Epidemia virus Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo oltre 900 casi

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Il contagio, causato dal ceppo Bundibugyo privo di vaccino, si diffonde in un contesto di violenza, sfollamenti e sistemi sanitari al collasso. Tagli agli aiuti, attacchi ai centri di cura e carenze di materiali aggravano la crisi, mentre un nuovo vaccino non sarà disponibile prima di sei-nove mesi

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Le autorità congolesi segnalano un incremento a 904 casi di Ebola sospetti nella parte orientale del Paese, principalmente nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia. Il Ministero delle Comunicazioni congolese indica 119 decessi sospetti, ma i numeri diffusi a livello regionale ne contano fino a 220.

Un ceppo senza vaccino né terapie

Il ceppo Bundibugyo responsabile dell'epidemia non ha vaccino né trattamenti approvati. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, afferma che il rischio di un'epidemia nazionale nella Repubblica Democratica del Congo è "molto elevato". Il Paese è particolarmente vulnerabile a causa delle diagnosi tardive, dell'assenza di un vaccino o di terapie specifiche per il virus, della diffusa violenza armata e dell'elevata mobilità della popolazione, ha affermato l'organizzazione. La maggior parte dei casi sospetti e confermati finora si sono verificati nell'Ituri, dove quasi un milione di persone è sfollato a causa del conflitto.

Sistemi sanitari al collasso 

La parte orientale del Congo è teatro da anni di attacchi da parte di  gruppi ribelli, alcuni dei quali legati a paesi stranieri o allo Stato Islamico. Sebbene il governo congolese mantenga ancora un controllo precario sulla maggior parte della provincia nord-orientale di Ituri, le Forze Democratiche Alleate, un gruppo islamista ugandese legato all'ISIS, sono tra i gruppi ribelli dominanti nella regione e responsabili di violenti attacchi contro obiettivi civili. Prima dello scoppio dell'epidemia, l'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere ha affermato che l'insicurezza nell'Ituri si è aggravata, costringendo medici e infermieri alla fuga e lasciando le strutture sanitarie al collasso, in alcune zone in "condizioni catastrofiche". Gli sfollamenti di massa aumentano il timore di una diffusione nei grandi campi profughi, dove le condizioni igienico-sanitarie sono fragili e l'accesso alle cure è limitato. 

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Tracciamento dei contatti

Secondo la Croce Rossa, l'epidemia si sviluppa in comunità già segnate da insicurezza e sistemi sanitari deboli. L'OMS ha affermato che le autorità ugandesi hanno intensificato il tracciamento dei contatti per contenere la diffusione. Gli esperti sanitari denunciano l'impatto dei tagli agli aiuti internazionali, che hanno aggravato la carenza di attrezzature necessarie, come visiere e tute protettive per gli operatori sanitari, kit per i test, sacchi per cadaveri e altri materiali indispensabili per seppellire in sicurezza i corpi delle vittime, che possono essere altamente contagiosi.

 

Attacchi ai centri di cura

Ad aumentare la pressione sulle autorità locali si aggiungono i recenti attacchi ai centri di cura per l'Ebola. Nella città di Mongbwalu alcuni giovani hanno fatto irruzione in un ospedale chiedendo i corpi di due parenti. Secondo il direttore dell'ospedale, il dottor Richard Lokudu, il personale è stati costretto a evacuare i pazienti affetti da Ebola a causa di colpi d'arma da fuoco. L'episodio è avvenuto pochi giorni dopo che alcune persone avevano dato fuoco a due centri di cura nella parte orientale del Paese. Scienziati dell'Università di Oxford stanno lavorando a un nuovo vaccino, che secondo l'OMS non sarà disponibile prima di sei-nove mesi.

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