Osteopatia entra nel Sistema sanitario nazionale: cosa cambia con decreto su equipollenza
Salute e BenessereIntroduzione
L'osteopatia entra definitivamente nel Servizio Sanitario Nazionale. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sull'equipollenza dei titoli in osteopatia, si completa così il percorso attuativo previsto dalla Legge 3 del 2018 che ha istituito la professione sanitaria di osteopata. Il provvedimento rappresenta l’ultimo tassello normativo necessario per rendere pienamente operativa la professione in Italia, definendo i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale maturata dai professionisti già attivi nel settore.
Quello che devi sapere
Cosa prevede il decreto sull’equipollenza
Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026, stabilisce le modalità con cui gli osteopati che già esercitano la professione possono ottenere il riconoscimento ufficiale del proprio percorso formativo e professionale, entrando così nel nuovo sistema regolamentato. Il decreto consente quindi di riconoscere i titoli pregressi, valutare l’esperienza professionale maturata e accedere agli elenchi speciali a esaurimento previsti dalla normativa sanitaria.
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Un percorso iniziato nel 2018
L’iter normativo dell’osteopatia come professione sanitaria è iniziato con la Legge 3 del 2018, che ha riconosciuto ufficialmente la figura dell’osteopata all’interno delle professioni sanitarie italiane. Negli anni successivi sono arrivati altri passaggi fondamentali:
Nel 2021 il Dpr n. 131 ha definito il profilo professionale e le competenze dell’osteopata.
Nel 2023 è stato approvato l’ordinamento didattico del corso di laurea universitario abilitante.
Nel 2026 è arrivato il decreto sulle equipollenze, considerato il passaggio conclusivo dell’intero percorso di regolamentazione.
Cosa cambia per gli osteopati
La categoria attendeva il decreto sulle equipollenze dei titoli proprio per garantire un adeguato riconoscimento alla professione, specialmente per tutti coloro che avevano studiato all’estero. Per migliaia di professionisti italiani cambia soprattutto il quadro giuridico e istituzionale. Ciò significa che l’attività degli osteopati potrà ora essere esercitata all’interno di un sistema regolamentato, con criteri ufficiali di accesso, riconoscimento dei titoli e formazione universitaria. Il decreto apre inoltre la strada alla costituzione dell’albo professionale, all’attivazione degli elenchi speciali e al pieno inserimento della professione nel Servizio sanitario nazionale.
Le reazioni
La pubblicazione del decreto è stata accolta positivamente dalle organizzazioni professionali del settore. Secondo Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d'Italia (Roi), la pubblicazione in Gazzetta rappresenta “il compimento di un percorso, il riconoscimento di una storia fatta di professionisti, la consacrazione di un impegno collettivo”. "Oggi celebriamo un momento che resterà inciso nella storia della nostra professione. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 dell'ultimo decreto attuativo rappresenta molto più di un passaggio legislativo”, ha aggiunto.
Roi: “Un lungo lavoro di confronto istituzionale”
Il percorso di regolamentazione dell'osteopatia in Italia “nasce da un lungo lavoro di confronto istituzionale e di riconoscimento professionale”, ricorda ancora Longobardi. Un percorso “avviato simbolicamente il 12 giugno 2014, quando, come organi istituzionali del Registro degli Osteopati d'Italia, fummo ricevuti in audizione presso la Commissione Sanità del Senato dalla presidente compianta senatrice Emilia De Biasi per esporre le motivazioni di una sua regolamentazione come professione sanitaria autonoma", ha sottolineato.
L'iter normativo
Come spiega ancora Longobardi, il primo fondamentale passaggio "è rappresentato dalla Legge 3/2018 che, all'articolo 7, individua e istituisce la professione sanitaria dell'osteopata, ponendo le basi per il suo inserimento nel Sistema Sanitario Nazionale”. Successivamente, “il Dpr n. 131 del luglio 2021 ha recepito l'Accordo Stato-Regioni del 2020, definendo il profilo professionale dell'osteopata e le relative competenze”. Con il Decreto Interministeriale n. 1563 del novembre 2023 “è stato poi disciplinato l'ordinamento didattico del corso di laurea in Osteopatia, introducendo il percorso universitario abilitante”.
La fine del percorso
L'iter è giunto a conclusione con il Dpcm del marzo 2026 “relativo ai criteri di riconoscimento dei titoli pregressi e dell'esperienza professionale maturata dagli osteopati già in attività", spiega ancora Longobardi. Un approdo che “per alcuni può apparire come un compromesso difficile, persino doloroso, ma che rappresenta anche la scelta necessaria per difendere l'esistenza stessa dell'osteopatia come professione autonoma, riconosciuta e pienamente inserita nel sistema sanitario", afferma il presidente del Roi.