Morte Rob Reiner, l'avvocato del figlio Nick si è dimesso

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Senza entrare nei dettagli, il penalista Alan Jackson ha attribuito la decisione a "circostanze al di fuori del nostro controllo, ma soprattutto circostanze al di fuori del controllo di Nick". L'uomo è accusato di duplice omicidio in primo grado dei genitori, il regista Rob Reiner e la moglie Michele Singer Reiner, che sono stati ritrovati senza vita lo scorso 14 dicembre nella casa di famiglia a Brentwood, a Los Angeles, con “ferite multiple da arma da taglio”

Colpo di scena nel procedimento giudiziario a carico di Nick Reiner, 32 anni, l’uomo accusato del duplice omicidio dei genitori, il regista dei film Harry, ti presento Sally e di Stand By Me – Ricordo di un’estate Rob Reiner, 78 anni, e la fotografa Michele Singer Reiner, 70 anni, avvenuto lo scorso 14 dicembre nella casa di famiglia a Brentwood, a Los Angeles. Nell’udienza preliminare che ha avuto luogo mercoledì 7 gennaio presso il Clara Shortridge Foltz Criminal Justice Center di Los Angeles, il noto penalista di fama internazionale (che in passato aveva rappresentato clienti celebri come Harvey Weinstein e Kevin Spacey) e avvocato difensore di Nick, Alan Jackson, ha annunciato a sorpresa le proprie dimissioni. Il legale ha dichiarato alla Corte di “non avere altra scelta in questo momento, se non quella di ritirarsi dall’incarico di avvocato” con il consenso dello stesso Nick. Il giudice ha subito nominato l’avvocata d’ufficio Kimberly Greene. Affiancata dal difensore pubblico della Contea di Los Angeles, Ricardo Garcia, ha riferito di aver appreso dell’incarico soltanto alla vigilia dell’udienza e di aver avuto modo di parlare con l’imputato per appena 30 secondi. “Dovrò ancora valutare come procedere”, ha dichiarato. La legale ha aggiunto che, per quanto a sua conoscenza, i fratelli dell’imputato, Jake Reiner, 34 anni, e Romy Reiner, 27 anni, non sarebbero stati informati del cambio di rappresentanza. Nel frattempo, Nick, seduto in aula dietro una parete di vetro, con la testa rasata e indosso una tuta carceraria marrone, ha risposto con un semplice “sì, sono d’accordo” alla richiesta del giudice di rinviare l’udienza al 23 febbraio. Durante una conferenza stampa successiva all’udienza, Jackson ha rifiutato di fornire i dettagli delle motivazioni delle sue dimissioni. “Mi sono dovuto ritirare dall’incarico di avvocato di Nick Reiner. Circostanze al di fuori del nostro controllo, ma soprattutto circostanze al di fuori del controllo di Nick, ci hanno purtroppo reso impossibile continuare a rappresentare Nick”, ha dichiarato. “Mi è legalmente ed eticamente proibito spiegare tutte le ragioni. So che questa è una domanda che tutti si pongono”. L’avvocato ha aggiunto che, dal momento dell’assunzione dell’incarico, “io e il mio team abbiamo lasciato tutto e, nelle ultime tre settimane, abbiamo dedicato letteralmente ogni ora di veglia a proteggere Nick e i suoi interessi. Abbiamo indagato sulla questione da cima a fondo, a ritroso”. Ancora: “Quello che abbiamo appreso, e potete fidarvi, è che, in base alle leggi della California, Nick Reiner non è colpevole di omicidio. Scrivetelo” [secondo la legge della California, l’omicidio di primo grado richiede dolo e premeditazione, ndr].

I PROBLEMI DI TOSSICODIPENDENZA

Il regista Rob Reiner e la fotografa e moglie Michele Singer Reiner erano stati ritrovati senza vita lo scorso 14 dicembre nella loro casa di Brentwood, a Los Angeles, e, come ha dichiarato il medico legale, sono morti a causa di “ferite multiple da arma da taglio”. Dopo la fuga e l’arresto, il figlio Nick Reiner è stato accusato di duplice omicidio di primo grado con circostanze speciali, aggravate dalla pluralità delle vittime e dall’uso di arma da taglio. Se riconosciuto colpevole, Nick rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale o, in astratto, persino la pena di morte, anche se al momento la Procura non ha ancora deciso se chiederà la pena capitale. L’imputato ha alle spalle una lunga storia di lotta contro la tossicodipendenza. All’epoca del primo percorso di riabilitazione, aveva solo 15 anni. Da allora aveva frequentato una dozzina di centri di recupero e aveva vissuto anche come senzatetto. L’uomo aveva raccontato la propria esperienza nel film Essere Charlie (2016), diretto dal padre. Nel 2015, in un’intervista al quotidiano Los Angeles Times, il regista aveva dichiarato di aver cercato in tutti i modi di aiutare il figlio, nonostante la difficile gestione delle cure. “Il programma funziona per alcune persone, ma non può funzionare per tutti”, aveva spiegato. “Quando Nick ci diceva che non stava funzionando per lui, non lo ascoltavamo. Eravamo disperati e, poiché le persone avevano dei diplomi appesi al muro, li ascoltavamo quando avremmo dovuto ascoltare nostro figlio”. Nel 2018, durante un episodio del podcast Dopey, lo stesso Nick aveva ammesso i suoi problemi e aveva ricordato di aver avuto anche comportamenti violenti a causa del consumo di droga. “Se ci saranno prove di malattia mentale, saranno presentate in tribunale e con qualsiasi dettaglio la difesa cercherà di farlo”, ha dichiarato il mese scorso il procuratore distrettuale della Contea di Los Angeles, Nathan Hochman. In precedenza, il tabloid TMZ aveva riportato per la prima volta la diagnosi di schizofrenia di Nick Reiner, che alcune fonti avevano poi confermato alla rivista Rolling Stone. L’imputato è apparso per la prima volta davanti a un giudice lo scorso 17 dicembre, quando aveva indossato un giubbotto anti-suicidio. “Questa è una tragedia devastante che ha colpito la famiglia Reiner. Lo riconosciamo tutti”, aveva dichiarato all’epoca l’ormai ex avvocato difensore Alan Jackson. “I nostri cuori sono rivolti a tutta la famiglia Reiner. Ci sono questioni molto, molto complesse e gravi associate a questo caso. Devono essere affrontate ed esaminate in modo approfondito, ma molto attento”. Alcune fonti avevano riferito a Rolling Stone che, la sera prima degli omicidi, Rob e Michele Reiner avrebbero chiesto di portare Nick come ospite a una festa di Natale. Lì, il figlio avrebbe però mostrato “comportamenti antisociali”, come fissare le persone. “Le parole non possono nemmeno lontanamente descrivere l’inimmaginabile dolore che stiamo vivendo in ogni momento della giornata. La perdita orribile e devastante dei nostri genitori, Rob e Michele Reiner, è qualcosa che nessuno dovrebbe mai provare”, avevano dichiarato i fratelli Jake e Romy Reiner dopo la morte dei genitori. “Non erano solo i nostri genitori; erano i nostri migliori amici”. Il procuratore Hochman ha dichiarato di essere “pienamente fiducioso che una giuria condannerà Nick Reiner oltre ogni ragionevole dubbio per i brutali omicidi dei suoi genitori”, che rientrerebbero nella casistica dei delitti familiari, reati “tra i più dolorosi e complessi” affrontati dal suo ufficio. Nel frattempo, in una breve nota, un portavoce della famiglia Reiner ha dichiarato che i familiari "nutrono la massima fiducia nel sistema giudiziario e non rilasceranno ulteriori commenti in merito al procedimento".

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