Caffè ed effetti sul sonno, quante ore prima di dormire si può bere: lo studio

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Circa 100 milligrammi di caffè si rivelano ininfluenti se vengono assunti circa 9 ore prima di andare a dormire. Il caffè bevuto dopo pranzo, verso le 14, secondo i ricercatori si farà sentire potenzialmente fino alle 23

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L’effetto caffeina sul sonno al centro di uno studio effettuato nel 2023 dai ricercatori delle università di San Francisco e di Berkley e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Risultato: chi beveva una o più tazze di caffè, quindi una quantità potenzialmente superiore a quella contenuta in una tazzina da bar, perdeva mediamente 36 minuti di sonno al giorno rispetto a chi per 2 settimane non assumeva la bevanda.

Lo studio

L'indagine che ha coinvolto 100 adulti di età compresa tra 39 e 52 anni, ha evidenziato che chi beveva caffè camminava circa 1000 passi in più al giorno rispetto ai soggetti del secondo gruppo. La ricerca si è soffermata anche sugli effetti a livello cardiovascolare e ha evidenziato che il consumo di caffè contenente caffeina non ha comportato un numero maggiore di contrazioni atriali premature giornaliere. In Europa come negli Stati Uniti, suggeriscono di non superare i 400 milligrammi di caffeina al giorno: ovvero massimo 3-4 tazzine di espresso o di moka.

L'orario dell'ultima tazzina

Un’altra analisi indica il momento opportuno della giornata per bere l'ultima tazzina senza conseguenze sul sonno notturno. Circa 100 milligrammi di caffè, associabili al contenuto di una tazzina, si rivelano ininfluenti se vengono assunti circa 9 ore prima di andare a dormire. Il caffè bevuto dopo pranzo, verso le 14, secondo i ricercatori si farà sentire potenzialmente fino alle 23. 

Il gene CYP1A2

Gli scienziati hanno identificato diversi geni coinvolti nella velocità con cui metabolizziamo la caffeina e nel modo in cui incide sui processi dell'organismo. Il gene CYP1A2 controlla la velocità con cui il fegato elabora la caffeina, mentre il gene ADORA2A codifica un recettore dell'adenosina nel cervello, regolando la sensibilità agli effetti stimolanti della bevanda. Dipende dalle varianti del gene ADORA2A se alcune persone, ad esempio, soffrono di insonnia più di altri individui.

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