Durante la prima udienza del maxi processo milanese a carico di 45 imputati, la pm Alessandra Cerreti ha rivelato la scelta di collaborare con la giustizia del presunto boss del clan dei Senese. Nell'ambito del procedimento sono già state inflitte lo scorso gennaio 62 condanne con rito abbreviato
C'è un nuovo collaboratore di giustizia nel procedimento "Hydra" sulla presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie in Lombardia. Si tratta di Gioacchino Amico, presunto vertice del "sistema mafioso lombardo" per conto della camorra del clan dei Senese. È quanto emerso dalla prima udienza del maxi processo milanese a carico di 45 imputati, tra cui proprio Amico. Lo ha spiegato la pm Alessandra Cerreti depositando il suo verbale del 3 febbraio, oltre a quello dell'altro nuovo collaboratore di giustizia Bernardo Pace, morto suicida in carcere tre giorni fa. Nel processo col rito ordinario sono imputate 45 persone per avere fatto parte di una presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie, camorra, 'ndrangheta e Cosa Nostra, dopo le 62 condanne (fino a 16 anni) già emesse lo scorso gennaio con rito abbreviato dal giudice Emanuele Mancini.
L'udienza di oggi
Sul suicidio del presunto esponente del mandamento di Castelvetrano con un ruolo decisionale nei rapporti illeciti con gli altri componenti delle famiglie coinvolte nella presunta alleanza lombarda, indaga la procura di Torino. Nell'udienza odierna, oltre alla costituzione delle parti, il primo punto da affrontare sarà la posizione del presunto boss Emanuele Gregorini, detto 'Dollarino', di recente estradato dalla Colombia e per il quale il gip Giulia D'Antoni ha fissato la prima udienza per il prossimo 16 aprile. Ritenuto un uomo chiave del "sistema mafioso lombardo", la sua posizione dovrà essere riunita al processo principale dove gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e armi.
La storia del procedimento
Nell'ottobre 2023 il gip Tommaso Perna aveva respinto 140 richieste di arresti per i 153 indagati e aveva disposto il carcere solo per 11 persone eliminando l'accusa di associazione mafiosa. Un anno dopo il Riesame aveva dato invece ragione alla Procura di Milano e riconosciuto per alcuni l'associazione mafiosa. La conferma della Cassazione sulle misure cautelari aveva portato nei mesi successivi a diversi arresti. La sentenza emessa lo scorso gennaio, all’esito del giudizio abbreviato, "ha riconosciuto - scrivevano i vertici del Tribunale in una nota - sulla base dell’imponente materiale probatorio", tra cui le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, "la sussistenza dell’associazione criminale di tipo mafioso, oltre agli ulteriori reati-fine, tra cui delitti di associazioni per il traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi, estorsioni e rapine, oltre ai reati economici commessi sul territorio lombardo".