Deficit-Pil al 3,1% e procedura di infrazione Ue, cosa cambia per l'economia italiana
EconomiaIntroduzione
La verifica sui conti pubblici del 2025 non ha portato al risultato auspicato. Al contrario, il disavanzo è risultato leggermente superiore rispetto alle precedenti stime: ad aprile era stato quantificato in 69,381 miliardi di euro, mentre l’ultima ricognizione lo porta a 69,736 miliardi. Il rapporto tra deficit e Pil resta quindi fissato al 3,1%, confermando il superamento della soglia europea del 3% e, di conseguenza, la permanenza dell’Italia nella procedura per disavanzo eccessivo. Il mancato rientro dal parametro comunitario vale dunque più di 2 miliardi di euro.
Quello che devi sapere
Le voci decisive
Nel risultato definitivo hanno inciso anche alcune voci che inizialmente non erano state considerate nei calcoli. Tra queste figurano circa 700 milioni di investimenti realizzati da Rfi e Anas e quasi 1 miliardo riconducibile ai partenariati tra pubblico e privato. Sul fronte dei crediti d’imposta fittizi legati al Superbonus 110%, invece, le verifiche hanno portato finora a contabilizzare 3,2 miliardi, senza però intercettare l’intero ammontare che aveva contribuito ad appesantire i conti del 2025.
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La regola della spesa netta
La permanenza dell’Italia nella procedura europea, sul piano concreto, non comporta però un aggravio immediato degli obblighi sui conti pubblici. Il meccanismo che prevedeva una correzione annuale dello 0,5% del deficit strutturale è infatti sospeso. A determinare il rispetto dei nuovi vincoli comunitari è soprattutto il parametro della spesa netta, introdotto con la riforma del Patto di Stabilità. Finché l’evoluzione della spesa rimane all’interno dei margini concordati con Bruxelles, non vengono imposti ulteriori interventi correttivi. Ed è proprio in questa situazione che si trova attualmente l’Italia.
Per approfondire: Ue, cos'è la procedura di infrazione per deficit eccessivo e come funziona
Più spazio per difesa ed energia
Un altro elemento destinato a pesare sul futuro dei conti è la cosiddetta clausola nazionale per gli investimenti nella sicurezza e nel settore energetico. L’Italia ha già comunicato alla Commissione europea l’intenzione di utilizzarla, chiedendo di poter sottrarre dal calcolo del deficit una quota pari all’1,5% del Pil nell’arco dei prossimi due anni: circa 36 miliardi di euro. La possibilità di usufruire di questo margine, tuttavia, non è automatica. Le relative risorse dovranno essere inserite nei documenti di bilancio e la scelta dovrà essere valutata anche alla luce della posizione dell’Italia nella procedura per deficit eccessivo. È proprio su questo punto che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha evidenziato una possibile criticità. Il meccanismo crea infatti una differenza tra i Paesi: chi supera il 3% di deficit proprio a causa delle maggiori spese per difesa ed energia può beneficiare della clausola senza entrare nella procedura, mentre uno Stato che è già oltre la soglia, come l’Italia, potrebbe utilizzare la deroga senza per questo riuscire automaticamente a chiudere il dossier sul disavanzo.
La carta del compromesso
Lo scenario potrebbe comunque cambiare attraverso un’intesa politica a livello europeo. La Commissione ha lasciato intravedere la possibilità di non considerare incompatibile l’attivazione della clausola con l’esistenza di una procedura per deficit eccessivo. Un precedente esiste già. Il Belgio, che si trova anch’esso nel braccio correttivo del Patto di Stabilità, ha infatti già fatto ricorso al meccanismo per finanziare una maggiore spesa destinata alla sicurezza militare e all’energia. La strada di una soluzione condivisa a livello europeo resta quindi aperta.
La prossima Legge di Bilancio
Il mancato superamento della procedura, almeno per ora, non dovrebbe modificare in misura sostanziale l’impostazione della prossima manovra finanziaria. Il ministro Giorgetti è atteso in Parlamento tra un mese, con un provvedimento che sarà anche l’ultimo della legislatura. L’impostazione annunciata resta quella di una legge di Bilancio con effetti moderatamente espansivi. Le ipotesi attualmente sul tavolo parlano di una dimensione complessiva compresa tra 25 e 30 miliardi di euro. All’interno della maggioranza, però, il provvedimento sul quale sembra esserci maggiore convergenza riguarda soprattutto la prosecuzione degli interventi sull’Irpef, questa volta con un’attenzione specifica alla fascia del ceto medio.
Il nodo delle coperture
La reale ampiezza della manovra dipenderà soprattutto dalle risorse che il governo riuscirà a reperire. Lo spazio consentito dalla regola della spesa netta appare maggiore rispetto a quello disponibile sul fronte del deficit, dove i margini restano più contenuti. Un aiuto potrebbe arrivare proprio dalla clausola europea per difesa ed energia. Nel biennio, l’extra-deficit autorizzabile raggiungerebbe l’1,5% del Pil, con una ripartizione indicativa dello 0,6% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. Una parte delle spese già inserite nelle previsioni tendenziali potrebbe essere ricondotta all’interno di questo perimetro, liberando così ulteriori risorse da destinare a nuovi interventi.
Il Pil cresce più del previsto
Dalla revisione dei conti nazionali emerge però anche un elemento favorevole. La stima della crescita economica italiana è stata infatti corretta verso l’alto. Per il 2025 l’aumento del Pil è stato rivisto allo 0,6%, contro lo 0,5% indicato nella rilevazione di aprile. Ancora più ampia è stata la correzione relativa al 2024, quando la crescita è passata dallo 0,7% inizialmente stimato all’1,1%. La differenza può sembrare limitata in termini percentuali, ma equivale a un incremento superiore a un terzo rispetto alla precedente valutazione. Le revisioni positive non rappresentano peraltro un episodio isolato: negli ultimi anni le nuove elaborazioni statistiche hanno più volte restituito livelli di crescita superiori rispetto alle prime stime.
Il tesoretto fiscale
Un Pil più dinamico del previsto non è soltanto un dato statistico, ma può avere conseguenze anche sulla finanza pubblica. Una maggiore crescita tende infatti ad ampliare le entrate e, quindi, a creare nuovi margini per gli interventi della legge di Bilancio. A sostenere i conti contribuisce inoltre il cosiddetto fiscal drag, cioè l’aumento del prelievo determinato dal fatto che redditi nominali più elevati fanno scattare una tassazione maggiore anche senza un corrispondente aumento del potere d’acquisto reale. Questo effetto genera secondo le stime circa 5-6 miliardi di euro di entrate aggiuntive ogni anno. Si tratta di risorse che, nella valutazione europea, possono essere considerate positive per l’equilibrio dei conti, ma che non vengono normalmente inserite nelle previsioni tendenziali di finanza pubblica. È anche questo margine “nascosto” che potrebbe contribuire a sostenere le future scelte di politica di bilancio.
Su Insider:Con il Deficit 2025 al 3,1% cosa succede adesso? Spoiler: quasi nulla