Health, trapianti: che cos'è il ricondizionamento degli organi

Salute e Benessere
Raffaella Cesaroni

Raffaella Cesaroni

Dal ricondizionamento degli organi alle storie di cura e rinascita: a Health focus sull’innovazione che riduce i tempi di attesa e, nella seconda parte, spazio alla missione di Fondazione Libellule, impegnata nella prevenzione dei tumori femminili e nel sostegno alle donne più fragili

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Il trapianto rappresenta, per migliaia di pazienti, l’unica possibilità di sopravvivenza. Per decenni, però, il limite più grande è stato uno solo: la scarsità di organi disponibili. Oggi quel confine si sta spostando. Grazie a tecniche sempre più avanzate di valutazione, perfusione e ricondizionamento, organi che fino a poco tempo fa venivano considerati non idonei possono essere recuperati, trattati e resi nuovamente trapiantabili, in totale sicurezza.

 

È una vera rivoluzione silenziosa che sta cambiando il volto della medicina dei trapianti. Non si tratta solo di conservare meglio un organo, ma di mantenerlo vitale fuori dal corpo, osservarne il funzionamento, curarlo e migliorarne le condizioni prima dell’intervento chirurgico. Un passaggio che allarga concretamente le liste di disponibilità e riduce i tempi di attesa. Come ha spiegato nel corso della puntata di Health Massimo Cardillo, Direttore del Centro Regionale Trapianti della Lombardia e Direttore del NITp – North Italian Transplant: “Oggi non ci limitiamo più a valutare un organo solo su parametri statici. Possiamo seguirne il comportamento in tempo reale, verificarne la qualità e prendere decisioni ancora più sicure e trasparenti”.

Il sistema trapianti in Italia

L’Italia è considerata un modello di riferimento a livello internazionale. Un’eccellenza fondata su un sistema altamente organizzato, su criteri rigorosi di sicurezza e su un principio cardine: l’equità nell’accesso alle cure. Il NITp, centrale operativa attiva 24 ore su 24, coordina oltre 130 strutture sanitarie, 43 programmi di trapianto e un’area che comprende cinque Regioni e la Provincia autonoma di Trento. Un lavoro complesso, in cui ogni decisione deve essere rapida e condivisa. “Il tempo nei trapianti è una variabile critica - ha sottolineato Cardillo - ma la velocità non può mai andare a scapito della qualità. L’assegnazione degli organi avviene secondo criteri di sicurezza, trasparenza e appropriatezza clinica. È questo equilibrio che rende il nostro sistema solido e credibile”. Accanto alla tecnologia, restano centrali la donazione e la fiducia dei cittadini. Perché senza il gesto di generosità di chi sceglie di donare, nessuna innovazione sarebbe possibile.

 

Dal laboratorio alla sala operatoria

Uno dei centri più avanzati d’Europa in questo campo è il Policlinico di Milano. Qui, già nel 2011, è stato effettuato il primo ricondizionamento ex vivo del polmone in Italia attraverso la tecnica EVLP. Un percorso di ricerca e clinica che ha portato a risultati considerati oggi primati internazionali. A guidare questa rivoluzione è Mario Nosotti, Direttore della Chirurgia Toracica e dei Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano e Professore Ordinario all’Università degli Studi di Milano. “Il ricondizionamento ex vivo rappresenta un cambio di paradigma - ha spiegato - ci consente non solo di valutare un polmone che inizialmente non era trapiantabile, ma di migliorarne la funzione, riducendo il rischio per il ricevente”. Nel tempo, il centro milanese è diventato hub regionale per il ricondizionamento dei polmoni, riuscendo a mantenere organi vitali anche per oltre 30 ore fuori dal corpo. Un’estensione del tempo che si traduce in nuove possibilità, anche per pazienti pediatrici e per situazioni cliniche particolarmente complesse. “Ogni organo recuperato è una vita che può ripartire - ha aggiunto Nosotti - e oggi una quota significativa dei trapianti di polmone è resa possibile proprio grazie a queste tecniche”.

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Prevenzione, cura e diritti

La puntata di Health non si è fermata all’innovazione tecnologica. Nella seconda parte, lo spazio si è aperto al tema della prevenzione e della cura come diritto universale, ospitando Fondazione Libellule, impegnata da oltre dieci anni nella prevenzione dei tumori femminili e nel sostegno alle donne lungo tutto il percorso della malattia.

Fondata su una visione suggerita dal professor Umberto Veronesi, Libellule lavora accanto alle pazienti nel momento più fragile: quello della diagnosi. “Noi esistiamo per quell’istante preciso in cui una donna legge un referto e sente il cuore fermarsi” è il messaggio che attraversa tutta l’attività della Fondazione.

 

La missione è chiara, come ci ha spiegato la Fondatrice e Presidente di Fondazione Libellule, Paola Martinoni: “Non lasciare mai sola nessuna donna. Dalla diagnostica allo screening, dal supporto psicologico alle attività di rinascita, la Fondazione opera nelle sue sedi e sul territorio, raggiungendo anche luoghi dove la prevenzione è spesso negata, come le carceri, i contesti di marginalità sociale e le realtà più fragili”. Il progetto “Oltre le Mura”, attivo anche nel carcere di Bollate, ne è un esempio concreto. Mammografi, ecografi e specialisti portati direttamente dove il diritto alla salute rischia di restare solo sulla carta.

 

Fare rete per vincere insieme

Fondazione Libellule lavora in sinergia con altre realtà del terzo settore, creando una rete che unisce competenze e obiettivi comuni. Prevenzione, cura e rinascita diventano così un percorso condiviso, capace di restituire forza e dignità alle donne. Non solo medicina. Corsi di postura e scherma, incontri di cucina e beauty, momenti di confronto e informazione oncologica accompagnano le pazienti lungo un cammino che non è solo clinico, ma profondamente umano. Sostenere questa missione è possibile anche attraverso il 5 per mille, un gesto semplice che contribuisce a garantire screening, assistenza e supporto psicologico gratuito a tante donne che altrimenti resterebbero invisibili.

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