
Case green, stimati 60mila euro per ogni immobile per adeguarlo entro il 2030
La stima arriva da Silvi Costruzioni Edili, azienda impegnata nella progettazione, costruzione e ristrutturazione di fabbricati. La direttiva Ue prevede che entro il 2030 gli edifici residenziali siano in classe E e che passino poi alla classe D entro il 2033. Attenzione però, le lettere E e D non sono quelle dell’attuale classificazione italiana, e secondo quella che potrebbe essere la futura classificazione europea solo il 45% delle case sarà di classe E-F-G

Circa 60mila euro per ciascun immobile. È questa la cifra che ogni proprietario dovrà sostenere a seguito della direttiva Ue sulle case green e l’efficienza energetica. A riportarlo è un'analisi di Silvi Costruzioni Edili, azienda impegnata nella progettazione, costruzione e ristrutturazione di fabbricati
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“L’obiettivo delle nuove norme è ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra e il consumo finale di energia nel comparto dell’edilizia in tutti i Paesi dell’Ue entro il 2030 e di renderlo climaticamente neutro entro il 2050, prescrivendo che gli edifici residenziali debbano raggiungere una classe di prestazione energetica minima di tipo E entro il 2030 e D entro il 2033”, spiega Silvia Silvi, General Manager della Silvi Costruzioni Edili
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La direttiva prevede che gli edifici residenziali siano in classe E entro il 2030 e in classe D entro il 2033, mentre tutti i nuovi edifici costruiti dal 2028 dovranno essere a emissioni zero
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Basandosi su dati Istat, Enea, Agenzia delle Entrate (Catasto), PoliMi (Smart Building Report 2022) e Icsr, Silvi Costruzioni Edili ha scattato una fotografia della situazione in cui versa il nostro Paese da questo punto di vista: il 62% del patrimonio abitativo italiano si trova infatti nelle classi energetiche F o G, quelle più basse, e il tasso annuo di ristrutturazione profonda è pari a un esiguo 0,9%
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“Insomma sui 34 milioni di immobili residenziali che risultano all’Agenzia delle Entrate - Catasto (ma secondo il censimento Istat sarebbero invece 31,2 milioni), 21 milioni si trovano nelle classi F e G (il 62% secondo i dati del PoliMi) e sarebbero dunque - secondo la nuova normativa Ue - da efficientare”, osserva il CEO di Silvi Costruzioni Edili, Gianni Silvi
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C'è però da tenere presente che le lettere E e D stabilite dall'Ue non sono quelle dell’attuale classificazione italiana. Se guardiamo alla classificazione nel nostro Paese, il 74% delle case è di classe E-F-G e solo il 26% in classe D o migliore. Ma secondo quella che potrebbe essere la classificazione europea (è ancora un'ipotesi), solo il 45% delle case sarà di classe E-F-G
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"Bisognerà sostituire gli infissi e le caldaie, fare il cappotto termico e installare pannelli fotovoltaici", sintetizza il Ceo di Silvi Costruzioni Edili, che ricorda però come il testo della direttiva non sia ancora definitivo

Al momento, tuttavia, “la direttiva prevede che l’obbligo per gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche - ad esempio sotto forma di lavori di isolamento o rinnovo dell’impianto di riscaldamento - scatti in 3 circostanze: quando l’immobile venga venduto, quando sia sottoposto a ristrutturazione complessiva o quando venga firmato un nuovo contratto di affitto”

“In un edificio-tipo di 4 piani fuori terra a circa 400 metri sul livello del mare costruito negli Anni Ottanta, con appartamenti della superficie media di 100 metri quadrati, includendo l’intervento sull’involucro esterno, pareti, copertura e solaio, il passaggio dalla classe G alla classe D comporta un costo medio che oggi si può stimare in circa 60mila euro ad appartamento”, puntualizza Gianni Silvi

Solo la spesa per coibentare l’appartamento potrebbe ammontare intorno ai 36mila euro. Ma anche le caldaie andranno sostituite, perché dovranno essere necessariamente green, supportate da un impianto fotovoltaico. Da questo punto di vista, la prima scadenza è vicinissima: entro il primo gennaio 2024 gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno recepire la direttiva nella parte in cui si vieta l’installazione di caldaie a combustibili fossili

Se invece si trattasse di una casa singola, a parità di superficie i costi raddoppierebbero e addirittura triplicherebbero se si dovesse adeguare alla direttiva europea un villino di circa 200 metri quadrati in classe G, per il quale si arriverebbe a spendere anche 180mila euro

Tornando invece agli appartamenti, se poi si volesse aggiungere anche una riqualificazione sismica - rafforzamenti locali, antiribaltamento dei paramenti esterni e ripristino di parti ammalorate -, in zona sismica 1 e 2, la spesa è oggi stimabile in circa 50mila euro per ogni singolo appartamento

“I costi per gli italiani, insomma, sono davvero ingenti e il 2030 è troppo vicino. Ci auguriamo tutti che l’Unione Europea possa concedere più tempo prima di arrivare agli obiettivi previsti e che possano essere introdotti nuove forme di bonus edilizi che possano aiutare gli italiani a realizzare queste opere”, conclude Silvia Silvi
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