Covid, in aumento la richiesta di tamponi: 6,5 mln in 7 giorni. C’è il rischio di carenze

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A fronte “dell'enorme domanda di tamponi antigenici rapidi soprattutto nelle farmacie, al momento il sistema ancora regge ma c'è già un ritardo nelle consegne, con gli ordinativi in essere che hanno tempi di consegna più lunghi”. Lo ha confermato all’Ansa il presidente di Sifo, Arturo Cavaliere. “Se i fabbisogni non torneranno a livelli di normalità, si può prevedere nel medio termine una forte criticità in termini di carenza di questi prodotti o aumento dei costi”, ha poi spiegato

L’aumento dei contagi da coronavirus, favorito anche dalla diffusione della variante Omicron, e l’arrivo delle festività hanno contribuito a far aumentare in maniera consistente la domanda di tamponi antigenici rapidi nelle farmacie italiane. La richiesta ha portato in tutto il Paese a 6,5 milioni di tamponi effettuati negli ultimi 7 giorni. Ma, se per ora il sistema sta reggendo, questi numeri crescenti potranno mettere a dura prova il sistema e gli approvvigionamenti che risultano sempre più a rischio, come sottolineato dal presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo), Arturo Cavaliere.

“Una forte criticità nel medio termine”

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Secondo gli esperti, dunque, è concreto il rischio di una carenza nel medio termine nei rifornimenti di tamponi rapidi per la diagnosi della positività al Covid-19, soprattutto se continuerà l'attuale trend nelle richieste, mentre i primi ritardi nelle consegne dei test si stanno già verificando in alcune realtà regionali. A fronte “dell'enorme domanda di tamponi antigenici rapidi soprattutto nelle farmacie, al momento il sistema ancora regge ma c'è già un ritardo nelle consegne, con gli ordinativi in essere che hanno tempi di consegna più lunghi”, ha riferito Cavaliere all’Ansa. “Se i fabbisogni non torneranno a livelli di normalità, si può prevedere nel medio termine una forte criticità in termini di carenza di questi prodotti o aumento dei costi”, ha poi confermato. Attualmente, poi, gli approvvigionamenti di tamponi rapidi di seconda e terza generazione, proprio a causa della “domanda esponenziale, si stanno facendo complessi e in questi giorni è impossibile stimare i fabbisogni regionali e nazionali per i prossimi mesi, sia per i tamponi antigenici rapidi sia per i reagenti dei tamponi molecolari”, ha confermato il presidente di Sifo. Ciò che è possibile prevedere, come detto, è che la situazione possa complicarsi nelle prossime settimane. “Se ci dovessimo basare sulle stime dei consumi dell'ultimo periodo, nei primi 3-4 mesi del 2022 si consumerebbe un numero di tamponi rapidi pari a quello dell'intero 2021”, ha stimato Cavaliere. E questo anche le ultime ordinanze, sempre più stringenti. Per esempio, ha proseguito l’esperto, “il test antigenico per gli operatori sanitari che finora andava effettuato ogni 15 giorni, ora dovrà essere effettuato ogni dieci giorni. La richiesta di tamponi, dunque, aumenterà ancora ed il punto è che è necessario fare delle stime dei fabbisogni per poter programmare delle nuove gare d'acquisto nel 2022”, ha detto ancora. Quello che si può aspettare, così, è che “a fronte di un aumento smisurato dei fabbisogni, il sistema reagirà o con carenze o con un aumento dei costi”, ha concluso l’esperto. Senza dimenticare che questa situazione è anche amplificato “dalla necessità di importare i test antigenici ed i reagenti per i tamponi molecolari dai Paesi asiatici, in testa Cina e Corea, senza avere ancora oggi una sufficiente autonomia nazionale produttiva”.

L'aumento dei test nel dettaglio

A certificare l’aumento esponenziale della richiesta di tamponi nell’ultimo periodo, ecco poi la rilevazione della Fondazione Gimbe che, nel suo più recente monitoraggio, ha sottolineato come si sia passati da 5.175.977 test eseguiti nella settimana del 22-28 dicembre ai 6.487.127 in quella del 29 dicembre-4 gennaio per un +25,3% di incremento che ha coinvolto sia i test rapidi (+23,9%) sia quelli molecolari (+28,8%). In salita anche il tasso di positività: dal 28 dicembre al 4 gennaio la media è salita dal 2,8% all'8,2% per gli antigenici e dal 15% al 24% per i molecolari. “L'enorme aumento della circolazione virale è dovuto sia al dilagare di Omicron sia all'incremento dei contatti sociali durante le feste. L'impatto su ricoveri e decessi sarà visibile nelle prossime settimane”, ha confermato il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta.

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