Vaccini: dai richiami Covid a tifo e polio, le nuove indicazioni dell’Oms

Salute e Benessere
©Ansa

Direttive e consigli specifichi per i vari Paesi sono stati diffusi con il rapporto del Dipartimento Immunizzazione, Vaccini e Prodotti Biologici

ascolta articolo

Negli ultimi 50 anni i vaccini hanno avuto una importante diffusione, con oltre l’80% dei Paesi mondiali capaci di proteggere la loro popolazione attraverso campagne di immunizzazione che riguardano almeno dieci malattie lungo tutto l’arco della vita. A renderlo noto è il rapporto del Dipartimento Immunizzazione, Vaccini e Prodotti Biologici dell’Organizzazione mondiale della sanità, presentato al Gruppo strategico consultivo di esperti (Sage).

La sfida dell’Oms per il futuro però è quella di incrementare ulteriormente questi risultati, ottimizzando i calendari vaccinali, implementando strategie più mirate e integrate e contrastando la disinformazione intorno ai vaccini. In particolare nuove linee guida emergono per diverse patologie, a partire dal Covid-19.

I richiami contro il Covid-19

A sei anni dallo scoppio della pandemia e con l’emergenza alle spalle, l’intenzione è quella di non abbassare la guardia sul fronte della prevenzione e della programmazione. Secondo il Sage, i richiami devono diventare una pratica costante con due dosi l’anno a distanza di sei mesi per i gruppi maggiormente a rischio di contrarre la malattia in forma grave, come anziani particolarmente longevi, persone affette da patologie croniche rilevanti o obesità grave, immunocompromessi e residenti in strutture assistenziali. Il virus è infatti ancora una minaccia per i soggetti più vulnerabili nonostante il livello di immunità raggiunto. Una sola dose annuale è consigliata invece per gruppi come anziani senza comorbidità, adulti e bambini con condizioni di rischio, operatori sanitari. Ai singoli Paesi la libertà di attuare politiche specifiche in base al contesto epidemiologico, alla disponibilità di vaccini e alla sostenibilità economica. In gravidanza è consigliata una dose per ogni gestazione, da ricevere preferibilmente nel secondo trimestre. Per quanto riguarda i bambini tra i 6 e i 23 mesi la somministrazione è limitata ai contesti in cui il carico di malattia è documentato come rilevante.

Potrebbe interessarti

Meningite: cos’è, quali sono i sintomi e i vaccini disponibili

Il tifo

Aggiornamento importante anche per quanto riguarda il tifo, una malattia che ogni anno provoca 6 milioni di casi e 72 mila morti. Già consigliato nei Paesi più colpiti, ora il vaccino coniugato potrebbe dover essere risomministrato con un richiamo intorno ai 5 anni. Questo perché, secondo le nuove evidenze, il picco dei casi si registra tra i 5 e i 9 anni, pur restando significativa la quota di infezioni che riguarda i più piccoli. Il ruolo della prevenzione vaccinale è rafforzato anche dall’incremento dei ceppi resistenti agli antibiotici.

La poliomielite

Per la poliomielite, il cui percorso verso l’eradicazione prosegue, il Sage ha ribadito la progressiva eliminazione dei vaccini orali introducendo la possibilità della riduzione delle dosi nei contesti a basso rischio. I Paesi in cui vengono somministrate tre dosi di vaccino inattivo (IPV) nel primo anno di vita, possono essere ridotte da tre a due le dosi del vaccino orale bivalente (bOPV). In alcune aree prosegue comunque la diffusione del virus selvaggio, mentre in diversi Paesi dell’Africa continua la circolazione di polivirus derivati da vaccino, legata a coperture vaccinali insufficienti.

Sostenibilità economica e fondi

Per favorire la sostenibilità economica delle campagne in Paesi costretti a fare scelte di priorità sempre più stringenti, viene proposto l’approccio di ottimizzazione del portafoglio vaccinale (VPOP). In questo contesto rientra Gavi, l’Alleanza per i vaccini, una partnership tra pubblico e privato che sostiene la vaccinazione di più della metà dei bambini del mondo contro alcune delle malattie più letali, che lancia una nuova fase per coprire il periodo 2026-2030. Nel 2025 le campagne sono state rifinanziate per 10 miliardi di dollari, segnando però una perdita di 2 miliardi che ha costretto a rivedere i programmi e ridurre costi e personale. Col nuovo modello, ogni Paese avrà un budget vaccinale predefinito, stabilendo le proprie priorità tra diversi interventi. La cooperazione tra Gavi, Oms e partner internazionali sarà centrale anche nello sviluppo e diffusione di nuovi vaccini come quello contro la tubercolosi e la dengue.

Salute e benessere: Più letti