Le sorelle Macaluso, recensione: energia, destino e legami in un film italiano senza tempo

Cinema

Giuseppe Pastore

Tratto dalla sua pièce teatrale del 2014, il film di Emma Dante rinnova la tradizione corale italiana e affronta temi impegnativi con coraggio e personalità

La vita in tre atti di cinque sorelle di Palermo - Antonella, Katia, Lia, Maria, Pinuccia - una casa antica, gioie, dolori, incomprensioni, lutti, il tempo che passa. (LO SPECIALE FESTIVAL DI VENEZIA - I VIDEO).

approfondimento

Venezia 77, il red carpet di "Le sorelle Macaluso" di Emma Dante. FOTO

Dall'omonima pièce teatrale di Emma Dante, Premio Ubu 2014 per la regia e per il miglior spettacolo, un film che eleva al cubo la già fortissima componente femminile di questo Festival: le attrici protagoniste sono in tutto dodici, bambine, ragazze, donne adulte o anziane, vincolate da legami fortissimi anche se quasi tutti virati in negativo da tragici lutti, malattie, discussioni, frustrazioni assortite. A fare da sfondo a questo anomalo gruppo di famiglia in un interno (dei genitori non viene mai fatta menzione, compaiono solo nel finale in una vecchia fotografia) sta incrollabile e immutabile la vecchia casa all'ultimo piano in periferia, bianca, silenziosa e vagamente spettrale come le case antiche del Mezzogiorno, piena di colombi che paiono anche loro immortali. A chi è nato e cresciuto al Sud sembrerà di sentire l'odore dell'intonaco, dei mobili e delle stoviglie (il "servizio buono") che attraversano questa storia di donne e di spiriti lunga cinquant'anni che si conclude addirittura nel futuro, tra il 2040 e il 2050 (per quanto semplicemente appoggiato e non rappresentato, senza visioni troppo immaginifiche). 

 

In quest'edizione di Venezia si è riso pochino e Le sorelle Macaluso non fa certo eccezione. Il film non è leggero, affronta i sacri temi della Morte e del Destino senza voler essere lieve, sfrutta al meglio il cast ed Emma Dante si concede numerosi virtuosismi, anche se forse avrebbe avuto bisogno di una mezz'ora in più per approfondire meglio i così tanti personaggi: per contrappasso, risultano meno convincenti proprio quelle scene quelle in cui, forse per insicurezza, la regia si appoggia a belle canzoni d'autore (Meravigliosa Creatura di Gianna Nannini o Inverno di Fabrizio De André nella versione di Franco Battiato). Film senza tempo, che attinge dalla miglior tradizione del teatro e del cinema italiano corale ma mantiene una sua peculiare energia anche nei passaggi più dolenti: sarà nelle sale dal 10 settembre. 

 

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