Ebola, Iss: cos’è il virus Bundibugyo, come si trasmette e cosa sapere
Salute e BenessereIntroduzione
Sale il bilancio dell’epidemia legata al virus Bundibugyo, una variante del virus Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Le segnalazioni sospette hanno superato quota 500, con 130 decessi, mentre i casi confermati sono 30 nella Repubblica Democratica del Congo e 2 in Uganda. A questi si aggiunge un cittadino statunitense risultato positivo e trasferito in Germania. A fare il punto sull’emergenza, dal primo allarme fino alle ultime indicazioni per i Paesi non colpiti, è l’Istituto superiore di sanità, che ha pubblicato un vademecum sul proprio sito.
Quello che devi sapere
L’allerta nella provincia di Ituri
Il 5 maggio 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità è stata allertata per un’epidemia ad alta mortalità nella zona sanitaria di Mongbwalu, nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo. La malattia, inizialmente sconosciuta, ha causato decessi anche tra gli operatori sanitari. Il 14 maggio le analisi di laboratorio effettuate su otto campioni hanno confermato la presenza del virus Bundibugyo, una variante del virus Ebola.
Un caso importato in Uganda
Lo stesso giorno, il ministero della Salute ugandese ha confermato un focolaio di malattia da virus Bundibugyo dopo l’identificazione di un caso importato dalla Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di un uomo congolese deceduto nella capitale Kampala.
L’emergenza dichiarata dall’Oms
Il 16 maggio 2026, dopo aver consultato gli Stati coinvolti, il direttore generale dell’Oms ha dichiarato che l’epidemia da virus Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo e in Uganda costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, secondo quanto previsto dal Regolamento sanitario internazionale.
Che cosa comporta la dichiarazione di emergenza internazionale
La dichiarazione di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale viene adottata dall’Oms per "un evento straordinario che costituisce un rischio di salute pubblica per altri Stati attraverso la diffusione internazionale di una malattia, e che potenzialmente richiede una risposta coordinata a livello internazionale". Non significa automaticamente che esista un rischio di pandemia. La procedura serve ad attivare un’allerta internazionale, favorire il coordinamento degli interventi e mobilitare risorse straordinarie. La definizione, come spiegato sul sito dell'Oms, implica una situazione che sia "seria, improvvisa, inusuale o inattesa", che abbia "implicazioni per la salute pubblica al di là dei confini dello stato affetto" e che "richieda immediata azione internazionale". In passato dichiarazioni simili sono state adottate per epidemie causate da Mpox, virus influenzali, virus Zika e virus Ebola.
Rischio basso per l’Europa
Per i Paesi non interessati direttamente dall’epidemia, il rischio resta basso. Secondo l'Ecdc, "In base alle informazioni disponibili e alle attuali incertezze, la probabilità di contagio per i residenti dell'Ue/See o per i viaggiatori diretti nella provincia dell'Ituri è considerata bassa”. Per la popolazione generale dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, “la probabilità di contagio è molto bassa a causa della limitata possibilità di importazione e successiva trasmissione in Europa".
Virus Bundibugyo: cos’è
La malattia da virus Bundibugyo è una forma grave e spesso fatale della malattia Ebola. È causata dal virus Bundibugyo, una delle specie di Orthoebolavirus. È una zoonosi: si sospetta che i pipistrelli della frutta siano il serbatoio naturale del virus.
Come avviene il contagio
Il contagio umano può avvenire attraverso il contatto ravvicinato con sangue o secrezioni di animali selvatici infetti, tra cui pipistrelli o primati non umani.
Dopo il passaggio all’uomo, la trasmissione può avvenire da persona a persona tramite contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di individui infetti. Il virus può diffondersi anche attraverso superfici contaminate.
Dove la trasmissione può aumentare
Gli ambienti sanitari sono tra i contesti più delicati quando le misure di prevenzione e controllo delle infezioni non sono adeguate. Un altro momento critico riguarda le pratiche di sepoltura non sicure, quando prevedono il contatto diretto con il corpo della persona deceduta.
I precedenti in Uganda e Congo
In passato sono state documentate due epidemie di malattia da virus Bundibugyo, una in Uganda e una nella Repubblica Democratica del Congo, nel 2007 e nel 2012. In quei focolai il tasso di mortalità era compreso tra il 30% e il 50%.
Contro il virus Bundibugyo mancano vaccini e terapie specifiche
A differenza della malattia da virus Ebola, non esiste un vaccino autorizzato e non sono disponibili terapie specifiche contro il virus Bundibugyo. Un intervento tempestivo di supporto, tuttavia, può essere salvavita.
Incubazione e primi sintomi
Il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni. In genere, le persone non sono contagiose prima della comparsa dei sintomi. I segnali iniziali sono poco specifici: febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Questa sintomatologia può rendere più complessa la diagnosi e ritardare la segnalazione della malattia. Con il passare del tempo possono comparire disturbi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e, in alcuni casi, manifestazioni emorragiche.
Le raccomandazioni dell’Oms
Per i Paesi non colpiti, l’Oms raccomanda di non chiudere i confini e di non introdurre restrizioni a viaggi e commercio. Misure di questo tipo, precisa l’organizzazione, vengono spesso adottate per paura e non hanno fondamento scientifico. Secondo l’Oms, inoltre, possono spingere persone e merci verso valichi informali e non controllati, aumentando le probabilità di diffusione della malattia. Possono anche danneggiare le economie locali e rendere più difficili le operazioni di risposta, sia sul piano della sicurezza sia su quello logistico.
Informare chi viaggia nelle aree colpite
Le autorità nazionali dovrebbero collaborare con compagnie aeree, trasporti e settore turistico per evitare misure più restrittive rispetto alle raccomandazioni dell’Oms sul traffico internazionale. Gli Stati dovrebbero anche fornire ai viaggiatori diretti nelle aree colpite o a rischio informazioni sui rischi, sulle misure per ridurli e sui comportamenti da seguire in caso di possibile esposizione.
Informazioni corrette al pubblico
L’Oms raccomanda agli Stati di garantire informazioni accurate sull’epidemia da virus Bundibugyo e sulle misure utili per ridurre il rischio di esposizione. Gli Stati dovrebbero inoltre prepararsi a facilitare l’evacuazione e il rimpatrio dei propri cittadini, per esempio operatori sanitari, che siano stati esposti al virus.
Nessun controllo aggiuntivo negli aeroporti
Non viene ritenuto necessario sottoporre i passeggeri di ritorno dalle zone a rischio a controlli all’ingresso negli aeroporti o in altri punti di ingresso, al di fuori della regione interessata
Ministero Salute Italia attiva sorveglianza al personale
Il ministero della Salute italiano si è mosso per l'attivazione della sorveglianza sanitaria al personale impiegato nelle zone del focolaio del virus. "In considerazione delle incertezze sulla grandezza e diffusione geografica di questo evento, della potenziale gravità dell'infezione e della mancanza di terapie o vaccini specifici approvati - si legge nella circolare del ministero - nel principio di massima cautela, si ritiene necessario applicare le misure di vigilanza verso il personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato, provenienti da tutti i territori della Rdc e Uganda".