Accertamenti a Milano su 2 persone rientrate dall'Uganda: dai test escluso il virus Ebola
Salute e BenessereAttivato il monitoraggio per i due soggetti sospetti, sottoposti a valutazioni cliniche in strutture ad alta specializzazione. Entrambi sono risultati negativi ai test sulla malaria e sul virus Ebola. “L’ipotesi, al momento, è quella di un'infezione di origine batterica a carico dell'apparato gastroenterico”, ha riferito l'assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso. Proseguono, comunica il Ministero, le attività di controllo e coordinamento nazionale: il rischio per l'Italia, precisa, resta molto basso
È stato escluso il contagio dal virus Ebola per le due persone rientrate dall'Uganda che erano state trasferite al Sacco di Milano per accertamenti. Il Ministero della Salute aveva comunicato, con riferimento all'epidemia di malattia da Virus Bundibugyo-BVD che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che erano in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile erano state trasferite presso l'ospedale milanese, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove sono stati eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il Ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia, che si è subito attivata.
Bertolaso: “Negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori"
"Gli esami virologici eseguiti presso il laboratorio di riferimento dell'Ospedale Sacco di Milano hanno dato esito negativo. I pazienti sono risultati negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori attualmente monitorati”, ha riferito l'assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso. L’ipotesi, al momento, è quella di "un'infezione di origine batterica a carico dell'apparato gastroenterico". "Le condizioni cliniche dei due soggetti restano sotto osservazione da parte degli specialisti infettivologi. Alla luce dei primi risultati diagnostici tra le ipotesi attualmente considerate vi è quella di un'infezione di origine batterica a carico dell'apparato gastroenterico. È stata infatti riscontrata positività alla Shigella in entrambi i soggetti", ha aggiunto l'assessore Bertolaso. Sono in corso ulteriori approfondimenti microbiologici e colturali. "Al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica. Se fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure si sarebbe potuta evitare l'attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative", ha aggiunto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia.
Le condizioni cliniche riferite da Bertolaso
L'assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso in conferenza stampa a proposito dei casi sospetti registrati in due Paesi del Comasco, Lurate Caccivio e Bulgarograsso, aveva dichiarato che "sette cittadini italiani, appartenenti a due nuclei familiari distinti, sono rientrati dall'Uganda dopo una permanenza di circa tre mesi in un'area vicina ai confini con Congo e Ruanda, dove svolgevano attività di cooperazione. Nelle 24 ore successive al rientro, due rappresentanti dei due gruppi familiari hanno manifestato febbre - in un caso molto alta - accompagnata da nausea, vomito, diarrea e una leggera sintomatologia neurologica".
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La critica alla sindaca di Lurate Caccivio
Bertolaso ha criticato la sindaca di Lurate Caccivio, Serena Arrighi, per alcune sue dichiarazioni sulla situazione, ritenute incaute: "Abbiamo deciso di fare un briefing perché sono uscite alcune notizie quando abbiamo dovuto organizzare un intervento precauzionale. Non avevamo intenzione di rendere nota questa informazione perché sono normali attività di prevenzione, misure di cautela abbastanza logiche che si devono adottare quando in altri Paesi vi sono situazioni critiche. Non è la prima volta e non sarà l'ultima che interveniamo per prelevare due persone che riportano sintomatologie". "Noi preferiamo prima verificare, controllare e una volta che abbiamo i risultati non abbiamo mai avuto reticenza nel condividere con la stampa le informazioni in possesso. Purtroppo - ha concluso - abbiamo assistito a una diffusione di immagini, filmati e dichiarazioni, anche da parte di responsabili comunali, che invece di portare avanti il loro lavoro con la cautela e la prudenza tipica di chi ha un ruolo pubblico, hanno pensato di diffondere questo genere di informazioni".
Coordinamento tra Ministero, Regione e istituzioni sanitarie
Il Ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto Superiore di Sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti. Proprio nella giornata di ieri il Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'HSC–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei Ministeri degli Affari Esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di Crisi, dell'Istituto Superiore di Sanità, del Consiglio Superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani, dell'Ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia.
Sistema di riposta e livello di rischio
Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate. Il Ministero della Salute continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il Ministero della Salute comunica inoltre che il rischio in Italia resta molto basso.