Ospedali, gettonisti ancora in metà dei pronto soccorso nonostante lo stop. I dati
Salute e BenessereIntroduzione
Sempre in corsia e in attività, nonostante siano obbligati dalla legge a "scomparire". Sono i medici gettonisti che, a tre anni dal decreto che ne programmava lo stop definitivo, sono ancora presenti nella metà dei Pronto soccorso italiani. È questo il quadro che emerge da un'indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) su un campione rappresentativo di tutte le Regioni, eccetto Basilicata e Val d'Aosta, presentata al Congresso nazionale di Rimini.
Quello che devi sapere
Cosa prevede la legge
Il Decreto-legge 34 del 2023 ha limitato l'uso dei gettonisti, rendendolo possibile solo in via temporanea ed eccezionale, con la progressiva eliminazione dei contratti con cooperative di medici e il divieto di nuove forme di esternalizzazioni non giustificate. Se si considerano le Unità di medicina interna, l'indagine rileva che effettivamente meno del 20% ne fa ancora uso.
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I dati dei Pronto Soccorso
Le cose però cambiano quando si punta la lente sui Pronto soccorso, dove prestano la loro opera molti medici internisti. Qui il ricorso alle esternalizzazioni avviene nel 54,8% delle strutture, spesso in assenza di specializzazione e di affiatamento con i team dell'ospedale. È il segno di una carenza di personale indicata come priorità su cui intervenire da oltre il 57% dei medici.
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In arrivo nuovi controlli dei Nas
Una criticità, quella dei gettonisti, sulla quale è intervenuto il ministro della Salute Orazio Schillaci, in videocollegamento al congresso della Federazione dei medici internisti (Fadoi), annunciando l'arrivo di nuovi controlli dei Nas. "Abbiamo messo mano, prima non era mai stato fatto, al problema dei cosiddetti 'medici gettonisti': non era un modello da difendere e siamo intervenuti con decisione dando una cornice di regole precise che fino a poco tempo fa non c'erano, e abbiamo anche aumentato le indennità di chi lavora in Pronto soccorso per ridurre il fenomeno. Ci sono stati dei controlli attraverso i Nas e ci saranno altri controlli".
Schillaci: "Ruolo dell’internista ancora più centrale"
L'ultima campagna di controlli, ha ricordato il ministro Schillaci, ha interessato 864 aziende appaltanti e affidatarie, 669 contratti e 1.123 medici gettonisti, con 49 denunce e 39 segnalazioni all'Autorità amministrativa per irregolarità. "Dove si stanno applicando le regole c'è un primo cambiamento", ha affermato. Schillaci ha quindi sottolineato il ruolo centrale della Medicina interna: "Oggi il ruolo dell'internista è ancora più centrale, alla luce dei cambiamenti demografici ed epidemiologici, perché nelle Medicine interne sono sempre più numerosi i pazienti anziani, fragili, con più di una patologia, che hanno bisogno di percorsi di assistenza complessi e continuità di cura". Infine, l'auspicio da parte del ministro di una piena partecipazione anche dei medici internisti al rafforzamento della medicina sul territorio: "Auspico che anche gli internisti partecipino alle equipe multidisciplinari nelle nuove Case di comunità".
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Schillaci: "Per anni nessuno si è occupato dei gettonisti"
Un tema, quello dei gettonisti, sul quale il ministro è tornato a esprimersi anche in un’intervista a Il Messaggero: "Sui gettonisti continueremo la nostra battaglia. E i controlli contro chi abusa di questo tipo di contratti non si fermeranno. Ricordo che per anni nessuno si è occupato dei gettonisti. Io ci ho messo la faccia con regole chiare che devono essere rispettate perché abusare del ricorso ai gettonisti non è accettabile. I Nas fanno controlli costanti e continueremo a farli così come mi aspetto facciano anche le Regioni. Non arretriamo".
Schillaci: "Potenzieremo il territorio, troppi codici bianchi e verdi"
"Con le Regioni c'è un contatto costante. So che c'è la volontà dei territori di fare bene. Il ministero c'è e continuiamo ad occuparci della questione. In questi anni abbiamo garantito fondi alle regioni per pagare di più chi lavora in pronto soccorso - ha aggiunto il ministro Schillaci nell'intervista - Abbiamo finanziato un primo piano di assunzioni e ci sono norme severe per contrastare le aggressioni. Stiamo potenziando il territorio perché non dimentichiamo che in pronto soccorso ci sono troppi accessi di codici bianchi e verdi che devono trovare risposta nelle strutture territoriali".
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I dati
E cresce intanto, sempre secondo l'indagine condotta dalla Fadoi, il malessere dei camici bianchi: il 65% dei medici almeno una volta denuncia di aver sofferto una condizione di burnout, ed è fuga dal Ssn con un medico su 4 che pensa al prepensionamento e il 20% di voltare le spalle al pubblico per il privato, mentre il 10% guarda oltreconfine.
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