Sanità, niente surplus medici: la sfida è picco di pazienti nel 2028. L’analisi di Gapmed
Salute e BenessereSecondo l'analisi Pletora Medica dell'Osservatorio Gapmed, nel 2028 ogni medico seguirà in media 217 pazienti, nonostante una crescita costante del personale: entro il 2040 si stima un aumento del 50,5% dei medici attivi rispetto al 2025. Cambia anche la composizione anagrafica della professione: oggi la metà dei medici è over 46, mentre nel 2036 il 50% avrà un’età compresa tra i 25 e i 35 anni
Le previsioni che parlano di un surplus di medici nel sistema sanitario italiano a partire dal 2028 vengono ridimensionate dai dati dell’Osservatorio Pletora Medica di Gapmed. L’analisi, che ha preso in esame l’evoluzione del numero dei medici attivi tra pubblico e privato nei prossimi quindici anni, non rileva alcun surplus strutturale. Al contrario, il 2028 è destinato a segnare il record di pazienti per medico, con una media stimata di 217 assistiti per singolo professionista, a fronte di una crescita costante che porterà nel 2040 un aumento del +50,5% nel numero dei medici attivi rispetto al 2025. Un incremento che, tuttavia, non garantisce automaticamente la copertura delle aree più critiche o delle specialità meno attrattive: senza una programmazione mirata, le carenze potrebbero ripresentarsi in modo analogo a quanto già accade oggi.
Cambia la composizione anagrafica della professione
Come sottolineato dagli esperti, l’aumento previsto del numero complessivo di camici bianchi si accompagna a un profondo cambiamento nella composizione anagrafica della professione. Se oggi la metà dei medici italiani ha più di 46 anni, entro il 2036 il 50% dei camici bianchi avrà età compresa tra i 25 e i 35 anni, segno del ricambio generazionale in corso.
Nel 2025 la distribuzione anagrafica mostrava un sistema ancora sostenuto dai medici più esperti: quasi il 50% di loro dei medici aveva tra 46 e 67 anni e oltre il 31% era vicino alla pensione. Secondo l’analisi, nel 2040 il sistema sarà guidato da una quota ridotta di professionisti senior chiamati a formare e coordinare un numero molto più ampio di neo-specialisti.
“Nessuna fuga” di medici all’estero
Quanto alla cosiddetta “fuga all’estero”, i numeri di Gapmed ridimensionano significativamente il fenomeno: i medici italiani che scelgono di lavorare fuori dai confini nazionali rappresentano appena lo 0,14%. Il tema, quindi, secondo l’analisi, non è la “fuga all’estero” quanto la poca attrattività del Ssn italiano, non solo per i professionisti italiani ma anche se si guarda ai medici provenienti da altri Paesi, in particolare dai sistemi ad alta remunerazione come Stati Uniti, Canada o Regno Unito, che presentano numeri irrisori di ingresso in Italia. Al contrario, i flussi in ingresso provengono soprattutto da Paesi dove le condizioni retributive sono meno competitive: tra questi ci sono ad esempio Romania, Bulgaria e Spagna.
Carico sul Ssn: quanto incide l’invecchiamento della popolazione
Se il numero dei medici è destinato a crescere, il carico assistenziale continuerà ad aumentare sotto la spinta dell’invecchiamento della popolazione. Secondo le proiezioni di Gapmed, se nel 2025 gli over 50 equivalgono a oltre 83,8 milioni di “unità pesate” (quasi 3 volte di più del loro numero reale), nel 2040 questa cifra salirà a 94,9 milioni. Questa dinamica si riflette anche nella variazione del rapporto medico/anziani tra 2019 e 2028: per gli over 65 si passa da 29,4 medici per 1.000 persone a 24,7; per gli over 75 si scende da 57,4 a 48,0; per gli over 85 il calo da 188,7 a 147,4. Dal 2019 al 2025 la richiesta di risorse assistenziali crescerà del 10,47% e aumenterà ancora: dal 2025 al 2036 del 10,4% ed entro il 2040 del +13,2%. Queste proiezioni comunicano che, anche a fronte di un aumento di personale, il Ssn faticherà a tenere il passo con l’incremento di pazienti nelle fasce più fragili.
Programmazione e tecnologia per sostenere il sistema
Secondo l’Osservatorio Pletora Medica, la sostenibilità futura del Ssn non dipende solo dal numero di medici disponibili, ma anche dalla capacità di programmare in modo efficace la distribuzione delle specializzazioni e di investire in innovazione. “Nei prossimi 15 anni l’impatto della tecnologia sarà decisivo sulla produttività clinica. Se, l’innovazione mantenesse le promesse, ad esempio triplicando la capacità operativa di un medico grazie ad automazione, supporto decisionale e ottimizzazione organizzativa, 500 mila medici potrebbero equivalere a oltre 1,5 milioni di professionisti”, ha spiegato Baldi. “La vera sfida, dunque, non riguarda solo quanti medici avremo in futuro ma quanto la tecnologia sarà in grado di trasformare concretamente il modo in cui lavorano”, ha concluso.