Spread Btp Bund di nuovo oltre i 100 punti, cosa significa per l'Italia

Economia
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Introduzione

Nel 2025 il differenziale Btp-Bund è diminuito sensibilmente, secondo Banca d’Italia anche grazie alla maggiore fiducia degli investitori nel debito italiano. Ma la guerra in Medio Oriente ha invertito parzialmente il trend: in estate lo spread è tornato tra i 70 e gli 80 punti, e a settembre è arrivato oltre i 100 punti (oggi ha chiuso a 102,9).

 

 

Si tratta di un segnale di attenzione per il governo Meloni, chiamato a un equilibrio complesso fra risorse da reperire per la Manovra - in un 2027 di elezioni -, mercati da non sottovalutare e margini di spesa ristretti dal costo più alto per finanziare il debito. "Come ho sempre detto, bisogna stare molto attenti al debito, per fortuna che siamo stati attenti nei quattro anni precedenti, per fortuna", ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti.

Quello che devi sapere

Spread in rialzo

Guardando nello specifico al differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco, si vede che a inizio settembre questo era intorno a 84 punti. Il 29 settembre lo spread è poi salito a 100 punti e oggi, 30 settembre, ha chiuso a 102,9 punti. Il rendimento del titolo italiano è salito al 4,61%, mentre quello tedesco è stabile al 3,58%.

Per approfondire:

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Il rapporto tra Btp e Bund (e la situazione della Germania)

In questo quadro, va ricordato che lo spread non misura quanto va bene l’economia tedesca rispetto a quella italiana, ma indica la differenza tra il rendimento dei due titoli decennali. In sostanza, lo spread fotografa il rapporto con la Germania, cioè con il Paese ritenuto - almeno fino ad ora - il punto di riferimento dell’area Euro.

 

E, anche se il Bund di Berlino è il riferimento, non va dimenticato che la Germania di recente ha abbandonato anni di estrema prudenza fiscale per finanziare soprattutto infrastrutture e difesa. E che, come il resto dell'Ue, si trova a sua volta a far fronte alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sul settore energetico. 

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Le scelte della Bce

C’è poi da considerare anche il “fattore Bce”, con la Banca centrale europea che, il 10 settembre, ha alzato i tassi d'interesse di un quarto di punto percentuale. Sulla decisione ha pesato sicuramente l'inflazione, balzata in agosto al 3,3% e ai massimi dal settembre 2023, con la corsa del gas e del petrolio. E la nuova stretta è arrivata dopo quella di giugno e dopo la pausa di luglio. La Bce stessa, comunque, ha sottolineato anche che l’aumento dei rendimenti a lungo termine non è un fenomeno specificamente europeo, ma globale.

Il debito italiano

E in questo clima il governo Meloni sta entrando nel vivo della Legge di bilancio, dopo la mancata uscita anticipata dalla procedura Ue per deficit eccessivo. Prima di tutto, servono coperture e il debito va stabilizzato, visto che si parla di un dato intorno al 138% del Pil quest'anno e l'anno prossimo, rispetto al 137,1% del 2025. L'incognita arriva dal nuovo scenario geopolitico, reso imprevedibile anche dalla seconda presidenza di Donald Trump negli Usa. 

 

Intanto ieri il Mef ha collocato con asta otto miliardi di Btp, con il decennale arrivato a pagare il 4,58%, livello che non si vedeva da tre anni. Ancora a Ferragosto il Btp pagava il 4%: le stime di Prometeia dicono che il costo aggiuntivo di 60 punti base, accumulato in poco più di un mese, ammonta a circa due miliardi di euro di maggiori interessi il primo anno, per poi crescere via via che il debito viene rifinanziato. Tutto ciò su una spesa per interessi che vale già, ogni anno, circa 85 miliardi di euro.   

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Le previsioni

Ad ogni modo, da Palazzo Chigi si continua a guardare con un certo ottimismo alla crescita. Diverse previsioni hanno rivisto al rialzo le stime e concordando su un Pil 2026 al +0,8/0,9%. E dunque è probabile che il +0,6% indicato dal governo ad aprile nel Dfp possa subire un ritocco all'insù. C'è attesa anche per il dato sull'indebitamento del 2026: se, come indicato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo potrà essere centrata nel 2027, l'asticella non dovrebbe allontanarsi troppo dal 2,9% fissato in primavera.

 

Per approfondire:

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