L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo potrebbe essere più estesa dei dati ufficiali, con quasi 600 casi sospetti e 139 decessi. Il focolaio, legato al ceppo Bundibugyo, si concentra soprattutto nell’Ituri, ma è stato confermato un primo caso anche nel Sud Kivu. L’Oms e le organizzazioni umanitarie rafforzano gli aiuti, mentre la Commissione europea precisa che il rischio di contagio nell’Ue resta estremamente basso
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo potrebbe avere dimensioni più ampie di quanto ipotizzato finora. Un’analisi dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Imperial College di Londra stima che, al 17 maggio, i contagi reali possano essere tra 400 e 800, senza escludere che abbiano già superato quota mille. Secondo il bilancio ufficiale, sono circa 600 i casi sospetti e 139 i decessi. Numeri che hanno portato l'Oms a dichiarare l'epidemia un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.
Il primo caso confermato nel Sud Kivu
Ieri, un primo caso di trasmissione di Ebola è stato confermato nella provincia orientale congolese del Sud Kivu, in un’area controllata dal gruppo armato M23. Ad annunciarlo è stato il portavoce Lawrence Kanyuka. Finora il focolaio era concentrato soprattutto nella provincia dell’Ituri, nel nord-est del Paese, con casi individuati anche nel vicino Nord Kivu. Non era invece ancora stato confermato alcun caso nel Sud Kivu. I risultati dei test "confermano un nuovo caso positivo riguardante un campione proveniente da Bukavu", capoluogo della provincia del Sud Kivu, "in una persona che aveva viaggiato da Kisangani", nella provincia di Tshopo (est) e dove finora non erano stati identificati casi, ha riferito il portavoce di M23, aggiungendo che "la persona in questione, un connazionale di 28 anni, purtroppo è deceduta a causa della malattia prima che la diagnosi fosse confermata".
Il rischio resta basso, ma il Congo è in difficoltà
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato che il rischio di una pandemia globale resta basso, ma la situazione nelle aree colpite preoccupa. Nell’Ituri, ha riferito il ministro della Salute congolese Roger Kamba, la ricerca attiva ha permesso di individuare centinaia di casi probabili con sintomi compatibili, non ancora confermati in laboratorio. Il contagio è legato al raro ceppo Bundibugyo, che ha circolato per settimane nel nord-est del Paese prima di essere rilevato. Come riferito da Florent Uzzeni, responsabile aggiunto delle emergenze per Medici senza frontiere (Msf), la risposta sanitaria è resa più difficile da problemi logistici, conflitti armati e mancanza di forniture di base, dai farmaci antidolorifici alle mascherine fino agli strumenti per il tracciamento dei contatti. In assenza di terapie specifiche per questo ceppo, il protocollo resta limitato a trattamenti palliativi, isolamento e reidratazione. A confermare la gravità del quadro ci sono anche i contagi tra alcuni operatori sanitari, legati a carenze nei dispositivi di protezione. Gli ospedali locali sono sotto pressione: a Bunia, 69 pazienti sarebbero in cura in centri senza dotazioni adeguate.
La risposta internazionale
Di fronte all’aumento dei casi, la risposta internazionale si è rafforzata. Il dipartimento di Stato americano ha stanziato fondi per 50 cliniche di trattamento a rapida installazione tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda, dove si registrano i primi focolai oltre confine. L’Oms ha inoltre organizzato un ponte aereo con le prime 12 tonnellate di materiale medico, su un totale di 100 destinate alle province orientali. Le risorse, però, restano insufficienti. Mamadou Kaba Barry, capo missione dell’Ong Alima, ha avvertito che le scorte d’emergenza sono ormai esaurite. Intanto, l’amministrazione Trump ha temporaneamente interrotto i voli per le deportazioni diretti nella Repubblica Democratica del Congo. Lo riporta Politico citando alcune fonti, secondo le quali non è chiaro quanto durerà lo stop. I voli sospesi riguardano i trasferimenti verso i Paesi terzi di migranti non accettati dai loro Paesi di origine. La Commissione europea continua a monitorare l’evoluzione dell’epidemia, ma ha precisato che il rischio di contagio nell’Unione europea resta estremamente contenuto e che, per ora, non sono previste misure restrittive per i cittadini europei.