo i manifestanti scendono in strada contro il carovita, mentre il Paese resta quasi isolato dal blackout di internet. A Teheran circolano immagini delle proteste e aumentano i timori sulla repressione. Da Washington il segretario di Stato Rubio ribadisce il sostegno degli Usa al “coraggioso popolo iraniano”. Movahedi Azad ha riferito che tutti i manifestanti alle proteste che dilagano nel Paese saranno "accusati di essere nemici di Dio" (mohareb), reato punibile con la pena di morte
Procuratore Iran: 'Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte'
Vai al contenutoMedico iraniano: 'La polizia spara direttamente agli occhi e alla testa'
Le forze di sicurezza iraniane impegnate nei contesti delle proteste in corso nel Paese spesso "sparano direttamente alla testa e agli occhi", per far sì che le persone colpite "non possano più vedere": è quanto raccontato da un medico di Teheran al Guardian, che riporta di "ospedali e pronto soccorso stracolmi di manifestanti feriti da colpi d'arma da fuoco", secondo testimonianze raccolte dal posto. "Fanno la stessa cosa già successa nel 2022", ha aggiunto il dottore citato dalla testata britannica, riferendosi alla rivolta scoppiata dopo l'arresto di Mahsa Jina Amini, studentessa 22enne accusata di non aver indossato correttamente l'hijab, poi morta sotto custodia della polizia. Un medico oculista, aggiunge il Guardian, ha riportato "più di 400 lesioni agli occhi provocate da proiettili in un solo ospedale".
Media: Iran e Iraq discutono della sicurezza ai loro confini
Il consigliere per la sicurezza nazionale dell'Iraq, Qasim Al-Araji, ha avuto oggi una telefonata con Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, per discutere i recenti sviluppi in materia di sicurezza nella regione. Lo ha affermato Al-Araji in un post su X, scrive la Cnn. I due funzionari hanno sottolineato l'importanza di controllare i confini condivisi tra Iraq e Iran, ha aggiunto Al-Araji. Secondo Al-Araji, i due hanno inoltre sottolineato la necessità di un coordinamento e di una cooperazione rafforzati "per prevenire tentativi di infiltrazione da parte di gruppi terroristici oltre confine".
Vance presiederà la riunione del consiglio di Sicurezza Nazionale
Il vice presidente JD Vance presiederà la riunione del consiglio di Sicurezza Nazionale sull'Iran. Non è chiaro se Donald Trump, che ha da poco concluso il suo discorso in Michigan, rientrerà alla Casa Bianca per unirsi alla riunione. Secondo quanto scritto dal Wall Street Journal, il vice presidente guida il partito all'interno dell'amministrazione che chiede al presidente di impegnarsi fino alla fine nella diplomazia prima di un eventuale azione militare.
Zelensky: "Regime deve finire"
"Sosteniamo la nostra posizione sull'Iran: un regime che e' durato cosi' tanti anni e ha ucciso così tante persone non merita di esistere. Sono necessari cambiamenti. Anche in Europa sono necessari dei cambiamenti: lo spargimento di sangue iniziato dalla Russia deve finire". Lo afferma il Presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky.
Colloquio Barrot-Araghchi
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e il ministro francese, Jean-Noel Barrot, hanno parlato oggi al telefono. Lo rivela l'agenzia iraniana Tasnim. Araghchi avrebbe chiesto alla Francia di condannare "le azioni di intervento straniero negli affari interni dei Paesi", riferendosi probabilmente a ciò che l'Iran descrive come influenza esterna e armamento di gruppi nel Paese, che ritiene responsabili della maggior parte della violenza verificatasi durante le proteste da giovedì sera. I commenti si riferiscono probabilmente anche alle minacce del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di colpire l'Iran. I due hanno anche discusso delle relazioni bilaterali tra Francia e Iran, comprese le questioni consolari, ha reso noto Tasnim. Barrot ha convocato l'ambasciatore iraniano in merito alla repressione "insopportabile e disumana" delle proteste antigovernative da parte delle autorità iraniane. Anche la Francia ha richiamato oggi tutto il personale "non essenziale" dalla sua ambasciata in Iran.
Proteste Iran, Reza Pahlavi si dice “pronto a tornare”. Chi è l’erede dello scià deposto
Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla Rivoluzione del 1979, si prepara a tornare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che vanno avanti da giorni. Lo ha annunciato lo stesso Pahlavi con un post su X. "Avete ispirato l'ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza", ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, "la vostra, ancora una volta, gloriosa presenza nelle strade dell'Iran venerdì sera è stata una risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale della Repubblica Islamica". Ecco chi è
Proteste in Iran, chi è Reza Pahlavi erede dello scià deposto
Vai al contenutoOnu: "Numero inaccettabile di persone uccise nelle proteste"
Il portavoce del segretario generale dell'Onu ha definito "inaccettabile" il numero di persone uccise nelle manifestazioni di protesta in corso in Iran. "Abbiamo letto dichiarazioni di funzionari iraniani di alto livello che parlavano di quasi duemila vittime, il numero esatto è difficile da stabilire ma è chiaro che sia un numero inaccettabile", ha detto Stephane Dujarric, durante l'incontro quotidiano con i media al Palazzo di Vetro.
Trump: "Tutto molto fragile, responsabili pagheranno un prezzo molto alto"
"Fate l'Iran di nuovo grande, era un grande Paese fino a quando sono arrivati questi mostri e l'hanno preso. E' tutto molto fragile". E' quanto ha detto Donald Trump ripetendo, nel suo discorso oggi al Detroit Economic Club, l'appello ai dimostranti iraniani, già rivolto via social, a prendere il controllo delle istituzioni "se possibile" e a segnare i nomi di "chi uccide e commette abusi" perché questi "pagheranno un prezzo molto alto".
Iran, Trump a manifestanti: "Rendete l'Iran di nuovo grande"
Proteste Iran, Trump: “Pronti ad aiutare i manifestanti”. I possibili obiettivi degli Usa
Il regime sta usando il pugno di ferro con spari, arresti e minacce contro i manifestanti, scesi in piazza per il quattordicesimo giorno consecutivo. Le autorità: “Pena di morte per chi scende in piazza”. Decine le vittime ma si teme un bilancio ancora più pesante. Prosegue il blackout di internet. Il presidente statunitense minaccia un intervento diretto. Il Wsj riferisce di “discussioni preliminari” su un possibile attacco americano, che tuttavia non sarebbe imminente. Cosa sappiamo.
Proteste Iran, Trump: “Pronti ad aiutare manifestanti”. Gli obiettivi
Vai al contenutoIran, studente Unime ucciso. Ateneo "vicino a iscritti iraniani"
L'Università degli Studi di Messina esprime "la propria vicinanza e solidarietà alla comunità studentesca iraniana dell'Ateneo, che sta vivendo ore di forte apprensione e sofferenza, acuite dalla difficoltà di contattare familiari e amici in Iran, con gravi ripercussioni sul benessere personale e sulla serenità del percorso accademico".Lo afferma in una nota l'ateneo dopo aver appreso della morte di Yasin Mirzaei, giovane che aveva frequentato l'Università di Messina. Si tratta di "un evento che colpisce e addolora ancor di più l'intera comunità accademica".Unime "ribadisce con fermezza i valori che fondano la comunità universitaria: tutela della persona, rispetto dei diritti umani, libertà di pensiero e di espressione, rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione. In queste giornate, l'Ateneo intende trasformare la solidarietà in azioni concrete, garantendo a studentesse e studenti tutto il supporto che rientra nelle proprie possibilità".Unime "accoglie e sostiene il messaggio di vicinanza espresso dalle rappresentanze studentesche e le iniziative di sensibilizzazione promosse in città, nel rispetto dell'autonomia e della libertà di espressione della comunità universitaria".
Iran, ministro Difesa Nasirzadeh: "Difenderemo il Paese fino all'ultima goccia di sangue"
Il ministro della Difesa iraniano, il generale di brigata Aziz Nasirzadeh, ha avvertito Washington che l'Iran risponderà "con più decisione a qualsiasi nuovo atto di aggressione" e che, se le minacce diventeranno realtà, difenderanno il Paese "fino all'ultima goccia di sangue".Dopo una riunione con la commissione di sicurezza nazionale del Parlamento, il ministro ha insistito sul fatto che la nazione islamica è molto più preparata di quanto non fosse durante la cosiddetta "guerra dei 12 giorni" contro gli Stati Uniti e Israele lo scorso giugno, assicurando che ha "sorprese riservate" che risulteranno "molto efficaci" in caso di una nuova aggressione, secondo dichiarazioni raccolte dalla televisione statale Press Tv.Si tratta della risposta del governo iraniano alle ultime minacce del presidente americano Donald Trump, che proprio oggi ha annunciato l'annullamento del dialogo con le autorità iraniane fino a quando "cesseranno gli omicidi" nelle proteste che scuotono il Paese e ha assicurato ai manifestanti che "l'aiuto è in arrivo"."Se queste minacce si trasformeranno in fatti, difenderemo il Paese con tutta la forza e fino all'ultima goccia di sangue, e la nostra difesa sarà atroce per loro", ha affermato il ministro della Difesa iraniano, dopo che Trump ha detto che "pagheranno un prezzo alto" gli "assassini e i responsabili degli abusi".
Proteste in Iran, decine di vittime chiuse nei sacchi neri
Familiari si sono radunati fuori dal centro di medicina legale di Kahrizak, a Teheran, per identificare i corpi delle vittime delle proteste. La tv di Stato ha mostrato sacchi mortuari parlando di morti causate da “terroristi armati”.
Netblocks: in Iran il blackout di internet va avanti da oltre 120 ore
L'Iran "è ormai offline da 120 ore". Lo riporta l'osservatorio della rete Netblocks secondo cui "nonostante alcune telefonate ora funzionino, non esiste un modo sicuro per comunicare e la popolazione rimane isolata dal resto del mondo". Le immagini che riescono a trapelare, spiega Netblocks, "mostrano un uso massiccio della forza contro i civili".
Iran: venerdì riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza ONU sulla repressione delle proteste
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà venerdì per una discussione "d’urgenza" sulla situazione in Iran.L’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon, ha criticato la decisione, affermando: "Solo dopo lunghe giornate di massacri, violenta repressione, centinaia di morti e migliaia di feriti, l’ONU si ricorda di discutere la questione. Mentre il regime spara ai manifestanti e impicca gli oppositori, la comunità internazionale temporeggia. Al popolo iraniano dico: non siete soli. La vostra lotta per la libertà è più forte di qualsiasi regime oppressivo".
Iran, Trump ribadisce: "L'aiuto ai manifestanti è in arrivo"
Donald Trump ha confermato che intende sostenere i manifestanti in Iran. "Tutto ciò che dico loro è: l'aiuto è in arrivo", ha dichiarato il presidente americano parlando a Detroit.Trump ha aggiunto di aver imposto dazi a "chiunque faccia affari con l'Iran". "Sono entrati in vigore oggi", ha aggiunto nel suo intervento al Detroit Economic Club.
Axios: 'Usa valutano risposte non militari a sostegno manifestanti in Iran'
Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato, in incontri a porte chiuse tenutisi nei giorni scorsi, che in questa fase Donald Trump sta valutando risposte non militari a sostegno dei manifestanti in Iran. Lo ha riferito ad Axios una fonte informata.
Trump agli iraniani in protesta: "Continuate, rendete l’Iran grande di nuovo"
Donald Trump prende a prestito lo slogan delle sue campagne elettorali per incoraggiare gli iraniani a proseguire la loro battaglia."Continuate le proteste, prendete il controllo delle istituzioni se potete", ha detto parlando a Detroit."Anche un solo morto è troppo", ha sottolineato, "annotatevi i nomi dei responsabili perché pagheranno un prezzo caro".Il presidente ha confermato di avere cancellato tutti gli incontri con gli iraniani e ha ricordato di avere imposto sanzioni a chiunque faccia affari con loro."Rendete l’Iran grande di nuovo", ha esortato.
Bloomberg: 'Musk sta offrendo l'internet di Starlink gratis in Iran'
Elon Musk sta offrendo il servizio internet di Starlink gratuitamente in Iran. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali SpaceX ha revocato la quota di abbonamento a Starlink in Iran, in modo che le persone con ricevitori nel paese possano accedere al servizio senza pagare.
Iran, tra proteste contro il regime e minacce di attacco Usa: cosa sta succedendo
Continua il pugno duro del regime in Iran dopo oltre 15 giorni di proteste anti-governative. Il governo porta in piazza i suoi sostenitori per ostentare sicurezza, ma è allarme internazionale per le dimensioni della repressione nelle strade e online. Secondo diverse ong i morti accertati sono centinaia, ma alcune stime arrivano a parlare di migliaia di vittime. Inizialmente scatenate dalla crisi economica, le proteste si sono trasformate in una delle più grandi sfide per il sistema teocratico che governa l'Iran dalla Rivoluzione islamica del 1979 che detronizzò lo scià. E intanto gli Stati Uniti, pur dando precedenza a una via diplomatica, non escludono un'azione militare
Iran, tra proteste contro regime e minacce attacco Usa: cosa succede
Vai al contenutoWsj: "Pressing monarchie Golfo su Usa contro attacco"
Le grandi monarchie arabe il Golfo Persico, guidati dall'Arabia Saudita, sono in pressing sull'amministrazione Trump contro un attacco all'Iran. Lo riferisce il Wall Street Journal. Pubblicamente gli stati del Golfo arabo sono rimasti in gran parte in silenzio mentre le proteste si sono diffuse in tutta la vicina Repubblica islamica. Ma dietro le quinte, Arabia Saudita, Oman e Qatar stanno dicendo alla Casa Bianca che un tentativo di rovesciare il regime iraniano avrebbe ripercussioni sui mercati petroliferi e alla fine danneggerebbe gli Stati Uniti, secondo fonte arabe. Non solo. Prima di tutto temono contraccolpi interni. Lo spettro è sempre quello della guerra dei 12 giorni del giugno scorso: la chiusura alle petroliere dello stretto di Hormuz, la stretta via d'acqua alla foce del Golfo Persico che divide l'Iran dai suoi vicini arabi e attraverso la quale passa intorno a un quinto delle spedizioni di petrolio del mondo, ricorda il Wsj. Nel tentativo di convincere gli Usa e abbassare la tensione con l'Iran, l'Arabia Saudita avrebbe assicurato a Teheran che non saranno coinvolti in un potenziale conflitto né permetteranno agli Stati Uniti di utilizzare il loro spazio aereo per eventuali attacchi.
Media: "A Trump presentate anche opzioni di guerra informatica e psicologica"
Al presidente Donald Trump è stata presentata un'ampia serie di opzioni militari e operazioni segrete da usare contro l'Iran che vanno ben oltre i raid convenzionali. Lo riporta Cbs News citando due fonti del Pentagono e specificando che il briefing è avvenuto in modo separato rispetto alla riunione del team di Sicurezza Nazionale alla quale il presidente non avrebbe partecipato, secondo quanto reso noto dalla portavoce della Casa Bianca.
Secondo le fonti citate dall'emittente americana, i raid aerei e missili a lungo raggio rimangono al centro di ogni potenziale risposta militare in Iran, ma i pianificatori del Pentagono hanno anche presentato opzioni di operazioni informatiche e campagne psicologiche tesa ad interrompere le catene di comando iraniane, le comunicazioni e i media di Stato.
I funzionari del Pentagono hanno spiegato che queste operazioni possono essere attuate in contemporanea all'uso della forza militare tradizionale, con quelle che vengono chiamate in gergo militare operazioni integrate. Ma possono anche essere attuate come opzioni isolate, cioè senza i raid militari. Non è stato specificato quali infrastrutture digitali iraniani verrebbero considerate come target o come si svilupperebbe una campagna psicologica contro i media iraniani. Le fonti infine hanno ribadito che una decisione finale non è stata presa e che la via diplomatica rimane aperte.
Trump: "L'aiuto ai manifestanti iraniani? Dovete indovinarlo da soli"
Il presidente americano Donald Trump, interrogato a Detroit su cosa intendesse con un post sui social media in cui afferma che "l'aiuto è in arrivo'" per i manifestanti in Iran, ha detto ai giornalisti che dovranno indovinarlo da soli. "Dovrete capirlo voi. Mi dispiace", ha risposto Trump alla domanda.
Ue convoca l'ambasciatore di Teheran a Bruxelles
L'Unione Europea ha convocato l'ambasciatore iraniano a Bruxelles. Lo ha riferito una fonte europea all'Afp. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso che nuove sanzioni contro Teheran saranno "rapidamente" proposte ai 27, dopo un bilancio giudicato "terribile" delle vittime della repressione delle manifestazioni in Iran.
Trump: "Troppe persone uccise da regime"
Il numero dei morti in Iran non è certo, ma anche solo uno sarebbe troppo. A sottolinearlo è stato il presidente americano Donald Trump, a margine della sua visita alo stabilimento della Ford a Detroit. "Nessuno è riuscito a darmi un numero preciso, ma anche uno è troppo", ha detto, "credo che lo sapremo nelle prossime 24 ore. Credo che i morti siano molti".
Ucciso studente curdo UniMe. Siracusano: "Perdita ingiusta"
"La drammatica notizia dell'uccisione in Iran di Yasin Mirzaei, giovane studente di etnia curda dell'Università di Messina, colpisce profondamente e addolora ciascuno di noi", spiega Matilde Siracusano, sottosegretario FI ai Rapporti con il Parlamento. "Morire in un contesto di repressione e violenza mentre si chiedono diritti e libertà fondamentali è una tragedia che non può lasciarci indifferenti. Esprimo il mio più sincero cordoglio alla famiglia di Yasin, duramente colpita da una perdita così ingiusta e dolorosa. Vicinanza anche agli studenti, ai docenti e all'intera comunità accademica dell'Università di Messina". "L'Università è da sempre luogo di dialogo, confronto e libertà: valori che devono essere difesi ovunque. Davanti a simili tragedie - conclude la deputata messinese - il silenzio non è un'opzione e il ricordo di Yasin dovrà diventare impegno a tutela dei diritti umani e della dignità di ogni persona".
Trump: "Non so quanti sono stati uccisi in Iran ma anche uno è troppo"
"Nessuno è stato in grado di fornirmi un numero preciso", su quanti manifestanti sono stati uccisi in Iran. "Ho sentito dire che si tratta di una quantità considerevole. Ma anche uno solo sarebbe già tanto. Probabilmente lo sapremo nei prossimi giorni". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Detroit.
Canada ai suoi cittadini: "Lasciate subito il Paese"
Il Canada ha chiesto ai suoi cittadini che si trovino in Iran di partire immediatamente. "Dovreste lasciare l'Iran subito se potete farlo in sicurezza", si legge sul sito del governo. "Molte compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per l'Iran in questo momento, ma ci sono opzioni di attraversamento via terra. I confini terrestri con Armenia e Turkiye sono aperti e i titolari di passaporto canadesi non richiedono un visto per entrare in questi paesi", si ricorda.
Axios: "Witkoff ha incontrato segretamente Pahlavi" (2)
E' stato il primo incontro ad alto livello tra l'opposizione iraniana e l'amministrazione Trump dall'inizio delle proteste, 15 giorni fa. Pahlavi sta cercando di posizionarsi per assumere un ruolo di leader "transitorio" nel caso in cui il regime crolli. Figlio dello scià deposto durante la rivoluzione islamica del 1979, guida una fazione di opposizione dall'esilio negli Stati Uniti. Nelle ultime due settimane, Pahlavi è apparso su diverse reti televisive statunitensi, chiedendo all'amministrazione Trump di intervenire a sostegno delle proteste. All'inizio delle proteste, l'amministrazione Trump non considerava Pahlavi un attore politico significativo. In un'intervista allo Hugh Hewitt Show la scorsa settimana, Trump ha rifiutato di sostenerlo apertamente. Tuttavia, un alto funzionario statunitense ha dichiarato che l'amministrazione è stata sorpresa dal fatto che durante molte manifestazioni i manifestanti cantassero il nome di Pahlavi. "C'è stata un'ascesa di Pahlavi. Cantano il suo nome nelle manifestazioni in molte città e sembra avvenire in modo organico", ha detto il funzionario statunitense. Nei sondaggi d'opinione pubblici condotti negli ultimi anni, compreso novembre 2025, circa un terzo degli iraniani sosteneva Pahlavi, mentre un altro terzo era fortemente contrario, secondo il sondaggista olandese Ammar Maleki. È una percentuale più alta rispetto a qualsiasi altro esponente dell'opposizione iraniana.
Metsola: "Europa non distoglierà lo sguardo"
"Continuano ad emergere immagini sconvolgenti dall'Iran, che mostrano la continua brutalità di un regime terrorizzato dal suo stesso popolo". Lo scrive su X, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. "Terrorizzati, perché gli strumenti di repressione su cui fanno affidamento per autoconservarsi non sono più in grado di mettere a tacere le grida di libertà che il mondo sente dalle persone coraggiose che rischiano la vita nelle strade dell'Iran. - continua Metsola - Il nostro messaggio per loro è: credete. Nessuno pensava che il Muro di Berlino sarebbe crollato prima di essere abbattuto down. Nessuno pensava che un piccolo gruppo di lituani in questo giorno del 1991 avrebbe respinto la potenza dell'esercito sovietico, finché non ci riuscirono". "Il desiderio di libertà può sconfiggere ostacoli apparentemente impossibili. L'Europa non distoglierà lo sguardo. - continua Metsola - Il Parlamento europeo è intervenuto e ha messo al bando i diplomatici del regime iraniano, e stiamo spingendo per sanzioni più severe contro gli individui coinvolti nella repressione dei manifestanti, compresa la designazione definitiva del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come organizzazione terroristica. L'Iran sta cambiando. L'Iran sarà libero".
Axios: "Witkoff ha incontrato segretamente Pahlavi"
L'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, ha incontrato segretamente nel weekend Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo shah di Persia che vive da decenni negli Stati Uniti, per discutere delle proteste in corso in Iran. Lo scrive Axios, citando una fonte dell'amministrazione americana.
Iran, riunione Consiglio sicurezza Usa senza Trump
Il Consiglio di sicurezza nazionale americano si è riunito oggi per discutere di Iran. All'incontro non ha partecipato il presidente Donald Trump, a quanto riferito dalla portavoce della Casa Bianca, Keroline Leavitt.
Casa Bianca: "A Detroit Trump parlerà anche di Iran"
Donald Trump parlerà anche dell'Iran nel suo discorso all'Economic Detroit Club. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One.
Autorità iraniane al Nyt: "Circa 3mila morti, compresi gli agenti"
I morti delle proteste in Iran sarebbero circa 3mila, compresi centinaia di agenti di sicurezza degli ayatollah. Lo riporta il New York Times citando un alto funzionario del ministero della Salute iraniano, che ha parlato in condizione di anonimato e ha cercato di attribuire la colpa ai "terroristi" che fomentano i disordini. Un altro funzionario governativo, anche lui in condizione di anonimato, ha affermato di aver visto un rapporto interno che faceva riferimento ad almeno 3.000 morti, aggiungendo che il bilancio potrebbe aumentare.
Casa Bianca: "Trump non ha partecipato a riunione team sicurezza nazionale"
Il presidente Donald Trump non ha partecipato alla riunione del team di sicurezza nazionale americano sull'Iran che si è svolta questa mattina, ora di Washington. Lo ha riferito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
Iran, intelligence: "Sequestrato carico 'illegale' kit Starlink in regioni confine"
L’intelligence iraniana ha annunciato il sequestro di un ampio carico di kit per internet satellitare Starlink nelle regioni di confine, sostenendo che fosse destinato a "operazioni di spionaggio e sabotaggio" all’interno del Paese. Secondo quanto riportato da canali Telegram dei media statali, la spedizione sarebbe entrata "illegalmente da un Paese vicino". L’uso di Starlink è illegale in Iran, dove le autorità hanno tentato di disturbare i segnali tramite attività di "jamming", sebbene alcuni iraniani siano comunque riusciti a utilizzare il servizio.
Nel materiale sequestrato figurerebbero 100 ricevitori a lunga portata, 50 amplificatori di segnale Bts, 743 modem 5G di diverse marche e 799 telefoni cellulari di nuova generazione. Un video diffuso insieme alla notizia mostra scatole di dispositivi elettronici, alcune delle quali recano il marchio Starlink: si tratterebbe del primo sequestro segnalato di apparecchi Starlink in Iran.
Intanto, il gruppo per i diritti digitali Filterban ha reso noto che l’abbonamento a Starlink in Iran sarebbe diventato gratuito, dopo che l’account NasNet, che promuove l’accesso al servizio nel Paese, ha affermato in un post su X che Starlink è ora disponibile gratuitamente a seguito di settimane di trattative con l’azienda e con funzionari statunitensi.
Cbs: "Morti potrebbero essere da 12 mila a 20 mila"
Le persone morte nel corso delle proteste che scuotono l'Iran da settimane "sono almeno 12 mila e potrebbero arrivare fino a 20 mila". Lo hanno riferito alla Cbs due fonti iraniane sulla base dei dati che le organizzazioni di attivisti stanno compilando a fronte dei resoconti medici.
Hezbollah: "Trump e Netanyahu alimentano caos e vandalismo"
Hezbollah ha accusato Stati Uniti e Israele di sfruttare le proteste in corso in Iran per alimentare "caos e vandalismo" nel Paese. In un comunicato citato da Haaretz, il movimento sciita libanese alleato di Teheran afferma che il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu starebbero "parlando a nome dei manifestanti in assenza di una reale leadership interna, mentre un manipolo di agenti, diretti da quanti hanno aggredito l’Iran, tenta senza successo di rovesciare il regime".
Hezbollah ribadisce nel testo anche il suo pieno sostegno alla Repubblica islamica e alle forze di sicurezza iraniane, sostenendo che l’Iran resterà "solido, forte e indipendente" nonostante le proteste.
Udc: "Bene la convocazione dell'ambasciatore, la diplomazia si attivi"
"Siamo a fianco del popolo iraniano. Ha fatto bene il Ministro degli Esteri Tajani a convocare l'ambasciatore dell'Iran in Italia. Non possiamo rimanere in silenzio e la comunità internazionale utilizzi gli strumenti diplomatici necessari per arrivare a una soluzione che ponga fine all'ondata terrificante di gravissime violenze contro i manifestanti di piazza". Lo sottolinea il senatore e segretario nazionale dell'Udc, Antonio De Poli.
Ong: "734 morti accertati ma potrebbero essere migliaia"
Almeno 734 manifestanti sono stati uccisi in Iran dall'inizio del movimento di protesta contro il governo. A riferirlo è stata l'Ong norvegese Iran Human Rights (Ihr), secondo cui il bilancio reale delle vittime potrebbe essere nell'ordine delle migliaia. Ihr "continua a ricevere segnalazioni di migliaia di morti in diverse città e province dell'Iran", ha dichiarato l'organizzazione.
Larijani a Trump: "Tu e Netanyahu i principali assassini nostro popolo"
"I principali assassini del popolo iraniano: 1- Trump, 2- Netanyahu". Lo ha scritto in un breve post su X il segretario del Supremo consiglio di sicurezza nazionale dell'Iran, Ali Larijani, commentando il messaggio con cui oggi il presidente Donald Trump ha esortato gli iraniani a continuare le proteste contro il governo e a prendere il controllo delle istituzioni.
New York Times: "Autorità stimano attorno a 3.000 bilancio vittime proteste"
Il bilancio delle vittime delle proteste in corso in Iran sarebbe attorno alle 3.000 persone. Lo riferisce il New York Times, citando due funzionari iraniani. Un alto funzionario del ministero della Salute ha confermato la cifra, pur cercando di attribuire le responsabilità ai "terroristi" che, a suo dire, starebbero alimentando i disordini. Il numero includerebbe anche diverse centinaia di membri delle forze di sicurezza.
Un altro funzionario governativo ha affermato di aver visto un rapporto interno in cui si fa riferimento ad almeno 3.000 morti e ha aggiunto che il bilancio potrebbe ulteriormente aumentare. Se confermato, si tratterebbe di uno degli episodi di violenza più gravi nella storia recente dell’Iran.
Araghchi: "Ue pensi a 70mila morti a Gaza"
"Oltre due anni di genocidio a Gaza, costato la vita a 70.000 palestinesi, non hanno spinto il Parlamento europeo ad adottare misure concrete contro Israele. Anche se Netanyahu è ricercato dalla CPI per crimini di guerra, sorvola liberamente lo spazio aereo europeo. Al contrario, bastano pochi giorni di violente rivolte in Iran perché il Parlamento europeo metta fisicamente al bando i nostri diplomatici. La gente non è stupida. Vede cosa sta succedendo con i propri occhi. L'Iran non cerca inimicizia con l'UE, ma ricambierà qualsiasi restrizione". Lo afferma il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi.
Trump minaccia dazi del 25% su chi compra dall'Iran
Iran, timeline delle proteste: sfida costante al regime
Proteste Iran, si temono migliaia di morti tra i manifestanti
Tajani: "Ho fatto convocare ambasciatore alla Farnesina"
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fatto convocare alla Farnesina - per le 17.30 - l'ambasciatore iraniano in Italia in seguito alla repressione delle proteste nel Paese. Lo ha annunciato lo stesso Tajani nell'informativa alla Camera dei deputati. "In questi giorni le donne e gli uomini dell'Iran si stanno battendo nelle strade, nelle piazze, pagando un altissimo prezzo di sangue, di sofferenze, di carcerazione e probabilmente di torture. Tutto questo è assolutamente inaccettabile", ha affermato Tajani. "Noi abbiamo sempre mantenuto in Iran una presenza discreta attenta a tutelare gli interessi nazionali e non far venire meno le ragioni del dialogo, sempre importante anche con regimi lontanissimi da noi, ma dialogo non significa accettazione passiva dello spettacolo di un regime che reprime con la violenza i suoi stessi cittadini. Ecco perché oggi ho fatto convocare al Ministero degli Esteri l'ambasciatore dell'Iran in Italia che sarà la Farnesina alle 17:30", ha annunciato.
Alla Camera l'informativa di Tajani su Venezuela e Iran
Alla Camera è in corso l'informativa del ministero degli Esteri Antonio Tajani sul Venezuela e sulla situazione iraniana. Dopo il ministro sono previsti gli interventi di di un rappresentante di gruppo per 10 minuti ciascuno.
Berlino convoca l'ambasciatore: "Stop alle violenze, rispetto dei diritti"
Il ministero degli Esteri tedesco ha convocato oggi l'ambasciatore iraniano a Berlino, ed esortato Teheran a "porre fine alle violenze contro i suoi concittadini e a rispettare i loro diritti". "Le azioni brutali del regime iraniano contro la sua stessa popolazione sono scioccanti", ha aggiunto il ministero in un messaggio postato su X.
Tajani: "Convocato ambasciatore, alle 17.30 alla Farnesina"
"Ho fatto convocare al ministero degli Esteri l'ambasciatore dell'Iran, che sarà alla Farnesina alle 17.30". Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo alla Camera. "Il valore della libertà è il presupposto per la nostra azione di governo. Quella libertà per cui da giorni uomini e donne iraniane si stanno battendo nelle strade e nelle piazze pagando un altissimo prezzo di sangue, sofferenza, carcerazioni e probabilmente di torture - ha detto -Tutto questo è assolutamente inaccettabile. Noi abbiamo sempre mantenuto in Iran una presenza discreta, attenta a non far venire meno il dialogo, sempre importante anche con regime lontani da noi. Ma dialogo non significa accettazione passiva dello spettacolo di un regime che reprime con violenza i suoi stessi cittadini".
Mosca: "Nuovo attacco a Teheran avrebbe conseguenze disastrose"
"Chi intende usare i disordini" in corso in Iran "come pretesto" per un nuovo attacco alla Repubblica islamica come quello del giugno scorso, "deve essere consapevole delle conseguenze disastrose di tali azioni per la situazione in Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale". Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in una dichiarazione postata sul sito del dicastero. La portavoce ha accusato "forze straniere ostili all'Iran" di cercare di "sfruttare le crescenti tensioni sociali per destabilizzare e distruggere lo Stato iraniano".
Mosca: "Inaccettabili le minacce degli Usa all'Iran"
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che "le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l'Iran sono categoricamente inaccettabili". ️La Russia, aggiunge Zakharova, citata dalla Tass, respinge categoricamente i tentativi sfacciati di "ricattare i partner stranieri dell'Iran aumentando i dazi commerciali".
Senatore Usa Graham: "No truppe ma scatenare inferno"
Gli Stati Uniti non manderebbero "truppe sul terreno" ma "scatenerebbero l'inferno" sull'Iran con un'ondata massiccia di attacchi. E' il quadro che traccia il senatore americano di primo piano, Lindsay Graham, commentando l'ultimo post su Truth del presidente americano, Donald Trump. "Niente stivali sul terreno, ma scatenare l'inferno - come ha promesso - sul regime che ha calpestato ogni linea rossa. Un'ondata massiccia di attacchi militari, cibernetici e psicologici è la carne e le ossa di "l'aiuto è in arrivo", ha scritto su X. "L'obiettivo? Distruggere l'infrastruttura che permette il massacro e lo sterminio del popolo iraniano, e abbattere i leader responsabili degli omicidi. L'incubo lungo del popolo iraniano finirà presto. Sono così orgoglioso del presidente Trump. Make Iran great again", conclude.
Rutte: "Ciò che accade è ripugnante, alleati in contatto"
"Penso, e spero che siamo tutti d'accordo, che ciò che sta accadendo in Iran sia ripugnante. Ciò che la leadership sta facendo contro la propria popolazione, contro persone che protestano pacificamente per esprimere chiaramente le proprie opinioni". Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, intervenendo al "Global Europe Forum", organizzato da Renew Europe al Parlamento europeo. "Non dimentichiamo che la democrazia non è solo il Parlamento. Si', i parlamenti sono molto importanti, ma non sono tutto. La democrazia è il Parlamento, ma anche libertà di stampa, diritto di protestare e di esprimere le proprie opinioni, e questo regime oppressivo a Teheran sta esercitando una forza e una violenza massicce contro la propria popolazione. Ci sono molte segnalazioni di persone che stanno morendo. Lo trovo ripugnante", ha aggiunto. "Posso assicurarvi che gli alleati della Nato stanno affrontando questa crisi giorno dopo giorno, rimanendo in costante contatto, ma penso che siamo tutti d'accordo nel desiderare il meglio per l'Iran, e in particolare non per la leadership, ma per il popolo iraniano", ha concluso.
Von der Leyen: "Proporremo nuove sanzioni contro responsabili repressione"
- La presidente della Commissione Ue von der Leyen ha indicato che “saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione” in Iran. Su X ha scritto che “il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l'uso eccessivo della forza e la continua restrizione della libertà". Nello stesso tempo, in relazione all’annuncio di Trump sui social media che colpirà con dazi del 25% le importazioni da Paesi che continueranno a fare affari con Teheran, la Commissione ha indicato che “per quanto ne sappiamo, finora si tratta solo di un post sui social media, qualora quel post sui social media dovesse tradursi in una qualche forma di azione esecutiva, lo esamineremo e faremo la nostra analisi".
Trump: "Cancellati tutti gli incontri con gli iraniani, aiuti in arrivo"
"Ho cancellato tutti gli incontri con ufficiali iraniani fino a quando non cesserà l'uccisione insensata dei manifestanti". Lo ha reso noto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, assicurando i "patrioti" iraniani che "gli aiuti sono in arrivo".
Palazzo Chigi: "Forte preoccupazione, Iran rispetti diritti del popolo"
"Il Governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti. L'Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l'incolumità di chi manifesta nelle piazze. Insieme ai partner europei e del G7, il Governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano". E' quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.
Palazzo Chigi: "Le Autorità rispettino diritti-incolumità del popolo"
"Il governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti", informa la nota di Palazzo Chigi in cui si afferma anche che "l'Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l'incolumità di chi manifesta nelle piazze". "Insieme ai partner europei e del G7 - si legge ancora - il governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e paritàò di diritti del popolo iraniano".
Gran Bretagna convoca l'ambasciatore: "Risponda di episodi orribili e migliaia morti"
La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha convocato l’ambasciatore iraniano a Londra per chiedere conto della violenza contro i manifestanti in Iran. "In base agli ultimi rapporti, il ministro per il Medio Oriente, su mio incarico, ha convocato l’ambasciatore iraniano per sottolineare la gravità del momento e chiedere all’Iran di rispondere sugli orribili episodi di cui veniamo a conoscenza e che hanno provocato migliaia di morti", ha dichiarato Cooper alla House of Commons.
Trump su Truth ai manifestanti iraniani: "Continuate a protestare, prendetevi le istituzioni"

Trump su Truth ai manifestanti iraniani: "Continuate a protestare, prendetevi le istituzioni"
Sanchez: "Iran cessi subito repressione delle proteste pacifiche"
"L'Iran deve cessare subito la repressione delle proteste pacifiche, gli arresti arbitrari e le limitazioni alla libertà di espressione". E' il messaggio pubblicato su X col quale il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, ha condannato la strage di manifestanti da parte del regime di Teheran. "Abbiamo convocato l'ambasciatore iraniano in Spagna per esprimere la nostra condanna della violenza contro manifestanti ed esigere il rispetto dei diritti fondamentali di tutti gli iraniani", ribadisce Sanchez nel messaggio, dopo che il ministro degli Esteri spagnolo aveva annunciato questa mattina in un'intervista radiofonica la convocazione.
Trump: "Continuate le proteste. L'aiuto sta arrivando"
Il presidente americano Donald Trump ha chiamato i manifestanti iraniani a non mollare, assicurando che un aiuto è in arrivo. "Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni", ha scritto su Truth. "Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo elevato", ha assicurato. "Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l'insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà", ha spiegato. "L'aiuto sta arrivando", ha poi assicurato Trump.
Palazzo Chigi: "Autorità assicurino rispetto diritti popolo e incolumità manifestanti"
"Il Governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti. L’Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta nelle piazze". E' quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.
"Insieme ai partner europei e del G7, il Governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano''.
Anche Francia convoca ambasciatore Teheran (2)
La Francia ha convocato l'ambasciatore iraniano a Parigi per denunciare "la violenza di Stato scatenata indiscriminatamente contro i manifestanti pacifici", ha annunciato il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot in Parlamento. "Non ci fermeremo qui: non può esserci impunità per coloro che puntano le armi contro i manifestanti pacifici", ha aggiunto riferendosi alle sanzioni "rapide" contro Teheran promesse dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Anche Francia convoca ambasciatore Teheran
Anche la Francia, dopo diversi altri paesi europei tra cui Spagna, Portogallo e Paesi Bassi, ha deciso di convocare l'ambasciatore iraniano a Parigi per protestare contro le violenze perpetrate dal regime di Teheran nei confronti dei manifestanti.
Kallas: "Risposta autorità inaccettabile, mette a nudo regime impaurito da popolo"
"La risposta pesante e brutale delle forze di sicurezza è inaccettabile e mette a nudo un regime che ha paura del suo stesso popolo". Lo afferma l'Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas in merito alle proteste in corso in Iran. "Il coraggio del popolo iraniano è ammirevole. Il regime ha una storia di brutale repressione delle proteste e nessuno sa cosa porteranno i prossimi giorni", sottolinea Kallas, parlando nel corso di una conferenza stampa in seguito al suo incontro con il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius. L'Ue "ha già in vigore ampie sanzioni contro l'Iran, verso i responsabili delle violazioni dei diritti umani, della proliferazione nucleare e del sostegno di Teheran alla guerra della Russia", e i Paesi europei stano discutendo l'imposizione di ulteriori sanzioni, aggiunge.
Rezaian: "Usa costruiscano ponti con chi può cambiare il Paese" (2)
Il giornalista, rinchiuso per un anno e mezzo a Evin, osserva che Trump ha rappresentato per Teheran "un avversario imprevedibile, capace di rompere schemi consolidati", ma sottolinea come una delle necessità più urgenti sia "aiutare gli iraniani a tornare online", visto che il blocco delle comunicazioni resta uno degli strumenti più efficaci di repressione.
Guardando avanti, Rezaian mette in guardia sia da vendette indiscriminate contro il vecchio apparato, sia dall'illusione che figure della diaspora, come il figlio dello Shah, Reza Pahlavi, possano guidare il Paese.
La conclusione è netta: quando il regime cadrà, la futura leadership sarà con ogni probabilità già all'interno del Paese. Per questo, conclude Rezaian, Washington deve cambiare approccio e iniziare fin da ora a dialogare con chi, in Iran, può davvero contribuire a costruire un futuro diverso.
Araghchi a Merz: "Germania metta fine ad illecite ingerenze nel nostro paese"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha attaccato duramente la Germania, dopo che il cancelliere Friedrich Merz ha lasciato intendere che la leadership di Teheran potrebbe trovarsi prossima al momento in cui verrà rovesciata a causa delle proteste in corso. "La Germania dovrebbe porre fine alla sua ingerenza illecita nella nostra regione", ha scritto Araghchi su X. "Di tutti i governi, quello tedesco è forse il meno adatto ad affrontare la questione dei 'diritti umani'. Il motivo è semplice: i suoi palesi doppi standard degli ultimi anni hanno cancellato ogni briciolo di credibilità", ha accusato, con riferimento al sostegno tedesco a Israele durante la guerra di Gaza.
"Gli iraniani ricordano anche il ripugnante elogio di Merz a Israele quando ha bombardato case e aziende nel nostro Paese la scorsa estate", ha affermato il ministro. "Quella violenza gratuita e illegale, ha affermato il Cancelliere tedesco, era un favore che Israele faceva all'Europa svolgendo il suo 'lavoro sporco'". Durante un vertice del G7 nel giugno dello scorso anno, Merz ha difeso i massicci attacchi israeliani contro l'Iran, affermando che il Paese stava facendo "il lavoro sporco" per l'Occidente.
Rezaian: "Usa costruiscano ponti con chi può cambiare il Paese"
A 10 anni dalla liberazione dal carcere di Evin, l'ex corrispondente del Washington Post a Teheran, Jason Rezaian, guarda all'Iran attraversato dalle proteste e indica una priorità per gli Stati Uniti: l'Amministrazione Trump deve iniziare a costruire ponti con i veri protagonisti del cambiamento all'interno del Paese. E' questo, secondo Rezaian, l'errore che le precedenti amministrazioni americane hanno commesso per decenni e che non può essere ripetuto.
Nel suo editoriale sul Washington Post, Rezaian racconta come, per la prima volta dal 2016, speri di poter un giorno tornare in Iran. Un sentimento che nasce mentre il Paese è scosso da proteste di massa represse con violenza, con un bilancio di vittime destinato, a suo avviso, ad aumentare. Una situazione che per il giornalista, arrestato nel 2014 e detenuto per oltre un anno e mezzo, riporta alla memoria il rapporto "disfunzionale e tossico" tra il regime di Teheran e la società iraniana.
Rezaian ripercorre la sua lunga esperienza di reporter in Iran, iniziata nel 2001, tra elezioni presidenziali, scontri politici interni e movimenti di protesta. Ma è stata proprio la prigionia, scrive, a insegnargli più di ogni altra cosa sulla natura del potere a Teheran. Da qui l'interrogativo sul ruolo degli Stati Uniti: come sostenere le aspirazioni degli iraniani a liberarsi della Repubblica islamica e, soprattutto, come prepararsi a una transizione ordinata. Pur criticando la politica di "massima pressione" di Donald Trump, che a suo giudizio ha colpito soprattutto la popolazione "senza obiettivi chiari", Rezaian avverte che non pianificare il futuro post-Repubblica islamica sarebbe altrettanto sbagliato.
Iran a Ue: "Non vogliamo ostilità ma reagiremo a restrizioni"
"L'Iran non cerca ostilità con l'Unione Europea, ma reagirà a qualsiasi restrizione". Lo ha affermato il ministero degli Esteri iraniano, protestando contro la decisione del Parlamento europeo che ieri ha vietato l'accesso ai suoi locali a tutti i diplomatici e rappresentanti iraniani, contestando la reazione della Repubblica islamica alle proteste anti governative iniziate il 28 dicembre scorso. In un messaggio su X, il ministero iraniano ha criticato l'atteggiamento dell'Europarlamento, accusandolo di doppi standard. "Oltre due anni di genocidio a Gaza, che ha causato la morte di 70.000 palestinesi, non hanno indotto il Parlamento europeo a intraprendere alcuna azione concreta contro Israele" ma "solo pochi giorni di violente rivolte in Iran sono sufficienti al Parlamento Europeo per impedire ai nostri diplomatici di entrare nei suoi locali", si legge nella nota.
Olanda convoca ambasciatore di Teheran
Il governo dei Paesi Bassi ha convocato l'ambasciatore iraniano per protestare contro la violenza perpetrata contro i manifestanti pacifici in Iran. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri olandese David van Weel. L'Olanda sostiene la Ue sull'inasprimento delle sanzioni nei confronti di Teheran, ha aggiunto il ministro degli Esteri, dicendosi "profondamente scioccato per le violenze".
Ong: "26enne rischia di essere impiccato domani"
Un giovane iraniano di 26 anni, Erfan Soltani, arrestato l'8 gennaio a Fardis durante le proteste di piazza, rischia di essere condannato a morte domani in Iran. Lo dicono fonti vicine alla famiglia del ragazzo citate da Iran Human Rights. "Alla sua famiglia è stata comunicata la sua condanna a morte e che la sentenza sarà eseguita il 14 gennaio" dice Iran Human Rights che "esprime profonda preoccupazione per l'escalation e la prosecuzione delle uccisioni di manifestanti e per il rischio di esecuzioni di massa, e chiede una risposta immediata da parte della comunità internazionale".
Iran, le milizie irachene avvertono gli Usa: "Pronti a difendere Teheran"
Le principali milizie sciite filo-iraniane in Iraq hanno alzato il livello di allerta e minacciato ritorsioni in caso di un attacco statunitense contro Teheran, mentre in Iran proseguono le proteste contro il regime. Il segretario generale di Kataib Hezbollah, Abu Hussein al-Hamidawi, ha avvertito che "la guerra contro l'Iran non sarà una passeggiata" e che gli Stati Uniti "pagheranno un prezzo elevato", secondo un messaggio diffuso da canali vicini alle milizie. Le dichiarazioni arrivano dopo le minacce del presidente Donald Trump di colpire l'Iran se la repressione delle manifestazioni dovesse intensificarsi. Anche Abu Azrael, comandante della milizia Kataib al-Imam Ali, ha difeso apertamente Teheran, accusando i manifestanti di essere "strumenti dei nemici" e di agire su "agende sioniste". Le milizie filo-iraniane operano in Iraq all'interno delle Forze di mobilitazione popolare e mantengono stretti legami con l'apparato di sicurezza iraniano.
Cbs: "Trump informato su opzioni per Iran. Oggi riunione alla Casa Bianca"
Donald Trump è stato informato su una vasta gamma di strumenti segreti e militari da utilizzare in Iran: lo riporta la Cbs citando due funzionari del Dipartimento della Difesa. Gli attacchi missilistici a lungo raggio rimangono un'opzione per un potenziale intervento statunitense, ma i funzionari del Pentagono hanno anche presentato operazioni informatiche e risposte psicologiche alla campagna. Il team per la sicurezza nazionale di Trump dovrebbe tenere una riunione alla Casa Bianca martedì per discutere le opzioni per l'Iran, hanno riferito le fonti, ma non è chiaro se il presidente stesso sarà presente.
Araghchi contro Merz: "Da lui vergognoso doppio standard"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha duramente criticato il cancelliere tedesco Freiedrich Merz per il doppio standard quando si tratta di diritti umani. "Tra tutti i governi, quello tedesco è forse quello meno adatto ad affrontare la questione dei 'diritti umani'. Il motivo è semplice: i suoi palesi doppi standard degli ultimi anni hanno cancellato ogni briciolo di credibilità", ha scritto su X. "Quando l'Iran sconfigge i terroristi che uccidono civili e poliziotti, il cancelliere tedesco si affretta a dichiarare che 'la violenza è espressione di debolezza'. Cosa ha da dire, allora, il signor Merz del suo incondizionato sostegno all'omicidio di massa di 70.000 palestinesi a Gaza? Gli iraniani ricordano anche il ripugnante elogio del signor Merz a Israele quando ha bombardato case e aziende nel nostro Paese la scorsa estate. Quella violenza gratuita e illegale, ha insistito il Cancelliere tedesco, era un favore che Israele stava facendo all'Europa svolgendo il suo 'lavoro sporco'", ha ricordato. "Questo per non parlare del silenzio della Germania sul recente rapimento di un Capo di Stato da parte degli Stati Uniti. La predica del mio omologo tedesco sui 'diritti umani' e sulla 'legittimità' è altrettanto insensata, visto che il suo datore di lavoro non ha fatto nulla per rispettarli. Fateci un favore: vergognatevi un po'", ha spiegato. "Meglio ancora, la Germania dovrebbe porre fine alle sue interferenze illecite nella nostra regione, incluso il suo sostegno al genocidio e al terrorismo", ha chiesto.
Pahlavi: "Migliaia di agenti restano a casa per non partecipare alla repressione"
Migliaia di uomini delle forze di sicurezza iraniane restano a casa in questi giorni per non partecipare alla repressione violenta delle proteste ordinata dal regime di Teheran. E' quanto sostiene su X Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo shah: "Il regime sta cercando di instillare in voi paura e terrore attraverso una dura repressione, omicidi e l'interruzione delle comunicazioni, e di scoraggiarvi dal proseguire il vostro movimento e la vostra lotta. Ma sappiate che, grazia alla vostra resistenza e alla vostra lotta, migliaia di militari e forze di polizia non sono andati al lavoro per non avere alcun ruolo nella repressione". Quindi Pahlavi ha indirizzato "un messaggio speciale agli esperti di Internet e delle comunicazioni: prendete di mira l'infrastruttura informatica del sistema per riconnettere i nostri compatrioti con il mondo".
Iran, ex studentessa a Genova da 40 anni: "Sono scappata per non morire"
"Io sono scappata via dall'Iran molti anni fa per non morire e oggi sono qua per dare una voce a quelli che non ci sono più. Da giovedì alle 5:30 internet è completamente bloccato, non possiamo neanche parlare con i nostri parenti attraverso il telefono normale perché hanno bloccato anche quello. In questo momento siamo qua per dare una voce a quelli che non ci sono più, non dobbiamo fermarci adesso, dopo 11 mila morti, ma abbiamo bisogno di aiuto, da qualsiasi persona, da qualsiasi Stato. Noi ci sentiamo in esilio". Lo ha detto una donna iraniana scappata da Kabul durante il conflitto con l'Iraq e arrivata a Genova ormai 40 anni fa. "Qui abbiamo avuto la libertà però non ci sentiamo liberi finché nel nostro paese non c'è libertà. Io sono una ex studentessa, sono venuta nell'83 quando c'era la guerra di Iran e Iraq, e potrei confermare che non è cambiato niente, semmai è peggiorato".
Iran International: "12mila vittime della repressione"
Almeno 12.000 persone sono state uccise "nel più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran", avvenuto in gran parte nell'arco di due notti consecutive, l'8 e il 9 gennaio. Lo scrive il media di opposizione iraniano con sede a Londra, Iran International, citando un'analisi basata su fonti e dati medici. La valutazione, scrive il media iraniano, si basa su un'analisi in più fasi di informazioni provenienti da una fonte vicina al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, due fonti nell'ufficio presidenziale, resoconti di diverse fonti all'interno del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche a Mashhad, Kermanshah e Isfahan, testimonianze di testimoni oculari e familiari delle vittime, rapporti sul campo, dati collegati a centri medici, e informazioni fornite da medici e infermieri in diverse città.
Tajani: "Repressione inaccettabile, cessi uso pena di morte contro oppositori"
La repressione di questi giorni in Iran contro i manifestanti "è assolutamente inaccettabile". Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani nella sua informativa in Senato sugli sviluppi in Venezuela, rivendicando che "il valore della libertà è il presupposto della nostra azione di governo".
"Quella libertà per la quale, non posso non ricordarlo, in questi giorni le donne e gli uomini dell’Iran si stanno battendo nelle strade e nelle piazze, pagando un altissimo prezzo di sangue, di sofferenze, di carcerazioni, probabilmente di torture. Tutto questo è assolutamente inaccettabile", scandisce Tajani, che esorta il regime a cessare "l'uso della pena di morte contro gli oppositori pacifici".
Von der Leyen: "Proponiamo nuove sanzioni contro regime"
"Il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l'uso eccessivo della forza e le continue restrizioni della libertà. L'Unione Europea ha già inserito l'intero Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel suo regime di sanzioni sui diritti umani. In stretta collaborazione con l'Alta rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione". Lo scrive su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. "Siamo al fianco del popolo iraniano che marcia coraggiosamente per la propria liberta'", aggiunge.
Iran, la mappa delle proteste che sfidano il regime
Le manifestazioni contro la situazione economica e il governo iraniano si sono moltiplicate nelle ultime settimane, a partire da Teheran e dalle maggiori città, fino a raggiungere tutto il territorio del Paese. Ecco come si è evoluta la situazione.
Iran, la mappa delle proteste che sfidano il regime
Vai al contenutoIran International: "Si stimano 12.000 uccisi nelle proteste"
"Almeno 12.000 persone, molte under 30, sono state uccise" nelle proteste in Iran. Lo riporta Iran International, in quello che il media di opposizione basato a Londra definisce "il più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell'8 e 9 gennaio". La stima del comitato editoriale di Iran International si basa "su un'analisi esclusiva di fonti e dati medici" e la sua diffusione è stata "ritardata fino alla convergenza delle prove": è stata fatta su un'analisi in più fasi di notizie da più fonti, "tra cui una vicina al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale".
L'Iran attacca Merz dopo le critiche sulle violenze nelle proteste
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha contestato Friedrich Merz dopo che il cancelliere tedesco aveva criticato Teheran per la violenza utilizzata ne reprimere le proteste in Iran, aggiungendo che presto si potrebbe assistere al crollo della Repubblica islamica. "Quando l'Iran sconfigge i terroristi che uccidono civili e agenti di polizia, il cancelliere tedesco si affretta a dichiarare che 'la violenza è espressione di debolezza'. Cosa ha da dire, allora, il signor Merz del suo incondizionato sostegno all'omicidio di massa di 70.000 palestinesi a Gaza?", ha scritto Araghchi in un messaggio su X, aggiungendo che il governo tedesco è "nella posizione peggiore" per parlare della questione dei diritti umani. "Fateci tutti un favore: vergognatevi. Meglio ancora, la Germania dovrebbe porre fine alle sue interferenze illecite nella nostra regione, incluso il suo sostegno al genocidio e al terrorismo", ha aggiunto Araghchi, contestando il sostegno di Berlino a Israele "Quando un regime si mantiene al potere soltanto con la violenza è di fatto alla fine. Io ritengo che stiamo assistendo alle ultime giornate e alle ultime settimane di questo regime", ha dichiarato oggi Merz, chiedendo all'Iran di "proteggere la sua popolazione invece di minacciarla".
Media: "Circa 2.000 morti nelle proteste"
Sarebbero circa 2.000 le persone uccise nelle proteste in corso in Iran. Lo ha riferito un funzionario iraniano alla Reuters, rilanciata da Sky News, precisando che nel bilancio sono compresi anche membri delle forze di sicurezza e attribuendo le morti all’azione di "terroristi".
Le ultime stime dell'ong statunitense Human Rights Activists News Agency riferivano di almeno 646 vittime, ma il blackout di internet che da giorni colpisce il Paese rende difficile ottenere dati completi e verificare in modo indipendente le informazioni.
Il 17enne Amir trucidato in Iran, diventa simbolo della protesta
È uno dei simboli della protesta in Iran: un giovane di 17 anni, Amir Ali Haydari, tra le giovani vittime della repressione in Iran. Il cugino, Diako, che vive a Cardiff, ha raccontato alla britannica Sky News che il ragazzo ha partecipato alle proteste giovedì scorso con i suoi compagni di classe a Kermanshah, nell'ovest del Paese, dove è stato trucidato dalle forze di polizia. E dove sarebbero state uccise "centinaia di persone". "E' stato colpito al cuore, e mentre esalava l'ultimo respiro lo hanno colpito alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra", ha detto Diako riferendo le notizie arrivate dai familiari in Iran. "Poi, all'obitorio dove si trovano tutti i corpi, hanno rilasciato un certificato di morte che attesta una caduta da una grande altezza". Sky News sottolinea che in un filmato girato a Kermanshah giovedì scorso, si vedono poliziotti in borghese intimidire i manifestanti e sparare contro di loro per le strade. I familiari di Amir affermano che molti amici dell'adolescente sono rimasti coinvolti nelle violenze: "Due sono in coma e hanno ucciso molti dei suoi amici. Proprio come lui. Li hanno fucilati. Molti amici di Amir Ali sono morti", riferisce il cugino, aggiungendo che "quando (la famiglia) ha ritirato il corpo, lo zio di Amir mi ha detto che c'erano circa 500 cadaveri in ospedale. Ha dovuto identificare il corpo tra tutti gli altri".
Qatar: "Uno scontro tra Usa e Iran sarebbe catastrofico per la regione"
Il Qatar ha dichiarato che uno scontro tra Stati Uniti e Iran sarebbe "catastrofico" per la regione. Una reazione alla dichiarazione del presidente statunitense che ha minacciato un intervento militare nel Paese, colpito dalle proteste. "Sappiamo che qualsiasi escalation avrebbe conseguenze catastrofiche nella regione e oltre, e pertanto vogliamo evitarla il più possibile", ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, durante una conferenza stampa a Doha.
Ambasciatori di Italia, Francia, Germania e Regno Unito convocati ieri a Teheran, è stato solo un briefing
Non è (parzialmente) vera la notizia, diffusa ieri dal ministero degli Esteri iraniano, secondo cui le autorità della Repubblica islamica hanno convocato gli ambasciatori e gli incaricati d'affari a Teheran di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per protestare contro il sostegno dato dai quattro Paesi europei alle proteste antigovernative che dal 28 dicembre stanno scuotendo il Paese. Secondo quanto appreso dall'Adnkronos da fonti informate, si è trattato di un briefing generale, non di una convocazione nel senso tecnico, del ministero degli Esteri con tutti gli ambasciatori accreditati a Teheran.
Non erano presenti quindi solo i quattro rappresentanti europei, come si evince anche da alcuni video dell'evento che mostrano una sala piena. Non sono chiari i motivi per cui chi ha fatto circolare la notizia abbia deciso di mettere in evidenza la presenza dei rappresentanti diplomatici di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Durante la riunione, le autorità iraniane hanno mostrato al corpo diplomatico accreditato dei video di quelle hanno descritto come "violenze da parte dei rivoltosi".
Proteste Iran, Trump annuncia tariffe al 25% per chi fa affari con Teheran. VIDEO
Media: "Intelligence di Teheran trova armi e esplosivi Usa in case in Iran"
L'agenzia di intelligence iraniana, citata da al Jazeera, afferma che armi e ordigni esplosivi statunitensi sono stati sequestrati a "membri di una cellula" che li avevano nascosti in diverse case del Paese. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha annunciato in precedenza che le autorità sono in possesso di registrazioni di voci provenienti dall'estero che impartivano ordini ai manifestanti. Funzionari iraniani hanno accusato gli Stati Uniti e Israele di aver inviato "agenti stranieri" nel Paese per istigare alla violenza, pertanto potrebbe essere necessario ricorrere alla forza militare.
Iran, l'Alto Commissario Onu: "Inorridito dalla repressione"
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha detto di essere "inorridito" dalla "repressione" delle proteste in Iran, che ha causato oltre 600 morti dall'inizio delle manifestazioni, secondo una ONG. "L'uccisione di manifestanti pacifici deve cessare ed è inaccettabile etichettare i manifestanti come 'terroristi' per giustificare la violenza contro di loro", ha affermato in una dichiarazione.
Iran, il governo annuncia nuovo piano economico contro l'inflazione
Il governo iraniano ha annunciato - in una conferenza stampa - un nuovo piano economico, in risposta anche alle proteste nel Paese. Lo riporta l'agenzia di stampa statale Fars, citata da Sky News. Il regime ha affermato che il suo nuovo piano avrebbe aumentato il potere d'acquisto di molti iraniani. Si tratta di un passo significativo perchè le condizioni economiche hanno inizialmente scatenato le proteste che hanno attanagliato l'Iran il 28 dicembre. Le manifestazioni sono iniziate nei bazar di Teheran prima di diffondersi. In precedenti dichiarazioni e discorsi, il regime e i suoi sostenitori avevano affermato che le proteste sono il risultato di interferenze straniere e hanno fatto scarso riferimento alle questioni di fondo, apparentemente fino a ora.
Israele, Idf in allerta per possibili scenari a sorpresa
Le Forze di difesa israeliane hanno dichiarato di restare in allerta per possibili "scenari a sorpresa", poiché i disordini antigovernativi in ;;Iran hanno spinto gli Stati Uniti a minacciare un intervento in caso di uccisione dei manifestanti. Teheran ha minacciato di reagire contro Israele e le basi militari statunitensi se dovesse subire un attacco americano. Lo scrive il Times of Israel. Le associazioni per i diritti umani sostengono che il bilancio delle vittime nel Paese sia salito a 648, anche se potrebbe essere molto più alto a causa del blackout di internet imposto dal regime da giovedì, rendendo difficile una stima precisa del massacro denunciato. Alcuni iraniani hanno ancora accesso a internet tramite il servizio satellitare Starlink di Elon Musk, hanno affermato tre persone all'interno del Paese
Iran, Finlandia: stop internet per "uccidere in silenzio"
La Finlandia convoca l'ambasciatore iraniano per la dura repressione delle proteste nel Paese e accusa Teheran di aver chiuso internet per "uccidere e opprimere in silenzio". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen su X. "Questo non sara' tollerato. Siamo al fianco del popolo iraniano, donne e uomini", ha affermato, aggiungendo che avrebbe "convocato l'ambasciatore iraniano questa mattina". Valtonen ha anche affermato che il paese nordico sta "valutando misure per contribuire a ripristinare la liberta' del popolo iraniano", insieme all'Unione europea. L'Ong norvegese Iran Human Rights (Ihr) ha dichiarato ieri che la violenta repressione delle proteste in Iran ha causato la morte di almeno 648 persone. La chiusura di Internet a livello nazionale da parte delle autorita' iraniane, che gli attivisti temono sia mirata a mascherare la portata della repressione, dura ormai da oltre 108 ore, secondo alcuni osservatori indipendenti.
Iran, Nevi: "Noi operiamo sempre nell'ambito delle Nazioni Unite"
"Noi operiamo sempre nell'ambito delle Nazioni Unite, e in un'ottica di collaborazione internazionale, innanzitutto con l'Europa, per cercare di costruire le condizioni affinché l'Iran possa voltare pagina e lasciarsi alle spalle queste drammatiche scene di violenza che arrivano da Teheran. Si tratta di un focolaio estremamente delicato, come sappiamo, anche perché vi si intreccia l'intera questione mediorientale, strettamente connessa alla situazione iraniana. La ricetta che proponiamo è sempre la stessa: fare in modo che la comunità internazionale si muova all'unisono e avvii una trattativa diplomatica per arrivare a una soluzione che ci consegni un Iran diverso da quello che è oggi". Così Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, intervenendo ad Agorà.
L'Iran fuori dalle esercitazioni navali Brics+ a False Bay in Sudafrica
L'Iran non parteciperà alle esercitazioni navali congiunte "Will for Peace 2026" in corso a False Bay, vicino a Città del Capo. Le manovre, che coinvolgono unità di Sudafrica, Cina, Russia ed Emirati Arabi Uniti, mirano a rafforzare la cooperazione marittima e la sicurezza collettiva nell'ambito del forum Brics+. L'esercitazione è guidata dalla Cina in qualità di Paese ospitante, e si svolge nelle acque sudafricane per ragioni logistiche e di convenienza per le navi cinesi, russe, iraniane e degli Emirati che vi partecipano. La situazione che ha spinto il Sudafrica a chiedere a Teheran di partecipare solo con lo status di osservatore all'evento è complessa. L'organizzazione logistica dell'esercitazione ha sollevato il timore di aggravare il confronto diplomatico tra Pretoria e Washington proprio mentre la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti avvia il dibattito sull'estensione dell'African Growth and Opportunity Act (Agoa). I negoziatori sudafricani nutrono una cauta speranza che il Paese non venga escluso dal regime Agoa esteso. Chiedere all'Iran di fare un passo indietro e assumere un ruolo marginale comportava il rischio di irritare i partner Brics. Nonostante le relazioni formali con Teheran, il Sudafrica si è mostrato a disagio per la situazione dei diritti umani in Iran, secondo quanto riferito da News24 sulla base di informazioni ottenute da funzionari governativi. Secondo quanto scrive il Daily Maverick, la South African Defense Force (Sandf) ha sostenuto che il ritiro delle navi iraniane avviene "in accordo tra i ministeri della Difesa" ed è stato deciso prima delle recenti tensioni interne in Iran e delle discussioni sul rinnovo dell'Agoa. Resta da chiarire se le tre unità iraniane, già arrivate a Simon's Town, resteranno in porto mentre le altre navi si sposteranno in mare per esercitazioni di tiro e operazioni congiunte.
Iran: funzionari a processo, negligenti in risposta proteste
Alcuni alti funzionari iraniani sono stati rinviati a processo a Teheran perche' "non hanno svolto il proprio dovere nel rispondere alle proteste". Lo riporta Alarabiya.
Merz: "Il regime iraniano fermi la violenza, l'Ue lavora a sanzioni"
"Noi chiediamo alla leadership iraniana di proteggere la sua popolazione invece di minacciarla. La violenza del regime contro il suo stesso popolo non è espressione di forza, ma di debolezza". Lo ha ribadito il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in un post su X. "Questa deve cessare immediatamente. Lavoriamo ad ulteriori sanzioni con l'Ue per esercitare pressione", ha aggiunto.
Iran: "Interrotto internet perchè i terroristi sono guidati dall'estero"
L'Iran ha interrotto l'accesso a internet l'8 gennaio perché erano cominciate "operazioni terroristiche" durante le proteste legate inizialmente a rivendicazioni economiche, ha dichiarato il ministro degli Esteri ad Al Jazeera. "Il governo stava dialogando con i manifestanti. Internet è stato interrotto solo quando ci siamo trovati di fronte a operazioni terroristiche e ci siamo resi conto che gli ordini provenivano dall'estero", ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. I difensori dei diritti umani hanno accusato la Repubblica Islamica di aver interrotto l'accesso a internet per nascondere una repressione che, a loro dire, ha causato centinaia, se non migliaia, di morti.
Idf: "Esercito in allerta, ma proteste sono questione interna"
Le Forze della difesa israeliana (Idf) restano ''in stato di allerta'' rispetto alla situazione iraniana, ma ''le proteste in corso in Iran sono una questione interna''. Lo ha scritto su 'X' il portavoce militare delle Idf, il generale di brigata Effie Defrin.
Iran, ambasciata Usa: "Lasciate il paese, rischio escalation"
Un messaggio di Security Alert pubblicato nelle ultime ore sul sito dell'ambasciata virtuale degli Stati Uniti a Teheran segnala un possibile rapido peggioramento della crisi in Iran e invita i cittadini statunitensi a lasciare immediatamente il Paese. Nel testo, con data 13 gennaio 2026, si avverte che le proteste in corso “stanno aumentando e potrebbero diventare violente”, con il rischio di arresti, feriti, blackout di internet e forti restrizioni ai trasporti. Il tono e il contenuto dell’avviso – particolarmente dettagliato sulle modalità di uscita via terra e sulle limitazioni dell’assistenza consolare – potrebbero essere il segnale preparatorio a sviluppi militari o a un’ulteriore escalation regionale nelle prossime ore. Gli Stati Uniti non hanno relazioni diplomatiche formali con l’Iran dal 1980, dopo la crisi degli ostaggi di Teheran. In assenza di un’ambasciata fisica, Washington ha creato una “ambasciata virtuale”, una piattaforma online gestita dal Dipartimento di Stato che fornisce informazioni ufficiali, avvisi di sicurezza, servizi per i cittadini e contenuti di diplomazia pubblica rivolti sia alla popolazione iraniana sia agli americani presenti nel Paese. Non si tratta di uno strumento simbolico, ma di un canale operativo, spesso utilizzato per comunicazioni sensibili in momenti di crisi.
Israele in allerta per "scenari a sorpresa" in Iran
Le forze di difesa israeliane (Idf) affermano di essere in allerta per "scenari a sorpresa" legati alle proteste in corso in Iran e dopo che gli Usa hanno annunciato di valutare la possibilita' di un intervento militare contro il regime di Teheran. Lo riferisce il quotidiano Times of Israel. Nonostante l'allerta decretata, l'Idf non ha apportato alcuna modifica alle linee guida per i civili, come invece fa solitamente in caso di minaccia concreta. "Le proteste in Iran sono una questione interna", ha scritto su X il portavoce militare israeliano, il generale di brigata Effie Defrin. Israele ha attaccato l'Iran nel giugno dello scorso anno: il conflitto durato 12 giorni ha causato la morte di circa 1.200 iraniani e 30 israeliani. La scorsa settimana, l'Iran ha dichiarato che avrebbe reagito in caso di attacco da parte di Israele o degli Stati Uniti.
Iran:alle 11.30 sit-in +Europa davanti ambasciata Teheran a Roma
Questa mattina alle ore 11.30 +Europa terra' un sit-in davanti all'ambasciata dell'Iran a Roma in via Nomentana 361 per protestare contro la sanguinosa repressione del regime verso i manifestanti e per sostenere le proteste dei giovani e delle giovani che chiedono liberta', democrazia e diritti, si legge in una nota. "Chiederemo inoltre che le sedi diplomatiche dei paesi europei a Teheran vengano aperte per dare un rifugio e visti ai perseguitati del regime", spiega il segretario di Piu' Europa Riccardo Magi.
Iran, Merz: regime vive "i suoi ultimi giorni o settimane"
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che il regime iraniano sta vivendo i suoi "ultimi giorni e settimane", tenuto conto della brutale repressione delle proteste in corso nel Paese. "Quando un regime riesce a mantenere il potere solo con la violenza, e' di fatto allo stremo. Credo che stiamo assistendo agli ultimi giorni e settimane di questo regime", ha detto Merz durante una visita a Bangalore, nell'India meridionale, le cui dichiarazioni sono state trasmesse dalla televisione tedesca.
Pahlavi: "Abbiamo già un piano per il dopo Khamenei"
"Abbiamo già un piano, non ci sarà il vuoto. Ci siamo preparati anni per questo momento. Il nostro Iran Prosperity Project ha linee dettagliate". Lo dice al Corriere della Sera Reza Pahlavi - il figlio dello scià di Persia Mohammed Reza deposto dalla rivoluzione khomeinista nel 1979 - che ora vive in esilio negli Stati Uniti. Parlando del dopo Khamenei, afferma che "la prima fase che affronteremo è quella dell'emergenza, per garantire nei primi 180 giorni la continuità dei servizi e della sicurezza. Poi arriverà la fase della stabilizzazione: far funzionare il Paese, assicurare i servizi essenziali, ripristinare la fiducia economica e mantenere una governance di base. Seguirà un processo costituzionale ed elezioni nazionali". L'Iran Prosperity Project, spiega, "è un progetto che guido e che fornisce una roadmap per la ripresa economica e il reinserimento dell'Iran nella comunità internazionale. Abbiamo già oltre cento esperti fuori e dentro il Paese. Sto anche lavorando con imprenditori di successo e talenti di tutto il mondo. L'obiettivo non è solo sopravvivere alla transizione. È sbloccare il nostro vero potenziale. Un Iran libero può essere prospero: un Paese che commercia con il mondo, attira investimenti, crea posti di lavoro e dà futuro ai suoi giovani, invece di farli fuggire. Migliaia di persone hanno risposto al mio appello e sono scese in strada. Ora si entra in una nuova fase, quella in cui gli iraniani reclamano le loro strade, i loro quartieri. Mentre le folle crescono, la capacità del regime di reprimere si indebolisce, e sempre più membri delle forze di sicurezza e delle istituzioni sceglieranno di stare con il popolo. La comunità internazionale può giocare un ruolo cruciale aiutando a proteggere i civili, assicurando che il regime non spenga Internet, e chiarendo che ci saranno conseguenze per la violenza di massa". "Le parole di sostegno di Trump al popolo iraniano contano - prosegue Pahlavi - Hanno dato coraggio a chi rischia la vita per la libertà. Questo momento non esisterebbe senza la pressione sul regime islamico. Gli ayatollah gridano 'Morte all'America'. Gli iraniani invece vogliono un Paese libero in pace anche con Usa e Israele. Il regime ha ucciso migliaia di civili. Per noi, il sostegno degli Usa per difendere i civili e neutralizzare la macchina repressiva è benvenuto. Non servono stivali stranieri sul campo, ma azioni che impediscono ai pasdaran e alle forze di sicurezza di continuare la violenza contro il popolo. Negoziare con la dittatura non porterà la pace. Il mio ruolo non sarà quello di far pendere la bilancia a favore della monarchia o della repubblica, sarò imparziale nel processo: voglio che gli iraniani abbiano finalmente il diritto di scegliere liberamente".
Iran, Albanese: "Australia al fianco del popolo iraniano"
''Siamo al fianco del popolo iraniano nella sua lotta per la dignità e la libertà''. Lo ha dichiarato il primo ministro australiano Antony Albanese su 'X'. ''Condanniamo il regime iraniano e sosteniamo un Iran democratico che rispetta i diritti umani'', ha aggiunto.
Media: "In Iran riattivate telefonate internazionali"
Le telefonate internazionali sono riprese in Iran dopo essere state bloccate per giorni, a causa delle manifestazioni in corso nella Repubblica Islamica. Lo constatano i media internazionali. Da venerdì era impossibile effettuare chiamate all'estero. Internet rimane bloccato, secondo il monitor Netblocks.
Bahrami: "La forza di questa rivolta è nelle donne"
"Ci sono tutti i presupposti per una nuova rivoluzione in Iran, dove c'è un popolo che sta combattendo nelle piazze, senza badare troppo ai pericoli che corre". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, Ramin Bahrami, pianista, esperto di Johann Sebastian Bach, parlando della crisi in Iran. "Ogni volta che ci sono dei tumulti - aggiunge - la prima cosa che fanno quei meschini al potere è tagliare la connessione ad Internet, anche se la popolazione di tanto in tanto riesce a collegarsi di straforo mandando qualche immagine". Ancora una volta alla base delle proteste ci sono le giovani generazioni, in particolare le ragazze iraniane... "È la dimostrazione del fatto - prosegue Bahrami - che la donna persiana non può essere fermata o manipolata. È libera nella sua intimità. Questo è legato anche alla storia dell'Iran, che 4mila anni fa era guidato da sovrane". Reza Ciro Pahlavi, figlio dell'ultimo scià deposto dopo la rivoluzione del 1979, si è detto pronto a tornare dopo decenni passati in esilio negli Stati Uniti... "Magari - afferma ancora - non sarà la persona più preparata al mondo, ma di certo è l'unica alternativa possibile. Sono d'accordo con la sua proposta di guidare una transizione al termine della quale sarà il popolo a decidere". "Smettiamola di credere che con questi signori sia possibile parlare. In Iran c'è un popolo in fiamme che chiede la rivoluzione e l'Occidente deve aiutarlo nel debellare il regime al potere dopo avercelo messo cinquant'anni fa". Cosa auspica per il futuro del suo Iran? "Che divenga un Paese alleato di un mondo sano, dove le armi verranno gettate per prendere in mano gli strumenti musicali" conclude Bahrami.
Iran, Madrid convoca ambasciatore iraniano: "Libertà espressione sia rispettata"
La Spagna ha convocato l'ambasciatore iraniano a Madrid per esprimere "forte ripudio e condanna" della repressione delle proteste che, secondo i gruppi per i diritti umani, ha causato centinaia di morti. Lo ha affermato il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares a Catalunya Radio. "Il diritto degli uomini e delle donne iraniane a protestare pacificamente, la loro libertà di espressione devono essere rispettati" e "gli arresti arbitrari devono cessare", ha dichiarato Albares.
Iran: "Ripresi collegamenti telefonici internazionali"
Dall'Iran e' di nuovo possibile fare chiamate internazionali. Lo riporta un cronista della France Prese, secondo cui il blocco di Internet nel nord del Paese va avanti da quasi 110 ore.
Iran, Panahi: "A chi manifesta serve il sostegno internazionale"
La repressione in Iran prende di mira persone "indifese" che hanno bisogno del sostegno della comunita' internazionale per "porre fine" al regime. Lo ha detto il regista iraniano Jafar Panahi, vincitore della Palma d'Oro a Cannes e del Leone d'Oro e Venezia e dietro la macchina da presa di un film come 'Un semplice incidente', adesso nelle sale italiane. "Il popolo iraniano oggi e' indifeso e, nonostante tutto, e' in piazza", ha dichiarato all'emittente televisiva France Inter, denunciando la brutalita' della repressione, che ha causato almeno 600 morti.
Netblocks: in Iran blackout di internet da oltre 108 ore
Il blocco di internet a livello nazionale imposto in Iran nel contesto delle proteste anti governative è in corso da oltre 108 ore. Lo riporta l'osservatorio della rete Netblocks, che ha monitorato la restrizione imposta a internet da quando è entrata in vigore l'8 gennaio. Ieri, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva ammesso che la rete era bloccata nel Paese, aggiungendo che i servizi internet sarebbero stati ripristinati "in coordinamento con le autorità di sicurezza", mentre varie cancellerie occidentali e l'Unione europea hanno contestato la censura oltre che la repressione delle proteste. Secondo i dati dell'agenzia degli attivisti iraniani dei diritti umani Hrana, aggiornati a ieri sera, sono in tutto 646 le persone che sono rimaste uccise durante le manifestazioni, tra cui nove minorenni e 133 membri delle forze dell'ordine ma 579 segnalazioni di decessi sono ancora in fase di revisione, anche a causa del blocco imposto sulla rete.
Cina a Trump: "Difenderemo gli interessi sui legami commerciali con l'Iran"
La Cina tutelerà "con decisione i suoi legittimi diritti e interessi" dopo le minacce del presidente americano Donald Trump di dazi a carico di chi manterrà i rapporti commerciali con l'Iran. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, secondo cui Pechino "ha sempre creduto che non ci sono vincitori delle guerre tariffarie". Ieri il tycoon ha annunciato su Truth che, "con effetto immediato, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Usa. Questo ordine è definitivo e vincolante".
Iran, Wsj: “Teheran dà caccia a utenti di Starlink per impedire diffusione video proteste”
Le autorità iraniane stanno dando la caccia agli utenti di Starlink per impedire che i video delle proteste diventino globali. Lo scrive il Wall Street Journal notando che i video ripresi dalle strade sono uno dei pochi modi per ottenere informazioni sulla portata delle proteste e sulle azioni delle autorità iraniane. Il servizio Starlink di Elon Musk è vietato in Iran. Così, ha detto al Wall Street Journal Amir Rashidi, direttore dei diritti digitali e della sicurezza presso Miaan Group, nel fine settimana le autorità hanno iniziato a cercare e confiscare le parabole Starlink nella parte occidentale di Teheran. Rashidi, che è a capo dell'organizzazione no-profit statunitense contraria alla censura di Internet, ha parlato di ''una guerra elettronica", aggiungendo che i disagi sono più intensi nelle zone di Teheran dove si svolgono le proteste e la sera, quando i dimostranti si radunano. Una delle opzioni che verranno presentate oggi al presidente americano Donald Trump è quella di inviare altri terminali Starlink in Iran. Trump ha già detto si giornalisti che avrebbe chiesto a Musk informazioni su questa possibilità. I terminal Starlink sono illegali in Iran e vengono introdotti clandestinamente, spesso su piccole imbarcazioni provenienti da Dubai o attraverso il confine con il Kurdistan iracheno. Hanno iniziato ad arrivare alla fine dell'ultima grande ondata di proteste nel 2022, quando Musk ha dichiarato che la sua azienda avrebbe chiesto un'esenzione dalle sanzioni per i suoi terminali. L'Iran ha bloccato la maggior parte delle connessioni Internet per i 90 milioni di abitanti del Paese alla fine della scorsa settimana, dopo che le proteste scoppiate il 28 dicembre per il carovita si sono trasformate in manifestazioni in oltre cento città del Paese. Affidarsi a Starlink ''è l'unica via", ha affermato Mahmood Amiry-Moghaddam, co-fondatore di Iran Human Rights con sede in Norvegia, che ha ricevuto filmati delle proteste a Mashhad.
Iran, la mappa delle proteste che sfidano il regime
Le manifestazioni contro la situazione economica e il governo iraniano si sono moltiplicate nelle ultime settimane, a partire da Teheran e dalle maggiori città, fino a raggiungere tutto il territorio del Paese. Ecco come si è evoluta la situazione.
Iran, la mappa delle proteste che sfidano il regime
Vai al contenutoIran, dai siti missilistici al nucleare: Pentagono presenta opzioni a Trump
Il Pentagono sta presentando al presidente americano Donald Trump una vasta gamma di opzioni di attacco nei confronti dell'Iran, mentre continua a essere valutata la strada diplomatica. Lo scrive il New York Times citando funzionari americani e spiegando che tra gli obiettivi potrebbero esserci i siti missilistici e il programma nucleare di Teheran, già colpito nella guerra dei 12 giorni a giugno. Un funzionario citato dal giornale afferma comunque che le opzioni più probabili restano un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interna iraniano che sta usando la forza contro i manifestanti in piazza. Trump sarà informato delle varie opzioni in un briefing oggi, ma in ogni caso, scrive il New York Times, la risposta americana avverrà tra diversi giorni e potrebbe suscitare una rappresaglia iraniana.
Iran, Cina replica a Trump: "Con guerre tariffarie no vincitori"
La divisione del mondo a sfere di influenze procede. Da un lato gli Usa, dall'altro la Cina. E anche sull'Iran le due potenze si scontrano, a colpi di dichiarazioni. Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che avrebbe imposto dazi del 25 percento nei confronti di qualsiasi paese che faccia affari con l'Iran (con un chiaro riferimento a Pechino), la Cina ha dichiarato di opporsi a "tutte le sanzioni unilaterali illegali e alla giurisdizione remota". Reuters riferisce che secondo una dichiarazione dell'ambasciata cinese a Washington, "la posizione di Pechino contro l'imposizione indiscriminata di dazi e' coerente e chiara. Le guerre tariffarie commerciali non hanno vincitori, e coercizione e pressione non possono risolvere i problemi". "La Cina - sottolinea l'ambasciata - prendera' tutte le misure necessarie per proteggere i suoi legittimi diritti e interessi".
Iran, Huckabee: "Sì cooperazione con Usa ma no piano per attacco"
L'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha escluso la possibilita' di un attacco militare contro l'Iran, affermando che in questo momento "ne' Washington ne' Tel Aviv stanno pianificando un intervento militare". Non ci stiamo preparando a un attacco" ha affermato durante un'intervista a Sky News: "C'e' una cooperazione per monitorare i controlli, ma e' un errore pensare che i due Paesi stiano formulando piani per l'Iran".
Petrolio: prezzi in rialzo su piazze Asia, Brent 64,2 dlr
I prezzi del petrolio sui mercati asiatici sono in rialzo, i contratti si attestano sui 64 dollari al barile, il livello piu' alto in oltre un mese, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato nuovi dazi sui partner commerciali dell'Iran. Al momento i contratti sul Brent passano di mano a 64,2 dollari (+0,48%), mentre quelli sul Wti a 59,8 dollari (+0,56%).
Costa (Consiglio europeo): "Regime fermi repressione, Ue con chi chiede diritti"
Il regime iraniano "deve fermare la repressione violenta del proprio popolo". Lo ha scritto su X il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa. "Stiamo con i coraggiosi iraniani che chiedono diritti fondamentali, dignita' e liberta'", ha aggiunto Costa.
Cina replica a Trump: "Con guerre tariffarie no vincitori"
Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che avrebbe imposto dazi del 25% nei confronti di qualsiasi paese che faccia affari con l'Iran (con un chiaro riferimento a Pechino), la Cina ha dichiarato di opporsi a "tutte le sanzioni unilaterali illegali e alla giurisdizione remota". Reuters riferisce che secondo una dichiarazione dell'ambasciata cinese a Washington, "la posizione di Pechino contro l'imposizione indiscriminata di dazi e' coerente e chiara. Le guerre tariffarie commerciali non hanno vincitori, e coercizione e pressione non possono risolvere i problemi". "La Cina - sottolinea l'ambasciata - prenderà tutte le misure necessarie per proteggere i suoi legittimi diritti e interessi".
Dipartimento di Stato avverte cittadini Usa: "Lasciate il Paese"
Il Dipartimento di Stato americano ha emesso un avviso per i cittadini statunitensi che si trovano in Iran. Nella dichiarazione, spiega il quotidiano israeliano Ynet, si comunica che "i cittadini dovranno aspettarsi interruzioni prolungate di internet, pianificare mezzi alternativi di comunicazione e, se ciò è sicuro, considerare di lasciare l'Iran via terra verso l'Armenia o la Turchia". Il Dipartimento avvisa inoltre che "i cittadini statunitensi sono a rischio significativo di interrogatori e arresti in Iran", dal momento in cui presentare un passaporto americano o una prova di legami con Washington "potrebbe essere un motivo sufficiente per ordinare l'arresto di una persona".
Iran, media: presentate a Trump diverse opzioni per attacchi
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto un pacchetto di "una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete" che potrebbero essere usati contro la Repubblica Islamica, nel pieno caos a seguito delle proteste che vanno avanti ormai da due settimane. Lo svela l'emittente CBS News, citando due funzionari del Dipartimento della Difesa statunitense. Queste opzioni, spiegano le fonti, vanno "ben oltre i bombardamenti aerei convenzionali". Anche il New York Times fa sapere che dal Pentagono sono state presentate diverse opzioni di attacco, tra cui il programma nucleare iraniano già colpito nella guerra dei dodici giorni tra Tel Aviv e Teheran, e che ha visto l'intervento anche di Washington. Tuttavia, per ora i funzionari sarebbero più propensi a un attacco al sistema informatico iraniano.
Trump: "Dazi Usa del 25% a chiunque commerci con l'Iran"
"Con effetto immediato, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti d'America. Questo ordine è definitivo e vincolante": lo annuncia Donald Trump su Truth.