Consiglio Ue, stallo sul Recovery Fund. Braccio di ferro Rutte-Conte

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A Bruxelles è lontana l’intesa sugli aiuti post-coronavirus e sul Bilancio 2021-2027.  La prima giornata dei lavori si conclude senza svolte. L'Olanda insiste con la richiesta di un'approvazione all'unanimità, in Consiglio, dei piani nazionali di riforma per i Paesi beneficiari del Fondo. L'Austria si oppone "a un'Ue di debiti". Il premier italiano e quello spagnolo all'attacco dei frugali. Inutile la mediazione di Michel

Si è concluso con un nulla di fatto la prima giornata di lavori del Vertice Ue per discutere del Bilancio 2021-2027 con l'obiettivo di trovare un accordo sul Recovery Fund (COS'È) e sugli aiuti ai Paesi Ue per superare la crisi generata dalla pandemia di Coronavirus (CORONAVIRUS: GLI AGGIORNAMENTI). Per tutta la giornata, il premier Conte è stato impegnato e lo è anche durante la serata in una serie di vertici coi leader europei e dei paesi frugali. Dati gli scarsi progressi è attesa una nuova proposta nella notte, o comunque prima della ripresa dei lavori, prevista per le 11 del 18 luglio. Le prime 13 ore di confronto sono servite solo a ribadire le già note posizioni, "molto distanti" secondo la cancelliera Angela Merkel. Davanti allo stallo, durato tutta la giornata, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nel tentativo di rompere le resistenze del premier olandese Mark Rutte, ha presentato una proposta che prevede la possibilità di ricorrere ad una sorta di 'freno d'emergenza' che bloccherebbe i pagamenti del Recovery Fund se non ci fosse "consenso" tra i governi, rimandando la questione ai leader. Il meccanismo verrebbe applicato sull'attuazione dei piani nazionali di riforma, non sul loro ok iniziale. La discussione si è concentrata solo sulla parte del Recovery Fund che riguarda la governance ed i parametri di allocazione delle risorse. Una proposta, quella di Michel, che Conte nella notte ha descritto come "non spendibile. Ho presentato una proposta italiana alternativa". E sulla posizione dell'Olanda, il premier ha commentato: "Nulla è incrollabile nella vita, vediamo domani(18 luglio, ndr)". 

Rutte e Kurtz irriducibili

Rutte, da parte sua, ha insistito con la richiesta di un'approvazione all'unanimità, in Consiglio, dei piani nazionali di riforma per i Paesi beneficiari del Fondo. E nonostante gli sia stato ripetuto che con la base legale usata per il Recovery Plan (la stessa della politica di coesione) non sia possibile, il primo ministro dei Paesi Bassi non ha voluto cedere. L'Austria, invece, ha rifiutato l'attuale proposta che prevede 500 miliardi di aiuti a fondo perduto. Lo ha scritto su Twitter in serata il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Vienna in particolare non vuole che si crei "un'Unione dei debiti a lungo termine". "Vogliamo mostrare solidarietà, ma abbiamo anche in mente gli interessi dei contribuenti austriaci", ha aggiunto il cancelliere. Kurz in mattinata aveva spiegato la posizione dei frugali: "Insieme a Paesi Bassi, Svezia e Danimarca abbiamo una linea strettamente coordinata", che prevede una riduzione del "volume totale" del bilancio e del Recovery fund e soprattutto della quota di "sovvenzioni" a fondo perduto. Vogliono poi cambiare i criteri di distribuzione degli aiuti, ora basati su Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e le modalità di "rimborso", anticipando la restituzione degli aiuti.

Battaglia su tagli a Bilancio e Recovery Fund

Da quanto è emerso finora, l'intesa non si riesce a trovare su tre elementi principali: la governance, il volume e l'equilibrio tra sussidi e prestiti del Recovery Fund e le correzioni al Bilancio 2021-2027. Secondo fonti diplomatiche europee, sono state presentate varie opzioni per la riduzione del tetto del Bilancio e dei sussidi (190 miliardi) che compongono la parte di Recovery Fund suddiviso per programmi (quindi per il momento non ci sono tentativi di tagliare la Resilence and Recovery Facility da 560 miliardi, 310 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti, che costituisce il perno della proposta). La Danimarca guida la carica per la riduzione del Bilancio e sui 'rebate'. Dall'altra la Francia chiede invece di mettere fine agli sconti. 

Scambio di battute Conte-Rutte

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A margine dei lavori del Consiglio europeo, c'è stato uno cambio di battute tra il premier Giuseppe Conte e il primo ministro olandese Mark Rutte. I due leader, che si sono incontrati la scorsa settimana a L'Aja, si sono fermati a parlare prima dell'inizio della riunione plenaria, questa mattina. La proposta olandese sulla governance del Recovery fund "è incompatibile con i trattati e impraticabile sul piano politico", avrebbe detto, a quanto riferiscono fonti italiane, il presidente del Consiglio italiano nel suo intervento nel corso della plenaria del Consiglio europeo. Un intervento che è stato descritto come "molto forte e articolato sul piano giuridico”. Ma fonti olandesi hanno ribattuto: l'impraticabilità del voto del Consiglio all'unanimità non "la beviamo". Questa "è una situazione eccezionale, che richiede una solidarietà eccezionale e per la quale si possono trovare soluzioni straordinarie. Occorre essere creativi". Anche il premier spagnolo Sanchez si è scagliato contro la richiesta del collega olandese. Nella prima parte della riunione al vertice ha preso la parola a lungo contro la richiesta di Rutte di legare la governance del Recovery Fund ad un voto all'unanimità in Consiglio sull'attuazione delle riforme strutturali. 

 

Merkel: tutti scendano a compromessi

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Uno dei nodi da sciogliere è la posizione dell’Olanda e dei suoi alleati “frugali” (Austria, Svezia e Danimarca): "Vedo poco meno del 50% di possibilità di raggiungere un accordo entro domenica", ha detto il premier olandese Mark Rutte arrivando al vertice. Più ottimista il presidente del Consiglio europeo Charles Michel: “Sono convinto che con coraggio politico sia possibile raggiungere un accordo. Non si tratta solo di soldi ma di persone, del futuro dell'Europa, della nostra unità". L'appello della cancelliera tedesca Angela Merkel: "Dobbiamo guardare in faccia la realtà" della crisi "e tutti devono davvero essere disposti a scendere a compromessi in modo da poter ottenere qualcosa di buono per l'Europa". "Le differenze sono ancora molto, molto grandi e non possiamo prevedere se riusciremo a raggiungere un risultato", aveva ammesso in tarda se lrataa cancelliera Merkel. Macron fa capire che la posta è alta perché "è in gioco il nostro progetto europeo". Michel e Von der Leyen restano positivi e vedono un "accordo possibile".

Rutte: “Se vogliono che concediamo sovvenzioni devono dare garanzie forti”

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In mattinata Rutte aveva detto: "È ancora possibile raggiungere un compromesso" ma "ci aspetta un duro lavoro", sottolineando la sua intenzione di "vedere le riforme" in cambio degli aiuti. "Ciò che riteniamo molto importante è che i Paesi facciano delle riforme - ha spiegato - Se vogliono che concediamo sovvenzioni invece di prestiti, cosa che in realtà noi non consideriamo così positiva, allora diciamo che devono dare garanzie molto forti" sul fatto che "queste riforme saranno attuate", ha continuato il primo ministro olandese, sottolineando che i Paesi Bassi non sono gli unici tra i Ventisette ad avere linee rosse. Il Consiglio europeo è uno "scambio permanente di migliaia di veti", ha detto, precisando di essere giunto a Bruxelles con l'obiettivo di convincere gli altri leader con dei "ragionamenti", piuttosto che minacciare un veto.

Conte: “Dobbiamo superare le divergenze”

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A Bruxelles il presidente del Consiglio Giuseppe Conte stamattina ha detto che “la linea rossa italiana è che la risposta sia adeguata ed effettiva, cioè concretamente perseguibile". "Ho piena consapevolezza delle divergenze esistenti ma anche forte determinazione che dobbiamo superarle - ha detto - e non nell'interesse solo della comunità italiana e dei cittadini italiani che hanno sofferto e stanno soffrendo molto, ma nell'interesse di tutti i cittadini europei". "Vorrei chiarire - ha aggiunto - che non è solo una questione finanziaria: stiamo elaborando una risposta economica e sociale per tutti i cittadini europei nell'interesse comune europeo, per i valori che condividiamo e per rendere l'Europa più resiliente e competitiva nello spazio globale". Dall'Italia ha parlato anche il ministro dell'Economia Gualtieri, secondo cui "introdurre un meccanismo per cui i singoli Paesi possono imporre il blocco sarebbe del tutto improprio. Introdurre un meccanismo intergovernativo sarebbe inefficace e anche giuridicamente non sostenibile. Non penso che la soluzione potrà essere quella estrema richiesta da alcuni Paesi. Sono convinto che ci sarà esito equilibrato".

Merkel: “Le differenze tra i leader Ue sono ancora molto grandi”

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Per Angela Merkel "sarebbe auspicabile giungere oggi a un risultato" sul Recovery Fund, ma la cancelliera ammette che “le differenze" tra i leader Ue "sono ancora molto, molto grandi e non possiamo prevedere se riusciremo a raggiungere un risultato". "Mi aspetto trattative molto, molto difficili", ha detto ancora, sottolineando che "la Germania lavorerà insieme alla Francia per aiutare il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Dobbiamo solo lavorare sodo".

Macron: “È in gioco il nostro progetto europeo”

Prima dell'inizio del Consiglio europeo, Rutte ha incontrato i leader degli altri tre Paesi frugali e il presidente francese Emmanuel Macron, che a sua volta arrivando al Consiglio ha detto: "È un consiglio europeo eccezionale interamente dedicato al piano di rilancio e al bilancio europeo è un momento di verità e ambizione per l'Europa". "Stiamo vivendo una crisi inedita dal punto di vista sanitario ed economico - ha aggiunto - è in gioco il nostro progetto europeo, sono fiducioso ma prudente porterò il massimo dell'ambizione e insieme alla cancelliera Merkel e al presidente Michel faremo di tutto perché si trovi un accordo".

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Da sinistra: Angela Merkel, Emmanuel Macron e Charles Michel - ©Ansa

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"Sono qui oggi, domani, e forse anche domenica per arrivare a una decisione. Vogliamo un risultato e continueremo a lavorare fino a quando lo otterremo", ha detto il premier lettone Krisjanis Karins. "Saranno due giorni difficili ma occorre arrivare ad una risposta veloce e forte", gli ha fatto eco il premier estone, Juri Ratas.

Von der Leyen: “Una soluzione è possibile”

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"Dobbiamo superare questa crisi ed emergere più forti da questa crisi. Tutti i pezzi necessari per un accordo sono sul tavolo. Una soluzione è possibile”, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Molto è in gioco, ed una soluzione è quella che si aspettano i nostri cittadini da noi. Con next generation Eu e un convincente quadro finanziario europeo abbiamo la possibilità non solo di superare la crisi ma anche di modernizzare il nostro mercato interno e la nostra unione e portare avanti il green deal e la digitalizzazione".

Finlandia: “Spero che troveremo soluzioni comuni europee"

“Davanti a noi abbiamo un fine settimana interessante, spero che troveremo soluzioni per i temi interessanti" che sono sul tavolo, "il bilancio pluriennale europeo e lo strumento di rilancio", ha detto la premier finlandese Sanna Marin. "Avremo dei negoziati difficili - ha aggiunto - ma spero che troveremo soluzioni comuni europee, ogni Stato membro avrà qualcosa da dire ma anche la volontà a trovare un compromesso.

I temi sul tavolo

Rutte insiste perché sia il Consiglio a decidere all'unanimità, in modo da avere un controllo diretto sui piani di ciascuno. L'Italia è in prima fila con Spagna, Portogallo e Francia, tra gli altri, a difendere i 750 miliardi del Recovery fund, e soprattutto i 500 miliardi di sovvenzioni. Perché deve assicurarsi che non scendano quegli 81 miliardi che le spettano nell'attuale distribuzione. Qualcosa è disposta a tagliare, ma certamente non sulla parte destinata alle sovvenzioni per il rilancio, bensì su quella che andrà ai singoli programmi.

 

Le posizioni dei Paesi Visegrad

 

Infine c'è la fronda dei Visegrad con Polonia e Ungheria che hanno alzato le barricate sul tema molto delicato dello stato di diritto. La proposta di Michel sul Recovery fund lega gli aiuti al rispetto delle regole democratiche e dei valori europei. Ma Ungheria e Polonia sono sotto procedura proprio per il mancato rispetto dello stato di diritto, e quindi non solo chiedono di cambiare la proposta sul tavolo ma anche di rivedere quell'articolo 7 del Trattato Ue a causa del quale sono finite a rischio sanzioni. Mettere come condizione il rispetto dello Stato di diritto per accedere ai finanziamenti Ue è "arbitrario" ed è "una minaccia per la certezza del diritto", ha avvertito il premier polacco Mateusz Morawiecki. Tra i temi della discordia c'è anche la questione dei rebates, o sconti al bilancio, di cui godono oggi Olanda, Svezia, Danimarca e Germania, e che quasi tutti, tranne i diretti interessati, considerano obsoleti.

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