Scuola, inflazione e sanità: le paure degli italiani che temono il declino

Cronaca
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Per un terzo degli intervistati la paura dominante è quella della guerra. Seguono poi altri rischi come cambiamento climatico, democrazia, immigrazione e criminalità. C’è poi la scuola che, per il 35,7% dei giovani, non dedica per nulla attenzione al benessere emotivo. I dati sui timori e i disagi degli italiani emergono dal rapporto dell’Osservatorio Monitoring Democracy dell’Università Bocconi in collaborazione con SWG, pubblicato in occasione della terza edizione di Pact4Future 2026

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Scuola, inflazione, sanità, guerre e clima sono solo alcune delle paure degli italiani. Specialmente dei giovani che vivono un disagio più profondo di quanto gli adulti possano immaginare. Il 51% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene molto diffuso il malessere psicologico tra studenti e studentesse nel nostro Paese. Una percentuale che scende al 37% tra i 45-64enni e al 32% tra gli over 65. Sull’intera popolazione adulta il dato si ferma al 38,5%. Questi dati emergono dalla survey realizzata dall’Osservatorio Monitoring Democracy dell’Università Bocconi in collaborazione con SWG su un campione di 2.049 italiani rappresentativi della popolazione. Il report è stato pubblicato per l’anteprima della terza edizione di Pact4Future 2026, forum che dal 24 al 26 marzo si pone come spazio per il confronto sui grandi temi della società contemporanea. 

Scuola

Un primo tema è legato alla scuola che desta preoccupazioni tra i ragazzi. Per il 35,7% dei giovani, la scuola italiana non dedica per nulla attenzione al benessere emotivo e relazionale degli studenti. Tra i 45-64enni la quota scende al 18%. Anche sulle soluzioni emerge una differenza marcata: il 30,3% dei giovani considera il supporto psicologico la misura più efficace per prevenire episodi di violenza causati da coltelli o oggetti pericolosi nelle scuole. Tra i 45-64enni la percentuale si ferma al 17,5%. "La frattura generazionale sul tema scuola è uno dei risultati più forti dell’indagine", osserva Vincenzo Galasso, direttore dell’Osservatorio Monitoring Democracy. "I giovani percepiscono un disagio molto più intenso e chiedono strumenti di prevenzione e supporto psicologico con maggiore convinzione rispetto agli adulti".

Inflazione e sanità

Accanto alla scuola, emergono con forza le priorità economiche e sociali. Attraverso un esperimento che misura la disponibilità a pagare per diversi scenari di policy, la survey quantifica il "valore" attribuito dagli italiani alla stabilità e ai servizi pubblici. Gli italiani attribuiscono un valore equivalente a circa 1066 euro al mese per vivere in un Paese in cui "i prezzi sono stabili e il potere d’acquisto delle famiglie rimane costante" rispetto a uno in cui "i prezzi aumentano rapidamente e il potere d’acquisto diminuisce" (assumendo un reddito medio di 1.750 euro). Per avere una sanità in cui i tempi di attesa per visite ed esami non urgenti siano di 30 giorni invece di 90, la disponibilità media è di 520 euro al mese, che sale a 635 euro tra gli ultrasessantacinquenni.

Guerre e clima

Quando si chiede quali cambiamenti in Italia e nel mondo spaventino di più, la risposta è netta: la guerra è citata da circa un terzo degli intervistati. È la paura dominante. Subito dopo si colloca un blocco di rischi sistemici: cambiamento climatico, qualità della democrazia, immigrazione, criminalità, con quote tra il 7 e il 10%. Rispetto alla rilevazione del 2024, in cui prevaleva il lessico della vulnerabilità economica personale, oggi l’asse si è spostato verso l’instabilità globale. In questo contesto di tematiche sociali attuali si colloca Pact4Future che, organizzato da Università Bocconi e Corriere della Sera, riunirà oltre 60 economisti, scienziati sociali, policy maker, imprese e rappresentanti della società civile per discutere, lungo i tre assi People, Purpose e Planet, le scelte che possono incidere sulla traiettoria del Paese.

Conclusione del report: italiani chiedono protezione

La conclusione a cui giunge il rapporto dell’Osservatorio Monitoring Democracy è che gli italiani chiedono protezione concreta: stabilità dei prezzi, sanità solida, scuola più attenta al benessere, strumenti per prevenire disagio e violenza. La priorità è difendere la qualità della vita quotidiana. Tuttavia, prevale l’idea che senza riforme il Paese arretri. L’Italia, oggi al 26° posto per PIL pro capite, viene immaginata tra vent’anni più in basso. Non c’è attesa di crescita spontanea: c’è il timore del declino in assenza di scelte strutturali. La richiesta implicita non è radicale, ma direzionale: protezione nel presente, riforme per evitare il declino, capacità di governo in un mondo instabile.

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