Ebola, oltre 200 decessi in Congo. Msf: “Priorità è garantire accesso a cure essenziali”

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Il bilancio aggiornato del ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo parla di 204 persone che hanno perso la vita a fronte di 867 casi sospetti. Per i team di Medici senza frontiere la sfida è curare i pazienti che hanno contratto il virus Ebola senza tralasciare le altre crisi sanitarie del Paese come la malaria, il colera e l’Hiv

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È salito a oltre 200 morti su 867 casi sospetti il bilancio delle vittime dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. I dati ufficiali diffusi sabato 23 maggio dal ministero della Salute del Paese parlano di 204 morti registrati in tre province del vasto Paese dell'Africa centrale. Un numero in significativo aumento rispetto al giorno precedente, quando il bilancio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva riportato 177 morti su 750 casi sospetti.

Msf: "Garantire un accesso continuo alle cure essenziali"

L’epidemia continua quindi a preoccupare gli esperti e le autorità sanitarie africane. I team di Medici Senza Frontiere, come si legge in un comunicato dell’organizzazione umanitaria, stanno "lavorando giorno e notte a una risposta d'emergenza su larga scala all'epidemia di Ebola nell'est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc)". L'intervento, spiegano di Msf, si sta svolgendo "in stretta collaborazione con le autorità sanitarie congolesi e con altri partner, inclusa l'Organizzazione Mondiale della Sanità". La capo progetto di Msf a Goma, Valeria Greppi, ha spiegato che la vera sfida è “curare i pazienti malati da Ebola, riuscire a tracciare i loro contatti e allo stesso tempo riuscire a garantire i servizi essenziali e l'accesso alle cure per altre malattie come la malaria, il colera e Hiv". In un contesto segnato da molteplici crisi, dunque, "una delle priorità di Msf sarà mantenere le attività mediche esistenti e garantire alla popolazione un accesso continuo alle cure essenziali", aggiunge il comunicato.

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Pregliasco: "Non è pandemia ma sarebbe irresponsabile sottovalutare"

"L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è un segnale che il mondo non può permettersi di ignorare. Non siamo davanti a uno scenario da pandemia globale come il Covid, perché Ebola ha modalità di trasmissione molto diverse e meno efficienti, ma il rischio di espansione regionale africana è concreto e serio ed è irresponsabile sottovalutare il problema per Europa e Italia". Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, interviene sull'emergenza Ebola dopo che l'agenzia sanitaria dell'Unione Africana (Africa Cdc) ha spiegato che oltre alla Repubblica Democratica del Congo, epicentro dell'epidemia, e all'Uganda, altri dieci paesi africani rischiano di essere colpiti dal virus. "Quando Africa Cdc parla di dieci Paesi a rischio, sta lanciando un messaggio preciso: bisogna rafforzare immediatamente sorveglianza, tracciamento, laboratori e cooperazione internazionale. L'Europa e l'Italia oggi - avverte l'esperto - non sono in una situazione di emergenza sanitaria imminente, ma sarebbe irresponsabile sottovalutare il problema. Dopo il Covid dovremmo aver imparato una lezione fondamentale: le epidemie non si fermano ai confini". La sicurezza sanitaria italiana, conclude, "si difende anche sostenendo la risposta sanitaria nei Paesi colpiti. Servono investimenti nella preparedness, nella medicina delle malattie infettive e nel coordinamento con Oms e Africa Cdc. La prevenzione costa sempre meno dell'improvvisazione". 

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