Calabria, pressioni Usa su medici cubani. Occhiuto: “Servono altri 600 camici bianchi"

Cronaca

Negli ultimi due anni oltre 400 sanitari cubani hanno contribuito a tenere in piedi il sistema sanitario regionale. Le pressioni degli Stati Uniti per interrompere il programma hanno aperto un confronto con il presidente Roberto Occhiuto, che ha ribadito la necessità di mantenere l’esperienza in corso. Allo stesso tempo, la Regione valuta strade alternative di reclutamento, aprendo all’arrivo di altri 600 medici di qualsiasi nazionalità

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Gli effetti dell’embargo degli Stati Uniti contro Cuba toccano anche la Calabria. L’amministrazione americana ha chiesto l’interruzione del programma di cooperazione sanitaria che, negli ultimi due anni, ha portato nella Regione oltre 400 medici e operatori sanitari dell’isola caraibica. Una richiesta che rischia di avere conseguenze dirette su un sistema sanitario regionale già in difficoltà e che ha aperto un confronto tra Washington e la Regione sulla prosecuzione del progetto.

Occhiuto ad ambasciatore Hammer: “I medici cubani sono necessari in Calabria”

La linea dura voluta dall’amministrazione Trump si riflette così anche in Italia. Il tema, nei giorni scorsi, è stato al centro di un incontro tra Mike Hammer, incaricato d’affari degli Stati Uniti a Cuba, e il presidente della Regione Roberto Occhiuto, accompagnato dal console generale Usa a Napoli, Terrence Flynn.
“Abbiamo avuto un lungo e cordiale colloquio, parlando delle urgenti necessità della sanità calabrese e delle complessità riguardo la missione dei medici cubani. Ho detto ad Hammer che i medici cubani che stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria sono ancora una necessità per la nostra Regione, perché la mia priorità assoluta è quella di assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi che già hanno un sistema sanitario in condizione di grande difficoltà”, ha riferito in un comunicato il presidente della Regione Calabria. 

 

“Pronti ad accogliere camici bianchi da qualsiasi Paese"

 

Di fronte a una carenza di personale, la Regione, come annunciato da Occhiuto, guarda ora a nuove soluzioni per rafforzare gli organici, valutando strade alternative di reclutamento senza però chiudere alla prosecuzione dell’esperienza dei medici cubani. "Ai miei interlocutori - ha aggiunto  Occhiuto - ho anche spiegato che avevo in animo, in questo 2026, di incrementare la missione dei medici cubani fino a 1.000 camici bianchi caraibici. Nelle ultime settimane, però, anche in ragione di una proficua collaborazione instaurata con il Dipartimento di Stato Usa e con il consolato americano, abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici”. Da qui la pubblicazione, a metà gennaio, di una manifestazione di interesse “che si rivolge a tutti i camici bianchi Ue ed extra Ue che vogliano venire a lavorare in Calabria". "Quindi, in conclusione, ho detto ad Hammer che i medici stranieri sono assolutamente necessari, ma che la nostra Regione è disponibile ad accogliere tutti i medici - comunitari, extracomunitari, cubani non vincolati alla missione già esistente - che in autonomia vogliano venire a lavorare in Calabria, ed è disponibile a dare loro tutto il supporto logistico ed economico che abbiamo già garantito ai medici cubani che da qualche anno vivono da noi", ha concluso Occhiuto. 

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