Health, Dieta mediterranea: come mangiamo e perché dobbiamo cambiare rotta
Salute e BenessereDalla Dieta Mediterranea che si allontana soprattutto tra i più giovani, alle scelte quotidiane possibili anche nella vita frenetica. Nella seconda parte di Health spazio a una malattia rara e cronica del fegato: la colangite biliare primitiva, tra diagnosi precoce, qualità di vita e nuove opportunità terapeutiche
La Dieta Mediterranea resta uno dei modelli alimentari più studiati e riconosciuti a livello internazionale per i suoi benefici sulla salute e sulla prevenzione delle malattie croniche. Eppure, in Italia, proprio il Paese che l’ha resa celebre, l’aderenza a questo stile alimentare sta progressivamente diminuendo, in particolare tra le nuove generazioni. Per questo la Società Italiana di Nutrizione Umana ha aggiornato la Piramide Alimentare, trasformandola da schema teorico a strumento concreto, scientifico e utilizzabile nella vita quotidiana, capace di tenere insieme salute, sostenibilità e cambiamenti sociali.
"La nuova Piramide nasce dall’esigenza di partire dalle evidenze scientifiche più recenti, ma anche dalle abitudini reali delle persone - spiega la Professoressa Anna Tagliabue, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana e Professore Ordinario di Scienza dell’Alimentazione all’Università degli Studi di Pavia - oggi non possiamo più permetterci modelli irraggiungibili: l’obiettivo è rendere la Dieta Mediterranea accessibile, flessibile e compatibile con le vite di tutti".
Generazione Z e cibo: meno tradizione, più ultra-processati
I dati parlano chiaro: bambini e adolescenti consumano meno frutta, verdura, legumi e cereali integrali rispetto alle raccomandazioni, mentre cresce il ricorso a snack, alimenti ultra-processati e pasti disordinati. A influenzare queste scelte non sono solo il tempo o la disponibilità economica, ma anche il contesto digitale. "La Generazione Z è la prima cresciuta immersa nei social e questo ha un impatto anche sul rapporto con il cibo - sottolinea Francesca Scazzina, Consigliere della SINU e Professore Ordinario di Fisiologia e Nutrizione Umana all’Università degli Studi di Parma. "L’uso prolungato degli schermi è associato a maggiore sedentarietà, sonno di qualità più bassa e comportamenti alimentari meno regolari. Tutti fattori che a lungo termine incidono sulla salute metabolica" – aggiunge. La nuova Piramide, per la SINU, non è quindi solo una guida nutrizionale, ma anche un messaggio culturale che parla direttamente alle nuove generazioni. "Abbiamo voluto integrare salute, ambiente e sostenibilità in un unico modello" - aggiunge Daniela Martini, Membro del Comitato Scientifico SINU e Professore Associato all’Università degli Studi di Milano. "Promuovere alimenti di origine vegetale significa prendersi cura del proprio corpo, ma anche del pianeta. È un concetto particolarmente vicino alla sensibilità dei più giovani" – sostiene.
Proteine: tra marketing, etichette e falsi miti
Un altro tema centrale affrontato nella puntata riguarda il boom dei prodotti “ad alto contenuto proteico”. Dalle barrette agli yogurt, fino ad alimenti tradizionalmente lontani da questo tipo di claim, la presenza di diciture proteiche sugli scaffali è in costante aumento. "Non tutta questa attenzione è giustificata da reali bisogni nutrizionali - chiarisce Daniela Martini - nella popolazione generale l’apporto proteico è spesso già adeguato, se non eccessivo. Il rischio è che il marketing spinga verso consumi sbilanciati, soprattutto quando le proteine provengono da fonti animali e da prodotti ultra-processati". La posizione della SINU è chiara: privilegiare le proteine di origine vegetale, leggere le etichette e diffidare delle semplificazioni. "Le evidenze scientifiche mostrano che sostituire parte delle proteine animali con quelle vegetali è associato a una riduzione della mortalità e del rischio cardiovascolare" - ricorda Anna Tagliabue - ancora una volta, il modello mediterraneo resta la scelta più solida".
Colangite biliare primitiva: conoscere una malattia rara per non arrivare tardi
Dall’alimentazione alla salute del fegato: la seconda parte della puntata di Health è dedicata alla colangite biliare primitiva, una malattia autoimmune rara, cronica e progressiva che colpisce prevalentemente le donne, spesso in età peri- o post-menopausale. "È una patologia che può rimanere silente a lungo" - spiega Pietro Invernizzi, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e Professore di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. "Alterazioni degli esami epatici o sintomi come prurito e stanchezza persistente dovrebbero far sospettare precocemente la malattia, perché una diagnosi tempestiva può cambiare la storia clinica" – aggiunge. Accanto agli aspetti clinici, emerge con forza il tema della qualità di vita, spesso compromessa dalla fatigue cronica, difficile da descrivere e da riconoscere. "Vivere con una malattia rara significa convivere con l’incertezza, la fatica invisibile e la necessità di sentirsi ascoltati", racconta Davide Salvioni, Presidente di AMAF – Associazione Malattie Autoimmuni del Fegato. "Il rapporto di fiducia con il medico e il supporto delle associazioni di pazienti fanno una differenza enorme nel percorso di cura" – sostiene.
Ricerca, innovazione e dialogo nel percorso di cura
Negli ultimi anni, la ricerca ha aperto nuove prospettive terapeutiche anche per chi non risponde alle cure di prima linea, segnando un cambio di passo dopo un lungo periodo di stasi. "Nelle malattie rare il dialogo tra ricerca, clinici, istituzioni e associazioni è fondamentale" - afferma Chiara Marchesi, Medical and Regulatory Affairs Director di Ipsen - il nostro impegno nelle patologie colestatiche rare si traduce nello sviluppo di soluzioni innovative e in un lavoro costante a fianco degli specialisti e dei pazienti".