Incendio Milano, condomini a pm: "Allarme non ha suonato"

Lombardia
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I pompieri stanno intervenendo su ciò che rimane del grattacielo di via Antonini, andato in fiamme domenica. Tra le operazioni, c’è ancora da attuare l’ispezione di alcuni appartamenti

Dalle testimonianze raccolte finora nell'inchiesta della Procura di Milano sul maxi rogo del grattacielo di via Antonini, andato in fiamme domenica, è emerso che i condomini non hanno sentito suonare alcun allarme antincendio quando si sono accorti dall'odore e dal fumo che le fiamme stavano divampando nel palazzo. Dunque, al momento, secondo gli inquirenti, è evidente che l'allarme sonoro non avrebbe funzionato. (LE FOTO - LE INDAGINI - MAHMOOD TRA GLI INQUILINI - LA TESTIMONIANZA DI MORGAN - LA TESTIMONIANZA DEL RAGAZZO CHE HA DATO L'ALLARME).

Un altro elemento, quello della "evidente" mancata attivazione dell'alert, entrato nell'inchiesta della Procura con al centro le falle nella sicurezza del grattacielo, dopo che era già emerso che in molti piani le "bocchette" dell'impianto idrico antincendio non avrebbero funzionato. E che i pannelli del 'cappotto termico' dell'edificio hanno bruciato "come cartone", trasformandolo in una torcia.

I vigili del fuoco, coordinati dall'aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Marina Petruzzella, sono entrati di nuovo nell'appartamento al quindicesimo piano dove si sarebbe originato il rogo (c'è un video agli atti), poi diffusosi per un "effetto camino" in tutta la facciata del palazzo, sfruttando la "camera d'aria" tra la struttura esterna di rivestimento e quella principale. In un modo "mai visto, dall'alto verso il basso", spiegano gli investigatori, che vanno avanti nelle verifiche sull'innesco dell'incendio.

Nella giornata di ieri i vigili del fuoco hanno domato l'incendio. "Non ci sono vittime che è la cosa più importante, se non un cagnolino", ha confermato ieri sera il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano al termine di un sopralluogo coi vigili del fuoco. Da Roma sono arrivati anche gli specialisti del Nucleo investigativo antincendi.

L'incendio di domenica in via Antonini a Milano
L'incendio di domenica in via Antonini a Milano - ©IPA/Fotogramma

Le indagini

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L'inchiesta, che è nella fase di acquisizione di carte, è stata aperta al momento per disastro colposo a carico di ignoti dal dipartimento guidato dall'aggiunto Tiziana Siciliano, che effettuerà un altro sopralluogo sul posto coi vigili del fuoco. Nell'inchiesta, coordinata ora anche dal pm Marina Petruzzella del dipartimento guidato dall'aggiunto Siciliano, si vuole verificare se davvero le prime fiamme e il fumo, che si vedono uscire in un video amatoriale dal balcone di quell'appartamento, si siano originate nell'abitazione del 15esimo piano. Oggi gli investigatori del vigili del fuoco sono entrati nuovamente nell'appartamento, anche se prima hanno dovuto spegnere dei focolai che si erano riattivati nella notte dentro il palazzo. Infine, gli inquirenti hanno chiesto alla società che se ne occupa i dati sui consumi di energia elettrica nell'abitazione al 15esimo piano, per verificare se ci sono stati o meno picchi anomali prima del rogo. 

In Procura, intanto, è arrivata anche la prima relazione della polizia che è subito intervenuta quel pomeriggio, quando alcuni agenti hanno portato fuori dall'edificio alcuni condomini.

Custode grattacielo: "Elettricità appartamento al 15esimo piano era stata staccata"

Secondo il custode del grattacielo, l'elettricità nell'appartamento del 15esimo piano, da cui potrebbe essersi sviluppato il maxi incendio, "era stata staccata" verosimilmente dal proprietario prima di partire per le vacanze. E' quanto ha raccontato agli investigatori l'uomo, che 5 giorni prima del rogo era andato ad innaffiare le piante nell'abitazione. Un elemento che porta a dover effettuare ulteriori verifiche per capire se davvero il fuoco è scaturito da quell'appartamento a causa di un cortocircuito o un malfunzionamento di un impianto attaccato alla corrente elettrica, anche se resta possibile che il proprietario abbia staccato la luce dal contatore, escludendo alcuni elettrodomestici dal blocco. E restano, comunque, in piedi anche le ipotesi di autocombustione di batterie o altro.
Il custode ha spiegato in particolare che quando è entrato per bagnare le piante in quell'appartamento ha provato ad accendere la luce ma era stata staccata, verosimilmente dal contatore principale e dal proprietario (nell'abitazione viveva una persona soltanto, che non è rientrata a Milano dopo il rogo) prima di partire per le vacanze. 

 

Il rogo nella notte tra domenica e lunedì
Il rogo nella notte tra domenica e lunedì

Acquisiti registri di manutenzione della torre 

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Nel frattempo i registri delle attività di manutenzione e revisione sulla Torre dei Moro sono stati rintracciati dai Vigili del Fuoco e acquisiti nell'inchiesta della Procura di Milano, che indaga anche su possibili falle nella sicurezza dell'edificio: tra cui il materiale usato per realizzare i pannelli del rivestimento esterno che hanno preso fuoco, a detta degli inquirenti, "come cartone". Si tratterebbe, tra l'altro, di Alucobond, lo stesso materiale, a detta dei pm, usato per la Grenfell Tower londinese che andò a fuoco nel 2017 con 72 morti. E' probabile che più avanti gli inquirenti acquisiscano anche documenti della Moro Real Estate dell'immobiliarista Alberto Moro, la società che ha inglobato quella che ha realizzato il grattacielo.

Attraverso la ricognizione di un drone, tra l'altro, i vigili del fuoco hanno potuto constatare che alcuni appartamenti e alcuni balconi in parte si sono salvati dall'incendio. I garage, poi, sono rimasti intatti e sono state recuperate le macchine all'interno. 

Gli accertamenti

La Procura di Milano inoltre ha delegato la squadra di polizia giudiziaria del dipartimento 'ambiente, salute, sicurezza, lavoro' ad acquisire negli uffici tecnici del Comune di Milano tutti i documenti relativi alla concessione edilizia che ha permesso di realizzare il grattacielo, la cui costruzione è terminata nel 2011. Carte che, a quanto si è saputo, saranno utili agli inquirenti per avere i nominativi delle società coinvolte nella realizzazione dell'edificio, dei responsabili dei lavori e dei progettisti. Nominativi utili per svolgere tutti gli accertamenti, anche con l'iscrizione nel registro degli indagati, sulle eventuali responsabilità. Nel frattempo i vigili fuoco stanno analizzando lo "stato dei luoghi" nel grattacielo, angolo per angolo, per avere dati ed elementi utili sul rispetto delle normative di sicurezza antincendio. Da individuare nelle indagini anche il fornitore dei pannelli del cosiddetto 'cappotto termico' della torre, quelli che hanno preso fuoco "come cartone" trasformando l'edificio in una torcia. I vigili del fuoco effettueranno le analisi sul materiale usato per realizzarli e si dovrà verificare un'eventuale discrepanza tra quello dichiarato nei documenti di costruzione e quello realmente utilizzato. 

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