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Carlo Giuliani, 18 anni fa la morte al G8 di Genova

I titoli di sky tg24 delle 19 del 20/07

5' di lettura

Il ragazzo 23enne era in piazza Alimonda il 20 luglio 2001, durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine per il summit che si teneva in Italia. È stato ucciso da un proiettile che lo ha raggiunto al volto. Per anni il suo caso ha fatto discutere

Carlo Giuliani muore a 23 anni, il 20 luglio 2001, in piazza Alimonda, a Genova. È uno dei manifestanti contro il G8 che si tiene nel capoluogo ligure: durante gli scontri con le forze dell’ordine, un proiettile lo colpisce al volto, a pochi passi da un defender dei carabinieri. Dall’interno dell’auto, a sparare, è un carabiniere ausiliario: si chiama Mario Placanica.

L’impegno sociale e la passione politica

Figlio di Adelaide Cristina Gaggio e Giuliano Giuliani, Carlo nasce a Roma il 14 marzo 1978. Dopo il liceo scientifico, sceglie la facoltà di Storia all’università. Dal servizio civile presso Amnesty International a Genova, all’adozione a distanza di un bambino tramite la comunità di Sant’Egidio, è un ragazzo impegnato nel sociale. Ha a cuore le lotte politiche e per un periodo è iscritto a Rifondazione Comunista. Il 2001 è l’anno delle contestazioni no-global al G8 di Genova e lui è in piazza tra i manifestanti.

Lo sparo tra la folla in piazza Alimonda

Nel quartiere Foce, vicino alla stazione di Brignole, ci sono violenti scontri, tra cariche delle forze dell’ordine e lanci di sassi da parte dei manifestanti. Giuliani si trova in piazza Alimonda, dove un defender dei carabinieri sta facendo manovra per seguire la ritirata dopo una carica respinta. Qualcuno lancia un estintore verso l’auto dei militari, Carlo Giuliani corre a raccoglierlo per ripetere il gesto, ma viene raggiunto da un proiettile sullo zigomo e cade a terra.

La dinamica dei fatti

Passa qualche istante prima che nella piazza ci si renda conto dell’accaduto: nella confusione, quelli che sono stati almeno due spari non sono stati avvertiti. Il defender passa due volte sopra il corpo di Giuliani, prima in retromarcia e poi in avanti, e si allontana. Il colpo è partito da quel mezzo: dentro ci sono Filippo Calataio, Dario Raffone e Mario Placanica. È stato quest’ultimo a sparare. Un cordone delle forze dell’ordine circonda la zona, mentre si accerta la morte di Carlo Giuliani. Inizialmente si parla di un ragazzo spagnolo ucciso da un sasso lanciato dai manifestanti, ma dopo poche ore cominciano a circolare le immagini che mostrano la dinamica dell’accaduto. Cinque giorni dopo, nonostante l’inchiesta per omicidio, il giudice autorizza la cremazione del corpo senza che vi sia stata un’autopsia di parte (c’è stata solo quella della magistratura).

Il proscioglimento del carabiniere e i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Dopo l’apertura di un procedimento penale con l’ipotesi di omicidio colposo, nel 2003 Mario Placanica viene prosciolto per uso legittimo di armi e per legittima difesa. Il colpo non sarebbe stato diretto contro Giuliani, ma in aria, e avrebbe raggiunto il ragazzo deviato forse da un sasso lanciato da un manifestante. L’investimento con il mezzo dei carabinieri è invece spiegato con il tentativo di fuga per mettersi in salvo dalle persone armate di bastoni che circondavano il defender. Nel 2009, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna lo Stato italiano a risarcire i familiari di Giuliani con una somma di 40mila euro per non aver condotto un’inchiesta adeguata sulla morte del giovane. Tuttavia, nel 2011, dopo un ricorso, la Corte ha finito per assolvere pienamente l’Italia, stabilendo che non è stata violata la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

La posizione del "Comitato piazza Carlo Giuliani"

Il "Comitato piazza Carlo Giuliani", una onlus di cui fanno parte anche i familiari del ragazzo, si è sempre opposto alla posizione dei carabinieri. Il Comitato ha avanzato l’ipotesi che le forze dell’ordine abbiano voluto manipolare fin da subito le indagini per cercare di scagionarsi, addirittura colpendo il volto del cadavere con un sasso fatto ritrovare lì vicino, per avvalorare la tesi che fosse quella la causa della morte. Sostengono inoltre che Carlo Giuliani avrebbe afferrato l’estintore proprio perché aveva visto che dall’auto qualcuno stava puntando la pistola sui manifestanti, e il foro del proiettile sarebbe incompatibile con uno sparo diretto solo perché quella pistola aveva munizioni non convenzionali.

Le polemiche negli anni successivi alla vicenda

Nel 2002 la dichiarazione del ministro dell’Interno Claudio Scajola, che disse di aver autorizzato le forze dell’ordine ad aprire il fuoco in caso di sfondamento della zona rossa al G8 del 2001, scatenò diverse polemiche. Nel 2005, il consiglio comunale di Genova approvò la posa di una lapide commemorativa in piazza Alimonda (con scritto: “Carlo Giuliani, ragazzo. 20 luglio 2001”) con appena tre voti di scarto. E nel 2006 fece discutere la decisione del gruppo di Rifondazione Comunista di intitolare il proprio ufficio di presidenza in Senato a Carlo Giuliani, con una targa che è stata rimossa nel 2008.

I film e le canzoni sull’accaduto

Al caso negli anni sono stati dedicati diversi lavori e opere. Tra i film più importanti, il documentario realizzato dallo stesso "Comitato piazza Carlo Giuliani", dal titolo “Quale verità per piazza Alimonda?”, ma anche “Carlo Giuliani, ragazzo” di Francesca Comencini e “Bella Ciao” di Marco Giusti e Roberto Torelli. Decine di canzoni sono state ispirate alla vicenda, su tutte "La legge giusta" dei Modena City Ramblers e "Piazza Alimonda" di Francesco Guccini.

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