Bruxelles, Conte vede Macron e attacca Rutte sul Recovery Fund: "Non è partita contabile"

Politica

Il premier italiano punge il leader olandese: “La richiesta dell’unanimità sui piani di riforma dei singoli Paesi non è in linea con le regole europee”. Il bilaterale col presidente francese si è svolto nell'hotel del quartiere Louise che ospita entrambi alla vigilia del Consiglio europeo straordinario. "Con Parigi forte intesa"

La pretesa di avere il veto sui piani di riforme dei singoli Paesi, come vorrebbe Mark Rutte, "è fuori dalle regole". Non ha usato mezzi termini il premier italiano Giuseppe Conte dopo aver concluso il bilaterale col presidente francese Emmanuel Macron, tenutosi prima del Consiglio europeo straordinario che discuterà di Recovery fund e Bilancio pluriennale (COS'È IL RECOVERY FUND). “Non è una partita contabile”, ha proseguito sfidando il collega olandese che aveva incontrato il 10 luglio, “la posta in gioco è l'Europa, non solo una pronta ripresa, ma la leadership e la competitività dell'Unione europea nel mondo globale”. 

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Parlando con i cronisti, Conte si è detto comunque "ottimista" sull'esito del negoziato sul Recovery fund in Consiglio europeo.  "Con Macron condividiamo la necessità che tutto sia finalizzato al più presto: è complicato, non l'ho voluto mai nascondere, perché ci sono diverse sensibilità", ha preseguito il premier, facendo intendere l'intesa con Parigi. "Siamo in ventisette capi di Stato e di governo ma sicuramente con la Francia condividiamo la necessità di afferrare la dimensione politica delle misure che dobbiamo prendere - ha continuato Conte - non possiamo limitarla a una partita contabile, di dare avere: dobbiamo affermare bene il senso di una risposta europea forte, condivisa, tempestiva". 

 

 

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L'incontro con Macron, ha fatto poi sapere Conte su Facebook, è stato "proficuo", sottolineando una "forte intesa per raggiungere con rapidità un accordo sulla risposta comune alla crisi del Covid-19. Una risposta ambiziosa, responsabile e solidale per ricostruire le nostre economie e rafforzare il progetto europeo". Secondo il premier italiano non bisogna "perdere di vista l'obiettivo di una ripresa economica e sociale per tutti gli Stati membri. Soprattutto per quelli più colpiti e meno resilienti. È difficile chiudere: dipende dall'approccio, se sarà costruttivo e non si perde di vista la dimensione politica, chiuderemo senz'altro. Se qualcuno ne facesse una partita contabile, immiserendola, sicuramente avremmo bisogno ancora di lavorare".

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Conte ha spiegato che "la posta in gioco è l'Europa", non una pronta ripresa soltanto per l'Italia, per la Spagna, il Portogallo, ma la competitività dell'Unione nel suo complesso. "Se discutiamo di qualche miliardo in più o in meno, di qualche condizionalità in più o in meno, perdiamo la sfida della competizione  con la Cina, con gli Stati Uniti e con il mondo globale". Poi ha concluso: "Credo e spero che tutti vorranno dare un contributo per affinare meglio il progetto nei suoi dettagli: non voglio pormi il problema di chi porrà più ostacoli". 

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