Liste d'attesa, miglioramenti in 16 regioni per prime visite e in 15 per esami: i dati
Salute e BenessereRispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i dati del primo quadrimestre del 2026 sono positivi: il rispetto dei tempi di garanzia per le visite specialistiche è passato dal 76,1% al 78,7% e per gli esami diagnostici dall'83% all'84,7%. Solo quattro regioni presentano ancora segni negativi: Abruzzo, provincia autonoma di Trento, Sicilia e Valle d'Aosta. Il direttore generale Agenas: “Tra gli esempi più significativi emerge la Liguria”. Il ministro Schillaci: “Liste d'attesa migliora grazie al decreto”
Migliorano nel primo quadrimestre del 2026 le liste d’attesa per le visite specialistiche in Italia. Sono 16 su 21 le regioni che hanno dimostrato buoni risultati nella riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche, 15 sono invece quelle che sono migliorate per quanto riguarda esami quali Tac, risonanze ed ecografie. I dati emergono dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e si basano su 65 milioni di prenotazioni relative a tutte le strutture del settore pubblico e del privato accreditato. Guardando alle percentuali, i numeri della Piattaforma nazionale delle liste d'attesa mostrano "una diffusa tendenza al miglioramento nel primo quadrimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025" con un incremento della percentuale di rispetto dei tempi di garanzia che per le visite specialistiche passa dal 76,1% al 78,7% e per gli esami diagnostici dall'83% all'84,7%.
Quali regioni sono ancora in negativo?
Come anticipato, sono 16 le regioni che hanno ottenuto risultati buoni e si tratta di: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Per quanto riguarda gli esami diagnostici, le 15 regioni che presentano risultati soddisfacenti sono: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. Un risultato soddisfacente che però non riguarda ancora tutta Italia. Ci sono infatti quattro regioni (Abruzzo, provincia autonoma di Trento, Sicilia e Valle d'Aosta) che presentano segni negativi in entrambi i casi.
Liguria più virtuosa, Puglia può migliorare
"Tra gli esempi più significativi emerge la Liguria, che evidenzia un miglioramento rispetto ai periodi precedenti, confermando un andamento positivo nella gestione delle prenotazioni e nell'erogazione delle prestazioni", ha riferito Angelo Tanese, direttore generale Agenas. Alcune realtà territoriali presentano invece ancora margini di miglioramento. "La Puglia, ad esempio, - ha sottolineato Tanese - registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale. Situazioni analoghe si osservano anche in altre Regioni, nelle quali persistono criticità organizzative che richiedono ulteriori interventi correttivi".
Schillaci: "Liste d'attesa migliorano grazie al decreto"
A commentare i dati emersi da Agenas è il ministro della salute Orazio Schillaci. "Da quando c'è il decreto sulle liste d'attesa, qualcosa di concreto è cambiato. I primi dati ci mostrano segnali incoraggianti, trend positivi, frutto dell'impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi", ha dichiarato intervenendo in collegamento alla presentazione della nuova piattaforma per il governo delle liste d'attesa, lanciata oggi dall’Agenzia. La collaborazione con le Regioni, ha sottolineato il ministro, "non è mai stata così intensa e costruttiva come in questi mesi". Il governo, ha ricordato ancora Schillaci, ha voluto il decreto legge sulle liste d'attesa perché "sappiamo bene cosa significa aspettare mesi, per esempio per una visita oncologica. E questo non è accettabile". Ridurre le attese “significa garantire un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, che è il diritto alla salute. Significa anche qualcosa di più difficile da misurare, ma altrettanto importante: restituire fiducia dei cittadini nel servizio pubblico".