Allergie, raddoppiano i casi. Il Bambin Gesù: "La causa è il cambiamento climatico"
Salute e BenessereSecondo i numeri dell'ospedale pediatrico romano, in Italia si contano tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini con allergie ai pollini. Stando ad alcuni studi sulla popolazione scolastica, quasi il 40% degli adolescenti risulta sensibile ad almeno un allergene aerodisperso e circa il 18% alla rinocongiuntivite allergica
In Italia le allergie ai pollini sono una delle principali cause di rinite allergica in età pediatrica. Secondo i numeri forniti dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, negli ultimi anni si è assistito a un aumento dei casi. In Italia si contano tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini con allergie ai pollini, se si considera che nel 2024 i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni in Italia erano circa 7 milioni. Stando ad alcuni studi sulla popolazione scolastica, quasi il 40% degli adolescenti risulta sensibile ad almeno un allergene aerodisperso e circa il 18% alla rinocongiuntivite allergica. Come evidenziano i dati, gli ambulatori di allergologia intercettano infatti circa 5.800 nuovi casi di pollinosi all'anno: circa 370 bambini iniziano un percorso di immunoterapia, mentre oltre 5.500 pazienti vengono gestiti con altre strategie terapeutiche e seguiti dal pediatra di famiglia.
L'aumento dei casi di allergie
Ogni anno all'ospedale Bambino Gesù vengono seguiti circa 10mila bambini e ragazzi con pollinosi. Di questi, 7.500 si rivolgono agli ambulatori per allergia ai pollini, mentre altri 2.500 vengono valutati in consulenza allergologica durante ricoveri o visite per altre patologie. Circa 1.000 pazienti sono in trattamento con immunoterapia allergene-specifica. Come evidenziano gli specialisti dell'Irccs, negli ultimi anni si è registrato un aumento dei casi. Nel 2019 i pazienti pediatrici con allergie respiratorie seguiti dall'ospedale erano circa 5mila, con 670 bambini in immunoterapia. A seguito della riduzione degli accessi tra il 2020 e il 2021, legata alla pandemia da Covid-19, si è assistito a una forte ripresa delle diagnosi tra il 2022 e il 2023, con un successivo incremento tra il 2024 e il 2025, in parallelo con stagioni polliniche più lunghe e intense.
L'effetto del cambiamento climatico
Secondo gli esperti, a cambiare il calendario delle allergie ai pollini è l'aumento globale delle temperature. Se fino a qualche decennio fa la maggior parte delle allergie respiratorie si concentrava in primavera, oggi la pollinazione di molte piante tende ad anticipare e a prolungarsi. Le stagioni risultano meno definite e i sintomi compaiono prima del previsto, durando più a lungo nel corso dell'anno. Ne derivano effetti diretti sulla salute dei bambini, con periodi di 'pausa' sempre più brevi per i piccoli allergici. "Il cambiamento climatico ha modificato completamente il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini”, dichiara Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. “Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro e questo significa che i bambini allergici hanno sintomi sempre più precoci e più prolungati".
L'anticipo delle pollinazioni
Tra gli effetti più evidenti del cambiamento climatico, c'è l'anticipo delle pollinazioni. Le piante che in passato iniziavano a rilasciare pollini a metà febbraio oggi possono farlo già a gennaio o, in alcuni casi, anche durante il periodo natalizio. Allo stesso tempo, le stagioni allergiche tendono ad allungarsi: le graminacee possono iniziare a pollinare settimane prima rispetto al passato e, in alcune annate, presentare anche una seconda fioritura a fine estate. Il risultato è una stagione allergica sempre più estesa, che rende difficile individuare periodi realmente “liberi” dai pollini. Una trasformazione che ha conseguenze sulla diagnosi, soprattutto nei bambini sensibilizzati a più pollini contemporaneamente. Quando le stagioni polliniche si sovrappongono diventa infatti più complesso individuare il polline responsabile dei sintomi basandosi solo sulla storia clinica del bambino.
Più bambini allergici
"Molti bambini oggi risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni che si sovrappongono sempre di più, la sola osservazione dei sintomi non basta più per identificare l'allergene responsabile”, rimarca ancora Fiocchi. “Per questo stiamo utilizzando diagnostiche molecolari sempre più avanzate che permettono di individuare con precisione le singole componenti allergeniche".