Case green, entro maggio 2026 la direttiva: cosa cambia e quanto costa all'Italia

Economia
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Introduzione

Parte il conto alla rovescia per la direttiva europea sulle Case green: entro maggio 2026 l'Italia dovrà recepirla. Vediamo di cosa si tratta, come cambieranno le nostre abitazioni, quanto peserà sulle casse dello Stato e quali sono le prossime tappe.

Quello che devi sapere

Corsa contro il tempo

A maggio 2026 scade il termine entro il quale l'Italia dovrà recepire la normativa europea "Case green" sulle prestazioni energetiche degli edifici, una rivoluzione in ambito immobiliare che costerà al nostro Paese circa 85 miliardi di euro entro il 2030, solo in termini di riqualificazione energetica. Una rivoluzione che genererà un giro d'affari da 280 miliardi di euro tra impatti diretti, indiretti e l'indotto. A ricordarlo sono gli esperti della Società italiana di Medicina ambientale (Sima) e Velux Italia. 

 

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Cos'è la direttiva "Case green"

Facciamo un passo indietro. Cos'è esattamente la direttiva "Case green"? Si tratta di un tassello fondamentale nel percorso di decarbonizzazione del patrimonio edilizio di tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, da raggiungere entro il 2050. L’obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e i consumi energetici nel settore edilizio entro il 2030 e arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Una sfida per tutti i Paesi Ue e anche per l'Italia, che dovrà ammodernare il proprio parco immobiliare (con, appunto, i relativi costi).

 

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Gli obiettivi della direttiva

La direttiva "Case green", spiega la Commissione europea, offre un modo per "ridurre i costi energetici" e per "rafforzare l’indipendenza e la resilienza energetica", sottolineando come "il 52% del consumo totale di gas naturale dell’Ue è direttamente o indirettamente legato agli edifici". A questo si lega anche l’obiettivo di mettere fine alle importazioni di energia dalla Russia, un processo cominciato nel 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca.

 

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Cosa prevede la direttiva

Andiamo ora nello specifico. Per quanto riguarda gli edifici residenziali, i Paesi membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione media del consumo di energia utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035. Non solo: gli Stati membri dovranno ristrutturare il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi di prestazione energetica. Ma non finisce qui: se tecnicamente ed economicamente fattibile, i Paesi Ue dovranno garantire l'installazione progressiva di impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali, in funzione delle loro dimensioni, e in tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.

 

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Le tappe del 2027 e 2028

Quali sono le tappe che i Paesi membri dell'Ue dovranno rispettare per il raggiungimento della decarbonizzazione totale? Anzitutto, entro il 1° gennaio 2027 bisogna comunicare le tempistiche per individuare i valori limite di Gwp (potenziale di riscaldamento globale) per ogni nuova costruzione. Nel 2028 scatteranno altri due obblighi: tutti gli edifici pubblici di nuova costruzione da lì in avanti dovranno essere a emissioni zero. Da quella data, inoltre, sarà obbligatorio calcolare il Gwp degli immobili di nuova costruzione e di superficie superiore a mille metri quadri.

 

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Le tappe del 2029 e 2030

Poi, entro il 31 dicembre 2029, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno poter contare anche su un proprio impianto solare. E come già successo per gli edifici pubblici nel 2028, dal 1° gennaio 2030 tutti gli immobili di nuova costruzione dovranno essere obbligatoriamente a emissioni zero. C'è un altro passo importante, calendarizzato per il 31 dicembre 2030: i consumi di energia primaria kWh/(m² a) degli immobili di tipo residenziale dovranno scendere del 16% rispetto al 2020.

 

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Le tappe dal 2033 al 2050

A partire dal 2033 dovranno diminuire almeno del 26% rispetto al 2020 anche i consumi degli immobili non residenziali. In generale, nei due anni seguenti, bisognerà arrivare comunque a un consumo inferiore del 20 o 22%, contando sia edifici residenziali che non residenziali. Si dovrà procedere man mano a una graduale riduzione, con revisione da fare almeno ogni 5 anni, e arrivare all'obiettivo finale, ossia la decarbonizzazione totale, prevista per il 2050.

 

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Un approccio integrato

"Entro il 29 maggio l'Italia dovrà recepire nel proprio ordinamento la direttiva europea che per gli edifici residenziali impone una riduzione dei consumi energetici del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035", ricordano Sima e Velux Italia, ma "occorre adottare un approccio integrato che consideri la prestazione dell'edificio in relazione non solo ai consumi energetici, ma anche alla qualità degli ambienti".

 

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Gli ambienti interni

"L'evidenza scientifica conferma che la qualità degli ambienti interni genera benefici sanitari, sociali ed economici misurabili. Dal punto di vista energetico, ad esempio, l'uso efficace della luce naturale consente riduzioni dei consumi elettrici per illuminazione comprese tra il 16% e il 20% nel settore residenziale”, spiega il presidente Sima, Alessandro Miani. “Un ruolo centrale è svolto dalle strategie passive di adattamento climatico, in particolare dalle schermature solari esterne, che consentono di ridurre il surriscaldamento estivo, stabilizzare le temperature interne, contenere i picchi di domanda elettrica e migliorare il comfort termico e visivo", afferma.

 

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Luce, ventilazione e schermature

"Il governo, nel recepire la direttiva Case green, deve dare cittadinanza normativa anche alla qualità degli ambienti Interni: inserirla in leggi, capitolati e Ape con criteri misurabili e premialità per luce naturale, ventilazione e schermature", evidenzia infine Lorenzo Di Francesco, Public Affairs Manager di Velux Italia.

 

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