Pma, in Italia 100mila cicli annui. Esperti: "Errori in un caso su 15mila, adeguare norme"

Salute e Benessere
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Introduzione

Nel nostro Paese, ogni anno, vengono eseguiti circa 100mila cicli di procreazione medicalmente assistita e i numeri sono in crescita. Secondo gli esperti, gli errori - come quello recente all'Ospedale San Raffaele di Milano - riguardano circa un caso ogni 15mila e non sempre se ne viene a conoscenza. Per ridurre gli errori, spiegano, c’è bisogno di adeguare la normativa. Il punto

Quello che devi sapere

Lo scambio a Milano

Degli errori legati alla Pma si è tornato a parlare nei giorni scorsi, dopo che è stato rivelato uno scambio avvenuto a Milano: alla fine di luglio, nel centro di Procreazione medicalmente assistita dell'ospedale San Raffaele, è stato impiantato a una donna un embrione crioconservato che era destinato a un'altra coppia. Alla base dello scambio ci sarebbe un "errore umano". L'Ats di Milano ha sospeso per quindici giorni l'attività del Laboratorio di Embriologia dell'ospedale che si occupa di Pma: ha parlato di "non conformità riscontrate nel corso di ispezioni", una delle quali effettuata insieme al ministero della Salute.

 

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Cos’è successo

Il quotidiano La Repubblica, citando una relazione del 27 luglio, ha raccontato cosa ha portato all’errore e alla sospensione del centro. Qualche giorno prima in sala d’attesa c’erano due donne: quella che doveva essere chiamata per prima è stata invece convocata per seconda e il transfer è stato eseguito alla paziente sbagliata. Dopo pochi minuti, secondo le ricostruzioni, nel centro si sono accorti dello scambio: dopo 24 ore la donna a cui è stato impiantato l'embrione sbagliato è stata convocata e ha accettato di procedere con un'aspirazione endometriale per evitare una gravidanza con un feto biologicamente non proprio; l'altra coppia non è stata avvertita subito e per loro l'operazione è andata a buon fine con il transfer di un secondo embrione corretto. 

 

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“Errore umano”

L’ospedale ha parlato di “errore umano”, che è stato individuato, e ha fatto sapere di aver già attivato "le procedure previste per accertarne le circostanze" e le relative verifiche interne, con l'introduzione di misure correttive utili alla riapertura del laboratorio, ma soprattutto "a prevenire il ripetersi di episodi analoghi", come la riorganizzazione dell'ingresso in sala operatoria della paziente che deve essere sottoposta al transfer prima che vengano preparati gli embrioni e non dopo. In una relazione, il San Raffaele ha poi evidenziato una "vulnerabilità complessiva" del sistema. E ha sottolineato che il rischio di incappare in un errore del genere in letteratura è riportato come in un caso ogni 10.000-12.000 cicli di Pma.

La Pma in Italia

In Italia, secondo i dati del ministero della Salute relativi al 2023, ogni anno vengono eseguiti circa 100mila cicli di procreazione medicalmente assistita. Il ricorso alla Pma nel nostro Paese è in continua crescita e i numeri ufficiali, probabilmente, sono già superati.

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Il rischio di errori

Secondo le stime, la possibilità di uno scambio della provetta si verifica in circa un caso ogni 15mila, anche se di molti errori non si viene a conoscenza. Ma, secondo gli esperti, ridurre il numero di questi errori è possibile: da più parti sono arrivati appelli ad adeguare la normativa, introducendo ad esempio l'obbligo di utilizzare tecnologie in grado di azzerare l'errore grazie a controlli automatizzati.

Gli esperti chiedono di adeguare la normativa

Al momento la normativa prevede che due embriologi monitorino il trasferimento in utero. Ma l'errore umano è sempre possibile. " Non esistono procedure mediche senza rischi di complicanze o errori. La possibilità di uno scambio di provetta che porti a impiantare un embrione diverso da quello della coppia si verifica in un caso ogni 15mila, secondo dati di letteratura scientifica. Non sempre ci si accorge dello scambio: una cosa sono gli episodi di cui si viene a conoscenza, un'altra quelli che avvengono", ha spiegato Adolfo Allegra, presidente del Cecos Italia, associazione dei centri di fecondazione assistita.

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Sistemi di controllo e tracciamento

Il presidente Cecos ha sottolineato che la frequenza di errore è "molto bassa, ma si può ridurre ulteriormente o azzerare introducendo l'obbligo di utilizzare, in tutti i centri di Pma, un sistema di controllo e tracciamento tecnologico per l'identificazione elettronica di ovuli, spermatozoi ed embrioni. Questo permette di segnalare immediatamente l'eventuale errore umano, bloccando automaticamente la procedura. La normativa deve essere adeguata".
 

Lo stesso appello è arrivato dalla Società Italiana della Riproduzione. "Oggi, grazie alle tecnologie, è praticamente impossibile incorrere in questi errori. Sono disponibili, infatti, dei sistemi in grado di tracciare spermatozoi, ovociti e, successivamente, gli embrioni in tutte le fasi di un percorso di procreazione assistita. Andrebbero resi obbligatori per legge", ha detto il presidente Ermanno Greco. Anche il San Raffaele si è detto pronto a implementare il sistema elettronico di witnessing, tecnologia di tracciabilità usata nei laboratori di Pma per monitorare e identificare i campioni biologici, a cui ha fatto riferimento Greco.

Il precedente

Come detto, quindi, alcuni errori vengono a galla mentre di altri non se ne viene a conoscenza. Il precedente più noto è quello del 2013 all'ospedale Pertini di Roma: in quel caso furono trasferiti nell'utero di una donna sottoposta a fecondazione assistita embrioni appartenenti a un'altra coppia. L'errore fu scoperto quando la gravidanza era già in corso e portò alla nascita di due gemelli, dando origine a una complessa battaglia legale tra la coppia biologica e quella che aveva portato a termine la gravidanza. “Al San Raffaele fortunatamente se ne sono accorti subito dopo l'intervento e hanno immediatamente provveduto a fare un lavaggio della cavità uterina per ridurre a zero la possibilità d'impianto”, ha sottolineato Allegra.

 

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