L’India è il secondo Paese al mondo per la produzione di cellulari

Tecnologia

Lo ha confermato il ministro per la Tecnologia indiano, Ravi Shankar Prasad, in un post su Twitter. Oggi, nel Paese, ci sono 300 stabilimenti in cui ogni anno vengono prodotti 330 milioni di apparecchi, per un valore pari a 30 miliardi di dollari

L'India è il secondo più grande produttore di telefoni cellulari al mondo. Lo ha reso noto oggi, in un tweet, il ministro indiano della Giustizia, oltre che della Tecnologia, Ravi Shankar Prasad, annunciando anche nuove regole per il settore. Negli ultimi sei anni, l'India ha vissuto una decisa trasformazione in questo settore, trasformandosi da Paese importatore ad una delle più importanti realtà mondiali a livello di export. Nel 2014 erano attivi solamente due stabilimenti che producevano circa 60 milioni di apparecchi, oggi ci sono 300 stabilimenti in tutta la nazione in cui ogni anno vengono prodotti 330 milioni di apparecchi, per un valore pari a 30 miliardi di dollari, almeno secondo i dati relativi al 2019. Tra le più importanti aziende attive presenti in India ci sono Samsung, che gestisce a Noida (capoluogo del distretto di Gautam Buddha Nagar, nello stato federato dell'Uttar Pradesh) il più grande stabilimento del mondo di telefoni cellulari e poi ancora Apple, che produce alcuni modelli tra cui l'iPhone XR e la Xiaomi India, il cui direttore generale Manu Kumar Jain ha confermato che il 99% dei prodotti della sua azienda viene realizzato proprio qui.

Il calo delle vendite nel 2020

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Intanto, sempre in ambito nuove tecnologie, è arrivata la previsione degli analisti di Gartner, secondo cui cui nel 2020 le vendite di pc, tablet e telefoni subiranno una flessione del 13,6% su scala globale, attestandosi a quota 1,9 miliardi di unità, con il comparto telefonico che sarà il più colpito. Secondo le stime, infatti, le consegne di cellulari diminuiranno del 14,6% scendendo sotto gli 1,5 miliardi di pezzi, mentre gli smartphone potrebbero registrare un -13,7%, attestandosi ad 1,3 miliardi. Uno delle motivazioni principali di questi numeri è certamente la pandemia del nuovo coronavirus, in seguito alla quale si farà sempre più affidamento a telefoni e computer per lavorare e rimanere in contatto con amici e familiari, ma questo non si dovrebbe tradurre in una maggiore spesa da parte degli utenti. "La minore disponibilità economica farà sì che meno persone cambieranno telefono. Come risultato, il ciclo di vita degli smartphone si allungherà, passando da 2,5 a 2,7 anni", ha spiegato Ranjit Atwal che ha curato la ricerca. Meno contraccolpi potrebbe subire invece il comparto dei personal computer che potrebbe registrare un calo che si attesterà intorno al -10,5%. "Il declino avrebbe potuto essere molto più marcato, ma i lockdown hanno forzato imprese e scuole ad abilitare il lavoro e la didattica da casa, spingendo l'acquisto di nuovi dispositivi", ha spiegato l’esperto.

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